domenica 27 gennaio 2019

La famiglia Karnowski 
I. J. Singer
Adelphi
pag. 498
prezzo   € 8,50
e-book  € 2,99

La Trama
Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nell'affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi - Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna "essere ebrei in casa e uomini in strada". Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski - percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare.

Recensione
Libro ideale per chi abbia amato le grandi saghe famigliari, questo Buddenbrook, dal sapore forte, speziato e yiddish, copre un lasso di tempo piuttosto ampio, ma si focalizza sulla Germania a cavallo delle due guerre e ci spiega, meglio di un saggio, come le male erbe uncinate abbiano potuto trovare terreno fertile e attecchire al muro della delusione e della miseria.
I grandi libri, inevitabilmente, insegnano qualcosa e la storia dei Karnowski ci spiega che non solo ognuno è ebreo di qualcuno, come ebbe a dire un mio illustre concittadino, ma che anche un ebreo può diventare l'ebreo di un ebreo.
Il lettore sentirà avvicinarsi l'eco di "Prima vennero...", mi raccomando non di Brecht, come erroneamente si crede, ma del Pastore Martin Niemoller, ma Singer non è autore da finali scontati e gli regalerà un'ulteriore svolta narrativa e un'altra amara riflessione: la Statua della Libertà può essere mendace al pari di quella scritta "Arbeit Mach Frei" che campeggia ancora in un luogo di terribile memoria.
In conclusione, invito tutti a leggere questo capolavoro e a diffidare di quelli che ostentano tronfi la parola Libertà!
                                            Riccardo Gavioso

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