mercoledì 8 giugno 2016

Per chi ama le donne di grande fascino e temperamento, segnaliamo Misia edito da Adelphi. Le memorie di Misia Sert Una donna che conobbe e frequentò artisti geniali come Proust, Picasso Stravinsky, che si muoveva aggraziata e garbatamente ironica fra politici, uomini d’affari, gentildonne e cocottes negli anni, che coltivò un’amicizia sentimentale con Coco Chanel. E, soprattutto, l’emblema di un’epoca indimenticabile.


Misia
Misia Sert
Adelphi
Pag.247
Prezzo € 13,60

Jean Cocteau vedeva Misia come una «giovane tigre infiocchettata», dal «viso dolce e crudele di gatta rosa», mentre troneggia al centro del palco reale a una prima dei Balletti Russi. Amabile e vitale, non priva di artigli, Misia accompagnò e protesse i grandi anni dell’Avanguardia a Parigi, quando le scoperte dell’arte erano anche eventi mondani e gli eventi mondani lanciavano un nuovo stile di vita. Di quel mondo Misia fu l’incontrastata sovrana: Mallarmé le dedicò un ventaglio, Renoir la pregava di scoprire un po’ il seno mentre la dipingeva, Diaghilev ricorreva tempestosamente al suo aiuto, Proust rispondeva ai suoi rimproveri, Satie la voleva come madrina ai suoi concerti. Cosmopolita per nascita, cresciuta in stanze dove l’oggetto indispensabile era il pianoforte, fra drammi passionali e ospiti illustri che vanno e vengono, Misia colse subito l’avventura dei suoi anni e il fiuto per il talento non l’ingannò mai.
Queste sue memorie sono un autoritratto vivido e insieme l’evocazione di un’epoca che ormai ha acquistato i tratti del favoloso e del remoto. Anche a Misia, vissuta all’ombra del genio, Cocteau riconosceva un genio: quello «di camminare, ridere, rimettere qualcuno al suo posto, maneggiare un ventaglio, salire in macchina, inventare un diadema». E quello, possiamo aggiungere, di raccontare con leggerezza e con acume i suoi ricordi. Misia Sert dettò, ormai quasi cieca, queste sue memorie negli ultimi anni della sua vita. Esse furono pubblicate postume a Parigi, da Gallimard, nel 1952.

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