lunedì 5 febbraio 2018


Il morso della reclusa
Fred Vargas
Einaudi
pag. 432
prezzo   € 17
e-book  € 9,99

La Trama
Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d'accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

Recensione
AAA Recensione rigorosamente in stile Vargas... astenersi perditempo.
E dire che era iniziata anche bene per un Adamsberg che, reduce da una vacanza nelle nebbie islandesi, appena rientrato a Parigi, aveva brillantemente affrontato un problema di traffico e uno di natura idrica. Ma, tanto per cambiare, si ritroverà ben presto con la testa fra nuvole e gabbiani, costretto ad arrampicarsi in cima all’albero maestro del vascello dell’Anticrimine per sottrarsi a un imprevisto tentativo d’ammutinamento. Sorpreso e amareggiato, come Magellano non si darà per vinto, ma inizierà a tessere la sua tela per riconquistare la sua ciurma ad uno ad uno, chi con le buone, chi con le cattive, chi con le pessime. Così il maieutico e tricocromatico Veyrenc, l’ittiologo Voisenet, convinto che il pesce abbia le note di coda di un Chanel n. 5, Estalère, l’uomo del caffè e delle meraviglie, soprattutto nei confronti di sé stesso, l’ipersonne Mercadet, da ricaricare ogni tre ore come un telefonino prima generazione, e la granitica Retancourt, dea polivalente dell’Anticrimine, con le sue otto braccia come Shiva, pian piano torneranno dalla sua parte per seguire, tra una “Garbure” e un pranzo al sacco, le tracce di un assassino tanto venefico quanto subdolo e paziente.
Ci sarà posto anche per uno degli Evangelisti, il preistorico Mathias, che, chiamato a scavare, si ritroverà, inopinatamente loquace e col cuore disotterrato.
Vargas pesca, tanto per restare in metafora, a piene mani da suo inesauribile bagaglio professionale di medievista e archeologa, per regalare ai suoi affezionati lettori una delle sue trame più avvincenti e originali. Lettori ai quali non resterà altro che rimanere “reclusi” nella sua finissima ragnatela d’inchiostro fino all’ultima pagina, ammirati dalla capacità di Frédérique di non cedere alle lusinghe del mercato e di regalarci un nuovo libro soltanto quando sarà in grado di rivaleggiare con i migliori dei precedenti.
                                                                                                  Riccardo Gavioso

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