venerdì 27 maggio 2016


Damasco
Suad Amiry
Feltrinelli
pag. 236
prezzo € 13,60
ebook  €  9,99

La Trama
Damasco suona magica e favolosa, e continua a suonare così mentre si riempie di violenza e di fantasmi. Nessuno meglio di Suad Amiry poteva raccontare il fulgore del passato per aprire una porta sul presente. Il racconto comincia nel 1926, nel palazzo di Basima e Tal’at – marmi colorati, soffitti a cassettoni, fontane che bisbigliano nell’ombra – , comincia, quando dopo trent’anni di matrimonio Basima torna per la prima volta ad Arrabeh, il villaggio da cui era partita poco più che bambina per andare in sposa al ricco e nobile mercante damasceno Tal’at. 
Il viaggio di Basima – intrapreso nella speranza di poter dare l’ultimo saluto alla madre – imprime una svolta inattesa al suo matrimonio: il sensuale Tal’at ha tradito la bellissima Basima. Il perfetto equilibrio della casa sembra spezzarsi ma poi la vita della famiglia riprende: la dolcezza delle consuetudini smussa le asperità, i rituali attenuano e riassorbono i contrasti, gli equilibri si riassestano. Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Jabri, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le sorelle. Passano gli anni, ed è ancora una volta l’arrivo di un bambino a sparigliare le carte, a far luce nelle pieghe più nascoste dell’intimità domestica: vengono così a galla segreti inimmaginabili, come quello che lega la tenera Nahida alla sorella maggiore, che con piglio inflessibile ha assunto il ruolo di capofamiglia. Ma chi è la vera madre di un bambino? La donna che lo ha partorito o quella che l’ha accudito un giorno dopo l’altro? E fino a che punto è lecito tacere per proteggere quello che si ama di più? Una saga appassionante e poetica sospesa tra realtà e finzione, una rievocazione innamorata e nostalgica di un mondo raffinatissimo spazzato via dal fanatismo e dalla crudeltà, ma soprattutto una riflessione sul senso della maternità e sul silenzio come estremo gesto d’amore.
Una storia e un affresco che dall’impero ottomano arrivano al presente ulcerato del medio oriente. I personaggi sono memorabili, la scrittura leggera, le emozioni grandi.

Recensione
Chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi in un sontuoso salotto di uno splendido palazzo di Damasco, mentre bevete un caffè turco intenso e dall’aroma indimenticabile in compagnia della padrona di casa che, seduta accanto a voi, sfoglia le pagine di un album di famiglia e vi racconta le vicende legate alle persone che vi sono fotografate.
Con voce sommessa, velata di nostalgia e da un’affettuosa e lieve ironia, probabilmente vi direbbe: “Ecco, questo è mio nonno, che acquistò questa residenza, sposò la nonna ed ebbe numerosi figli, fra i quali questa che vedi, la mia zia Laila, autoritaria e severa ma che nascondeva un aspetto del tutto sorprendente e inatteso nella sua vita. E questa è la sorella di Laila, zia Karimeh tanto dolce quanto forte e intensa, che amò con tutta la tenerezza di cui può essere capace un cuore e fino alle conseguenze più estreme la figlia adottiva Norma, bella e tormentata.
E così, mentre leggerete questo bel romanzo, davanti ai vostri occhi scorreranno le immagini di uomini e donne memorabili e intensi, di quel palazzo raffinato, degli indimenticabili banchetti del venerdì e dei riti quotidiani che ne scandiscono la vita, fra cortili incantati, stanze smisurate, domestici intriganti, segreti sussurrati e non, svelati e non.
Sullo sfondo, Damasco e l’Oriente, con la loro atmosfera incantata e fiabesca, di leggende e suggestioni, che vi avvolgerà insieme alla consapevolezza che tutto questo appartiene a un passato ormai lontano, a un Medio Oriente che non esiste più, travolto da una Storia fin troppo crudele, fin troppo dolorosa.

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