domenica 17 luglio 2016


Il sogno dei guerrieri fanciulli
Elena Vesnaver
Delos Digital
pag. 82
prezzo € 2,99

La Trama
La prima Guerra Mondiale morde il confine a est. C'è ancora spazio per un grande amore?
Cormòns, 1915. Siamo in provincia di Gorizia, la guerra, quella vera, sporca e cattiva, comincia a far vedere il suo volto, anche se gli abitanti dei piccoli paesi del Collio cercano di vivere nella maniera più normale possibile. Beatrice, sposata con un uomo ricco e opportunista, vive di certo meglio degli altri, grazie ai traffici del marito, ma l'occupazione del paese da parte delle truppe italiane porta confusione e paura e a Beatrice anche molto altro. Alessandro è un giovane studente triestino che ha deciso di combattere per l'Italia. Giovane, appassionato e spavaldo, si lancia nel conflitto con l'irruenza dei vent'anni, convinto, come tanti, che la guerra finirà presto. L'amore tra Beatrice e Alessandro scoppia incontenibile, capace di cancellare l'orrore che si fa sempre più vicino, capace di vincere la morte e la malattia. Ma non il destino... 

Recensione
Un bel romanzo, scritto bene con una prosa elegante, accurata e personaggi perfettamente tratteggiati.
La vicenda si svolge a Cormons, sul Collio in provincia di Gorizia, durante la prima guerra mondiale che, almeno agli inizi, sembra solo blandire da lontano la tranquilla esistenza della cittadina e dei suoi abitanti.
Fra questi Beatrice, che grazie alla sua bellezza e fascino e un concreto realismo, ha sposato un uomo ricco, che non le ha donato un solo istante di passione ma le permette una vita agiata, appagata se non serena.
Beatrice passa le sue giornate nella merceria che gestisce, fra pettegolezzi e clienti invidiose della sorte che le è toccata: non ha sogni né aspettative particolari, sembra godere del benessere che è riuscita a ottenere e dei vantaggi che ne derivano.
Un’esistenza monotona e tranquilla che la guerra sconvolgerà completamente, facendole conoscere l’amore vero, intenso, quello che non fa sconti, che pretende dedizione assoluta fino alle conseguenze più estreme e che la giovane donna accetterà, saprà vivere fino in fondo.
Un sentimento, il suo per Alessandro, giovane soldato triestino, totalizzante e autentico, che finirà inevitabilmente per legarsi alle vicende della Grande Guerra e ai suoi orrori che si abbatteranno sui protagonisti del libro e la loro città, non risparmiando niente e nessuno.
Beatrice si ritroverà, una volta terminato il conflitto, ad affrontare una nuova esistenza, fatta apparentemente di solitudine, ricordo e dolore, nella quale, in un finale inatteso, ancora una volta irromperà un ricordo della guerra, di quello che era stato, di quello che era accaduto. E le regalerà un futuro differente e insperato.
Il sogno dei guerrieri fanciulli è un romanzo breve ma intenso, coinvolgente: Elena Vesnaver sa ricreare e ricostruire, con pennellate efficaci e incisive, l’atmosfera di una piccola città austroungarica ai tempi della Grande Guerra e disegnare protagonisti autentici, di spessore., descrivendo con profondità e maestria sentimenti senza tempo.


Elena, ho la sensazione che tu sia una donna che vive con l’arte e per l’arte… ti domando allora, perché la scrittura? Che motivazioni, esigenze ti hanno portata a scrivere?
Deve essere colpa dei miei genitori che, a quattro anni, mi hanno fatto visitare i miei primi musei e questo mi ha fatto crescere con questo amore che è davvero fortissimo e amo viaggiare proprio perché non mi accontento di vedere certe opere solo sui libri.
Per quanto riguarda la scrittura, posso dire che scrivere mi è sempre piaciuto, fin da bambina. Mi piaceva creare mondi fantastici, storie complicate, ero la disperazione della mia maestra, perché i miei temi prendevano strade imprevedibili, anche se dovevo raccontare semplicemente cosa avevo fatto la domenica. Crescendo, ho capito che scrivere era la cosa che, forse, mi riusciva meglio e mi permetteva di essere davvero me stessa, di riuscire a esprimere tutte le cose che avevo dentro. Ancora adesso è così ed è una bella sensazione, soprattutto quando vedo che le mie parole hanno il potere di entrare, almeno per un poco, nel mondo degli altri.

Lettrice eclettica e scrittrice eclettica, spazi dal romance all’erotico al giallo ai racconti. C’è un genere letterario che ti appartiene di più e per quali motivi?
Amo la letteratura di genere e mi piace sperimentare, ogni tanto, provare qualcosa di nuovo, provarmi. Poi, naturalmente, elaboro tutto sulle mie corde, visto che conosco i miei limiti e non mi metterei mai a scrivere, mettiamo, fantascienza, anche se mi piace tantissimo.
Il romance mi appartiene sicuramente molto, moltissimo e per certi versi, il giallo, quello classico, alla Christie, per dire.

Esiste un autore che ti ha condizionato più profondamente, più intensamente di ogni altro e perché?
Ho tanti amori, Dickens, Proust, Zola, Wilkie Collins, Philip Roth. Essere condizionata, non so, non direi. La lettura è piacere e studio, ma poi sono io quella che scrive, le storie sono le mie, raccontate a modo mio e il tempo è quello che vivo.

Come è nata l’dea de Il sogno dei guerrieri fanciulli?
Un’amica un giorno mi ha chiesto perché non scrivevo un Addio alle armi dei nostri luoghi e questa idea mi ha solleticato per diverso tempo; poi c’è stato un concorso letterario a Corno di Rosazzo che sembrava fatto apposta per questo progetto e allora mi sono buttata. Alla fine sono risultata fra i pochi selezionati e visto che il romanzo era piaciuto, ho pensato di proporlo alla Delos Digital, la casa editrice digitale con la quale collaboro in varie collane e sono stata molto felice che piacesse a Franco Forte che ha deciso di pubblicarlo subito. 

Quanto di Elena c’è in Beatrice, la protagonista del tuo romanzo?
Lo sai anche tu che i nostri personaggi non saranno magari identici a noi, altrimenti sarebbe una noia, ma qualche sfumatura del nostro carattere, magari quello che vogliamo tenere più nascosto, lo possiedono sempre; nel caso di Beatrice, posso dire che è mia la forza di andare avanti, sempre, di sopravvivere nonostante tutto, la spinta vitale, ecco e la capacità di adattamento. Beatrice è una donna forte, come cerco di essere io.

A mio parere, una delle chiavi di lettura del romanzo è che l’amore vissuto senza limitazioni, senza incertezze può riscattare una vita mediocre, all’insegna di una concretezza e praticità forse un poco meschine.
Sì, hai ragione. Beatrice è, in un certo senso, redenta da un amore difficile, probabilmente impossibile, ma che permette alla sua anima di spiccare il volo, da andare oltre alla sua solita vita, di vivere la realtà, anche, che fino a quel momento è riuscita a tenere distante. Grazie all’amore per Alessandro, Beatrice termina di avere un’esistenza fittizia.

Elena, entrambe proveniamo dal Friuli Venezia Giulia che sembra vivere un momento di grande fermento letterario. Credi che si possa parlare di una specifica letteratura a nord est?
Spero di no, spero non ci sia una specifica letteratura a nord est, non amo le etichette. Ci sono degli ottimi autori e delle ottime storie, punto, altrimenti rischiamo di cadere nel provincialismo. 

Tu scrivi racconti per Confidenze, che cosa ti dà questo tipo di esperienza e contatto con le lettrici?
È un’esperienza bellissima, unica, che mi permette di crescere molto sia dal punto di vista lavorativo, che umano. Il rapporto con le lettrici è un privilegio, ascoltarle, sentire le loro opinioni è bellissimo, come raccogliere le storie di tante persone che, in quel momento, si affidano a me. Ripeto, lavorare per Confidenze è un privilegio e io ne sono felicissima; senza contare il bel rapporto con la redazione e gli altri collaboratori.

Che consiglio daresti a chi vuole pubblicare un suo lavoro?
Non pagare mai, mai, assolutamente mai per farsi pubblicare. Se un lavoro vale, una strada la trova e se non la trova, be’, forse sarebbe meglio farsi un esame di coscienza, come me lo faccio io, quotidianamente.

E in un futuro, Elena che cosa ci regalerà?
Ancora storie vere e romanzi per Confidenze, naturalmente, qualche apocrifo sherlockiano, un progetto rosa al quale sto lavorando da un bel po’ e un altro, che mi hanno appena proposto, legato al mio amore per i viaggi e poi non so, una volta mi hanno detto che io sono la donna delle occasionalità. All’inizio mi ero quasi offesa, poi mi sono resa conto che è un grande dono.
Un sogno?
Se le giornate durassero 48 ore sarebbe perfetto. Mi accontento di 36, via.

Bio
Nata a Trieste, lavora come attrice per più di 20 anni e scrive adattamenti e testi teatrali. Dal 2004 si dedica esclusivamente alla scrittura, esplorando diversi generi letterari.
Tra i suoi ultimi libri, Le ragioni dell’inverno (A.Car ed.) e Il segreto della dire (Coccole Books). Da alcuni anni la casa editrice Delos Digital pubblica suoi testi in diverse delle sue collane.
Collabora alla rivista Confidenze dal 2009 con romanzi e racconti.
Con il racconto La ragazza di via Sette fontane ha vinto il Premio Scerbanenco@Lignano (2015) e con Tutti mi chiamano bionda la prima edizione del Premio Verbania for Women (2016). 

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