mercoledì 14 novembre 2018


Morte nella steppa, Yeruldelgger
Ian Manook
Fazi
pag. 524
prezzo  € 14,02
e-book €  11,99

La Trama
Non comincia bene la giornata di un commissario mongolo se, alle prime luci dell'alba, in una fabbrica alla periferia della città, si ritrova davanti i cadaveri di tre cinesi, per di più con i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. E la situazione può solo complicarsi quando, poche ore dopo, nel bel mezzo della steppa, è costretto a esaminare una scena perfino più crudele: i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Quello che però il duro, rude, cinico ma anche romantico commissario Yeruldelgger non sa è che per lui il peggio deve ancora arrivare. A intralciare la sua strada, e a minacciare la sua stessa vita, politici e potenti locali, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti illeciti, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Sullo sfondo, una Mongolia suggestiva e misteriosa: dalla sconfinata Ulan Bator alle steppe abitate dagli antichi popoli nomadi, un coacervo di contraddizioni in bilico fra un'antichissima cultura tradizionale e le nuove, irrefrenabili esigenze della modernità. Yeruldelgger dovrà compiere un viaggio fino alle radici di entrambe, se vorrà trovare una soluzione per i delitti, e anche per se stesso. Un thriller classico, a tinte forti, con un'ambientazione unica, in cui pagina dopo pagina si susseguono le scene ad alta tensione e ogni calo di emotività è bandito.

Recensione
- Tenete calmo il vostro cane!
No, non sono impazzito, “temete calmo il vostro cane” è la formula rituale con cui, in Mongolia , ci si annuncia al proprietario della yurta in assenza di videocitofono... non sapete nemmeno cos’è una yurta!? ...allora il libro di Manook, giornalista francese di origini armene, fa al caso vostro, anche se in un impeto di generosità sono disposto ad anticiparvelo: è la tradizionale abitazione mongola, di dieci metri di diametro, rivestita di feltro e piazzata nelle steppa dai nomadi eredi di Gengis Khan. Per meglio dire, una volta era piazzata nella steppa, ora è più spesso confinata all’ombra di qualche futuristico grattacielo di Ulan Bator che pare voler evidenziare la tristezza dei palazzoni russi piantati dai vecchi padroni del paese in attesa dei nuovi conquistatori cinesi e coreani.
Vi siete di nuovo persi... cribbio!
Allora facciamo una cosa, leggetevi questo noir con protagonista Yeruldelgger. Yerul... del... gger, di gran lunga il poliziotto più pragmatico che possiate immaginare, dimenticate procedure e cavilli, sostituiteli con monaci guerrieri shaolin e cavalli, e iniziate a chiedervi cosa ci fa un pedale sepolto nella steppa... ora basta, vi ho già detto troppo di questo romanzo che riesce a coniugare antico e moderno in uno dei luoghi più ricchi di storia e tradizioni della terra.
Ora potete entrare: legate il cavallo o posteggiate il quad, infilate il frustino in una delle cinghie che fissano il rivestimento della yurta, attraversate la soglia col piede destro senza calpestarla, e accomodatevi a bere un buon tè salato col burro.
Ho detto “destro”! ...cribbio!
                                       Riccardo Gavioso

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