lunedì 12 febbraio 2018


L’Arminuta
Donatella Di Pierantonio
Einaudi
pag. 162
prezzo  € 13,13
e-book € 8,99

La Trama
Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con "L'Arminuta" fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche più care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c'è Adriana, che condivide il letto con lei. E c'è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L'accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell'Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Recensione
La fame è sicuramente miseria, ma la miseria non è solamente fame. È piuttosto un'indigenza affettiva che destina all’anima i suoi morsi.
Nella miseria si può nascere e alla miseria si può ritornare. Alla miseria ci si può abituare e alla miseria ci si può ribellare, e L'Arminuta, ostinata ragazzina di città, La Ritornata nel dialetto abruzzese, alla miseria si ribellerà, e lo farà con l’aiuto di una bambina di paese che possiede la saggezza di una centenaria assisa su un trono di legno contadino e di un cucciolo d’uomo prigioniero di se stesso. Si ribellerà contro madri presenti e passate, e si ribellerà al bisogno di madri future.
La Di Pietrantonio ci racconta una storia che sembra appartenere a tempi lontani nel tempo e nello spazio, e che invece confina col nostro benessere economico. E lo fa con uno stile affiliato e nitido, a tratti crudo, senza mai specchiarsi in una parola o in un aggettivo, senza cedere alle facili lusinghe dello stereotipo, certamente aiutata in questo dalla Regina Mida di Einaudi, Angela Rastelli, capace di trasformare in Strega e Campiello tutto quel che tocca con i suoi lapis colorati.
Una prova convincente, in anni in cui la narrativa italiana sembra ormai prossima alla miseria. Letto? Piaciuto? Diffidate dei premi letterari o li ritenete ancora utili per orientare le vostre scelte?
                                                                                       Riccardo Gavioso

Nessun commento:

Posta un commento