Lucia Burello


Con grande piacere, chiacchiero con Lucia Burello, giornalista e scrittrice friulana, autrice di Dannato Friuli, un libro interessante e scritto con grande accuratezza.

Lucia, come è nata l’idea di Dannato Friuli? Perché hai voluto scrivere un libro dedicato ai delitti consumati nella nostra Regione?
Esiste un limite in ognuno di noi. Dove si trovi nessuno lo sa. Lo si può superare inaspettatamente. Accade; come un colpo di sonno al volante. Oltre a quel limite, possiamo compiere i gesti più efferati, sedotti da un demone che ogni giorno abbiamo cercato di dominare scegliendo consapevolmente il bene. Quando si supera quel limite, il punto è di non ritorno. C’è stato un periodo della mia vita in cui quel limite mi affascinò, domandandomi dove si trovasse in ognuno di noi. Forse, scegliere tra bene e male, non è questione di volontà. Ma di distanze da quel limite. Così pensando, la compassione per il malvagio è stata inevitabile, poiché in cuor mio sapevo che quel lato oscuro appartiene a tutti noi. E per ognuno di noi, può arrivare l’attimo in cui non abbiamo più scelta. O può non arrivare mai. Mi sono così appassionata a letture particolari, psicologia criminale. L’ho fatto con un atteggiamento oserei dire scientifico, rendendo normale l’ “anormale”, esorcizzando così demoni e paure. Da qui, ho legato la mia passione per la storia ai fatti delittuosi, e ne è nata una ricerca di antichi omicidi in Friuli Venezia Giulia. La terra dove vivo e che amo. In breve, ne feci un appuntamento settimanale sul quotidiano dove scrivevo. Alla fine, visto che gli articoli di remoti fattacci tanto appassionavano i lettori, decisi di raccogliere il tutto in un libro. In realtà di libri ne ho scritti due: “Cronache assassine” e questo. In totale, ho raccolto circa 500 omicidi in regione, dal 1860 al 1970.           

Che lavoro ha preceduto la stesura del libro? Quali fonti hai utilizzato?
La ricerca si è svolta per lo più in biblioteca. Letture di quotidiani d’epoca in micro film. La mia vista ne ha molto risentito. Ho sfogliato migliaia di quotidiani. Due anni di lavoro. In archivio di Stato, invece, materiale del genere non si trova. L’archivio penale è disperso in chissà quale cassa di chissà quale scantinato. La mancanza di spazi per gli archivi è un vero dramma. È inaccettabile che gli enti pubblici non se ne curino. Stiamo perdendo gran parte della nostra memoria.  

Credi, anche alla luce di fatti di cronaca recenti, che l’immagine del Friuli come un’isola felice, idillica quasi, sia solo uno stereotipo?
Credo che in ogni regione d’Italia e del mondo, prendendosi la briga di fare una ricerca come la mia, spunterebbero altrettante, tragiche, realtà. La questione non è geografica, si tratta dell’uomo e basta. È anche vero che terre come il Friuli, ai margini, tra le valli serrate dove si sviluppava un Dna incestuoso e malato, privo di ossigeno e apertura al mondo, la patologia trovasse terreno “grasso”. Ma luoghi del genere esistono ovunque, in fin dei conti. E a proposito dell’isola felice, credo che ogni uomo consideri la terra natale il posto più bello al mondo. Fa parte di uno sciovinismo innato, frutto di ignoranza, certo, ma anche di dignitoso attaccamento alle origini, e che a volte ci illude.       

Leggendo il tuo libro, si ha l’impressione che, a volte, in determinate ipotesi e circostanze, tu senta una sorta di compassione anche nei confronti di alcuni assassini. 
La ragione ve l’ho svelata poco fa. Il lato oscuro appartiene a ognuno di noi. E prima o poi dobbiamo farci i conti. In un modo, o nell’atro.

Lucia, oltre che scrittrice, sei una giornalista. Come influenza il tuo lavoro di giornalista la tua esperienza come scrittrice?
Moltissimo. Non c’è molta differenza tra il comunicare una notizia o raccontare una storia. La sola cosa che devi fare da giornalista è avere un approccio critico, ma anche onesto e preciso. Con il racconto, invece, puoi bleffare quanto vuoi. Ma in entrambi i casi devi fare in modo di arrivare a tutti, e farti capire dalle cattedre ai tavoli di un bar. Le domande che un giornalista deve porsi non devono essere le proprie, ma quelle della gente. Così lo scrittore, deve avere il dono della semplicità. Nulla di più difficile. Inoltre, sia lo scrittore che il giornalista, hanno il senso della notizia, che è poi il senso del racconto. E sanno bene che anche dietro alla storia più banale, si può nascondere un mondo dove è bello, per qualche minuto, viaggiare. Molti colleghi non mi considerano tagliata per il giornalismo, i miei articoli hanno spesso un taglio letterario, descrittivo, paradossale. Ma personalmente lo ritengo il migliore. Sono appassionata di cronache buzzattiane.    

Che percorso ti ha portato alla pubblicazione di Dannato Friuli?
Lo stesso intrapreso per tutti gli altri miei libri. A un certo punto mi salta in mente una curiosità. Inizio a fare ricerche storiche, a viaggiare, indagare. Poi riordino il tutto in un libro. Una sorta di mattoncino che, finendo su uno scaffale, un domani potrà tornare utile ad altri ricercatori.   

Si dice che il Friuli sia una delle Regioni nelle quali si legge di più e, almeno a me, sembra che ci sia in Regione un certo fermento culturale e che, a livello di autori ed editori locali, ci siano realtà interessanti. Sei d’accordo?
Non potrebbe essere altrimenti. Abbiamo la fortuna di una grande e preziosa eredità. Una cultura “alta” patriarcale. E una Mitteleuropea. Bene o male, hanno lasciato il segno. Sono d’accordo anche sulle realtà editoriali, a volte perfino troppo impegnate. Ma non illudiamoci troppo, perché fanno fatica a sopravvivere, causa un mercato aberrante e una cultura volgare e decadente che corrompe. Sono troppi gli editori che, per sopravvivere, si fanno pagare la pubblicazione dagli autori. Ed è paradossale. Così facendo, inoltre, diventano conniventi a quella becera cultura, pubblicano chiunque e di tutto, abbassando la qualità e compromettendo ulteriormente la sopravvivenza della categoria. I piccoli editori seri, dignitosi, che rischiano, sono invece coloro che selezionano. Bene o male non importa, ma c’è comunque un discernimento alla base che aiuta il confronto e la crescita. Essi godono di tutta la mia stima

Lucia scrittrice in futuro…
Passato, presente futuro… scrivere non è un modo di fare, ma di essere

Bio
Lucia Burello, giornalista e scrittrice, ama curiosare tra le carte polverose di archivi, soffitte e biblioteche, facendo riemergere dal passato fatti e misfatti che poi racconta con i suoi scritti. Ha collaborato per otto anni in qualità di editor con l’attore Paolo Villaggio, aiutandolo nella stesura di undici libri, due sceneggiature e numerose collaborazioni giornalistiche. All'attore ha inoltre suggerito l’idea per alcuni romanzi quali, ad esempio, “Il giorno del Giudizio”. Ha in attivo almeno 20 mila articoli e le seguenti pubblicazioni: “Osterie dentro le mura in Udine dal Quattrocento ai giorni nostri” (1998). Il libro racconta l’evoluzione in città nel corso dei secoli di centinaia di osterie, teatro di zuffe magistrali, duelli rusticani, delitti efferati, carestie e perfino miracoli.
Gustate la nostra storia. Alle origini dei sapori friulani” (1999). Il libello racconta i piatti locali fin dalla loro nascita, ai tempi dell’impero romano. “La porta d’Italia. Diari di viaggiatori polacchi in Friuli Venezia-Giulia dal XVI al XIX secolo” (2000). Scritto assieme al docente di letteratura polacca, Andrzej Litwornia il volume è stato presentato dal ministro della Cultura in Vaticano, cardinale Paul Poupard e dal giornalista, Paolo Capuozzo. Il saggio, inoltre, fu consegnato direttamente a papa Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo e successivamente pubblicato anche in Polonia.
Cronache assassine. Omicidi in Friuli Venezia-Giulia del XIX secolo” (2011). Patrocinato dalla Camera Penale del Fvg e presentato dall’allora Questore di Udine, Giuseppe Padulano, è la raccolta di articoli su oltre 300 omicidi avvenuti in regione nel corso del secolo più contraddittorio, in bilico tra esaltazioni romantiche e fermezza positivista. Ha questa esperienza noir ha fatto infine seguito, “Dannato Friuli. Storie di antichi omicidi per il dopocena” (2015). Gaspari editore.
Numerosi, inoltre, i racconti editi su varie antologie nazionali tra le quali: “Pronti per Einaudi” di Maria Sole Abate, Coniglio Editore. Due racconti inediti, inoltre, “Viaggio in treno” e “Il vento Burano”, sono stati letti a teatro dall'attore Omero Antonutti.  È infine autrice di alcune sceneggiature. Tra queste una satira per la regista Anita Sieff, opera approdata, nel 2008, al Philadelphia Museum of Art per una personale sulla produzione cinematografica della regista veneziana.

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