martedì 12 luglio 2016

Presentiamo 1986 di Giuseppe Ottomano (edizioni Leucotea), un romanzo dalla trama originale che si snoda fra fantasia, realtà, un universo parallelo e immutabile in una cornice grottesca che, però, sottende domande e misteri senza tempo.


1986
Giuseppe Ottomano
Edizioni Leucotea
pag. 232
prezzo  € 16,90

La Trama
Una cospicua eredità permette a Tommy e Andrea, due giovani e simpatici cialtroni, di intraprendere un viaggio lungo l'Europa per coronare la propria passione: la caccia alle ragazze. Malgrado i ripetuti insuccessi, dovuti in parte all'inettitudine e in parte alla malasorte, non desisteranno mai dal loro proposito originario. Affronteranno così un viaggio trentennale senza meta, che si trasformerà in una sorte di "ricerca del Santo Graal" in chiave moderna e dissacrante. L'intera azione si svolge in un 1986 immutabile, in cui il contesto storico di ogni anno si ripete sistematicamente. In un romanzo sospeso tra la fantascienza e il grottesco, una ridicola coppia di aspiranti seduttori, che rimanda a "Il sorpasso" di Dino Risi, vive una serie di avventure sul filo del mistero dello scorrere del tempo.


Giuseppe, quando e perché hai deciso di scrivere?
Scrivere mi è sempre piaciuto; nel passato remoto ho scritto articoli per testate locali, e in genere è una passione che coltivo da sempre. In particolare, negli ultimi anni mi sono occupato prevalentemente di storia sportiva, collaborando al sito web "SportVintage" e alla rivista telematica "Pianeta Sport"; due anni fa, poi, ho pubblicato "Il volo di Volodja, Vladimir Jaščenko campione fragile" (Miraggi Edizioni), la biografia di un recordmen mondiale di salto in alto prima sovietico e poi ucraino dal talento smisurato e dalla carriera sportiva interrotta prematuramente. L'esistenza di Vladimir Jaščenko è stata vissuta in maniera intensa, romantica e commovente allo stesso tempo, e scrivere di un personaggio del suo spessore è stato un vero onore per me.

Che cosa ispira i tuoi romanzi? E come nascono, di getto o sono preceduti da un lavoro di riflessione, approfondimento?
Siccome scrivere un romanzo richiede una certa dose d’impegno, preferisco ispirarmi a qualcosa che trovo veramente suggestivo e che mi fornisca una spinta decisiva a portare avanti un progetto. Questa fonte d’ispirazione non ha necessariamente un’origine predefinita: può essere un fatto di cronaca, un’esistenza che mi ha colpito, un personaggio che mi ha divertito, ma anche un libro, una poesia o addirittura una le sensazioni di una canzone possono accendere la lampadina. 
Riguardo alla parte “operativa”, premetto che  credo di essere un tipo pigro di indole, e quindi prima di cominciare a scrivere una storia, la medito pigramente. Al termine di questo periodo d’incubazione comincio ad abbozzarne la trama e a delinearne i personaggi principali. Non è un processo immediato, perché devo sistemare le incongruenze, limare le imprecisioni e rendere appetibile il soggetto. Per fare questo chiedo suggerimenti ad amici e parenti, m’informo, prendo spunti da altre opere, sia letterarie che cinematografiche, e solo quando sono convinto che tutto sia pronto, comincio il lavoro di stesura vera e propria. 

Come è nata l’idea di 1986? C’è una motivazione specifica, personale o di carattere storico, che ti ha portato a scegliere proprio questo anno?
A essere franchi ci sono due motivazioni: una di carattere “celebrativo”, in quanto il 1986 cade esattamente trent’anni fa, e un’altra più personale. Infatti, nel 1986 avevo vent’anni e avevo riacquisito lo stato di cittadino libero dopo il servizio militare, proprio come i due protagonisti del romanzo. Pertanto è un momento storico che ho vissuto personalmente e di cui conservo un ricordo abbastanza vivido. Raccontandolo, ho avuto occasione di approfondirlo, e devo dire che è stata un’operazione intrigante. Era un periodo in cui una parte della gente provava un’irrimediabile nostalgia dell’atmosfera crepuscolare degli anni Settanta, mentre un’altra parte ne festeggiava l’addio cercando di darsi alla pazza gioia in un rito che voleva essere un inno al ritorno alla vita, ma che in realtà conteneva una inquietante carica edonistica e un’esaltazione della superficialità in chiave anti-intellettualistica. 

Il tuo romanzo si sviluppa fra fantasia e situazioni grottesche, da commedia. È più facile scrivere fantasy o cercare di far ridere o almeno sorridere il lettore?
“1986” è un romanzo fantastico, che tratta di universi paralleli, ma non ha nulla a che vedere con la fantasy in senso stretto, quella di origine tolkeniana, per intenderci. “1986” coniuga il fantastico con l’umorismo, un genere che ha avuto come precursore più illustre Ludovico Ariosto (non me ne voglia la buonanima) con l’Orlando Furioso. 
Per quanto mi concerne, scrivere cercando di strappare una risata o un sorriso è un’operazione altamente piacevole. Cerco di immaginare una situazione comica e la sviluppo, attingendo a piene mani dalla realtà di tutti i giorni, che contiene sempre uno sfondo grottesco, Fantozzi docet.

C’è qualcosa di te nei tuoi protagonisti?
Spesso in letteratura un autore si mimetizza dietro dei personaggi immaginari per delineare tratti della propria personalità, della propria vita o addirittura delle proprie aspirazioni. In aggiunta si prende sempre un po' di spunto dall'ambiente circostante o che ci ha circondato in passato. Nel caso di Tommy e Andrea, i due aspiranti latin lover di "1986", posso dire che rappresentino la sommatoria di più personalità con cui ho avuto occasione d’imbattermi, compresa in parte la mia. In ogni modo, senza voler peccare di presunzione, ritengo che Tommy e Andrea sintetizzino anche uno stereotipo, o meglio ancora una caricatura, del maschio italiano di qualche decina di anni fa, con tutti i propri limiti culturali, l'inesauribile vena creativa e la carica di comicità involontaria.

Come è stato il percorso che ti ha portato alla pubblicazione del libro? E hai qualche consiglio per chi vorrebbe pubblicare?
Ho sottoposto il mio manoscritto solo a editori di comprovata serietà e sono felice di avere incontrato l’interesse di Edizioni Leucotea. A chi ha nel cassetto un manoscritto in cui crede, suggerirei di fare altrettanto, e di affidarsi a editori non a pagamento (Non EAP). In fondo, trovarsi costretti a pagare per vedere pubblicata la propria opera, è “grottesco”.

Che progetti futuri hai come scrittore?
Dopo la pubblicazione di "Il volo di Volodja", avevo pensato di raccontare la storia di un altro "antieroe" dello sport, Luz Long, il rivale tedesco, nonché amico di Jesse Owens, nella memorabile gara di salto in lungo alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Successivamente ho accantonato questo progetto e per il momento non ho ancora nulla in cantiere. Eppure confesso che sogno di avere l'opportunità di scrivere un seguito di "1986": la storia, di per sé, si presterebbe a un sequel.

Bio
Giuseppe Ottomano è nato a Bari nel 1965 e vive a Milano dove lavora come contabile in una multinazionale.
Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato al sito di storia sportiva SportVintage e alla rivista telematica Pianeta Sport.
Pubblicazioni: 
“Il volo di Volodja. Vladimir Jaščenko, campione fragile” (co-autore Igor’ Timohin). Miraggi Edizioni, Maggio 2014. 
1986”, Edizioni Leucotea, Maggio 2016.

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