venerdì 1 luglio 2016


Intervista a Marian Izaguirre, autrice de I passi che ci separano, del quale riproponiamo la recensione.

Come nasce Marian Izaguirre scrittrice?
¿De qué modo surge la escritora en Marian Izaguirre?
Supongo que de la niña lectora que fui. Del deseo de intervenir en la felicidad que me producían los libros. De un afán oculto porque las cosas que sentía, o que pensaba, permanecieran.
Credo dalla bambina che amava leggere che sono stata e dal desiderio di intervenire in modo diretto nella felicità che mi regalavano i libri. Dall’esigenza interiore, occulta, che le cose che provavo o che pensavo non si perdessero.

Il tuo romanzo I passi che ci separano è ambientato a Trieste, una città particolare per la posizione geografica e le vicende storiche che l’hanno interessata. Tu conosci Trieste, che sensazioni, impressioni ti ha dato?
Tu novela ‘I passi che ci separano’ está ambientada en Trieste, una ciudad especial por su posición geográfica y por su historia. ¿Conoces Trieste, qué sensaciones te ha causado?
Sí. He estado en tres ocasiones. Es una ciudad que me fascina por algo que no sé explicar muy bien. Es profunda y apacible, llena de historias que se han quedado enredadas en sus calles.
Ci sono stata trevolte: è una città che mi affascina per un qualcosa che non so definire. È intensa e gradevole, le sue strade raccontano tante storie.

Che cosa ha ispirato questo tuo libro? E quanto di Marian c’è nei suoi protagonisti?
¿Qué es lo que te ha inspirado para escribir este libro? ¿Hay algo de Marian en sus protagonistas?
La ciudad en primer lugar. La sensación de que el pasado está presente. Y sí, hay mucho de mí en alguno de los protagonistas. A veces escondido, tapado por un tupido velo. Pero yo sé que está ahí.
Innanzitutto Trieste, la sensazione che il passato si fonda con il  presente. E sì, c’è molto di me in qualcuno dei protagonisti: a volte ben nascosto da un velo fitto fitto, ma io so che c’è.

La trama si svolge in un continuo confronto fra presente e passato, dando la netta sensazione che nel passato e negli errori commessi si possa trovare la chiave, l’insegnamento per vivere e affrontare il futuro più prossimo. In questo senso, l’incontro fra Marina e Salvador mi sembra emblematico: grazie alla vicenda di Salvador, Marina saprà decidere la sua vita.
La trama se desenvuelve en la continua confrontación entre le presente y el pasado y da la sensación de que en el pasado y en los errores cometidos se puede encontrar el secreto para vivir y afrontar el futuro más inmediato. En este sentido, me parece importante el encuentro entre Marina y Salvador ya que gracias a cómo es Salvador, Marina sabrá decidir cómo será su vida.
Es una novela sobre la capacidad que tenemos para compensar nuestros errores. La culpa y el perdón transitan por sus páginas. Y también la sensación de que no estamos solos. Salvador ayuda a Marina y Marina ayudará a Salvador. Es eso que llamamos el apoyo mutuo. Algo que nos hace la vida más transitable.
È un romanzo che parla della nostra capacità di riparare gli errori: colpa e perdono ne impregnano le pagine insieme alla sensazione che non siamo soli: Salvador aiuta Marina e Marina lo aiuterà a sua volta. Si tratta di quell’aiuto reciproco che rende la nostra vita più semplice.

Il libro parla di errori, di colpe e della loro espiazione, della ricerca di un perdono non sempre possibile fino ad arrivare a un finale che io leggo come ottimista, positivo.
El libro habla de errores, de culpas y su expiación, de la búsqueda del perdón a veces imposible si bien el final del libro me ha parecido optimista y positivo.
Es cierto. Pase lo que pase, mis personajes siempre buscan el hilo del que tirar para ser un poco felices. A su manera.
È vero: i miei personaggi, succeda quello che succeda, cercano sempre il modo per essere un po’ più contenti. Ognuno a modo suo.

Che tipo di lavoro ha preceduto la scrittura di questo romanzo che tocca periodi storici ( gli anni venti a Trieste e gli anni settanta) diversi fra loro ma convulsi, significativi?
La novela está centrada en el Trieste de los años veinte y setenta del siglo pasado, períodos históricos diferentes pero convulsos y significativos, ¿qué tipo de investigación hiciste para escribir la novela?
Bastante, la verdad. Este es un proceso de la escritura que siempre me apasiona. Cuando ambiento mis novelas viajo en el tiempo, conozco ciudades y países, descubro personajes históricos que me fascinan y que se meten entre las páginas como invitados a un baile. 
Un lavoro di ricerca abbastanza complesso. È una fase del processo creativo che mi appassiona: quando cerco l’ambientazione per le mie storie viaggio nel tempo, conosco paesi e città, scopro personaggi storici che mi affascinano e che entrano fra le pagine del mio libro come invitati a un ballo.
Marian, tu sei un’autrice affermata. Che cosa consiglieresti a chi vorrebbe pubblicare un suo libro?
Marian, como escritora ya consolidada, ¿qué consejos podrías dar a quien desea publicar un libro?
Que lea, que observe, que se pregunte todo lo que en principio parece no tener respuesta. Que indague en su interior y que nunca se rinda.
Che legga, osservui, si faccia tutte quelle domande che sembrerebbero non aver risposta. Che indaghi nel suo animo e che non si arrenda mai.

Cosa ne pensi del self publishing? 
¿Qué opinión te merece el ‘self-publishing’?
Bueno, yo no me he autopublicado nunca, ni siquiera al principio. Pero ahora los medios digitales ponen al alcance de los escritores noveles oportunidades que antes no había. 
Io non ho mai autopubblicato un mio lavoro, nemmeno agli inizi ma adesso l’editoria digitale mette a disposizione degli autori opportunità che prima non esistevano.

Ci sveli i tuoi progetti futuri?
¿Nos puedes decir cuáles son tus proyectos futuros?
Trabajo en mi siguiente novela y estoy en ese momento de acercarme al final. De todo el proceso de la escritura esto es lo que más feliz me hace, cuando estamos solos la novela y yo, conociéndonos, prestándonos cosas, compartiendo.
Sto lavorando al mio ultimo lavoro e sono arrivata quasi alla fine. Di tutto il processo creativo, quello che mi fa più felice è ritrovarmi da sola con il mio romanzo, conoscendoci, scambiandoci e condividendo impressioni e sensazioni.













I passi che ci separano
Marian Izaguirre
Serling&Kupfer
pag. 352
prezzo € 16,92
ebook  € 9.99

La Trama
Trieste, anni Venti. La bora, che sferza Trieste in certi periodi dell'anno, è un vento pieno di passione, violento e fugace, che piega i corpi e trasforma gli animi. Salvador e Edita si conobbero lì un giorno di primavera del 1920, spinti dalla bora l'uno verso l'altra. Lei era nata a Lubiana e lui a Barcellona. Avevano vent'anni, l'età della follia. Ma Edita, bella e timida, era sposata e aveva una figlia, mentre l'unica cosa che possedeva Salvador era il suo lavoro nella bottega di un grande scultore, e il desiderio infinito di avere successo nella vita. Il vento sconvolse per sempre le loro esistenze, l'amore abbatté tutti i confini e le convenzioni. E solo la Storia, con la sua ferocia, avrebbe potuto dividerli. Barcellona, verso la fine degli anni Settanta. Salvador, ormai vecchio, vuole tornare a Trieste, dove aveva creduto di poter essere felice. Insieme a Marina, la giovane donna che lo accompagna, Salvador fa un viaggio nella memoria, raccontando del suo antico amore: di un parco in riva al mare, di lenzuola stropicciate e corpi abbracciati la mattina tardi, di un'attesa lungo i binari della stazione, di una colpa terribile e di un capolavoro del Rinascimento. Delle persecuzioni e dei segreti che si porta dietro da cinquant'anni. È un viaggio lungo, e ogni passo è importante. Perché è un passo in cerca del futuro.

Recensione
Scritto con una prosa elegante e sobria, I passi che ci separano parla di un amore, quello fra Salvador scultore catalano ed Edita una giovane donna di origine slava sposata a un concertista, nella Trieste degli anni venti: una città spazzata dalla bora e da vicende storiche intense e drammatiche, quali l’ascesa del fascismo, lo squadrismo, l’italianizzazione forzata con le persecuzioni nei confronti delle diverse etnie che componevano la città. In questo scenario convulso e complesso, si inserisce la storia d’amore fra i due protagonisti con i suoi momenti di passione e drammaticità: una storia che imporrà dolore, rinunce e sacrifici che proietteranno la loro ombra nel presente di Salvador.
Salvador intraprenderà un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio da Barcellona a Trieste e poi a Lubiana e in Croazia per tentare di redimere quel passato che gli pesa e lo opprime, per cercare un perdono, un’assoluzione che non troverà né gli verrà concessa.
Lo accompagnerà Marina, giovane studentessa reduce da un’estate di follia nelle Baleari degli anni settanta che le ha lasciato come pegno una maternità inattesa.
In un continuo confronto fra passato e presente, fra narrazione in prima e terza persona, fra quello che è stato e quella che è la realtà attuale dei protagonisti e il loro futuro più immediato, si snoda la trama del romanzo toccando tematiche importanti e drammatiche quali la maternità che esprime anche una sorta di fatalità, tratto comune e intenso, che lega fra loro le vite dei protagonisti, la soppressione della libertà individuale e della facoltà di scelta che ne deriva da parte non solo del potere precostituito ma anche di circostanze di vita individuali, la ricerca di un’assoluzione che riscatti il tormento di una vita o di un’epoca.
Marian Izaguirre, oltre e  al di là dei protagonisti della vicenda, ci offre una serie di ritratti di personaggi intensi e ben caratterizzati fra i quali spiccano il maestro di Salvador, lo scultore Spalic perennemente in bilico fra arte e potere politico, Gabriele D’Annunzio visionario e decadente, Rosina la serva friulana di Spalic che, vittima anche lei di una maternità non voluta, andrà incontro a un destino tragico.
Un libro scritto bene, che sa ricreare scenari di una storia passata ma sempre attuale e che dipinge con abilità Trieste che con la sua costiera, le sue piazze, sul suo porto, la sua gente e, soprattutto, le sue costanti contraddizioni fra passato e presente, fra Italia e Mitteleuropa rappresenta in fondo l’emblema della vita stessa dei protagonisti e dei loro contrasti.

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