lunedì 13 agosto 2018

Le otto montagne
Paolo Cognetti
Einaudi
pag.208
prezzo € 18,50
e-book € 9,99

La Trama
Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
Paolo Cognetti, uno degli scrittori piú apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.

Recensione
Mi piacerebbe non essere frainteso, proviamoci...
Il libro in questione è un ottimo romanzo e Cognetti un bravo scrittore. Si aggiunga che lo Struzzo, pur in cattività, ha fatto davvero un buon lavoro e ha ficcato la testa in finissima sabbia narrativa.
Vi invito quindi ad acquistarlo e a leggerlo, certo che rimarrete soddisfatti di entrambe le cose. Se poi amate la montagna, il libro vi porterà a salire i suoi versanti meno commerciali, saldamente assicurati a una trama non banale di amicizia. Si dice che il grande narratore sappia osservare, e certamente Cognetti ha scrutato a lungo le vette ed è dotato della capacità di restituirle così vivide da incantare anche un bagnino di Riccione. Riuscirà trasformarvi in pesce di torrente, ansioso di risalire il corso della narrazione, perché il passato di un corso d'acqua è a valle e il futuro a monte, come ben sa la gente che va per montagne.
E quando arriva il "ma"?
Eccolo!
Ma il "ma" forse sarà tale solo per chi, come me, abbia avuto la fortuna di leggere i grandi cantori dei monti del passato, penso tra gli altri a Sgorlon e Camon, e alla capacità di impreziosire le loro storie di malga e di alpeggio, con elementi storici e sociali in grado di fissarle saldamente alla nostra memoria come chiodi in parete.
Ecco, a Cognetti manca quel salto di qualità per raggiungere le vette narrative: forse col tempo lo farà o forse sono solo ubbie di chi, come me, si volta indietro brontolando di come si stava meglio…
                                   Riccardo Gavioso

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