lunedì 26 giugno 2017


L’anello della chiave
Hella.S.Haasse
Iperborea
pag. 168
prezzo € 11,05

La Trama
L'infanzia e l'adolescenza in una Giava magica, un mondo coloniale abbandonato per sempre, l'affascinante amica del cuore perduta e scomparsa nel nulla, il marito amato che le nascondeva una passione segreta: forse è nel forziere di cui non trova più la chiave la spiegazione dei tanti enigmi della vita di Herma Warner, la preziosa cassa di ebano in cui ha rinchiuso le sue "Indie", i documenti di un lontano passato da tempo lasciato depositare nel fondo oscuro della coscienza, inaccessibile quanto l'antico forziere. Finché una lettera la spinge a far luce in quei recessi dell'anima: un giornalista le chiede notizie di una certa Mila Wychinska, nome in cui è più volte incappato nei suoi studi sugli attivisti dei diritti umani nel Sud-Est asiatico, senza trovare informazioni fondate. Basta quel nome perché l'onda dei ricordi travolga le barriere che Herma si è costruita nei suoi ordinati studi di storica dell'arte e nella quiete della casa di famiglia dove vive ritirata. Perché Mila Wychinska non è altri che Dee Mijers, l'amica della giovinezza a Batavia, uno dei nomi che aveva adottato, rinunciando a quello della sua nobile famiglia, nella sua continua ricerca di un'identità, sempre dalla parte delle vittime del potere e delle discriminazioni. A poco a poco riaffiora la storia di un'amicizia e di un amore in cui si riflette la fine di un'epoca e di un mondo, dal colonialismo alle lotte d'indipendenza, fino alla nascita della Repubblica Indonesiana.

Recensione
Hella Haasse è una scrittrice raffinatissima e potente: in poco più di cento pagine, ci regala, nel romanzo L'anello della chiave, un affresco storico, un ambiente esotico, Giava nel primi del '900, al tempo della colonizzazione olandese, una descrizione intima dell'animo umano e dell'eterna alternanza fra rivalità e sorellanza fra donne.
Giunta agli ultimi capitoli della propria vita, la protagonista ricorda, anzi viene costretta a ricordare, la giovinezza a Giava, quell'appartenere a due mondi differenti tipico di chi è nato nelle colonie, le leggende e la splendida natura, la popolazione multietnica e la più cara amica. Un'amica che diventerà nel tempo ombra specchio e rivale. Alla fine, ci si interroga sulla verità: la verità sull'amore, sull'amicizia e su tutti i rapporti umani. Quanto siamo sinceri gli uni con gli altri? E quanto siamo sinceri con noi stessi?
Giada Pauletto

Il Morso 
Simona Lo Iacono
Neri Pozza
pag. 238
prezzo € 14,03

La Trama
Palermo, 1847. Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come «due mandorle dure» e una reputazione difficile da ignorare: nella sua città, Siracusa, viene considerata una «babba», ossia una pazza. La nomea le è stata attribuita a causa del «fatto», ovvero il ricorrere di improvvise e violente crisi convulsive, con conseguente perdita della coscienza. Il «fatto» aleggia sulla vita di Lucia come un'imminenza sempre prossima a manifestarsi, un'ombra che la precede e di cui nessun medico ha saputo formulare una diagnosi, a parte un tale John Hughlings Jackson che al «fatto» ha dato un nome balordo: epilessia. Un nome che le illustri eminenze mediche siciliane hanno liquidato con una mezza alzata di spalle. Per volontà della madre, speranzosa di risanare le sorti della famiglia, Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso la casa dei conti Ramacca. Un compito che la «babba» accetta a malincuore, sapendo che il Conte figlio si è fatto esigente in tema di servitù femminile. Da quando, infatti, in lui prorompe la vita di un uomo, l'intera famiglia si è dovuta scomodare a trovargli serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d'amore. Stufo delle arrendevoli ragazze che si avvicendano nel suo letto, il Conte figlio è alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga, dandogli l'impressione che la caccia sia vera e che il trofeo abbia capitolato solo per desiderio. O, meglio, per amore. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il Conte figlio le si accosta perciò con consumata e indifferente esperienza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza. La ragazza, però, gli sferra un morso da furetto. Un morso veloce, stizzito, che lo fa sanguinare e ridere stupefatto. Un gesto di inaspettata ribellione che segnerà per sempre la vita di Lucia, rendendola, suo malgrado, un'inconsapevole eroina durante la rivoluzione siciliana del 1848, il primo moto di quell'ondata di insurrezioni popolari che sconvolse l'Europa in quel fatidico anno.

Recensione
Il Morso, di Simona Lo Iacono è un libro che sembra scritto in altri secoli.
Per il linguaggio, aulico, barocco, prezioso come perla scaramazza, capace di descrivere un maniera poetica anche gli aspetti più miseri ed infimi della vita e dell'animo umano.
C'è di sicuro la donna di Legge (l'Autrice è un magistrato), nella ricostruzione storica accurata, nei dettagli delle prigioni e degli istituti di cura coatta del 1800. E c'è l'amore per la propria terra, la Sicilia, sospesa in un tempo indefinito alle soglie del 1848, con una nobiltà quasi medievale, una campagna ubriaca di sole e calura, una torma di indovini, monache e presagi. La Sicilia, e Palermo che racchiude in sé anime sante e dannate, misteri del Levante e vagiti d'Illuminismo.  La protagonista, umile fra gli umili, travolta dalla Storia, soffre di epilessia. E la descrizione che ne viene data è splendida, attendibile dal punto di vista medico e dignitosissima. In un mondo dove ancora le crisi erano segno di magia o di follia, quando i regi accademici borbonici (ma non solo), ridevano degli articoli di Jackson e Charcot, Lucia si erge a riscattare se stessa. Nonostante la malattia, la condizione sociale ed il sesso, si dimostra capace di coraggio, audacia e sacrificio. In nome di un sogno. O di una sensazione. In nome di quell'Italia che ancora non esisteva, ma di lì a poco sarebbe nata. Anche e soprattutto grazie ai sacrifici di persone come Lucia Salvo.
                                                                                       Giada Pauletto