domenica 27 novembre 2016


Il tramonto birmano
Inge Sargent
ADD Editore
pag. 283
prezzo  € 15,30
e-book €  7,99

La Trama
Inge Sargent scrive un'autobiografia che celebra la forza dell'amore e l'impegno politico. L'ultima principessa dello Stato shan di Hsipaw accompagna il lettore in Birmania con i suoi occhi di giovane austriaca cresciuta durante il nazismo e profondamente innamorata di un giovane straniero, l'ingegnere minerario Sao Kya Seng. Si erano incontrati negli Stati Uniti, dove entrambi studiavano e dove si sposeranno. È all'approdo del piroscafo a Rangoon con un popolo in festa che Inge scopre che Sao Kya Seng è un principe regnante. Inge è impreparata a tutto ma è curiosa, coraggiosa, forte d'animo. Come Aung San Suu Kyi, è una donna che attraversa più mondi e costruisce un ponte tra la nostra cultura e l'Asia. A Hsipaw, alla prova di un mondo ancora feudale, i due giovani si rivelano per quello che sono: innovatori radicali, sostenuti dalla forza degli ideali e di un grande sentimento. Per attuare la rivoluzione sociale necessaria a passare da feudalesimo a democrazia si dedicheranno totalmente al miglioramento della vita del loro popolo. Finché il sogno di cambiamento non viene interrotto dal colpo di stato militare del 1962 che porterà la Birmania a chiudersi al resto del mondo per cinquant'anni. Quel giorno il principe scompare e insieme tutta la loro vita, il loro progetto sociale.

Recensione
Un romanzo autobiografico, intenso, dalla trama importante. 
A Inge la protagonista, la vita darà tutto e toglierà tutto.
La sua vicenda, narrata con una prosa scarna, forse fin troppo essenziale in alcuni passaggi, è il racconto di un amore grande, intenso e bello, di un incontro e scontro di culture, abitudini, caratteri e persone profondamente diverse, del tentativo di una sintesi fra due mondi apparentemente inconciliabili, delle vittorie riportate con grande sforzo e delle sconfitte numerose che culmineranno in quella finale, definitiva.
Un libro attuale, il ritratto di una donna vibrante e forte che ha saputo battersi e resistere in nome dell’amore per un principe e per il suo popolo. Che ancora combatte, ostinata e mai rassegnata, senza mai far tacere il desiderio di verità che porta nel cuore. 

La mia Trieste Meravigliosa
Fabiana Redivo
editore Fabiana Redivo
pag. 106
prezzo  € 8,32
e-book € 2,99

La Trama
Sorpassati a sinistra da un cassonetto delle immondizie in fuga. Usare nomi in codice per chiedere un caffè al bar. Scattare una foto ricordo a braccetto con James Joyce. Il giallo della pipa scomparsa di Saba. A Trieste, ordinaria amministrazione. Una città stravagante, irriverente e nostalgica, dove puoi trovare Claudio Magris seduto a un tavolino dello storico Caffè San Marco, e incontrare “la contessa” mentre fa la sua promenade quotidiana, impeccabilmente vestita in abiti di fine ottocento o primo novecento. Tutta colpa della Bora. Forse. Forse è questo il segreto del “morbin” triestino, della capacità dei suoi abitanti di camminare contro vento e di affrontare ogni avversità con la battuta pronta. Una Trieste elegante e anticonformista, dal sapore mitteleuropeo e orientale, raccontata in una sorta di guida turistica fatta di ricordi, sensazioni, emozioni e fatti di cronaca.

Recensione
Un libro gradevolissimo, ben scritto, dalla prosa lieve e fluida che da un lato ne rende la lettura piacevole e che dall’altro svela, seppur con elegante riservatezza, il grande amore dell’autrice per la sua Trieste.
Una città particolare, attraverso la quale Fabia Redivo vi condurrà facendovi percorrere piazze che si affacciano sul mare, castelli, chiese di diversi credo religiosi, bei teatri frequentati da un pubblico riconosciuto come il più colto e preparato d’Italia, ampi viali spazzati dalla bora, caffè letterari illustri, negozietti dimenticati.
Vivrete e vedrete questo estremo lembo a nord est  dell’Italia con gli occhi dell’autrice che, con un pudore orgoglioso e fiero, vi saprà mostrare la Trieste passata e quella di adesso, ve ne farà cogliere e assaporare l’atmosfera peculiare perennemente sospesa fra passato e presente, fra Italia e Mitteleuropa e vi svelerà i segreti del carattere dei suo abitanti e del loro particolare linguaggio, quel triestino scoppiettante e allegro che nasconde misteri e trappole nelle quali il turista ignaro potrà cadere quando ordina un cappuccino o quando rimane in attesa di essere servito in un negozio dopo che la commessa gli avrà detto, cortese, “volentieri”.
Un bel libro che definirei una guida nell’anima e dell’anima di una città che meriterebbe sicuramente un interesse più attento da parte di tutti.


Fabiana, da cancelliera del Tribunale di Trieste a scrittrice. Un bel cambio, ce ne spieghi le motivazioni?Bella domanda, dalla risposta non facile. In buona sostanza i motivi fondamentali sono due. 
Il primo è che, avendo maturato un numero di anni sufficienti ad avere un giorno la pensione, ho preferito migliorare la qualità della vita dedicandomi a un lavoro che amo, piuttosto che ostinarmi a trascinare i miei giorni dietro a una scrivania. E questo pur sapendo che uno scrittore difficilmente riesce a vivere della sua arte. Però oggi sono molto più serena. Il secondo motivo è personale. Chi mi frequenta più da vicino, lo conosce. Si tratta di qualcosa che non racconto a tutti. Sarà il lato "friulano" che spunta fuori quando meno me l’aspetto.

Leggendo le biografie di scrittori noti e meno noti, si osserva che parecchi di loro hanno una laurea in Giurisprudenze e che, a un certo punto, hanno abbandonato il lavoro in ambito giuridico per dedicarsi alla scrittura. Esiste un legame fra diritto e letteratura o forse potremmo dire che la facoltà di legge attira con la prospettiva di un lavoro possibile chi comunque nutrirebbe il sogno e il desiderio di diventare scrittore?Non ne ho assolutamente idea, anche perché non sono laureata. Ho chiuso la mia attività lavorativa con la qualifica di funzionario giudiziario, per cui è necessario essere laureati in giurisprudenza, ma ero entrata a far parte della pubblica amministrazione come segretario giudiziario (la vecchia figura del cancelliere), per cui era sufficiente il diploma di quinta superiore. Il resto l'ho imparato sul campo. Personalmente credo che la scrittura sia qualcosa che prescinda dal tipo di studio. Stiamo parlando della capacità di narrare in modo empatico, di trascinare il lettore nel sogno narrativo. C'è un bellissimo testo di John Gardner (medievalista e scrittore) in proposito, dal titolo "Il mestiere dello scrittore". Secondo lui lo scrittore racconta un sogno fatto a occhi aperti, vivido, avvincente e carico di significati quanto quello che si fa di notte. Le parole gli permettono di fissarlo sulla carta in modo da poterlo riprodurre nella sua pienezza. Durante la lettura, il sogno rinasce in tutta la sua efficacia solo se l'autore ha attinto al misterioso nucleo delle cose, alla stanza segreta in cui vagano i sogni. Solo così il lettore viene trascinato nel libro, al punto da desiderare quella realtà anziché un'altra. Mi è successo più volte di chiudere a malincuore le pagine di un romanzo. No, io non credo che l'inclinazione alla scrittura sia maggiore tra laureati in giurisprudenza, in letteratura o storia. È una capacità speciale. Chiamiamolo talento, se vuoi, a cui sono necessariamente abbinate la volontà e il piacere di usarlo. Quando andavo alle superiori, avevo un compagno di classe che suonava il pianoforte in maniera superlativa. La tastiera sembrava l'estensione della sua anima. Dopo la matura si iscrisse alla facoltà di matematica. Questione di scelta.

Veniamo al tuo bel libro, dedicato a una città peculiare e molto bella come Trieste. Come e perché è nata in te l’idea di scriverlo?
Qualche anno fa fui contattata da un editore, Stefano Giovinazzo, con cui avevo già lavorato partecipando a un'antologia fantasy. La sua casa editrice (Edizioni della Sera), aveva fatto uscire una collana dal titolo Radici. Ogni autore nato e cresciuto in una città d'Italia, la raccontava dal punto di vista soggettivo. Alle nozioni storiche si sovrapponevano quelle biografiche, quelle legate al vivere quotidiano, i fatti di cronaca e così via. Fino a quel momento avevo scritto solo libri di genere fantastico, non ero sicura della riuscita. Invece il risultato è stato più che soddisfacente. Scaduto il contratto di due anni con la casa editrice, ho preferito pubblicare in autonomia. Questo mi ha permesso di aggiungere al testo delle fotografie in bianco e nero scattate da mio marito e da me, oltre a un racconto che l'editore aveva scartato. Anche questa seconda edizione mi sta dando molte soddisfazioni.

Credi che Trieste occupi il posto che merita nel cuore, nell’animo e nella mente degli Italiani? Che prospettive vedi per la tua città dal punto di vista economico, sociale, culturale?
Negli ultimi anni ho visitato molte città italiane. Sono innamorata di Roma, Siena, Firenze, Assisi, Orvieto, Sorrento. E sto facendo un gran torto a molte altre, nominando solo queste. Anche dal punto di vista naturalistico l'Italia è spettacolare. Pensiamo alle Alpi, ai nostri laghi, alle isole, ai parchi. Possediamo un patrimonio enorme, che tutto il mondo ci invidia. Trieste ne fa parte, rimanendo in disparte (scusa il bisticcio di parole). È una della città più mitteleuropee d'Italia. O forse la più mitteleuropea. Questo le conferisce una marcia in più per un verso, e la penalizza dall'altro. È difficile capirla. Forse non lo desidera nemmeno. A causa della sua posizione geografica, l'Italia intera è crocevia di mondi. Trieste ne è, a mio avviso, l'emblema. Probabilmente i tratti nordorientali più marcati, la mettono in disparte. Per quanto attiene le prospettive, mah... viviamo momenti difficili. Ovunque nel mondo. Seguo le notizie di cronaca come tutti, ma questo non fa di me un'esperta in materia economica, sociale e culturale. Mi sento di consigliare questo alle nuove generazioni, triestine e non, di prepararsi a tempi ancora più duri. Di studiare, certo, ma anche di vivere informati. Di vivere, soprattutto. E di leggere. E di non smettere mai di sognare.

Cosa ha permesso, secondo te, a Trieste di diventare una città delle più colte d’Italia, se non la più colta?
Forse il fatto di essere così "raccolta". Scherzi a parte, non so se sia la città più colta d'Italia. Però è vero che ha accolto e accoglie ancora molti scrittori, pensatori, scienziati. Sono una scrittrice, non una sociologa o una storica, perciò non so proprio darti una risposta. 

Quanto deve la città all’Impero Austro Ungarico e quanto all’Italia?
Trieste è cresciuta all'ombra dell'Impero, anche se ha sempre avuto molti cuori – uno per ogni etnia che la compone – che l'hanno resa ciò che è, una città multiculturale. Uno di questi cuori è indubbiamente italiano. Rigore nordico, fantasia mediterranea, tenacia balcanica, anima mediorientale. È l'unica risposta che mi sento di darti. Empatica. Dal cuore.

Come definiresti i tuoi concittadini? E il loro rapporto con i seri, riservati (e forse un po’ noiosetti),  furlani?
I miei concittadini? Matti! Di una follia magica, contagiosa. Sei davvero convinta che i friulani siano noiosi? Sarà perché le mie radici affondano in Friuli, ma non me la sento di darti ragione. Sono legati alla terra almeno quanto i triestini al mare. E quando il mare incontra la terra, accadono cose incredibili. Non tutte idilliache, ma uniche. 

Inviteresti un amico a Triste perché…
... è meravigliosa! 

Venendo a Fabiana autrice, come lavori? Di getto, seguendo l’ispirazione di un attimo o con metodo, organizzando trame, personaggi, situazioni?
Di solito tutto parte da un sogno a occhi aperti, una sorta di trailer cinematografico. Se il trailer mi intriga, cerco di comprenderne i motivi ed elaboro la trama. Punto su alcuni personaggi, ne creo il profilo, li calo nel contesto e determino il finale a cui mi attengo senza possibilità di appello. Sembra incredibile, ma durante la stesura la storia tende a prendere la mano, e personaggi che non avevi preso in considerazione o che non avevi ancora “incontrato”, hanno il sopravvento. Per questo è bene ancorarsi solidamente allo schema prefissato e al finale. Naturalmente per curare le ambientazioni devo effettuare delle ricerche. La coerenza interna ed esterna è fondamentale, perfino in un fantasy. La costruzione di un mondo che non esiste è più difficile di quanto si immagini. La geografia dei luoghi deve essere determinata in modo accurato. Stessa cosa per quanto riguarda situazioni politiche, economiche, tipi di civiltà, caratteristiche somatiche delle popolazioni, abbigliamento, architettura, divinità, armamenti... non sono che una piccola parte di ciò che si deve prendere in considerazione. Un mondo costruito comporta un passato storico in cui inserire le vicende da narrare. Una storia inventata all'interno di una storia inventata. 
A volte invece mi vengono fatte delle proposte editoriali specifiche con determinate caratteristiche, come quella che mi ha portato a scrivere “La mia Trieste meravigliosa”. In questo periodo sto collaborando con la DRI Editore, che si occupa di libri per ragazzi e per le scuole. Ho già scritto per la DRI un romanzo fantasy con viaggio nel tempo, ambientato a Cividale, dal titolo “Lo Spadone rubato”. Prima della stesura mi sono documentata al meglio delle mie possibilità per ricostruire l'ambientazione medievale. Ho fatto delle scoperte molto interessanti. Dove mancava l'informazione corretta o avevo dei dubbi, ho inserito la magia. Ora dovrò mettermi sotto con il seguito, perché naturalmente si tratta di una trilogia, nel pieno rispetto della tradizione fantasy. E anche perché ogni volume è ideato per adeguarsi al programma di storia delle scuole medie. Nel frattempo la DRI sta dando alle stampe un nuovo romanzo avente per oggetto il rapporto della nostra civiltà con l'ambiente. Il titolo è “Selvaggio a chi?” ed è ambientato in Amazzonia. Parla naturalmente delle battaglie di Greenpeace, della deforestazione e di molto altro ancora. Temi trattati in modo ludico e nel contempo serio. Mi piace molto far parte di questi progetti, perché mi permettono di incontrare i ragazzi nelle scuole. Parlo loro del mio lavoro, di come sono arrivata alla stesura del romanzo e di come ho raccolto le informazioni. Un'attività che mi sta dando grandi soddisfazioni.

Fai leggere, correggere, editare da qualcuno i tuoi lavori?
Certo, il lavoro di editing è fondamentale. Impossibile agire da soli. Ho il mio editor di fiducia. Ci conosciamo da molti anni e lavoriamo bene assieme. 

I tuoi progetti futuri e qualche consiglio a chi vuole pubblicare un suo manoscritto.
Ho alcune incompiute nel cassetto. Una riguarda l'esperienza dell'adozione. Mio marito e io abbiamo adottato un bambino. Scusa, mentre scrivevo la parola bambino mi si è aperto un sorriso divertito, perché il “bambino” ha ormai diciotto anni suonati. Come potrai immaginare, è piuttosto impegnativo ripescare tra le emozioni. Prima o poi vedrà la luce. E c'è anche il seguito della saga di Derbeer (che nella sua prima edizione era uscita per la Fantacollana della Nord), già progettata e pronta alla stesura. In questo momento sto ampliando un racconto che ha fatto parte di un'antologia vampirica dal titolo “I vampiri non esistono” (scritto proprio così, con quel “non” interlineato) edito dalla Domino che ha chiuso i battenti. È ambientato a Trieste e il tono è semiserio. Per certi versi demenziale. L'ironia è sempre stata nelle mie corde, tanto quanto la capacità di reinventarmi. Così, giusto per reinventarmi, la settimana scorsa ho terminato la stesura di un copione teatrale in dialetto triestino dal titolo “La vita xe un carneval”. Andrà in scena nel febbraio del prossimo anno al teatro “La Barcaccia”, con protagonista indiscussa la mia amica attrice Michela Vitali. Incrociamo le dita.
Un consiglio per chi si accosta alla scrittura e vuol pubblicare? Credere nel proprio lavoro. Perché scrivere è a tutti gli effetti un lavoro. Senza tenacia, non arrivi in fondo a un manoscritto. Crederci con umiltà, accettare i consigli di un buon editor. Scrivere e riscrivere, documentarsi, rielaborare, buttare via interi capitoli per ricominciare da capo, fino a quando il sogno non sarà raccontato al meglio delle possibilità. Mai accettare contratti di editoria a pagamento (io non l'ho mai fatto), molto meglio il print on demand. Oggi come oggi, la casa editrice è relativa. Nel senso che i manoscritti sono così tanti che un editore fatica a tenere il passo. Le liste di attesa sono lunghissime. Un tempo l'autopubblicazione veniva guardata con sospetto, se non addirittura con disprezzo. Oggi non è più così. Accade spesso che un romanzo “self” uscito in ebook su una piattaforma, attiri l'attenzione di una grande casa editrice. L'importante è, come dicevo, affidarsi sempre a un buon editor e, perché no, anche a un agente letterario serio. L'ultimo consiglio che mi sento di dare, è quello di accettare le critiche costruttive e credere nei propri sogni.

Bio
Autrice della saga fantasy “Derbeer dei Mille Anni” edito dalla Nord e vincitrice, con il sesto volume della saga, del Premio Italia nel 2005. Oltre a numerosi racconti usciti per case editrice di genere e per ragazzi, pubblica il romanzo fantasy Aghjkenam, il segreto della Città Perduta, l'antologia personale La mia Trieste meravigliosa e i romanzi Vento sulla scogliera, Lo Spadone rubato e Selvaggio a chi (gli ultimi due per DRI Editore). Esegue lavori di editing e tiene corsi di scrittura creativa. Fa parte del progetto “Laboratorio Provinciale Permanente di Scrittura creativa” per le scuole medie di Trieste.