Teresa Gammauta


Una chiacchierata intensa e piacevole con Teresa Gammauta, autrice del bel romanzo Isole nel quale molti si potranno riconoscere e ritrovare.

Teresa, una domanda diretta: perché scrivi? Cosa è per te la scrittura?
Sembra una domanda facile ma in realtà non lo è. Non per me, almeno. La verità è che non me la sono mai posta e quindi non ho mai cercato perché né motivazioni. Scrivo praticamente da sempre, da quando ho imparato a farlo. Da bambina e adolescente riempivo pagine e pagine di diario, annotando ogni cosa che accadeva dentro e fuori di me, descrivendo il mondo intorno così come nei libri che leggevo e che mi piacevano tanto. Mi sembrava che solo scrivendo la realtà assumesse contorni definiti e non sfuggisse via.  Io sono figlia unica di genitori non giovanissimi e questo ha segnato il mio carattere e le mie scelte. Leggere e scrivere sono stati a lungo il solo modo di conoscere ed esplorare me stessa e gli altri. Col tempo ho iniziato a raccontare storie e inventare personaggi , tuttavia senza mai provare a farmi pubblicare. In verità non consideravo la scrittura un “lavoro”. Anche se non ho mai desiderato fare altro nella vita, pensavo che scrivere sarebbe stato per sempre solo il mio modo d’essere e non una professione. 
Il tuo romanzo Isole parla di scelte, di bilanci, della necessità di riappropriarsi di se stessi per vivere pienamente la propria vita. Che motivazioni ti hanno portata a scriverlo?
Nessuna motivazione concreta quanto piuttosto un’ispirazione “esistenziale” per così dire. Ero in vacanza a Salina, incantevole isola al centro dell’arcipelago delle Eolie e un tardo pomeriggio, seduta sul muretto del lungomare di Santa Marina di fronte un tramonto indescrivibile, mi sono ritrovata a pensare che quello sarebbe stato il rifugio ideale per un fuga da se stessi. Mi sono detta che se mai avessi deciso di mollare tutto è lì che mi sarei nascosta per mettermi in discussione e infine per ritrovarmi. Amo molto le piccole isole – sono siciliana e la dimensione dell’isola mi appartiene, è nel mio DNA – mi affascinano i confini in movimento, fatti solo dei  due diversi azzurri del cielo e del mare. Salina in particolare mi ha “preso il cuore”, me ne sono innamorata perdutamente già prima di attraccare, guardando il suo profilo dall’aliscafo. Un colpo di fulmine diventato poi amore autentico e ricambiato. Ogni volta che torno mi sembra che la piazza sul porto spalanchi le braccia per accogliermi. 
Credi che il fatto di vivere una vita che nel fondo non ci appartiene del tutto sia un problema più squisitamente femminile, forse influenzato e dovuto al ruolo subalterno che le donne sono state costrette a recitare nel corso della storia?
Sicuramente. Il fatto che ad essere protagonista del romanzo sia una donna e non un uomo non è stata una scelta dettata dal caso. Trovo che difficilmente un uomo vivrebbe le esperienze della mia protagonista con le stesse modalità. La non-determinazione, il senso di inadeguatezza sono molto spesso legati alla condizione femminile che dietro un’apparente parità di opportunità e di scelte nasconde ancora ampi margini di discriminazione. “Isole” non è sicuramente un romanzo da leggere in chiave femminista – Paola non è una donna-vittima, se non di se stessa e della propria incapacità di determinarsi – ma il fatto che abbia rinunciato alla propria realizzazione personale per sostenere e facilitare quella del marito è comunque l’aspetto di una subalternità connaturata, da cui ancora poche donne riescono ad affrancarsi interamente.  
Secondo te l’amore può essere il fattore determinante per una scelta di rottura con il proprio presente, con la propria esistenza di sempre?
Credo che l’amore possa essere una sorta di detonatore per una carica innescata da tempo ma che da solo, specie superata una certa età, non possa bastare a mettere in discussione un’esistenza già consolidata. Da giovani si è in questo senso più coraggiosi, ma con la maturità le rotture – pure quelle salvifiche e necessarie – sono sempre difficili. Spesso l’amore è un pretesto, un mezzo per giungere ad una destrutturazione di sé già avviata che aspettava solo un impulso esterno per esplodere. So che può sembrare poco romantico ma credo che nella realtà le passioni, persino quelle più devastanti, difficilmente siano, da sole, causa di cambiamenti radicali. 
“Isole” suggerisce oltre che un luogo geograficamente ben definito, l’idea di una certa solitudine, distanza… Perché hai scelto questo titolo?
Isole sono i due protagonisti e le loro diverse solitudini. La dimensione dell’”isola” credo sia una metafora perfetta della nostra esistenza, del senso stesso del distacco e dell’incomunicabilità che spesso la dominano. John Donne affermava che “nessun uomo è un’isola”, io invece penso che lo siamo tutti. Questa condizione non è comunque una necessaria condanna all’isolamento. Non siamo atolli sperduti negli oceani quanto piuttosto frammenti di arcipelaghi, proprio come le Eolie che fanno da sfondo al mio romanzo.
Nel tuo romanzo sono inserite illustrazioni di Pippo Madè. Come è nata questa collaborazione? 
Diciamo che più che una collaborazione si è trattato del regalo che un grande artista come Pippo Madè ha voluto fare ad un’amica, sconosciuta scrittrice al suo esordio. Subito dopo aver scritto “Isole”, ben consapevole della difficoltà per un emergente a trovare una casa editrice seria, piuttosto che ricorrere ad editori a pagamento  avevo pensato in un primo momento di optare per il self-publishing . Un caro amico comune mi suggerì di chiedere a Pippo di fare un disegno per la copertina e così gli portai il manoscritto, molto timorosa del fatto che potesse non piacergli. Dopo una settimana mi chiamò e lo andai a trovare nella sua meravigliosa casa-museo nel centro di Palermo. Fu un momento per me entusiasmante. Passammo un intero sabato mattina a parlare del romanzo e dei miei personaggi , per la prima volta mi sono sentita un’autrice vera e ho avuto la consapevolezza di avere finalmente intrapreso il cammino, reale e non solo simbolico, verso una destinazione sognata da sempre. Pippo buttò giù quasi davanti a me uno schizzo che conservo gelosamente e che considero l’immagine simbolo del mio romanzo: due vele che si sfiorano tra due occhi di donna. Dopo le cose si sono evolute in maniera imprevedibile : ho trovato un editore serio e i disegni, grazie all’enorme generosità di Pippo, sono diventati quattordici in una ideale trasposizione grafica della storia, nel suo stile inconfondibile e straordinario. 
Ci racconti il percorso, anche dal punto di vista editoriale, che ha portato alla pubblicazione di Isole? Hai qualche consiglio per chi deciderebbe pubblicare?
Devo riconoscere che è stato un percorso facile, e anche breve. All’inizio in verità pensavo che non sarei mai riuscita a farmi pubblicare. Curiosando in rete tra i vari forum letterari leggevo ovunque di esperienze lunghe e umilianti nel tentativo di trovare un editore serio che non offrisse contratti a pagamento,  che per un autore rappresentano un autentica lettera scarlatta capace di segnarlo per sempre. Meditando di ricorrere all’auto-pubblicazione ho comunque inviato il manoscritto ad alcune case editrici – non molte in verità, circa dieci – e tra queste la Milena, della quale avevo fortunosamente avuto notizia attraverso un’inserzione su fb. Dopo poco più di una settimana ho ricevuto una mail di risposta e nel giro di due mesi il romanzo è stato pubblicato. Mi rendo conto di essere stata molto fortunata poiché allora la Milena essendo nata da pochissimo riusciva a leggere tutti i lavori che le venivano inviati e questo mi ha consentito di poter essere valutata. Credo infatti che il problema maggiore per uno scrittore sconosciuto sia quello di riuscire a farsi “leggere”, cosa affatto scontata in un mondo dell’editoria letteralmente sommerso da un oceano di manoscritti. Proprio per questo il consiglio che posso dare è sicuramente di sottoporre la propria opera al maggior numero di editori possibili – quasi tutti accettano il formato digitale, azzerando ogni spesa –e di non intestardirsi con i più prestigiosi che  spesso, subissati di richieste, non riescono ad esaminare nemmeno un terzo di quanto ricevono. Ogni scrittore sogna di essere pubblicato da un grande marchio ma sono proprio le piccole case indipendenti la parte più viva del panorama editoriale, quelle ancora gli danno spinta e incentivi e spesso riescono a scovare i nuovi talenti letterari, al di là delle mode del momento.
E nel futuro di Teresa autrice cosa troveremo?
Ho appena terminato il mio secondo romanzo che sto revisionando con molta attenzione e ho già iniziato il terzo, nel quale mi cimento nella scrittura in prima persona che viene considerata generalmente più “facile” ma che confesso mi  è meno congeniale della narrazione in terza ad immersione profonda. Ogni tanto butto giù anche dei racconti brevi nei quali mi piace sperimentare forme e temi nuovi . Insomma scrivo. Scrivo sempre. Scrivo ad oltranza. Scrivo per legittima difesa. Dopo tutto, non so fare altro.

Bio
Sono nata a Palermo, dove vivo tuttora. Dopo la maturità linguistica ho frequentato la Facoltà di Lettere dell’università di Palermo ma mi sono fermata a pochissimi esami dalla laurea in lingue e letterature straniere. Sono figlia unica e probabilmente questo mi ha spinto, sin dall’infanzia, a cercare nei libri la condivisione umana che mi mancava nella realtà. Ho iniziato a scrivere subito dopo aver imparato a leggere, come se una  cosa non avesse senso senza l’altra, ma solo in età adulta ho deciso di mettermi in  gioco provando a farmi pubblicare. È andata bene, ho trovato quasi subito un editore, giovane e nuovo ma serio e motivato, e così è nato “Isole”. La mia è una vita di una semplicità che definirei essenziale : una famiglia – marito e due figlie di 26 e 22 anni -, un cane che è il mio bambino peloso, tanti amici e tanti interessi, una casa nel centro storico di Palermo che amo moltissimo. Tutto qui. Ho sempre fatto la casalinga, prima per scelta – all’inizio figlie piccole e genitori anziani mi hanno bloccata – e poi per mancanza di alternative. Ma non ne ho fatto un dramma e mi sono sempre ritagliata molti spazi, anche lavorativi, con le lezioni private e le traduzioni, e ho continuato a coltivare le mie passioni, prima fra tutte quella per la lettura che ho trasmesso alle mie figlie. In casa mia i libri si sono trasformati in una vera e propria emergenza : circa 4000 volumi sparsi in tutte le stanze e molti purtroppo anche in scatole di cartone per mancanza di scaffali. Prima o poi ci toccherà realizzare una mega libreria. Pubblicare “Isole” è stata per me la realizzazione di un sogno. Un sogno che continua : ho partecipato ad una raccolta di racconti natalizi nel 2014 – sempre per la Milena edizioni - , ho scritto i testi dei monologhi di un film documentario sulla vita di Padre Puglisi che sta per uscire, e ho finito il mio secondo romanzo. Come dire che nella vita non è mai davvero troppo tardi per diventare quello che si vuole essere.


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