martedì 6 novembre 2018


Ritrovarsi
Loriana Lucciarini
Le Mezzelane
pag. 158
prezzo  € 7.90
e-book € 2,99

La Trama
Riusciranno Coleen e Connor ad afferrare la loro seconda possibilità? Riusciranno a fondere i colori del mare e del cielo di Australia e Irlanda?
Coleen è una donna dal carattere forte, che ha gettato alle spalle un passato infelice per riprendere in mano la propria vita. Vive con sua figlia Emily a Dublino, ha un lavoro che le piace, un’amica pazza con cui passa le serata e un matrimonio fallito alle spalle.
Quando sua figlia vince i biglietti per il concerto dei Social Review, Coleen la accompagna e qui rincontra Connor, il suo primo grande amore.
L’incontro provoca in Coleen grande emozione e la riporta indietro nel passato, alla notte delle lacrime di fata, quando lui, surfista australiano in vacanza studio in Irlanda, si era unito al gruppo composto da lei e i cugini Walsh. Quella notte lei e Connor si erano amati e per qualche ora era stato tutto perfetto, poi tutto aveva preso una piega tragica e il presente di Coleen si era trasformato in una gabbia di sofferenza. Connor, tornato in Australia, non l’aveva mai più cercata.
Ora, il nuovo incontro, a distanza di quindici anni di distanza, apre nuovi scenari e porta alla luce sentimenti mai spenti…

Recensione
Delicata e come sempre attenta ai sentimenti, Loriana Lucciarini ci racconta un amore mai sopito, mai dimenticato, una passione intensa, di quelle che marcano per sempre il cuore, la mente e il corpo.
Perché, a volte, ci sono persone che incrociamo e che diventano il nostro destino, anche se la nostra vita sembra portarci altrove, lontano, in altre direzioni. 
E al destino non si può sfuggire, nonostante tutto. Nonostante le incomprensioni, gli equivoci, i fraintendimenti, la nostra razionalità e la nostra realtà più o meno appagante.
Ritrovarsi parla di tutto questo e di molto altro ancora. 
Loriana Lucciarini ci prende per mano e ci accompagna nella vita dei suoi protagonisti, mostrandoci con il garbo di sempre i loro sentimenti, le loro emozioni più profonde. 
Personaggi credibili e profondamente umani, trama avvincente, ben costruita, che non manca di colpi di scena nella cornice di una incantevole Dublino che l’autrice descrive con grande efficacia.
Un romanzo intelligente, intenso e gradevole.

Quel treno per il Pakistan
Khushwant Singh
Marsilio
pag. 208
prezzo € 5,52

La Trama
"Protagonista del romanzo è l'India con la sua saggezza e la sua follia, il suo fascino e la sua ferocia. Un romanzo che parlando di ieri ci aiuta a capire molto dell'India di oggi, delle sue tensioni e della sua speranza di riscatto. Che si realizza nell'ultima pagina, per l'ultimo treno: in un commovente, indimenticabile finale." (Marco Restelli) 

Recensione
Quel treno per il Pakistan, di Khushwant Singh è un libro durissimo e straordinario. Pieno di poesia, la poesia dell'India, delle sue campagne immemori, dei suoi villaggi e dei suoi tramonti, delle notti fragranti e dei canti, i dolci ghazal. E, al tempo stesso, la violenza più atroce si mescola a questa poesia, la violenza che ha sconvolto il Paese alla vigilia della separazione, quando è nata l'India democratica, quando è nato il Pakistan ed improvvisamente i villaggi, le campagne, le città si sono divisi in quartieri, fazioni, parti. Si fatica a leggere che l' odio è scoppiato tra vicini di casa, i politici hanno ignorato o fomentato gli eccidi, gli intellettuali hanno fallito nel tentativo di rinnovare le coscienze. Si fatica, nonostante la prosa superba, perché siamo intimamente consapevoli che nessun luogo, nessun popolo, nessuna realtà sono immuni da questo virus ferale. E, allora, solo l'esempio del protagonista ci può aiutare. Solo la consapevolezza che l'amore può scardinare falsi miti e false ideologie. Cosi, nelle pagine finali, che invito il lettore coraggioso ad assaporare in tutta la drammaticità, si scopre come un gesto d'amore, uno solo, possa avere ripercussioni enormi e salvifiche. Mirabile butterfly effect!
                     Giada Pauletto

Ogni mattina a Jenin
Susan Abulhawa
Feltrinelli
pag. 400
prezzo € 8,50
e-book € 6,99

La trama
Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il "Cacciatore di aquiloni" ha fatto per l'Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di "senza patria". Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati di 'Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

Recensione
Se la vita è mutamento, Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa ci ricorda che per molti il mutamento non solo non è vita, ma è stata e può essere anche morte.
Un libro che ci narra di un ricordo che diviene rimpianto, di un rimpianto che diventa rabbia e della rabbia che si condensa in memoria. Perché la Shoah, dopo che i camini hanno smesso di fumare, ha continuato ad ardere, e la sua autocombustione ha continuato, e continua, a gettare, molto lontano dal cuore dell’Europa, lapilli che bruciano vite e sono diventate Nakba per un antico e pacifico popolo di agricoltori aggrappato alla terra come le radici dei suoi ulivi centenari.
E proprio dalla Nakba, La Catastrofe, parte quest’indimenticabile saga famigliare palestinese che, attraverso quattro generazioni e il loro esodo, da Ain Hod ci porterà a Jenin, a Gerusalemme, fino al mattatoio a cielo aperto di Sabra e Shatila, narrandoci di un vecchio che si arriccia le punte dei baffi con la cera indossando la sua dishdashe migliore per andare a raccogliere i frutti di quella che un tempo era la sua terra e quella dei suoi avi, di un’affascinante beduina che perderà le tintinnanti cavigliere di monete e si trasformerà da innocente ladra di cavalli a madre derubata del bene più prezioso, di una ragazza che uscirà da una buca per girare il mondo e proteggere il suo ricordo più caro, di due fratelli e della cicatrice che li renderà nemici, ma li legherà a vita.
Sono certo che amerete l’atavica dignità di Yehya, l’esuberanza di Dalia, l’ostinazione di Amal, e la saggezza del vecchio Hajj Salim che ha visto molte cose “proprio con questi occhi” e ricorda a tutti che alla nascita possediamo già i tesori più grandi che avremo nella vita, la nostra mente e il nostro cuore, e che, almeno quelli nessuno potrà sottrarceli.
Un libro che è rimpianto, rabbia e memoria anche per me.
Rimpianto per avere perduto a Gaza un caro Amico che mi esortava a “restare umano”, rabbia per la sua morte inspiegabile e insensata, e ricordo delle tante cose che Vittorio Arrigoni mi raccontava della Palestina e che ho ritrovato intatte in questo libro intriso di una poetica malinconica come solo quella che nasce dal dolore e dal rimpianto, sa essere.
Ora mi piacerebbe sapere se Vik nella sua pipa ha mai fumato tabacco di mela e miele come Hassan, magari farmelo dire dai tanti bambini di Gaza che lo veneravano come il maggiore dei loro fratelli maggiori, ma questo libro si lascia dietro molti rimpianti e molte domande che rimarranno senza risposta.
                Riccardo Gavioso