martedì 18 aprile 2017


La Via dei Re
André Malraux
Adelphi
pagine 207
Prezzo € 15,30

La Trama
Indocina francese, verso la metà degli anni Venti. Due uomini, un giovane francese appassionato di archeologia e un avventuriero danese dall’oscuro passato, si incontrano sul piroscafo che fa rotta da Marsiglia all’Estremo Oriente, e stringono fra loro una sorta di patto. Claude Vannec – questo il nome del francese – spera di trovare, lungo il tracciato dell’antica Via dei Re, le rovine di templi non ancora scoperti dagli occidentali e di poterne asportare dei bassorilievi da vendere poi a collezionisti europei. Anche l’altro, Perken, spera di trarre un profitto dalla vendita del materiale archeologico: vorrebbe comprare armi e fomentare una guerriglia locale. Nella giungla i due uomini ne incontreranno un terzo, scomparso tempo prima in una missione segreta. Come si vede, ci sono qui tutti gli elementi della grande avventura, immersi in un’atmosfera di erotismo invischiante e subdolo. 
Basato su elementi autobiografici (Malraux era stato accusato, nel 1924, di aver rubato a scopo di lucro alcuni bassorilievi dal tempio di Banteai-Srey, e ne era seguito un processo clamoroso), La Via dei Re è forse l’unico romanzo di Malraux dalla forma impeccabile. Qui l’avventura, come ebbe a dire lo stesso autore, «sono formiche schiacciate sotto il palmo delle mani, insetti, rettili, insidie ripugnanti a ogni passo che si fa nella giungla», ma è anche l’estremo confronto dell’individuo con la sua ossessione e al tempo stesso con la sua paura della morte: e dietro questa mescolanza narcotica di sensualità e sauvagerie traspare il disegno di una «iniziazione tragica» dell’uomo al proprio destino.

Recensione
'La Via dei Re' di André Malraux è evocativo.
Di uno stato mentale.
Un'inquietudine.
Un sortilegio.
Quella fascinazione languida che solo chi viaggia nel sud-est asiatico conosce.
Inizialmente spossa come una febbre, poi rapisce, avvince e diviene un mood cui non si può rinunciare.
Malraux parte da un'esperienza personale truffaldina e costruisce un romanzo di avventurieri, cupo, claustrofobico, freudiano. La giungla cambogiana e' la reale protagonista, con le sue luci verdi, le sue insidie, gli enigmatici templi khmer ancora invasi da rampicanti. Le ombre che popolano incubi e paure. Essa diviene specchio dell'inconscio, labirinto senza filo d'Arianna. E se le atmosfere decadenti coloniali sono quasi (ma non del tutto) svaporate, la giungla ancor oggi soverchia, nelle lande cambogiane. E resta intatto l'enigma di Angkor e della via reale.
                                                                                      Giada Pauletto

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