lunedì 12 febbraio 2018


Stranieri su un molo
Tash Aw
ADD Editore
pag. 91
prezzo € 10,20
e-book € 3,99

La Trama
In questo breve e intenso saggio, Tash Aw accompagna il lettore in un tour guidato nel proprio terreno più intimo: la sua faccia. La vitalità culturale dell'Asia moderna è riflessa nel suo stesso volto, il tono cangiante della sua pelle e i suoi lineamenti riflettono una complicata storia familiare fatta di migrazione e adattamento. Gli stranieri del titolo, smarriti su un molo, sono i nonni dell'autore, approdati a Singapore dopo l'insidioso viaggio in barca per fuggire dalla Cina verso la Malesia negli anni Venti. Dal porto di Singapore, a una corsa in taxi nella Bangkok di oggi, a un'abbuffata da Kentucky Fried Chicken nella Kuala Lumpur degli anni Ottanta, Aw tesse storie di inclusione ed esclusione, tra scenari che saltano da villaggi rurali a club notturni e una varietà vertiginosa di lingue, dialetti e slang, per creare un ritratto sorprendentemente intricato e vivido di un luogo stretto tra il futuro in rapido avvicinamento e un passato che non si lascia andare. "Lui era un immigrato. Io ero il nipote di un immigrato. Non avremmo mai avuto lo stesso sguardo sul mondo." Il libro è completato da un'intervista all'autore fatta in esclusiva per l'edizione italiana del volume.

Recensione
Stranieri su un molo di Tash Aw è un piccolo libro prezioso.
Si legge d'un fiato, trascinati dalla prose veloce ed elegante.
Si legge come un romanzo, anche se non lo è.
Perché si tratta di una sorta di biografia esistenziale, in cui lo Scrittore parte dalla storia dei nonni, immigrati in Malesia dalla Cina devastata dalle carestie, per ritrovare se stesso, le proprie origini, la propria lingua e la propria storia.
Il libro è illuminante. Offre riflessioni da insider sulla realtà sociale e culturale cinese, anche quando si parla di comunità cinesi che vivono in altri stati e ne sono parte integrante della storia e del tessuto sociale. Senza mai smettere veramente di essere Cinesi.
Identità fluide, malleabili, eclettiche e compatte al tempo stesso. Tash Aw ci svela la frammentazione e la diversità di mondi che, agli occhi degli Occidentali, sembrano monolitici, senza sfumature.
E, senza pregiudizi alcuni, riflette sul fenomeno delle immigrazioni, con tutto il carico di problematiche e di sofferenze che si trascina dietro, suggerendo come la ricerca della propria identità sia inevitabile e che, dietro alla omologazione ed alla negazione della diversità, si nasconda una trappola.
Egli scrive: ˝non dobbiamo fingere di essere tutti uguali. Non siamo tutti uguali˝.
Voce fuori dal coro?
Non proprio, perché dietro queste parole apparentemente politically uncorrect ci sono la presa di coscienza della diversità come valore e la consapevolezza che la reale commistione dei popoli avviene sempre e solo se da entrambe le parti vi e la volontà di accogliere e condividere.
                                                                          Giada Pauletto

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