domenica 22 maggio 2016


E le stelle non stanno a guardare
Loredana Limone
Salani
pag. 322
prezzo € 8,50
e-book € 9,99

La Trama
A volte basta uno sguardo innamorato, qualcuno che creda in te e si dia da fare per stabilire una relazione con te e ti senti rinata. È cominciata così la storia d’amore tra la bella Belinda, lattaia per passione, e Borgo Propizio. E dopo tre anni di lavori il borgo è rinato: ormai non è più un ammasso di case fatiscenti, molte delle quali vuote, ma è diventato un borgo di tutto rispetto. Ha una sua dignità storica che risale addirittura al secolo decimoquinto quando il suo nome da Borgo Asinaro fu trasformato in Borgo Propizio. Il Castelluccio ha ritrovato gli antichi splendori, è stato rimesso a nuovo ed ora ospita un museo con cimeli medievali. La latteria di Belinda, aiutata dalla pimpante e saggia zia Letizia, continua ad essere un centro di aggregazione con vari appuntamenti di cultura e di svago. Molti borghigiani sono tornati ad abitare nel luogo nativo e tra di loro è giunto anche un ingegnere, Felice Rondinella, che ha deciso di concorrere all’elezione di sindaco. Il sindaco Rondinella ha trasformato il borgo iniziale nel centro storico (zona rigorosamente a traffico limitato) ed ha permesso la costruzione di moderni condomini a basso impatto ambientale nel fondovalle. La nuova amministrazione vanta di un nuovo assessore alla cultura, un professore in pensione dal carattere un po’ scorbutico, che ha un progetto di tutto rispetto: inaugurare una nuova biblioteca all’interno del castello. Cosa c’è di meglio che organizzare un festival per salutare l’evento? L’incarico dell’organizzazione è affidato ad Ornella che, rigenerata dall’aria del borgo e dalle cure materne, sta ricostruendo la sua identità deturpata per anni da un marito violento. Marietta, non più imprigionata nel ruolo della figlia devota e della sorella di secondo piano, si è reinventata donna manager ed ora sta ampliando i suoi orizzonti anche in campo sentimentale. Un giovane cuoco, dopo una gavetta in Inghilterra, sta per realizzare il suo sogno di chef preparando una tipica cena medievale da servire durante il festival. Mentre ingredienti diversi si amalgamano con il latte per la riuscita di un ottimo menù, due giovani, dai caratteri quasi opposti ed un po’ litigarelli, cercano in tutti i modi di far venir fuori una pietanza golosa. Ma che fine ha fatto il fantasma del Castelluccio? È scomparso del tutto? Non si sa. Magari tra le pagine scopriremo che ha assunto le forme umane di una bella donna dai capelli color rosso tiziano e dal cuore tormentato.
Recensione
L’abilità della scrittrice Loredana Limone è stata quella di non aver fatto di questo  secondo romanzo dedicato a Borgo Propizio solo un sequel ma un’opera a se stante che potremmo definire il romanzo della rinascita. 
Quando si abbandona la calma piatta del passato e ci si avvia ad un nuovo futuro, si accettano anche i dubbi e le scommesse che il nuovo porta con sé: come a Borgo Propizio si investe nella rinascita, così ogni personaggio si confronta con la sua vita passata e si rimette in gioco. 
Noi lettori, immergendoci nelle varie vicende dei diversi protagonisti che incontriamo, ritroviamo in loro varie sfaccettature dei nostri stati d’animo. Ci sentiamo delle volte capricciosi come Mariolina quando proviamo una malinconia interiore nonostante la tutto ci sorrida oppure un po’ come Marietta, quando la vita ci offre una nuova opportunità; ci sono poi momenti in cui ci sentiamo gaie e cinguettanti, come zia  Letizia, quando il nostro cantante amato ci delizia ancora con una sua canzone e soprattutto quando siamo piene di nuovi progetti nonostante l’età e la vita già tracciata. 
Anche Borgo Propizio si personifica. È un borgo che vuole conservare la sua identità storica, il suo stendardo da poco rispolverato, i suoi cimeli che custodisce gelosamente nel centro storico e contemporaneamente si allunga a valle in un tripudio di colori e novità per soddisfare le diverse esigenze dei suoi borghigiani. 
Con eleganza e perizia la scrittrice si muove tra le pagine con uno stile che si fa poetico e a volte melanconico descrivendo sfumature e pensieri dei vari personaggi. Dipinge con colori tenui o più brillanti la bellezza della natura che si insinua tra le mura del borgo regalandoci momenti di gioia e di riflessione.
                 Pasqualina D’Ambrosio

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