Michele Catozzi

Ospite di ParliamoDiLibri Michele Catozzi, scrittore e molto altro ancora. innamorato perdutamente di Venezia, ambienta nella città della laguna le inchieste del commissario Aldani, un investigatore tutto d’un pezzo, dall’intelligenza profonda e l’ironia tagliente.

Michele, ingegnere informatico, giornalista e scrittore. Come convivono queste diverse sfaccettature della tua persona?
Convivono a fatica! Mi servirebbero tre vite. Non c'è dubbio che dal punto di vista pratico la questione è molto complicata. Perché, oltre al lavoro di ingegnere e alla scrittura, c'è la famiglia, e con tre figli piccoli (6-7-9 anni) puoi immaginare i deliri quotidiani. Devo però dire che, anche se può sembrare strano, i miei tre interessi non sono poi così distanti l'uno dall'altro: tutti si riducono al trattare lettere, parole, simboli, linguaggi.

Come e perché hai deciso di dedicarti alla scrittura? 
Non sono cose che si decidono, almeno per me non è stato così. A un certo punto ho cominciato a scrivere, intendo dire narrativa, e piano piano è andata come è andata. Nel mio blog ho cercato anch'io di darmi una risposta, giungendo alla conclusione (i più curiosi possono trovare qui [http://www.michelecatozzi.it/chi-sono/come-e-perche/] la risposta integrale) che per me il testo, la parola scritta, gli alfabeti e tante altre cose legate alle parole e ai simboli hanno rappresentato da sempre un'ossessione. La pubblicazione di Acqua morta con TEA è, in un certo senso, l'atto finale e liberatorio di quell'ossessione. Magari "finale" speriamo proprio di no.

Scrivi gialli, noir, racconti (fra i quali Carnevale di Sangue che vede Aldani protagonista), Netcrash. Hai qualche autore di riferimento o che abbia particolarmente influenzato la tua scrittura?
Non lo so. È molto probabile, ma faccio fatica a identificarli. Ho letto molto (adoro la narrativa di genere ma non disdegno il mainstream), a volte in modo incostante e disordinato, altre volte in modo seriale (tipo "tutto" Bukowski, Chrichton, Carlotto, Camilleri, Asimov, Izzo, Evangelisti, Lucarelli, Vargas, De Cataldo, Giménez-Bartlett, Altieri). Credo che tutto ciò che ho letto, anche se la maggior parte l'ho dimenticato, forgi quello che scrivo oggi. È inevitabile. Mentirei però se dicessi che il Camilleri di Montalbano non mi ha segnato nel profondo, al punto che da anni ho smesso di leggerlo per evitare di farmi influenzare ulteriormente. Il thriller tecnologico Netcrash risente invece direttamente delle mie letture “tecniche”, in particolare di un certo underground informatico e della relativa cultura hacker. Se proprio dovessi scegliere, citerei Cory Doctorow.

Come è nata e come si è sviluppata l’idea di Acqua Morta e del commissario Aldani?
Aldani nasce nel lontano 2000. Avevo deciso di partecipare al Premio Gran Giallo Città di Cattolica di quell'anno, e per farlo dovevo scrivere un racconto giallo. Non lo avevo mai fatto prima. Non ricordo perché scelsi Venezia come ambientazione, e perché creai un commissario, ma fu in fondo una scelta naturale perché io tendo a scrivere di ciò che conosco. Il racconto ebbe fortuna, non vinse ma fu segnalato. Chissà, se non avessi sforato del 50% i limiti di lunghezza imposti dal regolamento, magari... Dopo Cattolica scrissi molti altri racconti, con Aldani protagonista ([http://www.michelecatozzi.it/scrittore/giallo-venezia-le-indagini-del-commissario-aldani/] l'elenco completo), che raccolsero discreti consensi, finché nel 2012 decisi di buttarmi sul romanzo (un bel salto rispetto al racconto) e nacque Acque morte (al plurale). Ma questa è un'altra storia.

Seguiremo ancora il commissario per le calli veneziane in un nuovo romanzo?
Certo che sì! O meglio, non dipende da me: il secondo romanzo è già scritto e sto lavorando al terzo. Il protagonista è sempre Nicola Aldani, e non potrebbe essere altrimenti.

Acqua Morta (con il titolo originale di Acque Morte) ha vinto il Torneo Io Scrittore nel 2014 ed è poi stato pubblicato da TEA Edizioni. Ci racconti questo percorso?
Eravamo rimasti al 2012 e ad Acque morte. Inviai il manoscritto a un'unica casa editrice ma non ebbi risposta. Decisi perciò di partecipare al Torneo IoScrittore 2013 e spedii il romanzo. Si fermò in semifinale, ma non mi persi d'animo, lo revisionai a fondo e mi iscrissi all'edizione 2014 del Torneo. Andò bene: semifinale (300 romanzi), poi finale (10 romanzi), quindi vittoria assoluta con la pubblicazione del cartaceo. I partecipanti erano stati 2.400. Direi che mi è andata più che bene. Ho scritto in dettaglio della mia esperienza[(http://www.michelecatozzi.it/2015/11/15/cinque-anni-di-torneo-ioscrittore/)].

Hai qualche suggerimento e consiglio per chi vuole pubblicare?
Premesso che ognuno deve trovare la propria strada, diversa da quella degli altri, mi sento di dire innanzitutto di non smettere mai di credere nel proprio sogno. Chi scrive bene prima o poi riesce a farcela. Certo, ci vuole anche un po' di fortuna (io da questo punto di vista non mi lamento proprio...), ma non si deve mai mollare. Ovviamente non bisogna avere fretta di pubblicare: tocca attendere che il testo sia maturo, riscriverlo più volte se necessario, e non cedere alle scorciatoie (evitare come la peste l'editoria a pagamento, e se si sceglie di buttarsi nella piccola editoria, setacciarla con cura cercando di non impaludarsi in situazioni senza futuro). Pazienza, ci vuole. In certi casi il self publishing (che, si badi bene, è molto diverso dall'editoria a pagamento) può essere un'opportunità, ma non è per tutti. Io l'ho praticato (sotto pseudonimo) con il techno-thriller Netcrash (per partecipare a un concorso che aveva come vincolo la “pubblicazione” su Amazon del romanzo) e devo dire che è stata un'esperienza molto interessante e formativa, anche se assolutamente non paragonabile a quella di una pubblicazione con un importante editore come TEA in cui ho trovato grande professionalità, cura e attenzione nei confronti del mio romanzo. Impeccabili.

Venezia fa da scenario anche a un altro tuo romanzo Il mistero dell’Isola di Candia. Una città che sembra ormai destinata a una decadenza irreversibile, irrimediabile. Secondo me, la vittima reale del tuo romanzo Acqua Morta. Credi che si possa ancora fare qualcosa di concreto, reale o che sia ormai troppo tardi?
Hai ragione, Venezia è la vittima del mio romanzo. Purtroppo. In questo momento non sono molto ottimista sul suo futuro, l'accelerazione che ha avuto negli ultimi anni lo sfruttamento della città per soddisfare gli interessi affaristici di pochi non fa ben sperare. Comunque è vero, sono proprio "fissato" con Venezia. Sono molto affezionato a Il mistero dell’Isola di Candia, un romanzo storico (ambientato nella metà del Seicento) con cui sono arrivato in finale al Torneo IoScrittore 2011 con conseguente pubblicazione in ebook da parte di GeMS. A proposito di perseverare.

Venezia è la metafora del declino politico del nostro paese e delle sue istituzioni?
A quel tempo (intendo il XVII secolo...) la lenta decadenza della Serenissima, che aveva ormai superato l'apice dello splendore, era già iniziata. Niente però a che vedere con la decadenza attuale il cui più grande responsabile è una classe politica locale e nazionale flagellata dai conflitti di interesse, pilotata dall'imprenditoria privata e in quanto tale totalmente inadatta a governare. Venezia è stata nei secoli un esempio mondiale di senso dello Stato e di cura della cosa pubblica, pur con tutti i distinguo dettati dai periodi storici. Ecco: "senso dello Stato" e cura "della cosa pubblica" sono locuzioni che non vanno d'accordo con i politici odierni. Taccio poi sullo scandalo Mose (che è solo la punta dell'iceberg e che Acqua morta in qualche modo anticipa) perché non è bello sparare sulla Croce Rossa... Voglio soltanto citare, con estrema tristezza, il caso del Magistrato alle Acque, antichissima magistratura veneziana, recentemente abolita dal governo, anche a causa degli scandali che l'hanno travolta. O tempora, o mores.

I tuoi progetti futuri…
Scrivere, scrivere, scrivere... :) Anche perché il commissario Aldani ha ancora molto da dire. Vorrei poi trovare il tempo per continuare a lavorare al mio progetto Netcrash, le decine di recensioni positive su Amazon dicono che i lettori lo hanno molto apprezzato e in tanti chiedono altre storie. Vedrò di sdoppiarmi.

Bio
Nato a Venezia (a Mestre, per la precisione) nel 1960, Michele Catozzi ha vissuto a lungo in Veneto. Ha passato molti anni a Treviso, dove si è occupato di editoria e giornalismo. Dopo aver scritto diversi racconti, pubblicati in antologie e riviste, ha deciso di partecipare al torneo letterario IoScrittore con il suo primo romanzo, Il mistero dell'isola di Candia: arrivato tra i finalisti, il romanzo è stato pubblicato in ebook da GeMS. Con Acqua morta ha vinto di larga misura l'edizione 2014 del torneo.

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