giovedì 6 dicembre 2018

Uccellino del Paradiso
Joyce Carol Oates
Mondadori
pag. 494
prezzo   € 9,45
e-book  € 7,99

La Trama
1983: un efferato delitto sconvolge la cittadina di Sparta, nella provincia americana. L'affascinante Zoe Kruller, cameriera in una gelateria e cantante di bluegrass che insegue la celebrità, viene brutalmente strangolata nella casa dove vive con un'amica dopo aver lasciato il marito, di origine pellerossa, e il figlio Aaron. I sospetti cadono sull'avvenente Eddy Diehl, che aveva una relazione con lei. E nell'ambiente torbido e soffocante di Sparta l'accusa mette in moto un meccanismo perverso che distruggerà il ménage familiare e la vita di quest'uomo. Testimone silenziosa della vicenda è Krista, la figlia di Eddy, profondamente legata al padre e convinta della sua innocenza. È lei a rievocare sul filo della memoria la figura paterna e gli anni trascorsi sotto il segno d'un terribile trauma. Ma la sua esistenza si intreccia anche con quella di Aaron, ragazzo difficile e problematico che reca nei tratti e nell'indole l'impronta del suo retaggio indiano. Accomunati dalla dolorosa perdita dei genitori che ha posto bruscamente fine alla loro infanzia, si ritroveranno coinvolti in un amore acerbo e inespresso, con il quale riusciranno a confrontarsi solo da adulti. "Uccellino del Paradiso" è un romanzo di formazione che combina sensualità e violenza, un racconto dove la tenerezza si intreccia indissolubilmente con la crudeltà. Ambientato nella regione settentrionale dello Stato di New York che è per la Oates un autentico "luogo dell’anima".

Recensione
Quante Americhe ci sono?
Forse tante, forse nessuna o solo una, e se ce ne dovesse essere una sola, non sarebbe certo quella di Time Square o quella di Tiffany, sarebbe l’America narrata dalla Oates. Quella che unisce idealmente il Capote di “A sangue freddo” al McCharty di “Non è un paese per vecchi”. Un paese che si specchia nella sua provincia fatta di roulotte, d’immondizia, di discriminazione razziale, di alcool, droga e degrado, materiale e morale, e soprattutto di violenza, sempre banale o troppo sofisticata, che lega chi vive ai margini a chi vive negli ordinati villini inseguendo non il sogno della famiglia perfetta, ma quello della perfetta famiglia americana.
Zoe Kruller, carismatica dispensatrice di coni gelato di giorno e di bollenti aspettative erotiche di notte, sogna in grande, troppo in grande. Così il suo sogno finirà per diventare incubo per chi le sta accanto e per chi le è stato accanto, per quelli che hanno amato e per quelli che hanno odiato questa Bocca di Rosa dei monti Adirondack, perché nel paese del Grande Sogno, i sogni non possono tramontare, possono solo deflagrare. Un’esplosione che risparmierà solo gli uccellini, la delicata Krista e il ribelle Aaron, ma avranno ali tarpate, incapaci di accettare l’amore e ansiosi di saltellare verso un quotidiano la cui monotonia sia in grado d’esorcizzare sogni e incubi.
Le tematiche della Oates possono affascinare come sconcertare, e lo stesso dicasi per la sua scrittura anticonvenzionale, i suoi continui salti temporali e ribaltamenti di prospettiva. Ma Joyce Carol non è scrittrice da quadretti, ma da affreschi potenti, e un affresco è fatto di particolari e di giochi di luce, in cui lo spettatore, che qui è lettore, si deve perdere per ritrovare una straordinaria visione d’insieme.
Riccardo Gavioso

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