domenica 27 gennaio 2019

Lezioni di disegno
Roberta Marasco
Fabbri
pag. 288
prezzo   € 14,45
e-book  €   9,99

La Trama
Un amore finito, un impiego insoddisfacente lasciato indietro e una vita che, a 39 anni, non ha ancora messo radici e sta tutta in una valigia. Come quella con cui Julia arriva a Barcellona, nella lussuosa villa di Pedralbes che lei e le sorelle sono costrette a vendere dopo la morte della madre Gloria. Fra i ricordi di un padre autoritario e severo, complice della dittatura franchista, e i segreti di famiglia occultati fra le pareti delle stanze deserte, Julia ritrova anche una fotografia della madre da giovane, abbracciata a un bellissimo sconosciuto. Alle prese con la sfrenata nipote, figlia della ribelle Olga, Julia si trova a fare i conti con un passato pieno di rivelazioni. Dalla Barcellona in fermento degli anni Settanta, quella delle prime manifestazioni e delle assemblee femministe, dell'amore libero, della musica e della controcultura, emerge il volto segreto di Gloria, una donna che la figlia conosceva solo a metà, capace di vivere una passione clandestina e travolgente che molto ha da insegnare, sull'amore e sulla vita. E sulle ribellioni silenziose che ci conducono verso i nostri sogni.

Recensione
Un bel romanzo che esplora e rivela con sensibilità e intelligenza l’animo delle donne, i loro sogni, le loro insicurezze e le loro vittorie sofferte, mai esibite, discrete ma pur sempre vittorie.
Come quella di Gloria, la madre della protagonista. Apparentemente il prototipo della signora della buona borghesia, moglie devota ed esemplare, disposta ad accettare un ruolo defilato all’ombra del marito, uomo di vecchio stampo, autoritario e legato al regime franchista. Ma Gloria non è solo un’elegante padrona di casa: è una donna che vive un amore profondo e assoluto con un uomo del tutto diverso dal suo gretto marito, un amore segreto che sembra destinato a una fine fin troppo scontata, alla sconfitta dettata da regole sociali  non accettate ma nemmeno sfidate fino in fondo per amore delle figlie. E soprattutto Gloria è un’artista che sa ritagliare uno spazio per dedicarsi al disegno e sfuggire alla quotidianità soffocante e ottusa della sua bella casa di Peralbes. Al suo ruolo di madre e moglie.
Ci sono poi le sue figlie: Anna che rispecchia una donna tradizionale, dedita al marito e ai successi di lui ma soprattutto Julia e Olga, incapaci di trovare una propria strada e dimensione, con una vita di alti e bassi, di disillusioni e passioni mal vissute. Fino a che, almeno per Julia, la realtà si trasforma, si fa più lieve. Come se la madre la prendesse ancora una volta per mano e indicasse un cammino di sogni da realizzare, una volta per tutte e nonostante tutto. Senza più rinunce, senza compromessi con se stessa, le sue inclinazioni e desideri. 
Lezioni di disegno lascia alle lettrici un messaggio vibrante e intenso, le invita a riappropriarsi di sé, a non cedere sempre e comunque attimi della propria vita per accondiscendere alle richieste altrui, a seguire le proprie inclinazioni e coltivarle con la forza della passione che le donne possiedono e che devono saper ritrovare nel loro intimo.
Alla vicenda narrata fanno da cornice la Spagna e la Catalogna, fra il presente e il finire degli anni settanta che segnano il tramonto della dittatura franchista in un alternarsi e confronto fra tensioni libertarie e repressione, ideologia progressista e il conservatorismo più opportunista e bieco. Un contrasto che ancora oggi proietta le sue ombre sul presente di un paese sicuramente contraddittorio e tormentato.


Approfondiamo con Roberta Marasvo alcune tematiche del suo libro.

Roberta, leggendo il tuo bel romanzo, si ha la sensazione che tu esorti le lettrici e le donne a riprendere in mano la propria vita, organizzare i propri momenti e i propri spazi, sottraendosi a quel ruolo di donna tuttofare che ci trasciniamo dietro e che, sembra, non riusciamo del tutto a superare. Secondo te da dove nasce questa nostra tendenza al sacrificio e cosa dovremmo fare per superarla, per essere in qualche modo più “egoiste”?
Come è nata l’idea che ti ha portata a scrivere Lezioni di disegno? 
Non potevi dirlo meglio. L’idea in realtà è nata altrove, da un anno preciso della storia spagnola, il 1976. È l’anno dopo la morte di Franco, quando ancora tutto può succedere, l’anno del primo concerto dei Rolling Stones e delle prime manifestazioni dopo la dittatura. È un anno di contrasti e di tensioni fra passato e presente, fra libertà e repressione, mi sembrava perfetto per raccontare una storia d’amore. 
E la storia d’amore che avevo in mente era una storia che raccontasse qualcosa della condizione della donna, della nostra difficoltà a uscire dai margini, a rischio di essere considerate “egoiste”, come scrivi giustamente tu. L’egoismo delle donne, però, a volte è una necessità, non un vizio.

Ti riconosci in qualcuna delle protagoniste o c’è qualcosa di te in ognuna di loro?
In realtà non mi riconosco in nessuna. Di Julia forse condivido quel suo essere sempre sulla soglia della propria vita, mai né dentro né fuori. Le altre donne non posso dire che mi assomiglino, almeno non credo. Anna è una donna fredda e severa, che cerca la tranquillità nel rigore, che costringe gli affetti a girare intorno alla sua durezza. E Olga forse è quella che mi assomiglia di meno, ma che assomiglia di più a persone che ho conosciuto davvero, quelle persone egoiste, che vorresti tanto odiare, ma che non te lo permettono con momenti di una generosità improvvisa e inaspettata.

Perché hai deciso di ambientare la vicenda in Spagna e a Barcellona?
Come ti dicevo, la storia nasce proprio dall’atmosfera di Barcellona di quell’anno, dal suo clima di sperimentazione, di trasgressione e libertà. Poi toccherà alla Movida madrileña, negli anni successivi, ma nel 1976 Barcellona è unica, credo. C’erano locali che, si diceva, non avevano niente da invidiare a quelli di Londra. Nascono riviste come AjoBlanco, arriva l’eroina, sembra che tutto si muova sul filo di qualcosa. Cosa, non si sa ancora.

Il tuo libro offre un quadro abbastanza spietato della società spagnola ia tempi del franchismo e del maschilismo che la permeava. Ma secondo te, le cose sono poi cambiate di molto? 
Che domanda difficile. Diciamo che è cambiato meno di quanto vogliano farci credere. La Transizione fu una grande bugia, in parte. Basta pensare che ancora adesso stiamo qui a discutere di che cosa fare dei resti di Franco, che sono rimasti per quarant’anni nel suo mausoleo, o del vitalizio delle sue eredi, che continuano a ricevere tutt’ora. Basta leggere alcuni cognomi della recente storia spagnola per farsi venire qualche dubbio su quanto sia rimasto davvero nel passato della dittatura.

In Spagna, come in altri paesi d’Europa, stiamo assistendo alla nascita di partiti reazionari che rimettono in qualche modo in discussione le conquiste che le donne hanno potuto ottenere. Che ne pensi?  
Sono convinta che partiti di estrema destra come Vox siano un pericolo concreto, ma sono anche convinta che le donne siano l’unica forza in grado di tenervi testa. L’hanno dimostrato in Andalusia, dove la protesta femminista è stata la più incisiva di tutte le reazioni all’estrema destra. Se serve un modo diverso di fare politica, sono sicura che quel modo appartenga alle donne. Chissà che non ci sia davvero una rivoluzione femminista, nel nostro futuro più immediato.

Il futuro di Roberta Marasco autrice.
Continuerò a scrivere di donne, dei nostri conflitti con noi stesse e dei nostri rapporti familiari, che sono quelli che mi appassionano di più. Non ho ancora un’idea di chiara del prossimo romanzo, ma di una cosa sono sicura: sarà tutto al femminile!
La famiglia Karnowski 
I. J. Singer
Adelphi
pag. 498
prezzo   € 8,50
e-book  € 2,99

La Trama
Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nell'affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi - Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna "essere ebrei in casa e uomini in strada". Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski - percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare.

Recensione
Libro ideale per chi abbia amato le grandi saghe famigliari, questo Buddenbrook, dal sapore forte, speziato e yiddish, copre un lasso di tempo piuttosto ampio, ma si focalizza sulla Germania a cavallo delle due guerre e ci spiega, meglio di un saggio, come le male erbe uncinate abbiano potuto trovare terreno fertile e attecchire al muro della delusione e della miseria.
I grandi libri, inevitabilmente, insegnano qualcosa e la storia dei Karnowski ci spiega che non solo ognuno è ebreo di qualcuno, come ebbe a dire un mio illustre concittadino, ma che anche un ebreo può diventare l'ebreo di un ebreo.
Il lettore sentirà avvicinarsi l'eco di "Prima vennero...", mi raccomando non di Brecht, come erroneamente si crede, ma del Pastore Martin Niemoller, ma Singer non è autore da finali scontati e gli regalerà un'ulteriore svolta narrativa e un'altra amara riflessione: la Statua della Libertà può essere mendace al pari di quella scritta "Arbeit Mach Frei" che campeggia ancora in un luogo di terribile memoria.
In conclusione, invito tutti a leggere questo capolavoro e a diffidare di quelli che ostentano tronfi la parola Libertà!
                                            Riccardo Gavioso
Io, Agamennone
Giulio Guidorizzi
Einaudi
pag. 198
prezzo   € 11,90
e-book  € 7,99

La Trama
Uomo di potere, abituato a decidere le sorti della sua gente, orgoglioso, superbo, duro, Agamennone è solo nel buio della notte mentre, oltre la prua, scruta l'orizzonte. E ricorda i dieci anni di una guerra sanguinosa che ha visto cadere sul campo di battaglia uomini valorosi e forti, sprezzanti del nemico e del destino. Con uno sguardo meno affascinante di quello di Ulisse e Achille ma più complesso e obiettivo, il re di Micene ci porta dritti al centro del mondo omerico: i suoi eroi, i suoi valori, il suo senso della gloria e della vendetta, dell'amore e della morte. Spinto dal gusto e dal piacere del racconto, e guidato dal rigore filologico, Guidorizzi, attraverso una forma saggistica di tipo narrativo, ricostruisce la storia di una società tribale, in cui ogni uomo agisce dietro l'impulso di una sfida continua con le grandi forze dell'esistere e ci restituisce, dall'interno, il fascino di una cultura che parla a noi di noi.

Recensione
Io, Agamennone. Un saggio di Giulio Guidorizzi che scorre come un romanzo. 
Il mito raccontato dalle origini, la temibile famiglia degli Atridi, le nozze insanguinate di Pelope ed Ippodamia, la piana di Ilio, la contesa con Achille, le stragi, le battaglie, il ritorno, la tragedia a Micene. 
Miti eterni, teatro inesauribile delle passioni umane.
L'autore ci conduce filologicamente a riscoprire il senso ultimo di parole come gloria, valore, vergogna, destino. Parole che risuonano nella nostra mente dai tempi delle scuole e ancor prima, mescolate a quel groviglio arcaico di emozioni che ci portiamo dentro. Prima di aver consapevolezza di un Ego e di un Superego, prima di ogni legge scritta, di ogni pietà di ogni metafisica. Quando il sangue e le lacrime avevano un peso specifico e tutto era reale. Quando eravamo sicuramente più fragili e più violenti, ma non così noncuranti e così disillusi da pensare che per una passione o un dovere morale (la vergogna di Ettore verso le vedove e gli orfani che doveva proteggere) non sia degno lottare.
                                                           Giada Pauletto