Gloria Dionisi


Incontro con Gloria Dionisi autrice di Era solo un giocatore. Con lei si parla di letteratura, autopubblicazione e progetti futuri.

Gloria quando e perché hai deciso di scrivere?
Il perché non saprei proprio dirlo. Non sono una scrittrice e non mi sento tale. Forse tanti anni fa ci ho pensato e questo romanzo risale a quel periodo, insieme ad altre cose delle quali adesso non so assolutamente che farmene. Forse prima di chiudere questo cassetto e metterci definitivamente una pietra sopra, volevo provare lebbrezza dello scrittore e sapere che effetto fa. 

Che cosa ha ispirato Era solo un giocatore?
Una storia vera e un sogno. Una lunga relazione con un calciatore semi-professionista. Ma per carità, non scateniamo teorie e caccie al personaggio, anche perché lui adesso è sposato, ha figli anche io ne ho una e soprattutto non fa più il calciatore. Anzi, se penso al mestiere che fa, mi viene da ridere. E poi un sogno, un sogno fatto una notte, forse il desiderio inconscio di liberarmi dallamarezza che la fine della nostra storia mi aveva lasciato addosso. In altri termini, ho usato la scrittura come valvola di sfogo ma anche come strumento per plasmare la realtà secondo unaltra forma, quella forma che allepoca desideravo avesse. Però, intendiamoci, solo una piccola percentuale di quanto ho scritto corrisponde a verità; per lo più la storia è inventata. Ispirata è la parola giusta, e poi manipolata secondo un intreccio fittizio. Si può dire che la fabula è vera e lintreccio è finzione? 

Il manoscritto era pronto da tempo, come mai hai deciso di pubblicarlo solo adesso?

Il manoscritto risale al 2002. Credevo di averlo perso nei numerosi cambi di pc; poi, un paio di anni fa, lho ritrovato in una memoria esterna dove avevo salvato i miei archivi. Lho messo su kindle e lho riletto. Lo ricordavo più brutto, invece mi sono sorpresa ad appassionarmi alla storia e a leggerla dun fiato. Chissà! Forse è stata la distanza del tempo a darmi una prospettiva diversa, ero meno coinvolta, più distaccata. Ho iniziato a pensare che, con le opportune modifiche, avrebbe potuto essere un buon prodotto, leggibile, godibile. E poi, come ho già detto, volevo provare lesperienza di sentirmi di nuovo una scrittrice prima di rinunciare del tutto a questo sogno.

Hai scelto di autopubblicare il tuo romanzo.Che motivazioni ti hanno spinta? E che iter hai seguito per esempio riguardo l’editing, la scelta della copertina…

Lo ammetto: subito dopo aver scritto il romanzo lo inviai a un editore ma fu rifiutato. Allepoca la presi male, ora gliene sono grata. Comunque, il self publishing, almeno per quanto mi riguarda, è un modo per non prendermi troppo sul serio, non coltivare speranze folli di fama, soldi e successo e però, allo stesso tempo, lasciare andare la mia creatura, farla camminare, farla conoscere, farle incontrare persone senza troppe responsabilità. Ma con consapevolezza. Perciò ho scelto di farmi seguire nellediting e in tutte le altre fasi della lavorazione prettamente editoriale da E.M.A. Se posso permettermi un paragone: come una donna che si appresta a uscire per un appuntamento, o una festa, ho voluto se non proprio farmi bella, almeno rendermi presentabile: quindi ho mandato il testo dallestetista, ovvero da un editor, ho scelto un bel vestito cioè la copertina (anzi, a dire il vero di vestiti/copertine me ne erano state proposte tre, tutte bellissime tanto che alla fine ho fatto scegliere quella definitiva ai primi lettori attraverso un contest).

Hai qualche consiglio per chi vuole seguire la strada del self publishing?

Secondo me il self publishing è un test, serve a capire molte cose. Cosa si desidera davvero, cosa si è disposti a fare per ottenerlo, come gestire le aspettative. Anche prendere confidenza con il mondo editoriale e a confrontarsi con il pubblico. Non condivido lo stereotipo del self publishing come ripiego o addirittura reazione o ribellione alle chiusure delleditoria tradizionale. È unalternativa, una vetrina, una prova per conoscere soprattutto se stessi. 

E i tuoi progetti per il futuro… cosa ci puoi anticipare?
 Da quel benedetto hard disk esterno sono spuntate altre cose, racconti, poesie, romanzi più o meno compiuti e come per Era solo un giocatore la distanza del tempo passato ha messo tutto in una prospettiva diversa, li trovo meglio di quanto ricordassi. Allo stesso tempo, e lo ripeto per lennesima volta, ho abbandonato lidea di fare la scrittrice, anche a tempo perso. Però c’è questo passato che non voglio cancellare completamente. Piuttosto mi ci voglio divertire, come è successo per questo romanzo. Il futuro, quello vero, è mia figlia Aurora. Il presente, invece, lo vivo giorno per giorno.

Bio
Sono nata a Roma nel 1975, ma ben presto mi sono trasferita a Taranto dove vivo tuttora con mia figlia e il mio gatto di nome Frodo. All'inizio degli anni '2000 ho vissuto per un po' di tempo negli Stati Uniti, a New York sia per ragioni di studio che per ragioni del cuore, lì è dove materialmente il romanzo ha preso forma. 

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