Cristina Cassar Scalia


Una chiacchierata con Cristina Cassar Scalia, autrice de Le stanze dello Scirocco. Parliamo con lei di letteratura, Sicilia e del ’68, anno della contestazione giovanile.

Cristina, oftalmologa e scrittrice... Scienza e arte come si fondono o convivono nella tua persona e nella tua vita?
Convivono felicemente, dividendosi gli spazi e i tempi. 

Quali motivazioni ti hanno portata a scrivere?
Ho sempre scritto, sin da ragazzina. Iniziai con dei racconti destinati alle mie compagne di scuola, e a diciassette anni vinsi un premio letterario di Mondadori per ragazzi. Ma ho messo mano al mio primo romanzo solo dopo la laurea in Medicina e la specializzazione in Oftalmologia. 

Come è nata l’idea de Le stanze dello scirocco? 
Volevo scrivere un romanzo siciliano, e rappresentare attraverso le vicende personali e sentimentali dei protagonisti uno spaccato della mia terra, di Palermo, e del sessantotto.

Vicky, la protagonista del tuo bel romanzo è una ragazza determinata, moderna, coerente ... Quanto di Vicky c'è in te e quanto di te in Vicky?
 - Io e Vicki abbiamo in comune la testardaggine (anche se lei è molto più caparbia di me). Lei vive il sessantotto come l'avrei vissuto io.

Il tuo libro è ambientato durante il '68 e in Sicilia, la tua terra. Descrivi perfettamente un'epoca convulsa, ricca di fermenti, che si contrappone all'immobilismo di Montuoro il paese dove si svolge la vicenda. Che eredità ha lasciato il '68 nella realtà siciliana? 
Dal punto di vista sociale ha innescato quel cambiamento di costumi e di ruoli che, pur avendo richiesto qui tempi molto più lunghi che altrove, ha portato alla società attuale. E, anche se ancora c'è tanta strada da fare, sono le donne quelle che ne hanno beneficiato di più. Dal punto di vista storico e politico ...beh, il discorso è troppo complesso, richiederebbe un centinaio di pagine!

Da un punto di vista della più generale, pensi che i valori, gli ideali di quegli anni siano ancora vivi o sono stati superati da un modo di vedere e pensare più pragmatico e, forse, egoista?  
Io ho voluto narrare il sessantotto nel suo primo periodo, quello animato dagli ideali e dal l'entusiasmo dei ragazzi che volevano cambiare il mondo. Poi le cose presero una piega diversa, e il meccanismo che s'innescò portò agli avvenimenti seguenti, degenerando poi nel terrorismo e nelle vicende storiche degli anni settanta-ottanta. Credo che tutto sia correlato e consequenziale, anche quello che viviamo adesso. 

Che tipo di lavoro precede la scrittura di un tuo romanzo?
Oltre alla realizzazione di un canovaccio, con i punti essenziali della storia dei protagonisti e con le loro caratteristiche personali, è necessario un attento lavoro di documentazione, specie poi se si trattano anche temi storici o sociali. 

Che cosa ti sentiresti di consigliare a chi vorrebbe pubblicare ?
Di impegnarsi nella qualità della scrittura, di leggere tanto e di tutto, e soprattutto di armarsi di pazienza e non perdere mai le speranze.

Cosa pensi del fenomeno del self publishing? Credi che il web sia una risorsa determinante per un autore?
Ci sono stati esempi di autori auto pubblicati che poi hanno avuto successo. All'estero più che in Italia, questo è da sottolineare. Credo che il web possa essere sia una risorsa che un elemento di confusione. Bisogna saperlo gestire. 

Cristina Cassar Scalia in un futuro…
 ... E chi lo sa?

Bio
Cristina Cassar Scalia è nata nel 1977 ed è di Noto. Medico chirurgo specialista in Oftalmologia, attualmente vive e lavora a Catania. Il suo primo romanzo, La seconda estate, è stato insignito del Premio Internazionale Capalbio Opera Prima ed è stato tradotto in Francia. Per Le stanze dello scirocco l'autrice ha scelto come teatro la sua terra, la Sicilia.

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