domenica 10 giugno 2018


Voglio vederti danzare
Emilio Sarli
Bonfirraro
pag. 124
prezzo € 15,90

La Trama
Un biglietto, last minute, per la Sicilia e la vita di Cinzia, quella giovane ragazza partenopea innamorata della superba bellezza di un passato storico che ancora la incanta, è destinata a cambiare radicalmente. Giunta nel trapanese con l'obiettivo di dare un volto al Satiro Danzante di Mazara del Vallo, l'opera dall'antica armonia classica che tanto l'aveva piacevolmente ossessionata, l'incontro con lo scultore di sabbia, prima, e poi con un personal trainer piacione - che scolpisce corpi come fossero statue -la farà immergere in un viaggio estatico e coinvolgente, in cui si alternano e si confondono storie di satiri, danzanti, pugnanti, festanti, gradienti, dormienti, che evocano l'universo mitologico di Dioniso, Eracle e di altri dèi, semidei, demoni, sileni, menadi, folletti, etère, eroti, efebi, ierofanti, guerrieri. Il percorso storico e visionario prosegue dalla Sicilia verso la Lucania sulle tracce del satiro pugnante di Armento, per scoprire i legami cangianti tra gli assetti dei paesaggi e quelli dei sentimenti, fino a capire il senso ultimo di una fascinazione senza tempo e senza eguali, quella del Meridione d'Italia, che ognora seduce, interroga e tormenta.

Recensione
Voglio vederti danzare è un romanzo particolare che potremmo definire come un viaggio nella bellezza. 
Innanzitutto quella senza tempo di Prassitele e della Grecia classica con i suoi miti e ideali, con la sua perfezione e inarrivabile equilibrio e poi quella fatta di movimento impetuoso e plasticità dell’Ellenismo di Lisippo: scultori la cui arte, eterna e senza uguali, ha tramandato fino ai nostri tempi le due particolari figure di satiro alle quali dedica i suoi studi e le sue ricerche Cinzia, la protagonista.
Dalla inimitabile eccellenza dei canoni greco-ellenistici, la bellezza si incontra con uno dei suoi aspetti più evidenti, marcati dei tempi attuali: alle movenze e forme dei satiri si aggiungono e uniscono i corpi statuari e scolpiti dei tronisti, uno degli emblemi dell’estetica (che non rappresenta solo forma esteriore ma autentico modus vivendi),  odierna.
Il contrasto è chiaramente intenso, forse drammatico e l’autore, a mio parere, lascia al lettore la possibilità di scelta, di decidere se un’opposizione così stridente può in ogni caso comporsi in nome di un ideale superiore ed eterno di armonia di forma e sostanza.
Il romanzo di Emilio Sarli, al di là e oltre il viaggio cui si è appena detto, tocca anche argomenti di estrema attualità e urgenza, come la necessità di intervento a salvaguardia di quei tesori d’arte, storia e cultura che l’Italia possiede e che fin troppo spesso trascura e omette di proteggere e denuncia vicende storiche passate che hanno sottratto al loro ambiente naturale opere d’arte ormai irrimediabilmente perdute.
In definitiva, un libro originale, raffinato, contraddistinto anche da una prosa di elegante ricchezza.


Una chiacchierata con l'autore di Voglio vederti danzare.
Emilio, avvocato e scrittore. Come e perché hai pensato di dedicarti alla scrittura? E come è nata la scelta dei temi che tratti?
Intanto, anche per motivi professionali e lavorativi, mi occupo di questioni storiche, giuridiche ed ambientali e questo mi porta a contatto con vicende locali e nazionali, dalle quali derivo spunti per la scrittura. Poi, la mia propensione al viaggio, specie tra borghi e centri storici della nostra stimolante penisola, mi spinge ad esperienze e riflessioni su luoghi, comunità, paesaggi, monumenti, opere d’are, personaggi che, talvolta, mi ispirano trame per racconti o approfondimenti per ricerche storiche. La mia passione per la scrittura è risalente negli anni ed ho dedicato i miei primi scritti a saggi giuridici per riviste di diritto. La mia prima pubblicazione, di ricerca storica, è avvenuta nel 2001. Scrivere per me significa ricostruire storie esemplari e recuperare parole e contesti perduti o dimenticati per trasmettere, se possibile, qualche messaggio : considero la scrittura una delle forme di impegno civile.

Ci sveli che cosa ha ispirato il tuo romanzo Voglio vederti danzare che è un libro molto originale quanto a tematica e sviluppo della trama?
Nel corso di uno dei viaggi dei quali parlavo, mi sono trovato al cospetto di opere d’arte che mi hanno affascinato e delle quali ho voluto approfondire le vicende. Così è stato per il satiro danzante di Mazara del Vallo, una scultura in bronzo di straordinaria bellezza, la quale mi ha fatto pensare che non esistono limiti alla creatività ed alla maestria di un artista. Così è stato per il satiro pugnante di Armento, che ha stuzzicato la mia voglia di conoscere il rapporto dell’opera con la terra di Lucania. Entrambe le sculture hanno cominciato ad ispirarmi una trama che ho via via inquadrato nelle coordinate di storie millenarie. Nel romanzo ho intrecciato la prosa con i versi per meglio evocare i miti che abitano la trama del libro; ed ho utilizzato un determinato registro linguistico per raccontare contesti arcaici: ovviamente, ai lettori il giudizio sulla bontà della narrazione e della sua struttura.

Il tuo libro è un omaggio alla bellezza, all’arte, alla cultura. Ê possibile trovare una conciliazione per quanto azzardata possa essere, una linea di continuità fra i satiri scolpiti da Lisippo e Prassitele e i tronisti che incarnano uno dei possibili ideali di bellezza dei giorni nostri?
Mi ha stimolato l’aggancio delle storie arcaiche con le vicende attuali: l’armonia artistica del satiro danzante e delle altre sculture classiche richiama l’armonia dei corpi dei tronisti e delle cubiste che allietano le nostre discoteche; è la bellezza di ieri che si specchia nella bellezza di oggi: a ciascuno il relativo giudizio in merito, tenendo conto che la bellezza delle autentiche opere d’arte viaggia sul tempo, quella di un corpo sfiorisce con passare del tempo. 

Che lavoro ha richiesto la stesura del romanzo?
Il lavoro è stato, soprattutto, quello di acquisire una compiuta documentazione e consapevolezza dei contesti nei quali inquadrare la narrazione delle vicende dei satiri; questo per scrivere una trama “verosimile”, ossia disposta ed articolata nelle giuste coordinate storiche, mitologiche e culturali. Ho cercato di trasformare le creazioni artistiche in racconto letterario per farle uscire dai loro musei, rappresentarne l’estrema bellezza ed il carico dei pregnanti significati culturali che possiedono; anche con l’obiettivo di veicolare sempre più la rilevanza del nostro patrimonio storico, artistico ed archeologico, rispetto al quale siamo, talvolta, distratti o indifferenti.
Come concili la tua professione di avvocato con la scrittura?
Allorché si nutre una passione per un’attività, tutto diventa più semplice e non si fatica a conciliare le cose, magari rinunziando ad altro. Poi, il piacere di viaggiare per scrivere e di scrivere per viaggiare, costituisce uno stimolo straordinario.
Hai un consiglio da dare a chi vorrebbe veder pubblicato un suo manoscritto?
Il consiglio è quello, intanto, di mantenere tra le proprie mani il manoscritto il più possibile, prima di inviarlo alle case editrici: per leggerlo, rileggerlo e riflettere tanto sulla sua trama e cifra stilistica. Quando si ha la sensazione che il manoscritto possa essere condiviso con altri, il consiglio è di inviarlo a quegli editori che trattano il genere di libro che si è scelto di scrivere: non importa se trattasi di grandi o piccoli editori, l’importante è che credano davvero in ciò che si è scritto. 

I tuoi progetti futuri in ambito letterario.
Spero di avere i giusti stimoli per continuare a scrivere , sia saggi storici che racconti archeo-mitologici, che prediligo in questo momento.
Bio
Emilio Sarli (Padula, www.emiliosarli.it), membro della Società Salernitana di Storia Patria e del Centro Studi e Ricerche Vallo di Diano Pietro Laveglia, ha pubblicato diverse opere di narrativa e saggistica: Leucothea, una storia di acque nella Valle del Tanagro; Le parole dell’ambiente; La moresca e la pantera; Precipizi; La bonifica nella Valle del Tanagro; La decima musa del Parnaso Maria de Cardona; Giulio Cesare Lagalla, un aristotelico che dialogava con Galilei (coautore). Il sodalizio con Bonfirraro inizia nel 2015 con La dea di Morgantina, il ritorno della Madre Terra.

Fuga dal campo 14 
Blaine Harden
Codice
pag. 290
prezzo   € 14,36
e-book  € 6,99

La Trama
Shin Dong-hyuk è l'unico uomo nato in un campo di prigionia della Corea del Nord ad essere riuscito a scappare. La sua fuga e il libro che la racconta sono diventati un caso internazionale, che ha convinto le Nazioni Unite a costituire una commissione d'indagine sui campi di prigionia nordcoreani. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles, ed è visibile su Google Maps: eppure resta invisibile agli occhi del mondo. Il crimine che Shin ha commesso è avere uno zio che negli anni cinquanta fuggì in Corea del Sud; nasce quindi nel 1982 dietro il filo spinato del campo, dove la sua famiglia è stata rinchiusa da decenni. Non sa che esiste il mondo esterno, ed è a tutti gli effetti uno schiavo. Solo a ventitré anni riuscirà a fuggire, grazie all'aiuto di un compagno che tenterà la fuga con lui, e ad arrivare a piedi e con vestiti di fortuna in Cina, e da lì in America. Questa è la sua storia.

Recensione
Un'occasione perduta.
Fuga dal campo 14 è un libro che andrebbe letto per apprendere alcune cose che il giornalismo toccatoci in sorte, concentrato sulla pettinatura del leader nordcoreano e sui suoi razzetti, reputa secondarie e trascurabili.
Magari per scoprire che non solo al bestiame tocca nascere dentro un recinto, dentro il recinto passare aggiogato la vita e dal recinto uscire solo per morire. Magari scoprire che mentre una dinastia di pazzi gioca con voi al gatto col topo, a voi col topo non sarà dato giocare perché col cibo, specie quello prelibato, non si gioca. O scoprire che una vecchia macchina per cucire può costarvi un dito anche quando non sta funzionando, o che, anche se siete considerati molto abbienti, vi toccherà congelare i vostri escrementi e conservarli in frigo in attesa che vengano ritirati come fertilizzanti per l'agricoltura.
Se potete scoprire queste e altre mille cose, perché un'occasione perduta? … perché se una grande penna ci avesse raccontato la vita di Shin Dong-hyuk, avremmo un capolavoro al posto di una biografia che incede coi col pathos di un saggio.
Io vi raccomando di leggerlo perché nonostante tutto calamiterà la vostra attenzione, magari con un po' d'amaro in bocca per le occasioni perse in letteratura.
                                                                                                   Riccardo Gavioso

Il libro di Saladino 
di Tariq Ali
Dalai Editore
pag. 479
prezzo  € 4,90

La Trama
Salah ai-Din - il leggendario condottiero curdo che nel 1187 liberò Gerusalemme durante le Crociate - decide di lasciare ai posteri un ritratto veritiero di sé e chiama lo scrivano ebreo Ibn Yakub per trascrivere le sue memorie: gli detterà un pezzo della sua vita, dall'infanzia alle grandi gesta di guerriero, fino all'ascesa a sultano di Egitto e di Siria e alla riconquista della Città Santa. Ne nasce un racconto suggestivo in cui, come cavalcando dal Cairo a Damasco, fino a Gerusalemme, a ogni conversazione con il cronista si dipinge un affascinante affresco del XII secolo. E mentre Ibn Yakub si addentra nella vita e nel cuore di Saladino, divenendo il suo più caro amico, scopre l'uomo solo, al vertice, diviso tra virtù e potere: eccezionale interprete della sua epoca.

Recensione
Il libro di Saladino di Tariq Ali è davvero un romanzo storico ben documentato, scritto con piglio giornalistico, agile, accattivante.
Sono molti i parallelismi tra il periodo delle crociate e la storia più recente, non ultime le lotte interne e le rivalità che hanno lacerato (e lacerano) il Medio Oriente.
Saladino viene descritto come un uomo dalle mille sfaccettature, un eroe umano che non nega i propri errori e le proprie debolezze.
E non manca il rimpianto nel leggere la trionfale entrata a Damasco o quella a Gerusalemme, luoghi di bellezza, Fede e sapienza. Luoghi che a distanza di quasi mille anni continuiamo a devastare. Smemori di tutto. Privi di sensi. E di senno.
                                                                                              Giada Pauletto