venerdì 2 febbraio 2018

L’abbandonatrice
Stefano Bonazzi
Fernandel
pag. 208
prezzo € 15
e-book € 6,49

La Trama
Durante l'inaugurazione della sua prima mostra fotografica, Davide riceve una chiamata: Sofia, l'amica di cui aveva perso le tracce anni prima, si è tolta la vita. Al funerale, Davide conoscerà Diamante, figlio di Sofia. Un sedicenne scontroso e instabile che insieme al dolore si porta appresso un fardello di domande: che relazione c'era tra Davide e Sofia? Perché sua madre è scappata dall'Italia troncando ogni rapporto con amici e famigliari? Perché il suicidio? Tornato a Bologna insieme a Diamante, Davide si ritroverà a vivere una complicata convivenza a tre che coinvolge anche Oscar, il suo compagno, e grazie alla quale riemergerà la storia di Sofia, colei che lascia per paura di essere lasciata: una storia di abbandoni e di fughe, di silenzi e di madri dai comportamenti irrazionali e inspiegabili. "L'abbandonatrice" è un romanzo che racconta gli attacchi di panico e la droga, l'adolescenza e il disagio. Un romanzo sulle responsabilità che ogni scelta comporta e sulla difficoltà ad accettarne le conseguenze, a qualunque età, qualunque ruolo la vita ci abbia riservato.

Recensione
C’è molto in questo romanzo di Stefano Bonazzi che ci racconta di sentimenti, di quelli non scontati, di quelli che graffiano l’anima. Innanzitutto troviamo l’amore, come quello che lega il protagonista Davide a Oscar, difficile, complicato, duro e crudele, che non regala sogni ma che richiede dedizione assoluta, pazienza infinita, una costanza quasi cieca. 
E poi famiglie anafettive, madri la cui fragilità diviene uno scoglio insormontabile per la crescita dei figli, genitori e parenti incapaci di accettare la diversità e ogni possibile deviazione dal tranquillizzante e scontato percorso di vita piccolo borghese che hanno attraversato nel corso della loro vita.
I protagonisti de L’abbandonatrice vivono sulla loro pelle la paura della sofferenza, del fallimento, del dover affrontare se stessi e le proprie debolezze. 
La loro, in definitiva, è un’esistenza che rischia di essere in ogni istante travolta dal non essere: sono tutti e tre artisti, ma nessuno di loro sembra trovare nell’arte una possibile rivincita, un possibile riscatto, come nel caso di Oscar che non supererà mai la frustrazione per essere un musicista solo mediocre.
Accompagniamo Oscar, Sofia e Davide e assistiamo impotenti alle loro sconfitte, agli istanti di speranza che sembrano perdersi per sempre fino alla comparsa di Diamante, il figlio di Sofia, adolescente complesso e ribelle che segnerà la rinascita di Davide come persona e, in qualche modo, suggellerà anche la sua conferma come fotografo.
L’abbbandonatrice è un romanzo intenso con personaggi forti, difficili e una storia impegnativa, profondamente autentica, che la prosa di Stefano Bonazzi, sobria, precisa e affilata come un bisturi, sa rendere perfettamente.


Chiacchieriamo con Strefano Bonazzi, per concerto meglio come persona e come autore.

Stefano, nella post fazione al tuo romanzo L’abbandonatrice riveli che la storia si ispira in fatti realmente accaduti. Perché hai deciso di raccontarla?
Quando ti trovi davanti a certe confessioni non puoi tirarti indietro, ancor più se sgorgano da un dialogo spontaneo e inaspettato. Certe confessioni sono doni preziosi. Quello che accadde alla famiglia di Sofia mi è sembrato fin da subito surreale e al tempo stesso anche tremendamente attuale. Quante volte si sentono fatti di cronaca simili? Quanto può destabilizzare una perdita? quanto può spaventare una responsabilità affrontata da soli? In quanti cocci si può frantumare una famiglia e come si ripercuote nelle vite degli altri? Non penso di aver offerto nessuna risposta, non penso nemmeno di averne le capacità, io ho raccontato una storia, la conclusione la lascio al lettore.

Il lettore rimane sicuramente coinvolto e tu, nello scrivere, che emozioni, sensazioni hai provato e dovuto affrontare?
Ci sono molti temi che mi riguardano da vicino, primo fra tutti il panico, gli attacchi di panico, il terrore notturno, tutte fobie che Davide, uno dei protagonisti, si trova a dover affrontare più volte nel corso della storia. Avendoli vissuti in prima persona anni addietro, scrivere questo libro è stato come riaprire un armadio pieno di scheletri: sai che ora sono solo scheletri, sai che sono morti e non potranno più farti del male eppure non puoi restarne indifferente.

La trama del tuo romanzo si sviluppa a Bologna che sembra quasi “respirare” con i protagonisti. Che rapporto hai con questa città?
Io sono nato a Ferrara, una piccola città a misura d'uomo a pochi chilometri da Bologna e fin dai primi anni dell'indipendenza giovanile vedevo Bologna come un paradiso di possibilità, un parco giochi affollato, aperto giorno e notte, un luogo in cui potersi perdere ma senza rischiare di affogare o congelarsi nella freddezza che invece altre metropoli possono infondere. La scena artistica e culturale di questa città mi è sembrata quindi la location perfetta in cui calare le vicende di questi tre "aspiranti artisti", al tempo stesso ho sempre sognato rendere tributo in un libro al luogo che fin dal primo giorno mi ha accolto senza pregiudizi né barriere.

Un romanzo come L’abbandonatrice si scrive di getto o ha richiesto un lavoro di preparazione previo?
Alcune parti sono state scritte di getto, altre sono arrivate solo in seguito. Diciamo che la storia principale, il nocciolo, mi ha richiesto pochi mesi, però poi c’è stato  tutto un lavoro di editing, stabilizzazione e cesellatura che si è protratto per più di un anno.Penso sia una cosa tutto sommato normale quando si ha a che fare con storie in cui ci si riconosce in più di una pagina.

Che percorso ti ha portato alla pubblicazione del libro? E hai qualche consiglio per chi vorrebbe pubblicare un propio manoscritto?
Il libro è stato letto e apprezzato da Gianluca Morozzi che si è esposto in prima persona proponendolo all’editore. Quello che consiglio sempre agli esordienti è di non limitarsi a rincorrere l’ultima pagina di un manoscritto ma fermarsi e lasciar “decantare” le parole. Il punto di vista  durante la fase di scrittura è sempre deviato e i tempi editoriali ristretti costringono gli editori a fare un lavoro di scrematura enorme, quindi il rischio di proporre un manoscritto zoppo e giocarsi una chance è alto. Meglio fermarsi un attimo, far leggere la storia a un professionista e valutare anche la possibilità di un editing preliminare, prima di esporsi. E soprattutto essere umili: qualsiasi editore serio, piccolo o grande che sia, ha sempre comunque più esperienza di un autore esordiente. Non fermatevi all’idea “la mia storia è perfetta così”, ma fate tesoro di consiglii ed esperienze di chi è nell’ambiente da anni.

Scriverai ancora in futuro e che storie ci racconterai?
Ho un paio di storie già ultimate, molto diverse tra loro e molto diverse anche dai temi e dalle atmosfere di questo romanzo, ma come dicevo qualche riga sopra, hanno ancora bisogno di un periodo di decantazione. Nella vita sono un impulsivo ma sulla carta mi piace prendermi il giusto tempo.

Bio
Stefano Bonazzi nato nel 1983 a Ferrara, di professione webmaster, da oltre dieci anni realizza composizioni e fotografie ispirate al mondo dell’arte pop-surrealista. Le sue opere sono state esposte, oltre che in Italia, a Londra, Miami, Seul, Monaco. Ha esordito nel 2011 con il racconto “Stazioni di posta”, nell’antologia Auto Grill (Jar Edizioni), a cui sono seguiti Primo amore in Bologna violenta (Felici), Morsi nella raccolta Fucsia e Malabimbi in I Clown Bianchi (Clown Bianco), Malerba in Weekend con il mostro (Fernandel), Bambi in La montagna disincantata (Fernandel) e il racconto breve Edgar, apparso nell'antologia Uno sputo di cielo (Watson) i cui proventi sono stati devoluti all’orfanotrofio di Betlemme e La cura di Sandrone apparso nel Manifesto Letterario per la Legalizzazione della Cannabis Gli Stonati (.NEO editore).
I racconti Forse abbiamo esagerato, Niente Coma forte sono stati selezionati tra i finalisti del premio Nebbia Gialla 2015, 2016 e 2017 a cura di Paolo Roversi.
Ha pubblicato due romanzi A bocca chiusa per Newton Compton Editore e L’abbandonatrice per Fernandel Editore.
www.stefanobonazzi.it

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