domenica 25 febbraio 2018


Cugina K 
Yasmina Khadra
Edizioni Lavoro
pag. 94
prezzo €8,00

La Trama
Chiuso in una solitudine dolorosa e ossessionato dal passato, un uomo ricorda: l'infanzia segnata dalla brutale uccisione del padre, la madre fredda e tiranna e la cugina, del cui nome conosciamo solo la lettera iniziale bellissima e inaccessibile. Attorno a questi elementi ruota il monologo - un alternarsi di ricordi, vaneggiamenti e soliloqui - dell'anonimo protagonista, che si interroga sul senso del bene e del male, su ciò che è giusto e sul desiderio, frustrato e frustrante, di "esistere" per l'Altro. Un breve romanzo intenso e coinvolgente, con un sapore quasi da tragedia greca, che approda, in un vorticoso crescendo narrativo, a un finale sorprendente. Yasmina Khadra, con una prosa aspra, tesissima, dove si aprono tuttavia improvvisi squarci lirici, esplora con maestria gli angoli più remoti dell'animo umano.

Recensione
Cugina K di Yasmina Khadra è un breve romanzo di agghiacciante bellezza.
È la storia di una lenta inesorabile catabasi.
Una caduta nel baratro del crimine senza ritorno.
Nella lucida follia che porta alla totale insensibilità verso l'Altro.
La scrittura, come un bisturi, fruga e seziona le piaghe dell'animo umano.
Nessuno ha un volto, pochi personaggi hanno un nome. Tutto è assoluto, archetipico.
E la voce del protagonista si solleva sulla desolazione di piccoli traumi piccole negazioni piccole rinunce di sé. Tutto appare quasi insignificante. Come il tarlo che erode intere colonne.
Duro e ostico al tempo stesso, il libro destabilizza anche perché ambientato nell'Algeria mediterranea, al limitare del deserto.
Le atmosfere fanno pensare ad una cupa e cerebrale città del Nord Europa ed invece si scopre quanto allucinante può essere il Sole di certe estati africane.
Il silenzio della controra, l'ombra degli ulivi contorti.
E nel villaggio, così come nelle città, nella dimora signorile e nell'appartamento borghese, sempre la stessa noia, sempre la medesima distrazione ed il medesimo vuoto emotivo sono gli artefici nascosti dei crimini innominabili.
Dei bravi ragazzi che diventano mostri.
Almeno quelli che crediamo essere bravi ragazzi…
                                                                                               Giada Pauletto

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