Roberta Andres


Un piacevole incontro con Roberta Andres, docente di Materie Letterarie e Scrittura Creativa, autrice di racconti e ora di un romanzo, giornalista e madre… una donna eclettica e poliedrica, dalle diverse sfaccettature. 

Dopo aver pubblicato diversi racconti, hai scritto un romanzo Le foto di Tiffany. Come è nata l’idea e quanto hanno influenzato e influenzano la tua scrittura le tue diverse esperienze professionali e personali?
L’idea mi era venuta parecchi anni fa: nel 2012 avevo buttato giù in un file dal nome “taccuino” che campeggia sul desktop del mio computer un appunto in cui mi chiedevo cosa sarebbe successo ad una donna che scopre che sue foto intime sono state rese pubbliche. Nel 2014, dopo l’incontro con l’Associazione Ewwa, ho scoperto il mondo del romanzo sentimentale e mi è presa la voglia di cimentarmi con questo genere e, contemporaneamente, di passare dalla formula del racconto a quella più strutturata del romanzo. Ho iniziato quindi a scriverlo nell’estate: sebbene la trama non sia autobiografica vi sono confluite molte mie esperienze personali, in primis la conoscenza della città di Bologna, dove ho studiato e mi sono laureata. Di mio nel testo c’è anche l’amore per i gatti e l’esperienza professionale del giornalismo. Tutto il resto è “assolutamente casuale”. Come capita a tutti, nei miei racconti, anche se molto raramente sono autobiografici, c’è sempre qualcosa di mio; credo sia difficile raccontare di qualcosa che ci è totalmente estraneo!

Il tuo romanzo presenta, fra le altre, connotazioni erotiche. Tu come hai affrontato questo genere letterario che sicuramente non è facile? Quali sono, secondo te, le sue problematiche?
Non volendo scrivere un romanzo in cui il sesso fosse centrale, sono stata molto attenta a non esagerare con la quantità di scene erotiche e a   cercare di non cadere nella volgarità. La scelta del lessico cerca di essere la più neutra possibile e mi sono anche sforzata di mantenere una tonalità delle scene delicata, sebbene esplicita. Non so se ci sono riuscita: in alcuni momenti mi sembrava di camminare sulle uova, mi sembrava tutto troppo “carico”. Mi hanno poi rassicurato, in merito, il mio Editore e una mia beta reader di eccezione!

Che percorso e quali fasi di lavoro ti hanno portato alla pubblicazione di Le foto di Tiffany?
Come ti dicevo, la prima idea del 2012, rimasta a sedimentare per più di due anni, è una semplice frase sul taccuino. Poi ho iniziato a “scalettare” nel giugno del 2014 e,  in seguito, a scrivere il romanzo, che ho finito in novembre. Poi c’è stato il felice contatto con Piera Rossotti, editore di EEE, che aveva in quei mesi pubblicato un mio racconto in un’antologia “Amore e morte”; le ho inviato “Le foto di Tiffany” e dopo circa sei mesi, nella primavera 2015, ho ricevuto, con mia grande gioia,  la sua disponibilità a pubblicarlo. Dopo di ciò ho ovviamente sottoposto a un’attenta revisione il testo, modificandone alcuni aspetti formali, e la pubblicazione è avvenuta nel settembre 2015. 

Tu hai curato una rubrica che trattava di letteratura e psicologia. Che legame esiste te fra queste due realtà? E scrivere è veramente terapeutico?
Nella mia esperienza personale c’è un legame fortissimo: come mi è già capitato di dire, da sempre per stare bene devo scrivere e, viceversa, se sto male non riesco a farlo. Scrivendo riesco a “fare anima”, come diceva Hillmann; riesco a vedere chiaro in me e negli altri, cosa che non riesco a fare altrimenti; anche quando devo comunicare profondamente con qualcuno, riesco a farlo meglio, molto meglio, per iscritto. Anche la mia esperienza di lettrice e di studiosa di autori di narrativa e poesia mi mostra questo: pensiamo a tutto il filone di critica letteraria di impostazione psicoanalitica e ad alcuni saggi illuminanti di psicoterapeuti sulla vita e l’opera di grandi autori del passato. Senza contare che esistono fior di studi sulla terapeuticità della scrittura (e delle arti in genere) da James Pennebaker a James Hillmann, da Jung allo stesso Freud che si sentiva molto “scrittore” oltre che medico!

Roberta, come autrice e docente, credi che esista una letteratura tutta al femminile?
Da donna devo dire “Per fortuna sì”! E non parlo solo del mondo del rosa, ma anche del romanzo psicologico di grandi autrici dall’Ottocento ad oggi: Virginia Woolf, Jane Austen, le sorelle Bronte, ecc.

Che cosa consiglieresti a chi vuole pubblicare?
Ovviamente di scrivere, sempre, senza stancarsi, anche se i riscontri non vengono subito, anche se è una strada in salita. E non solo perché dai e dai le persone di talento in qualche modo riescono; ma soprattutto perché se hai questa passione e non la coltivi stai male, ti manca un pezzo, una dimensione di Sé che contribuisce allo stare in equilibrio.

Che progetti hai per il futuro più o meno immediato?
Attualmente sto scrivendo alcuni racconti che vorrei presentare a Concorsi letterari di cui conosco la serietà e l’onestà; poi, a breve, riprenderò in mano il mio secondo romanzo, terminato a dicembre scorso, e comincerò un’opera di revisione che prevedo lunga e faticosa. E’ un progetto che sento molto mio, importante; una trama che mi piace molto, non facile da costruire ma per me appassionante; uno dei tre piani temporali della storia è collocato durante le Quattro giornate a Napoli. A monte della stesura, quindi, c’è un approfondito studio della storia di Napoli nella Seconda guerra mondiale.

Bio
Nata nel 1965, vive vicino Pescara con i suoi due figli. Insegna materie letterarie nella Scuola secondaria e dal 2009 Scrittura creativa presso la Facoltà di Psicologia a Chieti. Ha pubblicato due raccolte di racconti (“Due estati a Siena” e “Margherita e gli altri”) e partecipato a varie antologie tra cui l'ultima in ordine di tempo è “Amore e morte” (EEE, 2014) con il racconto “Io resterò farfalla”. Ha vinto alcuni concorsi di narrativa e associazioni di Pescara e Vimercate (MI) hanno organizzato readings dei suoi racconti. Ha collaborato con riviste di letteratura, didattica e psicologia (Culturiana, Italialibri.net), curato la rubrica “Letteratura e psicologia” sul sito di Pagineblu e pubblicato articoli sul sito ewwa.org. A settembre è uscito il suo primo romanzo, “Le foto di Tiffany” edito da EEE di Torino.

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