giovedì 7 marzo 2019

Veneti in controluce
Ausilio Bertoli
Fernandel
pag. 126
prezzo   € 12
e-book. € 6,49

La Trama
Veneti laboriosi, determinati, creativi, a volte ipocriti, ottusi o trasgressivi. Una molteplicità di protagonisti, un unico filo conduttore: l’anima veneta vista “in controluce”. I pregi e i difetti di un popolo raccontato con affettuoso distacco da uno di loro. Sullo sfondo della pianura, delle balle di fieno, dei colli, della goliardia padovana e delle campagne vicentine, diciotto brevi scorci di vita che mostrano come sia cambiata questa terra negli ultimi decenni, e che fanno emergere quelle contraddizioni – una per tutte: la nostalgia del passato contadino contrapposta alla smania arrogante della modernità – che lasciano trasparire i tratti somatici della sua gente. Un’antologia fedele, che descrive un popolo nella sua concretezza, ripercorrendone i luoghi e accarezzandone gli aspetti caratteristici così da farne una fotografia autentica.

Recensione
Il Veneto è, probabilmente, la regione più emblematica del Nord Est con il suo patrimonio storico culturale importantissimo, le sue bellezze naturali, le sue industrie e i suoi prodotti. E poi ci sono loro, i Veneti, che in questa antologia di racconti Ausilio Bertoli descrive e tratteggia con attenzione, ironia, intelligenza, un affetto garbato e  allo stesso tempo pudico, distaccato.
Leggendo questo libro,  ci troviamo di fronte un popolo che sa farsi valere, concreto e lavoratore, ma che vive in un equilibrio instabile fra un passato agricolo e un presente che non è solo quello della grande industria, dell’esportazione e del benessere (sempre più problematico).
Il Veneto di oggi, infatti, probabilmente i nostri nonni  non lo riconoscerebbero, tante e tanto intense sono state le variazioni, le modificazioni di un tessuto sociale e umano che va perdendo la sua compattezza, la sua omogeneità. 
Perché nel lontano (e più volte dimenticato), Nord Est non arrivano solo i mafiosi al confino ma emigrano persone che provengono da paesi così distanti che è difficile situarli, ubicarli.
E così, accanto alle figure che ci rappresentiamo da sempre come emblema di questa terra, ritroviamo immigrati extracomunitari, profughi di guerre dimenticate, persone che arrivano dall’Est.
Non è sempre facile rapportarsi con loro e con la nuova realtà che, inevitabilmente, si viene a creare. Non è facile superare il settarismo, la diffidenza naturale e la chiusura, non è semplice assimilare i nuovi arrivati in un contesto sociale definito, ma i racconti di Ausilio Bertoli offrono una chiave di lettura e una possibile raccomandazione che fa appello, oltre al rispetto, a principi di tolleranza, pietà e solidarietà che fin troppo spesso vengono dimenticati o allontanati con una disinvoltura, un semplicismo tanto superficiali quanto rischioso.
Veneti in controluce descrive con una prosa sobria, elegante e intensa i vizi e le virtù di un popolo alla ricerca di valori nuovi, da inserire in una tradizione importante e da adattare a una realtà in continuo divenire.


Ausilio Bertoli, che motivazioni ti hanno portato a scrivere? 
Non lo so ancora. Ricordo, però, che già nell’adolescenza scrivevo racconti e li pubblicavo in un giornaletto che redigevo da solo e distribuivo gratis ai compagni dell’oratorio. Uno di questi racconti è stato pubblicato, e premiato, nel periodico nazionale dell’ACR. L’avevo mandato scritto a mano, come una lettera qualsiasi, e senza accorgermi di un grave errore di grammatica (“di tu”, anziché “di te”), ma la giuria ha chiuso un occhio. 

Veneti in controluce è il titolo del tuo ultimo libro pubblicato. Un titolo particolare, ce ne vuoi parlare?
Era da tempo che coltivavo l’idea di pubblicare un libro che descrivesse l’anima dei miei corregionali in questo periodo di profonde trasformazioni culturali e sociali. Il Veneto, infatti, non è più quello di qualche decennio fa, come non lo è la sua anima, ovvero le sue tradizioni, i suoi valori, la sua identità. Ho pensato, perciò, di fissare come si fa nelle fotografie istantanee la vita che mi scorreva davanti, così da ritrarla il più verosimilmente possibile, avvalendomi, oltre che della mia sensibilità, anche dei metodi appresi negli studi e nelle professioni che ho esercitato, tra cui quella del ricercatore sociale e del giornalista. Sentito Giorgio Pozzi, il mio editore, si è deciso di dare al libro un titolo curioso e accattivante, cioè “Veneti in controluce”. In un primo tempo io propendevo per “L’anima dei veneti”.

Dai racconti inseriti nel tuo libro, emerge la descrizione di una realtà, quella veneta, in un equilibrio precario fra passato e presente. Indubbiamente la Regione è cambiata. Come credi che si stia reagendo? 
I veneti, e non solo loro per il vero, sono in attesa di qualcosa che si nasconde ancora dietro l’orizzonte, peraltro nebuloso, confuso. Ne deriva che le persone non più giovani avvertono un senso di angoscia più o meno sottile per il futuro che le attende, dopo le tante delusioni sofferte: si pensi ai risparmiatori truffati dalle banche,  ai tanti scandali, alla criminalità organizzata che si estende a macchia d’olio in silenzio, e agli immigrati, specie di altri continenti, che si sostituiscono ai nostri imprenditori sia nelle fabbriche che nei negozi o nei bar, senza integrarsi, creando una sorta di isole direi misteriose, inaccessibili, dentro i centri abitati. I giovani, invece, resistono alle chiusure culturali ed economiche, adattandosi anche ai lavori più umili, oppure se ne vanno altrove, fiduciosi delle  proprie capacità. Il Veneto era il Veneto dei campi e delle emigrazioni, adesso è il Veneto delle fabbriche e delle immigrazioni. Ma per molti giovani, specie se culturalmente specializzati, credo che tornerà ad essere terra d’emigrazione. Mi si stringe il cuore, ma non vorrei illudere nessuno. Il futuro è nella tecnologia e l’Italia ha menti eccellenti, ma poche risorse materiali e pochi investimenti, almeno per ora.

Ho l’impressione che tu inviti a un’attenta riflessione su nuovi modelli di vita e di comportamento che l’evoluzione sociale necessariamente impone e che una delle idee di fondo sia un appello alla solidarietà. Che però, tenendo conto di quello che sta succedendo un po’ ovunque, non sembra così scontato né tantomeno ovvio. Cosa provoca secondo te questo rinascere di nazionalismi esasperati e come si potrebbe superarli? Che ruolo può avere la letteratura?
Anni addietro i valori della solidarietà e della condivisione erano diffusi e accolti con entusiasmo; le porte delle case erano aperte anche la notte: ne ho esperienza; ci s’incontrava nelle strade, nelle piazze, nei negozi, negli oratori, ma ora? Le piazze odierne sono quelle dei centri commerciali, artificiali, desolanti, e quelle dei social. Ci si mette tutti, anche gli anziani, davanti agli schermi degli smartphone e dei tablet e si “cazzeggia” nella solitudine più cupa, cercando drammaticamente un po’ di compagnia. Fortuna che le comunità ogni tanto si mobilitano per le feste del patrono e parecchi giovani o pensionati si dedicano con passione alle iniziative di volontariato, quanto mai utili per dare un senso alla vita. Difatti, se non si dedica la vita al prossimo, che vita è? Certamente grama, inutile, anche dannosa. 

Come lavora Ausilio Bertoli scrittore? Le tue opere nascono di getto o vengono via via prendendo forma e delineandosi
Prendono forma gradualmente, magari dopo averci riflettuto per mesi, rammentando sempre che la vita, al pari della realtà, ha mille sfaccettature, una diversa dall’altra, e la si può osservare da mille angolature. Non nascono mai di getto, eccetto qualche racconto, che poi elaboro in continuazione, mai soddisfatto di ciò che ho scritto.

Hai qualche consiglio per chi vorrebbe veder pubblicato un suo manoscritto?
Oggi penso sia opportuno rivolgersi a qualche buona agenzia per pubblicare il proprio manoscritto, così da evitare perdite di tempo e scoprire le proprie potenzialità affinando lo stile. O, meglio ancora, confidare nella disponibilità dei medi e dei piccoli editori, che rischiano persino l’anima se credono in un autore e nelle sue capacità. 

I tuoi progetti futuri come autore.
Mi piacerebbe dare alle stampe un romanzo di attualità che ho già riscritto tre volte. Quando lo avrò riscritto almeno sette, otto  volte, mi dedicherò alla pubblicazione.

Bio
Ausilio Bertoli (Giuseppe Ausilio Bertoli), è nato il 24 agosto 1945 a Grumolo delle Abbadesse (Vicenza).
Vive a Grumolo delle Abbadesse e a Limena/Padova.
Si è formato negli atenei di Trento (Istituto Superiore di Scienze sociali), di Venezia Ca’ Foscari (Lingue e letterature straniere) e di Urbino, dove si è laureato in Sociologia della comunicazione con Enrico Mascilli Migliorini, che gli ha pubblicato la tesi “Tipologia della comunicazione aziendale” nei Quaderni di Sociologia della comunicazione, n. 2, 1976.Ha cominciato a scrivere e pubblicare racconti nell’adolescenza: nel 1960 ha vinto il premio indetto dall’ACR nazionale, Roma, con il racconto “Campanile di città e campanile di campagna”.È stato segretario personale del Vice Presidente della Cassa di Risparmio di VR VI BL AN, e dal 1987 è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Veneto.
Nell’ambito giornalistico ha collaborato con varie testate, tra cui Il Gazzettino, Il Giornale di Vicenza, La Voce dei Berici, Veneto ieri oggi domani, diretto da Gian Antonio Cibotto, con articoli di critica letteraria, reportage e racconti. Ha anche collaborato con il blog Letteratitudine, diretto da Massimo Maugeri.
Parecchi suoi racconti sono stati pubblicati da Anna Grazia D’Oria nella rivista letteraria “L’immaginazione”, Lecce, Manni editori, e da “Il Giornale di Vicenza”.Ha insegnato Discipline commerciali e aziendali negli istituti superiori e, nel campo accademico, è stato assistente volontario a Urbino, nei corsi estivi, di Enrico Mascilli Migliorini (Sociologia della comunicazione) e Gabriele Pavolini (Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa).
Ha anche condotto numerose ricerche sociali nel mondo dell’emarginazione e della devianza soprattutto a Padova.Ha pubblicato diversi libri di narrativa e di saggistica, tra i quali:
   - l’antologia “Realtà”, Napoli, Oceania, 1988;
  - il romanzo “Il veggente di Bovo”, Chieti, Solfanelli, 1991, introdotto da Rosanna Favilla;
  - l’antologia “Amore per ipotesi”, Udine, Campanotto, 1994;
 - l’antologia “Gente tagliata”, Venezia, Edizioni del Leone, 1996, postfazione di Paolo Ruffilli;
  - l’antologia “Ricerche amorose”, Udine, Campanotto, 1998, introdotta da Elvio Guagnini;
 - l’antologia “Giostra mentale”, Lecce, Manni, 2001, introdotta da Elvio Guagnini;
 - il romanzo “Amore di banca”, eBook, Roma, Libuk/Editori Riuniti/Newton Compton, 2003;
 - il saggio “I temi della comunicazione”, Milano, Lupetti-Editori di comunicazione, 2004;
 - il reportage “Il vizio della notte”, Bologna, Giraldi, 2007;
 - il romanzo “La sirena dell’immortalità”, Roma, Azimut, 2008;
 - il romanzo “L’amore altro. Un’odissea nel Kosovo”, Nardò (LE), Besa, 2009, con una nota di Anna Renda;
 - il reportage narrativo “Rosso Africa”, Milano, Mimesis, 2011;
 - il romanzo “L’istinto primo”, Ancona, Italic Pequod, 2014;
 - il romanzo “Un mondo da buttare”, Ancona, Italic Pequod, 2017, postfazione di Michele Monina.
 - L’antologia “Veneti in controluce”, Ravenna, Fernandel, settembre 2018 e gennaio 2019.

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