domenica 4 giugno 2017


Lo scrivano di Bombay
Anjali Joseph
Bollati Borlingheri
pag. 266
prezzo € 14,45

La Trama 
A Saraswati Park, un tranquillo quartiere di Bombay lontano dagli alberghi di lusso, da Bollywood e dalle zone degradate, abitano Lakshmi e Mohan, genitori di ragazzi emigrati all'estero, e zii di Ashish, irrequieto studente di letteratura, ospite per l'anno che deve ripetere al college. Mohan scrive lettere e compila moduli per chi non può farlo da sé. La sua passione sono però i libri usati, di ogni genere, che colleziona, e la sua segreta aspirazione è la scrittura, quella vera. Anche Lakshmi ha una vita interiore, una narrazione di sé che tiene rigorosamente segreta. La presenza del giovanissimo Ashish, alla ricerca di un futuro e di un'identità sessuale, coinvolto in una difficile storia d'amore gay, spinge la coppia a prendere a sua volta coscienza dei propri desideri e ad acquistare una nuova sicurezza. Sarebbe una tradizionale storia di amori, sentimenti e ansie nascoste se l'autrice non fosse maestra nel raccontare anche quella che è la vera protagonista del romanzo, e il suo vero amore, la città che continua a chiamare Bombay nonostante nella nuova India sia da tempo diventata Mumbai: sintomo di una grande nostalgia per quel brulicare di vita minuta, ricca, affascinante che riempie le strade, i giardini e i caseggiati delle città, anche quelle dell'India contemporanea. Sono le strida degli uccelli, gli strilli e le risate dei bambini, le grida dei venditori ambulanti, i profumi dei fiori e degli incensi votivi, gli aromi della cucina...

Recensione
Lo scrivano di Bombay, di Anjali Joseph e' un romanzo intimista. Dalle pagine, non traspare l'India colorata, millenaria e tradizionale che siamo abituati a leggere e sognare. C'è invece una megalopoli (Mumbai ma potrebbe essere qualsiasi megalopoli nel mondo) dove tutti si sentono più soli, c'è una coppia di mezza età che rischia di soccombere alla routine ed un nipote in cerca di futuro e di libertà. Piccole frustrazioni quotidiane, illusioni e sogni, oltre il verde polveroso dei parchi, i treni cittadini gremiti di gente, l'afa che precede il monsone. Alla fine tutto si aggiusta, con qualche amarezza. Non proprio un lieto fine, ma quasi. Con quel senso di effimero che rispecchia la vita.
                                                                                           Giada Pauletto

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