sabato 23 luglio 2016


Cabaret Biarritz
Josè Vales
Neri Pozza
pag. 360
prezzo € 15,30
e-book € 9,99

Nella Parigi del 1938, Philippe Fourac è il direttore e proprietario de La Fortune, una casa editrice dai toni popolari che si rivolge principalmente a un pubblico di signore benestanti. Nemico degli autori avanguardistici e dei tomi arcigni «che puzzano di letteratura», Fourac è alla ricerca costante di fatti e argomenti i cui aspetti «più truculenti, sanguinari e morbosi» possano essere trasformati, da una buona penna, in un romanzo di successo. Quando conosce Georges Miet, un giovane scrittore zoppo, quasi cieco e con più pulci dei ratti di Saint-Germain, il direttore capisce immediatamente che quel ragazzo malconcio è disposto a fare qualunque cosa pur di guadagnarsi da vivere con la scrittura. E così nasce il progetto «Cabaret Biarritz».
Fourac incarica Miet di scrivere un romanzo «serio ma appetibile» sui drammatici fatti che una decina d’anni prima, precisamente nell’estate del 1925, scossero l’elegante località turistica di Biarritz, nel sud della Francia. Gli articoli di cronaca dell’epoca pubblicati su La Petite Gironde parlavano del corpo di una donna rinvenuto con una caviglia incastrata in un anello d’ormeggio del porto. Un caso rubricato dalla polizia tra i soliti tragici incidenti di «una notte di bagordi in Côte Basque».
Arrivato a Biarritz, Miet intervista gli amici e i conoscenti della vittima, dopodiché passa al setaccio le maliziose ballerine del cabaret Les Sirènes, i ricchi vacanzieri di stanza al Casinò Bellevue, e una schiera pressoché infinita di governanti, gioiellieri, lanciatori di coltelli, artisti omosessuali e becchini. Più le dichiarazioni aumentano, tuttavia, più il mistero si infittisce.
Quando scopre che i cadaveri di altre due persone erano già stati rinvenuti in circostanze molto simili alla prima vittima, la polizia inizia a pedinarlo e il suo editore gli intima di tornare a Parigi. Solo, impaurito e senza il becco di un quattrino, Miet è convinto che tre delle persone che ha intervistato – il giornalista locale conosciuto come «Vilko», il fotografo Marcel Galet e l’aristocratica e seducente Beatrix Ross – sappiano molto più di quello che gli hanno raccontato. Il problema è inventarsi un modo per convincerli a parlare.

Recensione
Vincitore in Spagna del Premio Nadal 2015, definito «Una commedia che mescola magistralmente indagine criminale e parodia sociale» (El País), ho iniziato la lettura di Cabaret Biarritz con grande interesse e aspettative che, sfortunatamente, sono andate deluse.
È sicuramente vero che Josè Vales, l’autore, dipinge per i suoi lettori un variopinto affresco della Biarritz dei favolosi e folli anni Venti fra lusso, hotel di gran classe e pensioncine ambigue, frivolezze, feste da sogno, gioielli, signore alla moda e anonime commesse, sesso e sregolatezza, crimini e passione e che la prosa (va sottolineato al riguardo che ho letto il libro in lingua originale), è accattivante e gradevole ma i pregi di questo romanzo si fermano qui.
La pretesa originalità di Cabaret Biarritz che consisterebbe nel proporre una trama gialla sulla base delle testimonianze e parole delle persone più o meno direttamente implicate, costituisce un limite alla comprensione dell’enigma i cui contorni risultano incerti, confusi al punto che il lettore si smarrisce fra le differenti voci che narrano, testimoniano e ricostruiscono la vicenda, perdendone  di vista la soluzione.
E non solo. I vari personaggi che l’autore ci presenta in un carosello a tinte intense, a volte sono fin troppo “sovraccarichi” di quelle che immaginiamo essere le caratteristiche di quell’epoca lontana e scintillante, al punto da sembrare caricature di se stessi e di quest’ultima.
In definitiva, un romanzo sicuramente piacevole ma nel complesso non del tutto convincente.

giovedì 21 luglio 2016

Presentiamo La collina dei girasoli di Lorena Marcelli (Edizioni Esordienti E-book), un romanzo che narra, delicato e attento, il mondo delle donne, i loro sentimenti, le relazioni familiari più intime e complesse, sullo sfondo della campagna abruzzese.


La collina dei girasoli
Lorena Marcelli
Edizioni Esordienti E-book
pag. 154
prezzo € 4,99

La Trama
Topazio, Perla, Giada e Ambra sono quattro sorelle, figlie di un orafo famoso, ma l’unica cosa che le accomuna davvero è di avere il nome di una pietra preziosa, perché sono molto diverse tra loro, e non si sopportano a vicenda; il padre muore prematuramente in un incidente e la madre, Luisa, una donna immorale e superficiale, è incapace di dare loro l’affetto di cui hanno bisogno. Le due sorelle maggiori diventano delle donne insicure, sentimentalmente fragili e insoddisfatte, mentre Giada e, in particolare, Ambra, più sensibili, conosceranno l’affetto materno della zia Elia, che vive in campagna e che accoglierà soprattutto Ambra ogni estate. In questo contesto sano e affettuoso la ragazza ritrova se stessa, decide cosa voler fare e conoscerà anche l’amore della sua vita.


Lorena, come, quando e perché la scrittura? Che esigenze e motivazioni ti spingono a scrivere?
Prima della scrittura, la mia passione è stata “la lettura”. A sedici anni avevo già letto tutti classici; anche quelli francesi, inglesi e russi. I romanzi accompagnavano ogni mio momento libero e, spesso, mi identificavo nei protagonisti, pensando anche a cosa gli avrei fatto dire o fare io. Forse proprio per questo ho iniziato a scrivere. Riscrivevo le scene che non mi piacevano e  i finali che mi lasciavano con l’amaro in bocca. A quindici anni iniziò la voglia di scrivere le “mie storie”, con i “miei personaggi”. Scrivo le storie che mi piacerebbe vivere o che ho davvero vissuto. Scrivo perché non ne posso fare a meno e perché sono un’attenta osservatrice. Mi piace fissare, nero, su bianco, tutto quello che vedo, ascolto, osservo. 

Da dove trai ispirazione per i tuoi romanzi?
Come ho detto poco fa, traggo ispirazione dalla vita e da tutto quello che mi circonda. Una foto, un quadro, un articolo di giornale o una scena vista per strada. L’idea può scattare in ogni momento e, da lì, nasce la storia.

La Collina dei girasoli narra di quattro donne… il ricordo delle sorelle March, protagoniste di Piccole Donne, nasce immediato, spontaneo. La tua storia si ricollega in qualche modo al libro di Louisa May Alcott? E come è nata l’idea di questo romanzo?
A  dodici anni ho letto “Piccole donne” e, da allora, non ho potuto fare altro che paragonare le sorelle March alle sorelle Diamante che, in realtà, esistono anche nella realtà, pur avendo un cognome diverso. Io ho quattro sorelle e, per scrivere la Collina dei girasoli, ho attinto a piene mani all’interno del rapporto di odio/amore che ci ha unito. Per ognuna delle protagoniste ho scelto il carattere di una delle mie sorelle e qualche episodio realmente accaduto. La “Collina” non è nata pensando alle sorelle March, ma alle sorelle “Marcelli”, e non poteva essere altrimenti, vista la somiglianza dei cognomi. A parte gli scherzi: molti degli episodi narrati sono veri, autobiografici. Volevo raccontare una storia che sapesse di casa e di ricordi; anche quelli poco piacevoli.

Il libro parla di conflitti familiari, di problematiche nel rapporto con la madre, fatti che segnano in maniera profonda e intensa la vita di una figlia destinata a diventare donna. C’è qualcosa di Lorena nelle quattro protagoniste del libro?
No. Non c’è quasi nulla di Lorena, se non qualche aspetto di poca rilevanza, in Ambra, la sorella minore. Ho cercato di stare fuori dalla storia creando personaggi che non mi somigliassero. In questo modo sono riuscita a raccontare la storia in maniera abbastanza obiettiva. Se avessi inserito anche me, nel romanzo, avrei corso il rischio di scriverlo secondo il mio punto di vista e avrei commesso sicuramente molti errori, rendendo la narrazione troppo personale.

Il romanzo è ambientato nella campagna abruzzese, ci racconti il motivo di questa scelta?
Io sono abruzzese e amo immensamente la mia Terra. Sono nata e cresciuta in un paese in collina, fra i girasoli. La casa dove si svolge la storia è la casa dove era nata mia madre e che oggi è un rudere, fra i girasoli. Ero bambina, quando lei me la mostrò la prima volta, in estate. Quell’immagine si impresse per sempre nella mia mente e, quando decisi di scrivere “La collina dei girasoli”, non potevo non ricreare quella casa.

Lorena, sei un’autrice apprezzata, che ha pubblicato con diverse e importanti case editrici… che suggerimenti e consigli puoi dare a chi ha un manoscritto che vorrebbe far pubblicare?
Dal piccolo della mia esperienza, posso consigliare solo una cosa: prima di presentare un manoscritto a una casa editrice si deve riscrivere dal principio la storia. La prima stesura si fa con il cuore e con i pensieri che si accavallano e, non sempre, è il testo che vorremmo far leggere ai nostri lettori. Bisogna far passare del tempo e rileggere il romanzo dopo qualche settimana. La revisione, seppur noiosa, è la parte più importante, nel lavoro dello scrittore. Inizialmente mandavo alle case editrici la prima bozza dei miei lavori, scoprendo, poi, che avrei potuto fare molto ma molto di meglio, se non avessi avuto fretta. Naturalmente i testi venivano bocciati, anche se la storia era bella. La fretta è cattiva consigliera e, si sa, non è sconosciuta agli autori emergenti, che vorrebbero vede re pubblicati i loro scritti nel più breve tempo possibile. Quindi: scrivere, riscrivere, riscrivere e ancora riscrivere. E poi leggere molto, partendo dai classici. Oggi molti aspiranti scrittori non leggono nulla o quasi, ma pretendono di diventare famosi. Si riesce a scrivere bene solo se si riesce ad assimilare le tecniche dei grandi autori e il linguaggio adatto a ogni storia. Uno scrittore non deve improvvisare, non deve prendere in giro l’eventuale lettore.  Chi compra un nostro lavoro ha il diritto di leggere qualcosa di bello e scritto bene. 

Che progetti hai per il futuro?
Ho diverse storie “in testa”. Mi piace cimentarmi in stili diversi e ora vorrei scrivere un romanzo Regency e un altro thriller storico, che è il genere che sento più mio. In autunno saranno pubblicati altri titoli e, il 6 settembre, sarà disponibile in e-book  “Uno strano scherzo del destino”, tradotto in inglese e tedesco.

Bio
Lorena Marcelli, nata nel 1965,  vive in Abruzzo, dove lavora presso un Ente pubblico. Laureata in Giurisprudenza, scrive dal 2011 e ha vinto diversi concorsi nazionali, anche con importanti Case Editrici. (Nel 2013 – Entra anche tu in Sperling Privè – Casa Editrice Sperling & Kupfer) Dal marzo del 2014 ad oggi con lo pseudonimo Laura Fioretti ha pubblicato, sempre  per Sperling & Kupfer nella collana “Sperling Privè” Uno strano scherzo del destino (tradotto anche in inglese e tedesco e in uscita il 6 settembre 2016), Per averti e nel 2015 Avrò cura di te. Nel 2014 vince il Concorso nazionale 50° Marcelli Editore di Ancon con il Thriller storico L’enigma del Battista. Nel 2015 pubblica con Edizioni Esordienti E-book il romanzo La collina dei girasoli.

domenica 17 luglio 2016


Il sogno dei guerrieri fanciulli
Elena Vesnaver
Delos Digital
pag. 82
prezzo € 2,99

La Trama
La prima Guerra Mondiale morde il confine a est. C'è ancora spazio per un grande amore?
Cormòns, 1915. Siamo in provincia di Gorizia, la guerra, quella vera, sporca e cattiva, comincia a far vedere il suo volto, anche se gli abitanti dei piccoli paesi del Collio cercano di vivere nella maniera più normale possibile. Beatrice, sposata con un uomo ricco e opportunista, vive di certo meglio degli altri, grazie ai traffici del marito, ma l'occupazione del paese da parte delle truppe italiane porta confusione e paura e a Beatrice anche molto altro. Alessandro è un giovane studente triestino che ha deciso di combattere per l'Italia. Giovane, appassionato e spavaldo, si lancia nel conflitto con l'irruenza dei vent'anni, convinto, come tanti, che la guerra finirà presto. L'amore tra Beatrice e Alessandro scoppia incontenibile, capace di cancellare l'orrore che si fa sempre più vicino, capace di vincere la morte e la malattia. Ma non il destino... 

Recensione
Un bel romanzo, scritto bene con una prosa elegante, accurata e personaggi perfettamente tratteggiati.
La vicenda si svolge a Cormons, sul Collio in provincia di Gorizia, durante la prima guerra mondiale che, almeno agli inizi, sembra solo blandire da lontano la tranquilla esistenza della cittadina e dei suoi abitanti.
Fra questi Beatrice, che grazie alla sua bellezza e fascino e un concreto realismo, ha sposato un uomo ricco, che non le ha donato un solo istante di passione ma le permette una vita agiata, appagata se non serena.
Beatrice passa le sue giornate nella merceria che gestisce, fra pettegolezzi e clienti invidiose della sorte che le è toccata: non ha sogni né aspettative particolari, sembra godere del benessere che è riuscita a ottenere e dei vantaggi che ne derivano.
Un’esistenza monotona e tranquilla che la guerra sconvolgerà completamente, facendole conoscere l’amore vero, intenso, quello che non fa sconti, che pretende dedizione assoluta fino alle conseguenze più estreme e che la giovane donna accetterà, saprà vivere fino in fondo.
Un sentimento, il suo per Alessandro, giovane soldato triestino, totalizzante e autentico, che finirà inevitabilmente per legarsi alle vicende della Grande Guerra e ai suoi orrori che si abbatteranno sui protagonisti del libro e la loro città, non risparmiando niente e nessuno.
Beatrice si ritroverà, una volta terminato il conflitto, ad affrontare una nuova esistenza, fatta apparentemente di solitudine, ricordo e dolore, nella quale, in un finale inatteso, ancora una volta irromperà un ricordo della guerra, di quello che era stato, di quello che era accaduto. E le regalerà un futuro differente e insperato.
Il sogno dei guerrieri fanciulli è un romanzo breve ma intenso, coinvolgente: Elena Vesnaver sa ricreare e ricostruire, con pennellate efficaci e incisive, l’atmosfera di una piccola città austroungarica ai tempi della Grande Guerra e disegnare protagonisti autentici, di spessore., descrivendo con profondità e maestria sentimenti senza tempo.


Elena, ho la sensazione che tu sia una donna che vive con l’arte e per l’arte… ti domando allora, perché la scrittura? Che motivazioni, esigenze ti hanno portata a scrivere?
Deve essere colpa dei miei genitori che, a quattro anni, mi hanno fatto visitare i miei primi musei e questo mi ha fatto crescere con questo amore che è davvero fortissimo e amo viaggiare proprio perché non mi accontento di vedere certe opere solo sui libri.
Per quanto riguarda la scrittura, posso dire che scrivere mi è sempre piaciuto, fin da bambina. Mi piaceva creare mondi fantastici, storie complicate, ero la disperazione della mia maestra, perché i miei temi prendevano strade imprevedibili, anche se dovevo raccontare semplicemente cosa avevo fatto la domenica. Crescendo, ho capito che scrivere era la cosa che, forse, mi riusciva meglio e mi permetteva di essere davvero me stessa, di riuscire a esprimere tutte le cose che avevo dentro. Ancora adesso è così ed è una bella sensazione, soprattutto quando vedo che le mie parole hanno il potere di entrare, almeno per un poco, nel mondo degli altri.

Lettrice eclettica e scrittrice eclettica, spazi dal romance all’erotico al giallo ai racconti. C’è un genere letterario che ti appartiene di più e per quali motivi?
Amo la letteratura di genere e mi piace sperimentare, ogni tanto, provare qualcosa di nuovo, provarmi. Poi, naturalmente, elaboro tutto sulle mie corde, visto che conosco i miei limiti e non mi metterei mai a scrivere, mettiamo, fantascienza, anche se mi piace tantissimo.
Il romance mi appartiene sicuramente molto, moltissimo e per certi versi, il giallo, quello classico, alla Christie, per dire.

Esiste un autore che ti ha condizionato più profondamente, più intensamente di ogni altro e perché?
Ho tanti amori, Dickens, Proust, Zola, Wilkie Collins, Philip Roth. Essere condizionata, non so, non direi. La lettura è piacere e studio, ma poi sono io quella che scrive, le storie sono le mie, raccontate a modo mio e il tempo è quello che vivo.

Come è nata l’dea de Il sogno dei guerrieri fanciulli?
Un’amica un giorno mi ha chiesto perché non scrivevo un Addio alle armi dei nostri luoghi e questa idea mi ha solleticato per diverso tempo; poi c’è stato un concorso letterario a Corno di Rosazzo che sembrava fatto apposta per questo progetto e allora mi sono buttata. Alla fine sono risultata fra i pochi selezionati e visto che il romanzo era piaciuto, ho pensato di proporlo alla Delos Digital, la casa editrice digitale con la quale collaboro in varie collane e sono stata molto felice che piacesse a Franco Forte che ha deciso di pubblicarlo subito. 

Quanto di Elena c’è in Beatrice, la protagonista del tuo romanzo?
Lo sai anche tu che i nostri personaggi non saranno magari identici a noi, altrimenti sarebbe una noia, ma qualche sfumatura del nostro carattere, magari quello che vogliamo tenere più nascosto, lo possiedono sempre; nel caso di Beatrice, posso dire che è mia la forza di andare avanti, sempre, di sopravvivere nonostante tutto, la spinta vitale, ecco e la capacità di adattamento. Beatrice è una donna forte, come cerco di essere io.

A mio parere, una delle chiavi di lettura del romanzo è che l’amore vissuto senza limitazioni, senza incertezze può riscattare una vita mediocre, all’insegna di una concretezza e praticità forse un poco meschine.
Sì, hai ragione. Beatrice è, in un certo senso, redenta da un amore difficile, probabilmente impossibile, ma che permette alla sua anima di spiccare il volo, da andare oltre alla sua solita vita, di vivere la realtà, anche, che fino a quel momento è riuscita a tenere distante. Grazie all’amore per Alessandro, Beatrice termina di avere un’esistenza fittizia.

Elena, entrambe proveniamo dal Friuli Venezia Giulia che sembra vivere un momento di grande fermento letterario. Credi che si possa parlare di una specifica letteratura a nord est?
Spero di no, spero non ci sia una specifica letteratura a nord est, non amo le etichette. Ci sono degli ottimi autori e delle ottime storie, punto, altrimenti rischiamo di cadere nel provincialismo. 

Tu scrivi racconti per Confidenze, che cosa ti dà questo tipo di esperienza e contatto con le lettrici?
È un’esperienza bellissima, unica, che mi permette di crescere molto sia dal punto di vista lavorativo, che umano. Il rapporto con le lettrici è un privilegio, ascoltarle, sentire le loro opinioni è bellissimo, come raccogliere le storie di tante persone che, in quel momento, si affidano a me. Ripeto, lavorare per Confidenze è un privilegio e io ne sono felicissima; senza contare il bel rapporto con la redazione e gli altri collaboratori.

Che consiglio daresti a chi vuole pubblicare un suo lavoro?
Non pagare mai, mai, assolutamente mai per farsi pubblicare. Se un lavoro vale, una strada la trova e se non la trova, be’, forse sarebbe meglio farsi un esame di coscienza, come me lo faccio io, quotidianamente.

E in un futuro, Elena che cosa ci regalerà?
Ancora storie vere e romanzi per Confidenze, naturalmente, qualche apocrifo sherlockiano, un progetto rosa al quale sto lavorando da un bel po’ e un altro, che mi hanno appena proposto, legato al mio amore per i viaggi e poi non so, una volta mi hanno detto che io sono la donna delle occasionalità. All’inizio mi ero quasi offesa, poi mi sono resa conto che è un grande dono.
Un sogno?
Se le giornate durassero 48 ore sarebbe perfetto. Mi accontento di 36, via.

Bio
Nata a Trieste, lavora come attrice per più di 20 anni e scrive adattamenti e testi teatrali. Dal 2004 si dedica esclusivamente alla scrittura, esplorando diversi generi letterari.
Tra i suoi ultimi libri, Le ragioni dell’inverno (A.Car ed.) e Il segreto della dire (Coccole Books). Da alcuni anni la casa editrice Delos Digital pubblica suoi testi in diverse delle sue collane.
Collabora alla rivista Confidenze dal 2009 con romanzi e racconti.
Con il racconto La ragazza di via Sette fontane ha vinto il Premio Scerbanenco@Lignano (2015) e con Tutti mi chiamano bionda la prima edizione del Premio Verbania for Women (2016). 

giovedì 14 luglio 2016


#questononèamore 
Blog Tour e Contest di sensibilizzazione 
Quinta tappa.

Buongiorno Lettori!
Oggi #questononèamore, il Blog tour e Contest di sensibilizzazione  organizzato da Blog Crossing, dopo essere stato ospitato da Book Hunters Blog arriva a ParliamoDiLibri. 
Il collettivo Blog Crossing ha voluto fortemente dare spazio a questa iniziativa per far sentire, uniti, la nostra voce contro la violenza nei confronti delle donne, fenomeno sfortunatamente fin troppo frequente soprattutto in questi ultimi tempi.
Vogliamo dire BASTA e chiediamo il vostro aiuto, la vostra collaborazione, perché la voce di tutti si elevi forte e intensa, perché questo scempio abbia termine, perché nessuna donna debba più subire e soffrire le conseguenze. Perché non si senta più sola.
Per questo abbiamo voluto l'hashtag #questononèamore, per questo chiediamo a ognuno di voi di lasciare uno slogan di sensibilizzazione nei commenti di questa tappa (e delle altre 4)

#questononèamore
Blog Tour e Contest
di sensibilizzazione
contro la violenza sulle donne
Quinta Tappa   
Vi proponiamo “Sinfonia nera in quattro tempi” di Tiziana Viganò romanzo che, nell’ambito di una trama gialla, affronta il tema della violenza contro le donne e la recensione di di Tiziana Pennato Medico, Psicologa, Psicoterapeuta.

Gli infiniti volti della violenza: uomini e donne in “Sinfonia nera in quattro tempi” di Tiziana Viganò


Sinfonia nera in quattro tempi
Tiziana Viganò
0111 Edizioni
pag. 188

La Trama
Un romanzo giallo con quattro indagini del maresciallo Rusconi, ambientate tra Legnano e Milano, basate su storie di donne vittime o carnefici, simbolo di una realtà attuale, quando la violenza psicologica può sfociare nell’esasperazione e nella follia con conseguenze estreme. In un crescendo drammatico, dalle oscure passioni della prima indagine si passa alla seconda, centrata su un personaggio femminile che si agita in una gabbia dorata, tra i giochi di potere di una relazione disturbata. Un’altra vicenda complessa metterà il maresciallo di fronte alle mille sfumature della mente femminile; in ultimo, una catena di efferati delitti scuoterà la provincia lombarda, rivelando retroscena d’amore e morte. Attraversando queste esperienze, anche la vita del maresciallo subirà un’evoluzione verso una maturità più consapevole. Un giallo classico, in cui la definizione dei personaggi e la ricerca della verità hanno un ruolo centrale nella narrazione.  

Recensione
La violenza sulle donne. I suoi infiniti volti, le sue molteplici declinazioni.  Violenza fisica, psicologica, sessuale, economica. Violenza subdola, strisciante oppure esplosiva, dirompente, ma comunque distruttiva, devastante. Violenza che uccide, ferisce, annienta e trasforma. Trasforma le donne che la subiscono, spegnendole, piegandole, indurendole, deformandole nella psiche, nell’anima. 
DONNE fragili, insicure, dipendenti, come ANNA, una “gran bella donna, ma con scarsissima autostima e incapacità di affermarsi: pensava di risolvere i suoi problemi usando il sesso e l’amore per ottenere riconoscimenti, per essere vista, per avere l’aiuto di cui aveva disperatamente bisogno.” 
Donne troppo innamorate, incapaci di difendersi da un amore che non le ama, che le domina e le distrugge, come LAURA, usata ed abbandonata senza pietà, come uno straccio, un giocattolo senza anima, divorata prima dalla passione e poi da un odio altrettanto feroce. 
Donne giovani, ingenue, ferite nel corpo, nello spirito e nelle illusioni, come GINA, scissa tra amore e vendetta, serva complice amante e, al tempo stesso, dominatrice carnefice. 
Donne plagiate, piegate, manipolate, isolate, annullate, drogate di parole e sostanze, ridotte all’ombra di ciò che erano, come CLARA, angelo vendicatore lucido e disperato. 
UOMINI altrettanto fragili: immaturi, narcisisti, viziati, oppure controllanti, dominanti, comunque incapaci di amare e rispettare le proprie compagne, di riconoscerle come persone, di accettare la loro volontà, il loro rifiuto. Coppie sbagliate, a volte in modo evidente sia a loro stesse che agli altri, a volte ammantate da un alone di normalità.
 “Quante coppie normali, perfette, nascondevano, dietro un'apparente quiete, abissi di solitudine e di sopraffazione, giochi perversi basati sul ricatto, sul rapporto dominante-dominato; oppure c’era un elemento della coppia che dall’esterno sembrava "sano" ma in realtà bruciava l'autostima, le capacità e l'indipendenza di quello che si riteneva "malato". Triste, triste, triste.” 
Violenza come un veleno che uccide, corrompe, distrugge. Uccide le vittime, oppure le segna per sempre: nelle ferite fisiche, le cicatrici di Laura e Gina. Ma, soprattutto, le segna nell’anima, trasformandole, in un ciclo perverso, da vittime, a loro volta, in carnefici di se stesse e di altre donne. 
Perché la violenza satura l’aria, si respira e contagia tutti quelli che coinvolge, anche i tutori dell’ordine che la dovrebbero contrastare, come il brigadiere Tommaso Lo Monaco, detto Totò, che riserverebbe volentieri ai colpevoli di violenza un trattamento ben al di fuori di quella legge che è chiamato a rispettare e far rispettare. Al tempo stesso, però, conoscere le difficili storie di violenza aiuta a riflettere, comprendere, imparare per non ripetere gli stessi terribili errori: permette di crescere, di diventare migliori, come accade al maresciallo Adelio Rusconi che, grazie alle drammatiche esperienze professionali e anche ai suoi studi di psicologia, nel tempo si trasforma da ragazzone narcisista e un po’ superficiale in uomo più maturo e consapevole. 
Ed è proprio in questo che sta il pregio principale dei racconti di Tiziana Viganò: infatti, la scrittrice affronta con coraggio e profondità un tema sempre più attuale, del quale c’è estremo bisogno di parlare, rendendolo al tempo stesso più facilmente fruibile per il grande pubblico, e stemperandone l’impatto emotivo altrimenti non facile da tollerare, attraverso la forma del romanzo giallo e la compagnia rassicurante della simpatica coppia di protagonisti, Adelio e Totò. 
di Tiziana Pennato Medico, Psicologa, Psicoterapeuta t.pennato@gmail.com www.libroterapia.net

Biografia dell’autrice
Milanese, redattrice e iconografa per molti anni presso un’importante Casa Editrice, Tiziana Viganò ha poi lavorato nel campo della psicologia, della comunicazione e della medicina naturale, studiando a fondo i rapporti tra mente e corpo. Il lavoro sul campo come Counselor, le esperienze di volontariato e i viaggi le hanno fornito ispirazione per raccontare storie vere, centrando soprattutto figure femminili che emergono con le loro luci e ombre, nelle difficoltà e nel successo, nel dramma e nella rinascita. Nel 2012 ha pubblicato la raccolta di racconti “Come le donne”.

Blog Tour
5 blog, 5 tappe, 5 libri per parlare di violenza ma anche di chi cerca di vincerla, di aiutare le donne ad uscirne, di non farle sentire sole.
A partire da domani, 16 giugno, ogni giovedì i blog del Tour vi presenteranno un libro, gli autori che l'hanno scritto, i progetti che sostengono, i tipi di violenza di cui parlano.
Un Blog Tour che mira a sensibilizzare coinvolgendo i lettori, dando loro la possibilità di partecipare, di alzare la voce in un NO! collettivo. Una forma positiva di comunicazione sociale via web e collaborazione.


Il mondo dello scrittore                      23/6

Sognando tra le righe                          30/6

Books Hunters Blog                            7/7

Parliamo di libri                                   14/7

Contest
Per ogni tappa del Blog Tour sarà possibile lasciare un commento con uno slogan che diventerà la nostra campagna di sensibilizzazione da luglio in poi, aperta a tutti quelli che vorranno sostenerla, semplicemente condividendo il banner identificativo. E ci auguriamo che la protesta diventi virale!
Tra tutti i suggerimenti, sceglieremo quello più efficace, impattante, che verrà trascritto nel banner identificativo della campagna stessa, in modo che chiunque voglia aderire, blogger e non, possa condividerlo. Avrà, inoltre, la possibilità di scegliere 1 ebook tra quelli gentilmente messi a disposizione dagli autori, che verranno resi noti nel corso del Blog Toru, e 1 copia cartacea di "4 petali rossi. Frammenti di storie spezzate." di Arianna Berna, Monica Coppola, Silvia Devitofrancesco, Loriana Lucciarini, ed. Arpeggio Libero, l'antologia solidale contro la violenza sulle donne per il progetto della “Casa delle donne nella Marsica” di BeFree.

Regole del contest
 1. Diventate lettori fissi dei blog del tour (gadget "unisciti a questo sito" nei blog Gli scrittori della porta accantoSognando tra le righe e Books Hunters Blog);
 2. Lasciate un commento per ogni tappa con la vostra proposta di slogan per la campagna di sensibilizzazione, avrete, così, la possibilità di proporre 5 diversi slogan.
E, indipendentemente dal contest, se vorrete, condividete sia il banner, sia il video. Un modo apparentemente insignificante per far sentire la nostra voce. Forse parlarne non basta, ma l'indifferenza è un'offesa per le vittime. Un modo, quello che conosciamo, da scrittori e blogger, per far sentire meno sole le donne, un abbraccio collettivo come in un'accogliente casa comune.
Uno spiraglio di speranza. Perchè uscire dalla violenza, si può.
https://www.youtube.com/watch?v=sQ84Lb53_GQ



Collettivo Blog Crossing
Blog Crossing è una nuova iniziativa fortemente voluta dai blog Il Mondo dello ScrittoreParliamo di LibriBooks Hunters Blog, Sognando tra le righe e Gli scrittori della porta accanto. L’idea nasce dalla filosofia di B.L.U. (Blog Letterari Uniti) alla quale abbiamo aderito, trasformando la teoria in pratica, ovvero portando all’azione quella che era all’inizio solo una deontologia etica

martedì 12 luglio 2016

Presentiamo 1986 di Giuseppe Ottomano (edizioni Leucotea), un romanzo dalla trama originale che si snoda fra fantasia, realtà, un universo parallelo e immutabile in una cornice grottesca che, però, sottende domande e misteri senza tempo.


1986
Giuseppe Ottomano
Edizioni Leucotea
pag. 232
prezzo  € 16,90

La Trama
Una cospicua eredità permette a Tommy e Andrea, due giovani e simpatici cialtroni, di intraprendere un viaggio lungo l'Europa per coronare la propria passione: la caccia alle ragazze. Malgrado i ripetuti insuccessi, dovuti in parte all'inettitudine e in parte alla malasorte, non desisteranno mai dal loro proposito originario. Affronteranno così un viaggio trentennale senza meta, che si trasformerà in una sorte di "ricerca del Santo Graal" in chiave moderna e dissacrante. L'intera azione si svolge in un 1986 immutabile, in cui il contesto storico di ogni anno si ripete sistematicamente. In un romanzo sospeso tra la fantascienza e il grottesco, una ridicola coppia di aspiranti seduttori, che rimanda a "Il sorpasso" di Dino Risi, vive una serie di avventure sul filo del mistero dello scorrere del tempo.


Giuseppe, quando e perché hai deciso di scrivere?
Scrivere mi è sempre piaciuto; nel passato remoto ho scritto articoli per testate locali, e in genere è una passione che coltivo da sempre. In particolare, negli ultimi anni mi sono occupato prevalentemente di storia sportiva, collaborando al sito web "SportVintage" e alla rivista telematica "Pianeta Sport"; due anni fa, poi, ho pubblicato "Il volo di Volodja, Vladimir Jaščenko campione fragile" (Miraggi Edizioni), la biografia di un recordmen mondiale di salto in alto prima sovietico e poi ucraino dal talento smisurato e dalla carriera sportiva interrotta prematuramente. L'esistenza di Vladimir Jaščenko è stata vissuta in maniera intensa, romantica e commovente allo stesso tempo, e scrivere di un personaggio del suo spessore è stato un vero onore per me.

Che cosa ispira i tuoi romanzi? E come nascono, di getto o sono preceduti da un lavoro di riflessione, approfondimento?
Siccome scrivere un romanzo richiede una certa dose d’impegno, preferisco ispirarmi a qualcosa che trovo veramente suggestivo e che mi fornisca una spinta decisiva a portare avanti un progetto. Questa fonte d’ispirazione non ha necessariamente un’origine predefinita: può essere un fatto di cronaca, un’esistenza che mi ha colpito, un personaggio che mi ha divertito, ma anche un libro, una poesia o addirittura una le sensazioni di una canzone possono accendere la lampadina. 
Riguardo alla parte “operativa”, premetto che  credo di essere un tipo pigro di indole, e quindi prima di cominciare a scrivere una storia, la medito pigramente. Al termine di questo periodo d’incubazione comincio ad abbozzarne la trama e a delinearne i personaggi principali. Non è un processo immediato, perché devo sistemare le incongruenze, limare le imprecisioni e rendere appetibile il soggetto. Per fare questo chiedo suggerimenti ad amici e parenti, m’informo, prendo spunti da altre opere, sia letterarie che cinematografiche, e solo quando sono convinto che tutto sia pronto, comincio il lavoro di stesura vera e propria. 

Come è nata l’idea di 1986? C’è una motivazione specifica, personale o di carattere storico, che ti ha portato a scegliere proprio questo anno?
A essere franchi ci sono due motivazioni: una di carattere “celebrativo”, in quanto il 1986 cade esattamente trent’anni fa, e un’altra più personale. Infatti, nel 1986 avevo vent’anni e avevo riacquisito lo stato di cittadino libero dopo il servizio militare, proprio come i due protagonisti del romanzo. Pertanto è un momento storico che ho vissuto personalmente e di cui conservo un ricordo abbastanza vivido. Raccontandolo, ho avuto occasione di approfondirlo, e devo dire che è stata un’operazione intrigante. Era un periodo in cui una parte della gente provava un’irrimediabile nostalgia dell’atmosfera crepuscolare degli anni Settanta, mentre un’altra parte ne festeggiava l’addio cercando di darsi alla pazza gioia in un rito che voleva essere un inno al ritorno alla vita, ma che in realtà conteneva una inquietante carica edonistica e un’esaltazione della superficialità in chiave anti-intellettualistica. 

Il tuo romanzo si sviluppa fra fantasia e situazioni grottesche, da commedia. È più facile scrivere fantasy o cercare di far ridere o almeno sorridere il lettore?
“1986” è un romanzo fantastico, che tratta di universi paralleli, ma non ha nulla a che vedere con la fantasy in senso stretto, quella di origine tolkeniana, per intenderci. “1986” coniuga il fantastico con l’umorismo, un genere che ha avuto come precursore più illustre Ludovico Ariosto (non me ne voglia la buonanima) con l’Orlando Furioso. 
Per quanto mi concerne, scrivere cercando di strappare una risata o un sorriso è un’operazione altamente piacevole. Cerco di immaginare una situazione comica e la sviluppo, attingendo a piene mani dalla realtà di tutti i giorni, che contiene sempre uno sfondo grottesco, Fantozzi docet.

C’è qualcosa di te nei tuoi protagonisti?
Spesso in letteratura un autore si mimetizza dietro dei personaggi immaginari per delineare tratti della propria personalità, della propria vita o addirittura delle proprie aspirazioni. In aggiunta si prende sempre un po' di spunto dall'ambiente circostante o che ci ha circondato in passato. Nel caso di Tommy e Andrea, i due aspiranti latin lover di "1986", posso dire che rappresentino la sommatoria di più personalità con cui ho avuto occasione d’imbattermi, compresa in parte la mia. In ogni modo, senza voler peccare di presunzione, ritengo che Tommy e Andrea sintetizzino anche uno stereotipo, o meglio ancora una caricatura, del maschio italiano di qualche decina di anni fa, con tutti i propri limiti culturali, l'inesauribile vena creativa e la carica di comicità involontaria.

Come è stato il percorso che ti ha portato alla pubblicazione del libro? E hai qualche consiglio per chi vorrebbe pubblicare?
Ho sottoposto il mio manoscritto solo a editori di comprovata serietà e sono felice di avere incontrato l’interesse di Edizioni Leucotea. A chi ha nel cassetto un manoscritto in cui crede, suggerirei di fare altrettanto, e di affidarsi a editori non a pagamento (Non EAP). In fondo, trovarsi costretti a pagare per vedere pubblicata la propria opera, è “grottesco”.

Che progetti futuri hai come scrittore?
Dopo la pubblicazione di "Il volo di Volodja", avevo pensato di raccontare la storia di un altro "antieroe" dello sport, Luz Long, il rivale tedesco, nonché amico di Jesse Owens, nella memorabile gara di salto in lungo alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Successivamente ho accantonato questo progetto e per il momento non ho ancora nulla in cantiere. Eppure confesso che sogno di avere l'opportunità di scrivere un seguito di "1986": la storia, di per sé, si presterebbe a un sequel.

Bio
Giuseppe Ottomano è nato a Bari nel 1965 e vive a Milano dove lavora come contabile in una multinazionale.
Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato al sito di storia sportiva SportVintage e alla rivista telematica Pianeta Sport.
Pubblicazioni: 
“Il volo di Volodja. Vladimir Jaščenko, campione fragile” (co-autore Igor’ Timohin). Miraggi Edizioni, Maggio 2014. 
1986”, Edizioni Leucotea, Maggio 2016.

domenica 10 luglio 2016


Quel fiume è la notte
Flavia Piccinni
Fandango Libri
pag. 234
prezzo € 14,03

La Trama 
Lea è appena arrivata a Varanasi. Si è limitata a prendere un maglione a casaccio dall'armadio e a infilarlo nello zaino senza aspettarsi nulla. Deve fuggire da Cesare, mettere distanza, lasciare che il tempo vada più in fretta, e l'India è il posto giusto per smarrirsi, anche se nell'aria c'è odore di celebrazioni funebri, fiori maturi, sandalo e cera. Adriana, orecchini di perle e capelli tinti di nero, non ha fatto troppe domande sui motivi della partenza, e anche al telefono, adesso che è lontana, non indaga, rimane indifferente, ma si sa, passano gli anni e le madri restano sempre le stesse, non hanno paura di ferire, sono fatte così. Come sarebbe stata se avesse deciso di tenersi quel figlio, ora Lea non vuole saperlo. Deve dimenticare il mese di maggio, l'alba di primavera, il lettino che corre veloce, il corridoio infinito, l'infermiera che chiede Sei sicura?, la sensazione precisa che sicura, dopo l'aborto, non lo sarà mai più. Nel disordine di strade senza nome e alberghi fatiscenti, tra donne bellissime che vendono sari e venerano i propri bambini, "Quel fiume è la notte" conduce nelle zone taciute della nostra coscienza, dove regna il mistero e la vergogna.

Recensione
Quel fiume è la notte: una donna un lutto un viaggio in India. 
Un titolo bellissimo ma il testo non rende giustizia all'India, alla sua bellezza, alla sua poesia, ai suoi dolori. 
Leggo di luoghi che ho visto coi miei occhi, filtrato attraverso vicende personali non meno amare, eppure lo splendore della civiltà, la sapienza antica, i colori, la gente, la luce si sono impressi in me ed hanno permesso di guardare oltre le miserie. Di piangere con lacrime sincere. 
L'India non è un distributore di risposte ai nostri quesiti esistenziali. Le risposte si possono trovare solo se la risposta giace dentro di noi. 
In questo, forse, l'India può aiutare.
                                                                     Giada Pauletto