Stefania Mwende Bergo


Ospitiamo con grande piacere Stefania Mwende Bergo, una donna dai molteplici aspetti e interessi (ingegnere, mamma, volontaria in Africa, scrittrice e blogger), una persona di grande sensibilità e onestà. 

Stefania, scrittrice, ingegnere, blogger, volontaria in Africa, mamma… una donna ricca e complessa che sembra racchiudere in sé diverse persone e diverse vite. Ti chiedo, quindi, chi è Stefania? E come convivono queste due “sfaccettature”, queste componenti di te e della tua vita?
È la prima volta che mi chiedono di “spiegare” chi sia Stefania. E devo ammettere che mi riesce difficile! 
A volte, per questioni lavorative, mi presento come ingegnere, altre come blogger o volontaria, raramente come scrittrice, ora come mamma. 
A parte essere la mamma di Emma, che è l‘aspetto dominante e costante degli ultimi cinque anni, in realtà hai detto bene, si tratta semplicemente di “sfaccettature” di me stessa, che convivono quindi naturalmente ed emergono all’occorrenza, spesso anche contemporaneamente.
Fondamentalmente sono un’impulsiva, passionale in tutto quello che faccio, difficilmente razionale, contrariamente a quanto richiederebbe il mio lavoro (e forse per questo mi sono dedicata alla progettazione, più creativa e a me affine).  Amo giocare con la mia bambina, viaggiare (sono una zingara felice), progettare, ascoltare musica, ballare, scrivere, disegnare, camminare a piedi nudi, l’Africa, il mare, la libertà, il profumo della lavanda, del basilico e del frangipani (ma non è un elenco ordinato). 

“Con la mia valigia gialla” è il racconto del tuo primo viaggio in Africa dove sei tornata più volte come volontaria. Che motivazioni, anche dal punto di vista professionale, ti hanno spinta e ti spingono a questa scelta?  E che tipo di preparazione, per quanto riguarda l’aspetto psicologico, richiede l’affrontare una realtà come quella africana e quella del volontariato?
La prima volta, la motivazione che mi ha spinta a partire con la mia valigia gialla è stata tutt’altro che nobile: volevo scappare dal Natale, da una storia d’amore finita male. E, infatti, lì sono rinata. Forse anche per questo me ne sono innamorata così perdutamente. Le volte successive, sono invece tornata per il legame affettivo che mi lega a quel posto, Matiri, alla prima volta (indelebile), all’Africa tutta, agli occhi dei bambini e della gente che lì ho conosciuto. Non ho certo la presunzione di dire di essere spinta dal puro amore per il prossimo (credo che di santi ce ne siano stati abbastanza, in passato), perché potrei benissimo soddisfarlo qui, a pochi passi da casa mia. Quello che mi porta a tornare in quei luoghi, è il bisogno fisiologico del viaggio, delle emozioni forti che si possono provare guardando un tramonto infuocato sulla savana o il sorriso bianco di un bambino scalzo, la voglia di cambiare il mondo, di vivere in una comunità di persone che vedono tutto  attraverso le tue stesse lenti, la lotta intima contro la rassegnazione agli eventi, la speranza di poter migliorare, anche se per pochi minuti, la giornata di qualcuno… e lì basta poco (è più facile, forse?), la realizzazione professionale, perché lì il mio lavoro ha davvero un senso e posso seguire tutte le fasi della progettazione sanitaria, dal disegno sul computer, alla carriola di terra rossa da portare insieme agli operai durante la costruzione.
Per quanto riguarda la preparazione psicologica… bisognerebbe farsi crescere il celeberrimo “pelo su cuore”, prima di scontrarsi con certe realtà, non ci sono altri training possibili. Nulla ti può preparare adeguatamente a convivere con immagini forti e devastante senso d’impotenza. Sarebbe bene esserne consapevoli, comunque, prima di dedicarsi al volontariato in paesi al limite della dignità umana, altrimenti si può venire inaspettatamente travolti.

Rispetto al tuo primo viaggio credi che la situazione stia cambiando in senso positivo? Che si stia facendo tutto quello che è necessario? 
Come direbbe mia figlia: affatto! Siamo lontani anni luce dal fare “tutto il necessario”, semplicemente perché non c’è alcun interesse, alcun tornaconto. Io resto sempre dell’idea che per risolvere i problemi del mondo basterebbe distribuire meglio le ricchezze e ce ne sarebbe per dare dignità a tutti. Ma è chiaramente un’utopia.
Ho visto, comunque, dei cambiamenti che in qualche modo sono inevitabili e auspicabili: a Matiri, ad esempio, il villaggio di cui parlo nel libro, è arrivata la corrente elettrica, sono arrivate le strade asfaltate e si sono quindi potenziati i collegamenti con i centri abitati più grandi, sono sorte cooperative per dare lavoro alle madri sole e case accoglienza per i bambini di strada, il governo ha iniziato a pensare a tariffe sanitarie agevolate e aiuti per i meno abbienti (anche se spesso viene tutto fagocitato dalla corruzione). Qualcosa si muove, a volte due passi avanti e uno indietro, ma qualcosa cambia (ne parlerò nel mio prossimo libro…).

Veniamo a Stefania scrittrice… come  e quando nasce? 
Hai un genere letterario di riferimento, un autore che ami particolarmente?
Ho sempre scritto per me stessa, fin da adolescente. Non ho mai avuto un diario, però, scrivevo su fogli, ritagli, pensieri che evidentemente avevo il bisogno di mettere nero su bianco. Per me è sempre stato molto più facile comunicare con una lettera o un messaggio, che verbalmente. Sono timidissima e troppo impulsiva, quindi finisco sempre, a mio avviso, con l’usare parole sbagliate od omettere qualcosa.
Stefania “scrittrice” (anche se tale non mi sento, io mi definisco “blogger”), invece, nasce per caso. Un mio caro amico, Marco, ha trascritto i messaggi che gli inviavo dall’Africa, durante il mio primo viaggio, emozioni in diretta che volevo condividere con lui. E quando sono tornata in Italia me li ha inviati via mail, senza dirmi nulla. Ricordo quel giorno, in ufficio: mi sono accorta che fossero i miei messaggi solo quando sono arrivata al secondo! E ho pensato di scrivere un “libro” (non esattamente qualcosa da pubblicare) per raccontare i momenti immortalati in quei brevi messaggi (che ora fanno parte della narrazione di Con la mia valigia gialla).
Io sono una pessima lettrice, di quelle che portano giù la media italiana. Paradossalmente, da quando sono “scrittrice”, leggo molto di più! Quindi, non ho un grande autore cui ispirarmi o che amo particolarmente. Ma è inutile nascondere che mi piacerebbe essere accostata a Kuki Gallman, per contenuti e stile, quindi, con un po’ di presunzione, è lei il mio riferimento. Anche se, ovviamente, non voglio diventare un clone, farne una cover, voglio mantenere uno stile originale, il mio! 

Scrivi di getto, seguendo l’ispirazione di un istante o pianifichi meticolosamente il tuo lavoro?
Scrivo decisamente di getto, seguendo l’ispirazione del momento e il mio stato d’animo. Per me è difficilissimo scrivere “a comando”, pianificare. Ecco perché rileggendo anche il mio libro ormai pubblicato, molte cose le riscriverei in modo diverso. E perché sono in fase di lettura e modifica del mio prossimo libro ormai da due anni!

Stefania blogger. Raccontaci della nascita del tuo blog Gli scrittori della porta accanto che è incentrato prevalentemente sugli autori emergenti e delle motivazioni che ti hanno spinta ad aprire un blog.
Il mio primo blog è Never Free Enough, il blog personale che ancora gestisco, nato nel 2008, durante la mia permanenza in Kenya, per raccontare ciò che mi accadeva intorno giornalmente a chi voleva leggere di me e della realtà in cui vivevo, come la mia mamma, smaniosa di sapere e, in qualche modo, avermi “vicina”.
Gli scrittori della porta accanto è, invece, un blog collettivo, di scrittori emergenti. Un gruppo che si è formato per caso, tra colleghi di casa editrice, per aiutarci nella promozione dei nostri libri. Da lì, il passo per decidere di sfruttare la visibilità e il valore mediatico di un blog e di Facebook è stato breve. E dato che io già gestivo il mio blog personale, mi sono incaricata di occuparmi anche di questo, come una sorta di “esperta” del settore. Io, infatti, mi occupo della grafica, della pubblicazione e di scrivere qualche recensione e articoli, mentre i miei colleghi mi aiutano scrivendo editoriali, recensioni, interviste per gli autori emergenti e gestendo le interminabili liste di richieste degli autori emergenti che a noi si rivolgono. Un lavoro davvero prezioso per me che sono tendenzialmente disorganizzata! Siamo un'ottima squadra.

Come scrittrice e come blogger, un tuo parere sul mondo degli esordienti. Una delle critiche che si fanno è che l’esordiente tende a seguire la moda del momento, il che denoterebbe una scarsa personalità e originalità… Cosa ne pensi?
Spesso ci siamo interrogati su quale sia il genere letterario che attiri di più i lettori, convenendo che, alla fine, sia per noi difficile scrivere un libro di un genere che non ci appartiene. Nel limitato mondo degli emergenti che conosco, quindi, si segue la propria ispirazione, il genere letterario in assonanza con le proprie corde, non certo le mode. Tutt’al più si tende a seguire i propri ricordi e le emozioni, in ognuno dei nostri romanzi c’è sempre qualcosa di noi, della nostra impronta personale. Forse scriviamo più per noi stessi, che per i pubblico.
Mi rendo però conto, che ci sia un nutrito gruppo di autori che scrive solo per “farsi leggere”, ma questo succede tra gli esordienti come tra i soliti nomi noti, solo che gli scrittori “emergenti” sono di più di quelli ormai “emersi”, quindi salta di più all’occhio. In questo caso forse è più logico, quasi necessario, seguire le mode.

Il mondo dell’editoria può rivelarsi insidioso e direi rischioso per un emergente. Un’alternativa possibile parrebbe essere il self publishing. Mi dai la tua opinione al riguardo?
Escludendo le case editrici a pagamento, che chiaramente vendono a caro prezzo all’aspirante scrittore il sogno di vedere il proprio libro sugli scaffali delle librerie, le piccole case editrici investono sugli emergenti non certo per altruismo. Valutano buono un libro e scelgono di pubblicarlo a proprie spese pensando a un ritorno economico. Una casa editrice è, del resto, un’impresa economica come un’altra. Nella promozione, tuttavia, l’autore è spesso lasciato solo, come nel caso del self publishing, con la differenza che per ogni libro venduto deve lasciare una percentuale cospicua, quasi la totalità, all’editore, che recupera così le spese sostenute per la pubblicazione e, in certi casi (non in tutti, ahimè), per l’editing e la distribuzione (anche se quasi mai i libri delle piccole CE arrivano nelle librerie). Forse per questo molti autori sono propensi al self publishing

Come blogger hai promosso e promuovi diverse iniziative a favore degli esordienti. Che progetti futuri hai al riguardo?
Mi piacerebbe che il blog “Gli scrittori della porta accanto” diventasse un blog di riferimento non solo per gli scrittori, che ci chiedono spazi per segnalazioni, interviste e recensioni, ma anche e soprattutto per i lettori in cerca di buoni consigli. 
Al di là dei libri, ci stiamo arricchendo di rubriche editoriali sui temi legati all’arte, alla letteratura, ai viaggi, al teatro, alla poesia e ad argomenti di interesse sociale, come la violenza sulle donne, o curiosità sul mondo dei lettori e degli scrittori, dando spazio agli esordienti anche come scrittori di articoli, in modo da farsi conoscere al di là dei loro libri.

Il tuo blog fa parte di Blog Crossing, unione sinergica fra diversi blog. Cosa ti aspetti?
Non nascondo che mi aspetto una maggiore visibilità per tutti e tre i blog che ne fanno parte, “Il mondo dello scrittore”, “Gli scrittori della porta accanto” e, ovviamente, “Parliamo di libri” ^_^
Credo molto nella collaborazione, tra scrittori e tra blogger, da non confondersi con la “falsa fratellanza” di facciata che mira a sfruttare tutte le occasioni per sé senza mai ricambiare “il favore” o, peggio ancora, affossando il vicino pur di emergere. 
Soprattutto tra blogger, la collaborazione può dilatare a macchia d’olio le iniziative e produrre un effetto favorevole per tutti, oltre a mettere insieme idee e condividere competenze. Diventa tutto un po’ più “professionale”, secondo me, come unire più specialisti per un progetto comune. 
E ovviamente, mi aspetto che il gruppo aumenti!

Il futuro prossimo di Stefania donna, volontaria, scrittrice e blogger…
Voglio continuare a scrivere e mettere finalmente un punto al mio secondo libro, nella speranza di trovare nuovamente un editore (magari sempre la Zerounoundici) che voglia pubblicarlo. 
Oltre a occuparmi del blog degli scrittori, vorrei anche trovare un lavoro vero, per un minimo di sicurezza economica a breve raggio… e sarebbe bello se le due cose potessero coincidere.
Voglio continuare a viaggiare con Emma. Il mio sogno è portarla a Matiri, cui è legata senza nemmeno saperlo (lei è “nata” lì) e dove tutto ha avuto inizio. Magari tornandoci con la mia valigia gialla…

Bio
Sono nata a Milano nel 1972, ma i miei genitori si sono trasferiti molto presto, quando avevo appena 6 mesi, ad Adria, una cittadina della provincia di Rovigo. Qui sono cresciuta e vivo tutt'ora con mia figlia Emma di 4 anni. 
Per lavoro mi sono trasferita più volte. Prima Padova, poi Bolzano, Pavia e infine Matiri, in Kenya, dove ho vissuto 2 anni, lavorando come volontaria proprio nell’ospedale missionario di cui racconto nel mio libro, il St. Orsola
Per me scrivere è un hobby che ho coltivato fin da piccola. Poche volte ho raccontato storie inventate o poesie. Più spesso ho descritto le mie esperienze significative, raccogliendole prima in un blog e poi nel mio libro. 
Lavoro saltuariamente a progetti di edilizia sanitaria e attendo un impiego, continuando a scrivere i miei ricordi africani, cercando una buona occasione per tornarci. Con Emma.

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