domenica 22 maggio 2016


I passi che ci separano
Marian Izaguirre
Serling&Kupfer
pag. 352
prezzo € 16,92
ebook  € 9.99

La Trama
Trieste, anni Venti. La bora, che sferza Trieste in certi periodi dell'anno, è un vento pieno di passione, violento e fugace, che piega i corpi e trasforma gli animi. Salvador e Edita si conobbero lì un giorno di primavera del 1920, spinti dalla bora l'uno verso l'altra. Lei era nata a Lubiana e lui a Barcellona. Avevano vent'anni, l'età della follia. Ma Edita, bella e timida, era sposata e aveva una figlia, mentre l'unica cosa che possedeva Salvador era il suo lavoro nella bottega di un grande scultore, e il desiderio infinito di avere successo nella vita. Il vento sconvolse per sempre le loro esistenze, l'amore abbatté tutti i confini e le convenzioni. E solo la Storia, con la sua ferocia, avrebbe potuto dividerli. Barcellona, verso la fine degli anni Settanta. Salvador, ormai vecchio, vuole tornare a Trieste, dove aveva creduto di poter essere felice. Insieme a Marina, la giovane donna che lo accompagna, Salvador fa un viaggio nella memoria, raccontando del suo antico amore: di un parco in riva al mare, di lenzuola stropicciate e corpi abbracciati la mattina tardi, di un'attesa lungo i binari della stazione, di una colpa terribile e di un capolavoro del Rinascimento. Delle persecuzioni e dei segreti che si porta dietro da cinquant'anni. È un viaggio lungo, e ogni passo è importante. Perché è un passo in cerca del futuro.

Recensione
Scritto con una prosa elegante e sobria, I passi che ci separano parla di un amore, quello fra Salvador scultore catalano ed Edita una giovane donna di origine slava sposata a un concertista, nella Trieste degli anni venti: una città spazzata dalla bora e da vicende storiche intense e drammatiche, quali l’ascesa del fascismo, lo squadrismo, l’italianizzazione forzata con le persecuzioni nei confronti delle diverse etnie che componevano la città. In questo scenario convulso e complesso, si inserisce la storia d’amore fra i due protagonisti con i suoi momenti di passione e drammaticità: una storia che imporrà dolore, rinunce e sacrifici che proietteranno la loro ombra nel presente di Salvador.
Salvador intraprenderà un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio da Barcellona a Trieste e poi a Lubiana e in Croazia per tentare di redimere quel passato che gli pesa e lo opprime, per cercare un perdono, un’assoluzione che non troverà né gli verrà concessa.
Lo accompagnerà Marina, giovane studentessa reduce da un’estate di follia nelle Baleari degli anni settanta che le ha lasciato come pegno una maternità inattesa.
In un continuo confronto fra passato e presente, fra narrazione in prima e terza persona, fra quello che è stato e quella che è la realtà attuale dei protagonisti e il loro futuro più immediato, si snoda la trama del romanzo toccando tematiche importanti e drammatiche quali la maternità che esprime anche una sorta di fatalità, tratto comune e intenso, che lega fra loro le vite dei protagonisti, la soppressione della libertà individuale e della facoltà di scelta che ne deriva da parte non solo del potere precostituito ma anche di circostanze di vita individuali, la ricerca di un’assoluzione che riscatti il tormento di una vita o di un’epoca.
Marian Izaguirre, oltre e  al di là dei protagonisti della vicenda, ci offre una serie di ritratti di personaggi intensi e ben caratterizzati fra i quali spiccano il maestro di Salvador, lo scultore Spalic perennemente in bilico fra arte e potere politico, Gabriele D’Annunzio visionario e decadente, Rosina la serva friulana di Spalic che, vittima anche lei di una maternità non voluta, andrà incontro a un destino tragico.
Un libro scritto bene, che sa ricreare scenari di una storia passata ma sempre attuale e che dipinge con abilità Trieste che con la sua costiera, le sue piazze, sul suo porto, la sua gente e, soprattutto, le sue costanti contraddizioni fra passato e presente, fra Italia e Mitteleuropa rappresenta in fondo l’emblema della vita stessa dei protagonisti e dei loro contrasti.

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