martedì 21 novembre 2017


Il velo dipinto
W. Somerset Maugham
Adelphi
pag. 234
prezzo  € 9,35
e-book € 4,99

La Trama
Che ragione poteva avere l’incantevole Kitty – occhi splendenti, capelli alla garçonne – per sposare il gelido e inamabile dottor Fane – batteriologo alle dipendenze del governo inglese – se non il puro panico? Panico, soprattutto, di fronte alla prospettiva di deludere la madre, implacabile tessitrice di brillanti matrimoni. Non meraviglia allora che Kitty cada subito vittima del sorriso ammaliatore dell’uomo più popolare di Hong Kong, Charlie Townsend, a sua volta regolarmente sposato. Ma nei romanzi di Maugham la beffarda complessità della vita scompiglia a ogni pagina le carte e rimette in gioco i destini, spiazzando il lettore. E spiazzata, e sgomenta, è Kitty allorché il marito, che ha scoperto tutto, le propone di seguirlo in una città dell’interno, Mei-tan-fu, devastata dal colera. Che cosa cela la flemma disumana del dottor Fane? Un sinistro disegno di morte? O una perversa, demiurgica macchinazione? Più semplicemente, la possibilità di un nuovo destino, che si dischiuderà alla frivola Kitty a poco a poco, come un oscuro segreto, nella putrescente Mei-tan-fu, dove il colera miete uomini, convenzioni e certezze – e dove mai si sarebbe aspettata di incontrarlo.

Recensione
Il Velo dipinto di W. Somerset Maugham è un romanzo dalle mille sfaccettature.
Inizia con la più semplice ed antica delle storie: lei, bella e frivola, tradisce il marito, cupo e dedito al lavoro, mai veramente amato, con il traditore seriale, brillante, belloccio e vanesio.
Il marito scopre la tresca, l'amante non vuole lasciare la legittima consorte e l'adultera anela un divorzio senza scandali. Il marito però le impone una scelta durissima: lo scandalo (e addio sogno di high society) oppure seguirlo in una provincia sperduta della Cina dove imperversa un'epidemia di colera. E qui, il romanzo, dà lucida critica della società britannica benpensante, si trasforma in un dramma, un percorso interiore, una catabasi tra le paure, i sentimenti contrastanti, il desiderio di perdono e la vendetta. I protagonisti sono incredibilmente veri, nessuno di loro è un eroe e per nessuno si riesce a provare una completa simpatia. Anche Kitty, che fra tutti è quella che veramente va incontro ad una metamorfosi, non riesce a liberarsi del tutto dalla meschinità e dalle piccolezze. Alla fine, la salvezza emerge nel Mistero, quello della Cina, solenne e millenaria, dello sperduto convento, della Dama Manciù dai polso sottili, che ama in silenzio ed è riamata.
Alla fine, si perpetua l'illusione del velo dipinto, allegoria di Maya.
E di tutte le debolezze umane, destinate a cadere.
                                                                                           Giada Pauletto

I disorientati
Amin Maalouf
Bompiani
pag. 489
prezzo  € 20
e-book €  7,99
La Trama
Una chiamata inattesa spinge Adam, professore arabo di Storia, a tornare nella sua terra d'origine dopo venticinque anni di esilio. Tutto è rimasto identico, il tempo non è trascorso per i luoghi che frequentava. Quel "paradiso perduto" si accompagna ai nomi dei suoi amici di gioventù, il Circolo dei Bizantini, che volevano cambiare il mondo e hanno invece finito per essere cambiati da una guerra che li ha separati e spinti ognuno verso una strada diversa. Ma chi è, in fondo, lui per giudicare da lontano, dal suo esilio "dorato", mentre loro sono stati travolti da un destino ineluttabile? Con l'aiuto di Semiramis, rimasta sempre bella e ribelle, Adam cerca di riunire i suoi vecchi compagni. Almeno i sopravvissuti. Ma questo confronto con il passato cambierà per sempre il presente di Adam e metterà in discussione l'esilio dorato che si era costruito. Un romanzo sulla memoria, sull'amicizia, sull'amore.

Recensione
Ricco, questa la sensazione, l’impressione e il pensiero che mi ha lasciato la lettura di questo romanzo di Amin Maalouf. 
Ricco di problematiche e tematiche attuali. Ricco di spunti per la riflessione sulla realtà e il periodo che quotidianamente stiamo vivendo.
Ricco di personaggi perfettamente delineati, con le loro caratteristiche psicologiche, le loro storie di vita, le loro reazioni più intime egregiamente descritte. 
Ricco di vicende che si intrecciano fra loro fino a comporre un affresco che alterna colori foschi e tenui, sempre vibranti.
Un romanzo importante e particolare che trae spunto dalla riunione che il protagonista vuole organizzare  fra amici di gioventù a seguito della morte di uno di loro: un tema frequente ma  che in questo caso ha una sua nota distintiva perché l’incontro si dovrà svolgere in Libano e gli amici sono mussulmani, cristiani, alcuni di loro sono fuggiti dal paese e dalle sue vicende fin troppo note, altri sono rimasti pagando  per questa loro scelta hanno pagato un prezzo elevato o preferendo non vedere, isolarsi, non farsi domande e tantomeno cercare risposte. 
E proprio il Libano (che l’autore non nomina mai direttamente, chiamandolo semplicemente Levante), la questione medio orientale, le contraddizioni fra Oriente e Occidente con le quali i vari personaggi de I disorientati hanno dovuto e devono necessariamente confrontarsi sono anche nostre e più che mai attuali. Impietose, assolute e crudeli nella loro drammaticità, con l’impossibilità apparente di trovare una possibile soluzione. E disorientati lo siamo ormai tutti, non solo quel gruppo di amici le cui vite e pensieri Malouf descrive con grande e superba maestria.