Angelique Gagliolo


Incontriamo Angelique Gagliolo, autrice friulana, che nel suo romanzo 1976 L’urlo dell’Orcolat narra del terremoto che colpì il Friuli e della rinascita di una terra martoriata.

Angelique, raccontaci della tua nascita come scrittrice.
Mi sono sempre vista con la penna in mano. Sin da piccola, prima di saper scrivere, riempivo pagine e pagine di segni. Poi, alle medie e fino al secondo anno di liceo scrivevo racconti, molto fantasiosi, che facevo correggere ai miei professori. Dopo c’è stata una lunga pausa, sostituita da altri interessi, più vicini alletà adolescenziale. La scrittrice è nata in età più matura, quando ho realizzato che cerano storie che mi giravano in testa e dovevano uscire, ma volevo pure che qualcuno le leggesse.

Come e perché hai deciso di scrivere un libro dedicato al terremoto del Friuli?
Da una parte volevo parlare della forza che hanno dimostrato in questa tragedia i friulani, che li ha portati a risollevarsi con dignità e in poco tempo, ancora oggi un esempio da seguire. Dallaltra era un modo per scrollarmi di dosso il suo peso: il terremoto ha rappresentato un fantasma che mi ha seguito sin dalla nascita; sono friulana, nata nel 1976 e come tutti i bambini nati in quellanno venivo chiamata figlia del terremoto”… 

I personaggi del tuo romanzo incarnano perfettamente il carattere friulano. Sono personaggi che hai creato tu o tratti da una vicenda realmente accaduta?
I personaggi sono del tutto inventanti, ma per scrivere il romanzo ho fatto molta ricerca, leggendo quasi tutti gli articoli che sono stati scritti sui quotidiani in quei terribili giorni, le pubblicazioni che ne sono seguite e recandomi a Venzone a visitare il museo dedicato. È inevitabile, dopo tanta ricerca, che alcuni personaggi assomiglino a persone reali. Il carattere tipicamente friulano, invece, è mio. Chi legge quello che scrive se ne accorge, scrivo come sono: essenziale e concreta, spesso riservata, proprio come sono i friulani.

Che ricordo hai del sisma del ’76?
Come ho detto non ho mai vissuto il terremoto in prima persona, ma è stato un discorso che mi ha accompagnato sin dai miei primi giorni. Ricordo le baracche, e i detriti. Le simulazioni a scuola e la paura negli occhi e nelle voci tremanti degli adulti ogni volta che la terra tremava anche solo leggermente. 

Il terremoto ha segnato una svolta decisiva non solo nella vita personale di ogni friulano, ma nella storia stessa del Friuli e ne ha in qualche modo determinato una sorta di rinascita da terra povera, di emigrazione a zona di diffuso benessere. Sei d’accordo?
Perfettamente daccordo. I friulani hanno saputo risorgere dalla macerie e ricostruire la propria terra, arricchendola di quello che le mancava: il lavoro. Hanno saputo sfruttare al meglio le risorse economiche che sono state stanziate e, soprattutto non si sono fermati per piangersi addosso. Mio papà mi ha raccontato spesso che prima del terremoto erano davvero poche le case che avevano il bagno  A volte mi chiedo cosa sarebbe stata di questarea se non ci fosse stata questa terribile tragedia.

Da un punto di vista più personale, soggettivo e intimo, che segni ti ha lasciato l’esperienza del sisma?
Sono profondamente terrorizzata dal terremoto, avverto ogni minima scossa e mi si gela il sangue ogni volta che ne sento il boato. Non credo siano stati i continui discorsi che ho sentito sin da piccola. Credo, invece, di avere un animo recettivo e di aver assorbito i sentimenti delle persone che mi circondavano, facendoli miei.

Venendo ad Angelique scrittrice, hai un genere letterario, uno scrittore di riferimento o nei quali ti identifichi e riconosci?
Prima di essere una scrittrice, sono una forte lettrice. Leggo molto e ogni genere. Le mie letture sono evolute con gli anni, alla ricerca ogni volta di qualcosa di nuovo. Ho amato i grandi classici e ora cerco loriginalità nelle nuove penne. Ma ahimè mi discosto molto dagli autori che amo, per lo più scrittori prolissi, che ti rapiscono per pagine e pagine catapultandoti allinterno anche solo di una singola stanza, oppure capaci di descrivere poche ore nel minimo dettaglio, ma senza mai annoiarti. Io, invece, quando scrivo sono scarna, diretta, immediata, asciutta.

Raccontaci il percorso che ha portato alla pubblicazione del tuo romanzo.
Per scrivere il romanzo ho impiegato molti anni. Ho scritto e riscritto molte pagine, delle quali non rimane nemmeno lombra. Più facevo ricerche e più cancellavo. Poi ho trovato la via e in pochi mesi ho steso la versione che poi ho presentato ad alcuni editori. Ho cercato quelli più vicini per territorio a cui ho inviato il mio manoscritto. Solo due mi hanno risposto: uno in positivo e uno in negativo. Panda editore ha creduto in me e nella potenzialità della mia storia. È stato linizio di una bella avventura, che ancora mi travolge e che mi ha cambiato, conferendomi maggiore fiducia nelle mie capacità.

Un tuo parere sulle potenzialità del web per uno scrittore.
Sto scoprendo in prima persona cosa può offrire il web. Ti consente di metterti in contatto con nuovi potenziali lettori, ma anche in relazione con scrittori emergenti come te, con i quali si possono scambiare esperienze e consigli. Imparando a usarlo nel modo giusto, ti permette di aprire porte che altrimenti nemmeno incontreresti.

I tuoi futuri progetti?
Sto scrivendo un romanzo storico ambientato alla fine del 1700 nel mio territorio. L’idea parte da una leggenda, che spiega l’origine della principale industria della zona, che sembra sia stata fondata da un pirata genovese. Mi sono semplicemente posta alcune domande, tipo: chissà cosa lo ha portato in queste terre, perché amava così tanto gli orologi da fargli creare una fabbrica, ecc. Sto provando a darmi una risposta. Mi affascinano molto i miti e le leggende del mio territorio (ne ho riportata una anche nel 1976 – L’urlo dell’Orolàt). 

Bio
Carnica, nata in Svizzera da padre italiano e madre francese, è mamma di due piccole bambine e moglie, sempre affaccendata per conciliare la famiglia e il lavoro a tempo pieno da impiegata. Ama leggere, scrivere e realizzare piccoli lavoretti creativi con le proprie mani. 
Ha esordito nel 2008 con Il valore di un libro, edito da Progetto Cultura. Il suo racconto La parente povera è stato inserito nella raccolta Vita da precari – tra creatività e follia, e-book edito da CastelloVolante. Diversi altri suoi racconti sono sparsi per il web o postati sul suo blog www.atelierdiscrittura.blogspot.com

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