Chiara Mezzalama


Con estremo piacere, incontriamo Chiara Mezzalama autrice de Il giardino persiano e donna eclettica, intelligente, interessante.

Chiara, scrittrice e terapeuta. Quanto deve la scrittrice alla terapeuta e viceversa?
Fatico a fare una distinzione tra queste due Chiara, a dispetto del cognome che mi vuole divisa. Lo sguardo che porto alla realtà è sempre lo stesso, ciò che cambia è l’uso che ne faccio, se lo traduco in parole scritte oppure nell’incontro con i pazienti. Tutto parte dallo sguardo e dall’ascolto, di me stessa innanzitutto e poi dell’altro/a. In questo periodo della mia vita ho scelto di dedicarmi esclusivamente alla scrittura, avevo bisogno di andare a fondo, di avere più tempo per scrivere e anche per leggere. Entrambi i mestieri richiedono una totale dedizione e credo di aver fatto la mia scelta. 

Si sente spesso parlare del valore terapeutico della scrittura, della possibilità che offre di superare conflitti, traumi e problemi esistenziali. Cosa pensi al riguardo?
Posso parlarti della mia esperienza. La scrittura per me ha sempre funzionato come salvavita. Scrivere mi aiuta a pensare, a capire cosa succede dentro di me e intorno a me, mi aiuta ad essere presente a me stessa, quindi in pratica a sentirmi viva. Non sempre tuttavia questo coincide con lo stare meglio, anzi. La scrittura, così come la terapia, aiutano a entrare in contatto con il dolore, la frustrazione, il conflitto, il limite. Non credo che superarli sia sempre possibile, ma viverli fino in fondo sì. Questo è ciò che ci rende umani.

Credi che si possa parlare di una letteratura al femminile, in qualche modo particolare e distinta o che si tratti per lo più di uno stereotipo?
Non mi piace molto etichettare i romanzi. Soprattutto per quanto riguarda la letteratura al femminile, si rischia di considerarla un genere di seconda categoria. I più grandi romanzi del 900 italiano sono spesso scritti da donne e vengono citati molto meno spesso di quelli scritti da uomini. Un romanzo sentimentale scritto da una donna diventa letteratura rosa, quello scritto da un uomo è letteratura. Mi pare ingiusto e sbagliato. Che poi donne e uomini abbiano modi diversi di vedere, e quindi di scrivere e descrivere la realtà è indubbio ma dovrebbe essere una ricchezza per la letteratura, non uno stereotipo. 

Veniamo al tuo bel romanzo Il giardino Persiano. Leggendolo si ha la netta sensazione che l’estate del 1981 in Iran abbia segnato una tappa essenziale della tua vita e della tua crescita personale.
Credo di sì e forse per questo ho sentito la necessità di scriverne. Fu un’estate particolare quella del 1981; l’Iran era sconvolto dal caos della rivoluzione islamica e dalla guerra con l’Iraq, mio padre era stato nominato ambasciatore a Teheran e così ci siamo ritrovati a vivere questa esperienza drammatica e sconvolgente. Avevo l’età in cui si affaccia alla mente una forma di consapevolezza e cominciai a farmi molte domande. Non ho più smesso da allora!

Tu sei stata a contatto con la realtà direi fra le più estreme, intolleranti dell’Islam. Una realtà indubbiamente complessa e di difficile comprensione per gli occidentali. Quali sono, secondo te, le motivazioni del fanatismo religioso musulmano e credi sia possibile superarlo?
Questa domanda richiederebbe un’intervista a sé e non avrei sufficienti risposte da dare. Ci sono delle ragioni storiche, geopolitiche, culturali. Certamente l’Iran rimane un grande mistero; come può un regime così severo e antidemocratico resistere alla globalizzazione, alla forza dirompente di una popolazione giovane, attiva e istruita come quella iraniana? Esiste sicuramente una grande divaricazione tra coloro che vivono nelle grandi città e gli abitanti delle zone più remote e rurali ma comunque è in atto un grande cambiamento della società. C’è sempre stata in Iran questa scissione profonda tra la vita pubblica e quello che le persone fanno nella loro vita privata, anche rispetto alla sfera religiosa. 

Vorrei accennare con te alla condizione e vita della donna musulmana nei paesi islamici. Tu hai vissuto sia la realtà iraniana che quella di un paese più moderato come il Marocco, cosa pensi al riguardo?
Quello che è vero per gli iraniani in generale, è ancora più vero per le donne. Molte cose sono ancora proibite ma proprio in questi giorni leggevo di questa regista iraniana, Rakhshan Banietemad che ha detto “la vita di una donna iraniana, qualunque sia la sua posizione sociale o politica, è all’insegna della resistenza, rende la donna vincente”. La strada è ancora lunga ma credo che questo riguardi la condizione della donna nel mondo in generale… non è che l’Italia sia molto all’avanguardia, dopotutto. 

Essere figlia di un diplomatico, essere una nomade di lusso come tu ben ti definisci, che conseguenze ha avuto sulla tua personalità e sulla tua vita? È stata un’esperienza così affascinate come l’immaginario collettivo suggerirebbe o ha avuto anche i suoi lati e caratteristiche negativi?
Certamente ho goduto di grandi privilegi e di questo sarò per sempre grata ai miei genitori. Non tanto per la vita dambasciata quanto per la possibilità di girare il mondo, vivere in paesi diversi, essere immersa in tante lingue diverse, questa ricchezza ha certamente influenzato anche la mia scrittura. C’è poi un aspetto più complicato, che è quello dello sradicamento, del non sapere più qual è casa tua e in una fase della vita come ladolescenza non è stato facile. Ricordo che mi sentivo sempre fuori posto, un po isolata, diversa dai miei coetanei. Crescendo ho potuto apprezzare fino in fondo la fortuna di vivere delle esperienze così diverse e interessanti.

Tornando a Chiara scrittrice, hai qualche autore che più di ogni altro ha influenzato e influenza la tua scrittura? 
Come ti dicevo sono molto legata ad alcune scrittrici come ad esempio Simone de Beauvoir, Natalia Ginzburg, Marguerite Duras donne scrittrici con le quali mi sono identificata profondamente. Mentre scrivevo il Giardino Persiano ho pensato molto a Bassani, ovviamente. In realtà però sono una lettrice onnivora, la lettura è sempre stata un rifugio e uno strumento potentissimo di scoperta e di conoscenza, fin dallepoca in cui ero richiusa in quel giardino. 

Cosa suggeriresti a chi vorrebbe pubblicare?
Penso che prima della pubblicazione bisogna pensare alla scrittura. Scrivere e leggere e non demordere. Non esistono scorciatoie, sono processi molto lunghi e faticosi. Poi ognuno trova la sua strada. 

Chiara autrice ci riserva in un futuro…
…tutta un’altra storia! Il bello dello scrivere è che puoi andare dove ti pare, viaggiare nel tempo e nello spazio. Per chi avrà la pazienza di aspettarmi. Quando inizio un nuovo romanzo, non ho mai la certezza di riuscire a portarlo a termine. Ma questo è un altro discorso. 

Bio
Chiara Mezzalama è nata a Roma il 28 settembre 1972. Vive attualmente a Parigi. Figlia di un diplomatico, ha passato la sua infanzia all’estero.
Scrittrice, traduttrice e psicoterapeuta, ha pubblicato il suo primo romanzo, Avrò Cura di Te con la casa editrice e/o nel 2009. Scrive per la rivista della Società Italiana delle Letterate “Leggendaria” e per il blog di lettura “Tempoxme”, collabora con la rivista “Left”. Ha scritto un diario sugli attentati terroristici a Parigi  “Voglio essere Charlie: diario minimo di una scrittrice italiana a Parigi”,  per Edizioni Estemporanee. Il giardino persiano è il suo secondo romanzo.

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