sabato 23 luglio 2016


Cabaret Biarritz
Josè Vales
Neri Pozza
pag. 360
prezzo € 15,30
e-book € 9,99

Nella Parigi del 1938, Philippe Fourac è il direttore e proprietario de La Fortune, una casa editrice dai toni popolari che si rivolge principalmente a un pubblico di signore benestanti. Nemico degli autori avanguardistici e dei tomi arcigni «che puzzano di letteratura», Fourac è alla ricerca costante di fatti e argomenti i cui aspetti «più truculenti, sanguinari e morbosi» possano essere trasformati, da una buona penna, in un romanzo di successo. Quando conosce Georges Miet, un giovane scrittore zoppo, quasi cieco e con più pulci dei ratti di Saint-Germain, il direttore capisce immediatamente che quel ragazzo malconcio è disposto a fare qualunque cosa pur di guadagnarsi da vivere con la scrittura. E così nasce il progetto «Cabaret Biarritz».
Fourac incarica Miet di scrivere un romanzo «serio ma appetibile» sui drammatici fatti che una decina d’anni prima, precisamente nell’estate del 1925, scossero l’elegante località turistica di Biarritz, nel sud della Francia. Gli articoli di cronaca dell’epoca pubblicati su La Petite Gironde parlavano del corpo di una donna rinvenuto con una caviglia incastrata in un anello d’ormeggio del porto. Un caso rubricato dalla polizia tra i soliti tragici incidenti di «una notte di bagordi in Côte Basque».
Arrivato a Biarritz, Miet intervista gli amici e i conoscenti della vittima, dopodiché passa al setaccio le maliziose ballerine del cabaret Les Sirènes, i ricchi vacanzieri di stanza al Casinò Bellevue, e una schiera pressoché infinita di governanti, gioiellieri, lanciatori di coltelli, artisti omosessuali e becchini. Più le dichiarazioni aumentano, tuttavia, più il mistero si infittisce.
Quando scopre che i cadaveri di altre due persone erano già stati rinvenuti in circostanze molto simili alla prima vittima, la polizia inizia a pedinarlo e il suo editore gli intima di tornare a Parigi. Solo, impaurito e senza il becco di un quattrino, Miet è convinto che tre delle persone che ha intervistato – il giornalista locale conosciuto come «Vilko», il fotografo Marcel Galet e l’aristocratica e seducente Beatrix Ross – sappiano molto più di quello che gli hanno raccontato. Il problema è inventarsi un modo per convincerli a parlare.

Recensione
Vincitore in Spagna del Premio Nadal 2015, definito «Una commedia che mescola magistralmente indagine criminale e parodia sociale» (El País), ho iniziato la lettura di Cabaret Biarritz con grande interesse e aspettative che, sfortunatamente, sono andate deluse.
È sicuramente vero che Josè Vales, l’autore, dipinge per i suoi lettori un variopinto affresco della Biarritz dei favolosi e folli anni Venti fra lusso, hotel di gran classe e pensioncine ambigue, frivolezze, feste da sogno, gioielli, signore alla moda e anonime commesse, sesso e sregolatezza, crimini e passione e che la prosa (va sottolineato al riguardo che ho letto il libro in lingua originale), è accattivante e gradevole ma i pregi di questo romanzo si fermano qui.
La pretesa originalità di Cabaret Biarritz che consisterebbe nel proporre una trama gialla sulla base delle testimonianze e parole delle persone più o meno direttamente implicate, costituisce un limite alla comprensione dell’enigma i cui contorni risultano incerti, confusi al punto che il lettore si smarrisce fra le differenti voci che narrano, testimoniano e ricostruiscono la vicenda, perdendone  di vista la soluzione.
E non solo. I vari personaggi che l’autore ci presenta in un carosello a tinte intense, a volte sono fin troppo “sovraccarichi” di quelle che immaginiamo essere le caratteristiche di quell’epoca lontana e scintillante, al punto da sembrare caricature di se stessi e di quest’ultima.
In definitiva, un romanzo sicuramente piacevole ma nel complesso non del tutto convincente.