domenica 29 maggio 2016


Il mio abito dei sogni ha il velo bianco
Amanda Foley
You feel Rizzoli
pag. 118
prezzo € 2,49

La Trama
Emma non crede più nell’amore da quando il marito l’ha lasciata per una pausa di riflessione di nome Irina. Le sue giornate adesso si dividono tra i figli e il lavoro all’atelier di abiti da sposa che gestisce con Laura. Ma un giorno sulla sua strada trova non uno, bensì due uomini che la corteggiano. Lorenzo, affascinante rappresentante che le fa proposte esplicite, e Andrea, con cui si era persa di vista dai tempi della scuola. Come nelle favole, il timido e scialbo ragazzino di cui aveva solo un ricordo offuscato si è trasformato in un uomo affascinante quanto misterioso che, con incontri apparentemente casuali, riesce a tesserle attorno una tela che la avvolge. E dall’altra parte c’è Lorenzo, che con i suoi sms riappare nei momenti più impensati… Riuscirà Emma a trovare la chiave per riaprire la porta del proprio cuore, concedendosi un’altra opportunità?
Tra sospiri, segreti e preziosi veli da sposa, accogliamo insieme a Emma le donne che entrano nel suo delizioso atelier. E ascoltando le loro storie, e i loro sogni d’amore, scopriremo che in ogni vita la favola è dietro l’angolo.

Recensione
Un romanzo gradevole e dolce, con una protagonista, Emma, nella quale è facile identificarsi e riconoscersi.
Perché Emma ha una storia di vita simile a quella di qualcuna di noi o di qualche nostra amica: il marito l’ha classicamente lasciata per una ragazza più giovane e lei si divide fra figli e lavoro, tenace e caparbia, mettendo a tacere il desiderio d’amore e di sogno che, nell’animo di noi donne non si sopisce mai ma rimane appartato  in qualche angolo remoto del nostro cuore, fino a che la Sorte, il Destino non lo fanno riemergere (e, per quanto si provi per paura, sfiducia, disillusione, a sfuggirgli, ci si renderà presto conto che ogni tentativo è pressoché inutile).
Anche Emma, la cui vita scorre ordinata fra il delizioso atelier dove si creano abiti da sposa e dove lei lavora e la sua casa con i figli adolescenti ai quali dedica tutta se stessa, mentre a volte il ricordo del marito, di quello che è stato e non potrà più essere, la tormenta più di quanto lei vorrebbe, non si sottrarrà al suo Destino d’amore.
Anzi, la sorte le farà incrociare due uomini affascinanti e diversissimi fra loro: Lorenzo, disinvolto e diretto e Andrea, un ex compagno di scuola che lei aveva sempre snobbato e che si è ora trasformato in un uomo interessante e fascinoso che si dedica a guidare autobus.
Ognuno dei due intriga la protagonista che si ritroverà a oscillare fra desideri contrapposti e diversi, fra un corteggiamento che nulla lascia all’immaginazione come quello di Lorenzo e l’atteggiamento enigmatico, delicato e sfumato di Andrea.
Emma scoprirà che entrambi i suoi ammiratori nascondono un segreto importante, che diverrà la chiave decisiva per la sua scelta d’amore, per quel sì che verrà pronunciato in un’atmosfera incantata dalla quale Amanda Foley ci saprà far avvolgere con delicatezza e garbo.
E tutte noi vorremmo davvero essere Emma e vivere quegli istanti magici al posto suo…
Scritto con una prosa aggraziata e scorrevole, che lascia spazio a brevi ma intensi interventi in prima persona dei due personaggi maschili, con un’ambientazione (Trieste, la sua costiera, le sue piazze, i suoi eleganti palazzi asburgici) resa egregiamente e personaggi ben tratteggiati, Il mio abito dei sogni ha il velo bianco è un romanzo che ci regala qualche sospiro, momenti di riflessione e  uno scampolo di sogno, per lasciarci a fine lettura con un bel sorriso.

venerdì 27 maggio 2016


Damasco
Suad Amiry
Feltrinelli
pag. 236
prezzo € 13,60
ebook  €  9,99

La Trama
Damasco suona magica e favolosa, e continua a suonare così mentre si riempie di violenza e di fantasmi. Nessuno meglio di Suad Amiry poteva raccontare il fulgore del passato per aprire una porta sul presente. Il racconto comincia nel 1926, nel palazzo di Basima e Tal’at – marmi colorati, soffitti a cassettoni, fontane che bisbigliano nell’ombra – , comincia, quando dopo trent’anni di matrimonio Basima torna per la prima volta ad Arrabeh, il villaggio da cui era partita poco più che bambina per andare in sposa al ricco e nobile mercante damasceno Tal’at. 
Il viaggio di Basima – intrapreso nella speranza di poter dare l’ultimo saluto alla madre – imprime una svolta inattesa al suo matrimonio: il sensuale Tal’at ha tradito la bellissima Basima. Il perfetto equilibrio della casa sembra spezzarsi ma poi la vita della famiglia riprende: la dolcezza delle consuetudini smussa le asperità, i rituali attenuano e riassorbono i contrasti, gli equilibri si riassestano. Suad Amiry conduce il lettore nei cortili e nelle stanze della famiglia Jabri, con i fastosi pranzi del venerdì, le rivalità tra i figli maschi pigri e viziati, il vincolo indissolubile tra le sorelle. Passano gli anni, ed è ancora una volta l’arrivo di un bambino a sparigliare le carte, a far luce nelle pieghe più nascoste dell’intimità domestica: vengono così a galla segreti inimmaginabili, come quello che lega la tenera Nahida alla sorella maggiore, che con piglio inflessibile ha assunto il ruolo di capofamiglia. Ma chi è la vera madre di un bambino? La donna che lo ha partorito o quella che l’ha accudito un giorno dopo l’altro? E fino a che punto è lecito tacere per proteggere quello che si ama di più? Una saga appassionante e poetica sospesa tra realtà e finzione, una rievocazione innamorata e nostalgica di un mondo raffinatissimo spazzato via dal fanatismo e dalla crudeltà, ma soprattutto una riflessione sul senso della maternità e sul silenzio come estremo gesto d’amore.
Una storia e un affresco che dall’impero ottomano arrivano al presente ulcerato del medio oriente. I personaggi sono memorabili, la scrittura leggera, le emozioni grandi.

Recensione
Chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi in un sontuoso salotto di uno splendido palazzo di Damasco, mentre bevete un caffè turco intenso e dall’aroma indimenticabile in compagnia della padrona di casa che, seduta accanto a voi, sfoglia le pagine di un album di famiglia e vi racconta le vicende legate alle persone che vi sono fotografate.
Con voce sommessa, velata di nostalgia e da un’affettuosa e lieve ironia, probabilmente vi direbbe: “Ecco, questo è mio nonno, che acquistò questa residenza, sposò la nonna ed ebbe numerosi figli, fra i quali questa che vedi, la mia zia Laila, autoritaria e severa ma che nascondeva un aspetto del tutto sorprendente e inatteso nella sua vita. E questa è la sorella di Laila, zia Karimeh tanto dolce quanto forte e intensa, che amò con tutta la tenerezza di cui può essere capace un cuore e fino alle conseguenze più estreme la figlia adottiva Norma, bella e tormentata.
E così, mentre leggerete questo bel romanzo, davanti ai vostri occhi scorreranno le immagini di uomini e donne memorabili e intensi, di quel palazzo raffinato, degli indimenticabili banchetti del venerdì e dei riti quotidiani che ne scandiscono la vita, fra cortili incantati, stanze smisurate, domestici intriganti, segreti sussurrati e non, svelati e non.
Sullo sfondo, Damasco e l’Oriente, con la loro atmosfera incantata e fiabesca, di leggende e suggestioni, che vi avvolgerà insieme alla consapevolezza che tutto questo appartiene a un passato ormai lontano, a un Medio Oriente che non esiste più, travolto da una Storia fin troppo crudele, fin troppo dolorosa.

domenica 22 maggio 2016


I passi che ci separano
Marian Izaguirre
Serling&Kupfer
pag. 352
prezzo € 16,92
ebook  € 9.99

La Trama
Trieste, anni Venti. La bora, che sferza Trieste in certi periodi dell'anno, è un vento pieno di passione, violento e fugace, che piega i corpi e trasforma gli animi. Salvador e Edita si conobbero lì un giorno di primavera del 1920, spinti dalla bora l'uno verso l'altra. Lei era nata a Lubiana e lui a Barcellona. Avevano vent'anni, l'età della follia. Ma Edita, bella e timida, era sposata e aveva una figlia, mentre l'unica cosa che possedeva Salvador era il suo lavoro nella bottega di un grande scultore, e il desiderio infinito di avere successo nella vita. Il vento sconvolse per sempre le loro esistenze, l'amore abbatté tutti i confini e le convenzioni. E solo la Storia, con la sua ferocia, avrebbe potuto dividerli. Barcellona, verso la fine degli anni Settanta. Salvador, ormai vecchio, vuole tornare a Trieste, dove aveva creduto di poter essere felice. Insieme a Marina, la giovane donna che lo accompagna, Salvador fa un viaggio nella memoria, raccontando del suo antico amore: di un parco in riva al mare, di lenzuola stropicciate e corpi abbracciati la mattina tardi, di un'attesa lungo i binari della stazione, di una colpa terribile e di un capolavoro del Rinascimento. Delle persecuzioni e dei segreti che si porta dietro da cinquant'anni. È un viaggio lungo, e ogni passo è importante. Perché è un passo in cerca del futuro.

Recensione
Scritto con una prosa elegante e sobria, I passi che ci separano parla di un amore, quello fra Salvador scultore catalano ed Edita una giovane donna di origine slava sposata a un concertista, nella Trieste degli anni venti: una città spazzata dalla bora e da vicende storiche intense e drammatiche, quali l’ascesa del fascismo, lo squadrismo, l’italianizzazione forzata con le persecuzioni nei confronti delle diverse etnie che componevano la città. In questo scenario convulso e complesso, si inserisce la storia d’amore fra i due protagonisti con i suoi momenti di passione e drammaticità: una storia che imporrà dolore, rinunce e sacrifici che proietteranno la loro ombra nel presente di Salvador.
Salvador intraprenderà un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio da Barcellona a Trieste e poi a Lubiana e in Croazia per tentare di redimere quel passato che gli pesa e lo opprime, per cercare un perdono, un’assoluzione che non troverà né gli verrà concessa.
Lo accompagnerà Marina, giovane studentessa reduce da un’estate di follia nelle Baleari degli anni settanta che le ha lasciato come pegno una maternità inattesa.
In un continuo confronto fra passato e presente, fra narrazione in prima e terza persona, fra quello che è stato e quella che è la realtà attuale dei protagonisti e il loro futuro più immediato, si snoda la trama del romanzo toccando tematiche importanti e drammatiche quali la maternità che esprime anche una sorta di fatalità, tratto comune e intenso, che lega fra loro le vite dei protagonisti, la soppressione della libertà individuale e della facoltà di scelta che ne deriva da parte non solo del potere precostituito ma anche di circostanze di vita individuali, la ricerca di un’assoluzione che riscatti il tormento di una vita o di un’epoca.
Marian Izaguirre, oltre e  al di là dei protagonisti della vicenda, ci offre una serie di ritratti di personaggi intensi e ben caratterizzati fra i quali spiccano il maestro di Salvador, lo scultore Spalic perennemente in bilico fra arte e potere politico, Gabriele D’Annunzio visionario e decadente, Rosina la serva friulana di Spalic che, vittima anche lei di una maternità non voluta, andrà incontro a un destino tragico.
Un libro scritto bene, che sa ricreare scenari di una storia passata ma sempre attuale e che dipinge con abilità Trieste che con la sua costiera, le sue piazze, sul suo porto, la sua gente e, soprattutto, le sue costanti contraddizioni fra passato e presente, fra Italia e Mitteleuropa rappresenta in fondo l’emblema della vita stessa dei protagonisti e dei loro contrasti.

E le stelle non stanno a guardare
Loredana Limone
Salani
pag. 322
prezzo € 8,50
e-book € 9,99

La Trama
A volte basta uno sguardo innamorato, qualcuno che creda in te e si dia da fare per stabilire una relazione con te e ti senti rinata. È cominciata così la storia d’amore tra la bella Belinda, lattaia per passione, e Borgo Propizio. E dopo tre anni di lavori il borgo è rinato: ormai non è più un ammasso di case fatiscenti, molte delle quali vuote, ma è diventato un borgo di tutto rispetto. Ha una sua dignità storica che risale addirittura al secolo decimoquinto quando il suo nome da Borgo Asinaro fu trasformato in Borgo Propizio. Il Castelluccio ha ritrovato gli antichi splendori, è stato rimesso a nuovo ed ora ospita un museo con cimeli medievali. La latteria di Belinda, aiutata dalla pimpante e saggia zia Letizia, continua ad essere un centro di aggregazione con vari appuntamenti di cultura e di svago. Molti borghigiani sono tornati ad abitare nel luogo nativo e tra di loro è giunto anche un ingegnere, Felice Rondinella, che ha deciso di concorrere all’elezione di sindaco. Il sindaco Rondinella ha trasformato il borgo iniziale nel centro storico (zona rigorosamente a traffico limitato) ed ha permesso la costruzione di moderni condomini a basso impatto ambientale nel fondovalle. La nuova amministrazione vanta di un nuovo assessore alla cultura, un professore in pensione dal carattere un po’ scorbutico, che ha un progetto di tutto rispetto: inaugurare una nuova biblioteca all’interno del castello. Cosa c’è di meglio che organizzare un festival per salutare l’evento? L’incarico dell’organizzazione è affidato ad Ornella che, rigenerata dall’aria del borgo e dalle cure materne, sta ricostruendo la sua identità deturpata per anni da un marito violento. Marietta, non più imprigionata nel ruolo della figlia devota e della sorella di secondo piano, si è reinventata donna manager ed ora sta ampliando i suoi orizzonti anche in campo sentimentale. Un giovane cuoco, dopo una gavetta in Inghilterra, sta per realizzare il suo sogno di chef preparando una tipica cena medievale da servire durante il festival. Mentre ingredienti diversi si amalgamano con il latte per la riuscita di un ottimo menù, due giovani, dai caratteri quasi opposti ed un po’ litigarelli, cercano in tutti i modi di far venir fuori una pietanza golosa. Ma che fine ha fatto il fantasma del Castelluccio? È scomparso del tutto? Non si sa. Magari tra le pagine scopriremo che ha assunto le forme umane di una bella donna dai capelli color rosso tiziano e dal cuore tormentato.
Recensione
L’abilità della scrittrice Loredana Limone è stata quella di non aver fatto di questo  secondo romanzo dedicato a Borgo Propizio solo un sequel ma un’opera a se stante che potremmo definire il romanzo della rinascita. 
Quando si abbandona la calma piatta del passato e ci si avvia ad un nuovo futuro, si accettano anche i dubbi e le scommesse che il nuovo porta con sé: come a Borgo Propizio si investe nella rinascita, così ogni personaggio si confronta con la sua vita passata e si rimette in gioco. 
Noi lettori, immergendoci nelle varie vicende dei diversi protagonisti che incontriamo, ritroviamo in loro varie sfaccettature dei nostri stati d’animo. Ci sentiamo delle volte capricciosi come Mariolina quando proviamo una malinconia interiore nonostante la tutto ci sorrida oppure un po’ come Marietta, quando la vita ci offre una nuova opportunità; ci sono poi momenti in cui ci sentiamo gaie e cinguettanti, come zia  Letizia, quando il nostro cantante amato ci delizia ancora con una sua canzone e soprattutto quando siamo piene di nuovi progetti nonostante l’età e la vita già tracciata. 
Anche Borgo Propizio si personifica. È un borgo che vuole conservare la sua identità storica, il suo stendardo da poco rispolverato, i suoi cimeli che custodisce gelosamente nel centro storico e contemporaneamente si allunga a valle in un tripudio di colori e novità per soddisfare le diverse esigenze dei suoi borghigiani. 
Con eleganza e perizia la scrittrice si muove tra le pagine con uno stile che si fa poetico e a volte melanconico descrivendo sfumature e pensieri dei vari personaggi. Dipinge con colori tenui o più brillanti la bellezza della natura che si insinua tra le mura del borgo regalandoci momenti di gioia e di riflessione.
                 Pasqualina D’Ambrosio

sabato 14 maggio 2016


The babymaker 
E poi arriva l’amore
Emanuela Torri
Vanda ePublishing
pag. 214
prezzo € 11,96
ebook € 5,99

La Trama
Amore e passione in un centro sterilità? Il sentimento avrà la meglio sulla conta degli spermatozoi? Tra tanti donatori ci sarà chi donerà il cuore?
Penelope Belli, dottoressa con grandi aspettative professionali, è chiamata a partecipare a un grande progetto sull’incremento della natalità danese. Proprio a Copenaghen si imbatterà in Marcus Flick, affascinante trentacinquenne che donerà… tutto se stesso alla scienza. Tra gag surreali, personaggi sopra le righe e spermatozoi stanchi, le vicende di Penelope ci porteranno nel mondo colmo di speranze delle coppie pronte a procreare e degli uomini disposti ad aiutarle. Finché Cupido non lancerà le sue frecce…

Recensione
Penelope è una giovane medico specializzata nelle tecniche di fertilizzazione assistita. È molto stimata e apprezzata, tant’è che viene chiamata a lavorare in un centro a Copenaghen insieme alla sua amica e collega Laura.
Nella cornice dell’efficiente organizzata capitale danese, fra tecniche di laboratorio e prove di fertilità, discorsi assolutamente liberi e un po’ surreali su tecniche sessuali-amatorie, la nostra giovane dottoressa troverà la sorpresa più grande ad attenderla. Un bellissimo e fascinoso donatore, Marcus, dal quale si sentirà irresistibilmente attratta.
E sarà amore, dopo schermaglie piccanti, scrupoli professionali da parte dell’integerrima Penelope e che danno origine a dubbi laceranti che il sensuale Marcus saprà risolvere e allontanare. 
L’amore però non è tutto rose e fiori: i fraintendimenti, le situazioni ambigue e che si prestano a fin troppe spiegazioni sono sempre in agguato e rischiando di far naufragare il sentimento e la passione che unisce Penelope e Marcus.
Al punto che la nostra delusa protagonista decide di tornarsene in Italia, rinunciando a un futuro professionale interessante e all’amore. Ma gli imprevisti, le variabili non considerate sono sempre dietro l’angolo, pronte a far cambiare i piani di vita e di futuro più meditati e organizzati… E Penelope non farà eccezione a questa regola.
The Babymaker è un romanzo frizzante, gradevole, con spunti originali e un’ambientazione peculiare. Sfiora con garbo una tematica (quella della fecondazione assistita) di grande attualità, facendo riflettere, fra un sorriso e l’altro, il lettore.


Il mare è sempre lì che ti guarda
Emiliana Erriquez
Amazon Kindle
pag. 255
prezzo € 1,99

La Trama 
Barbara e Chiara sono cresciute insieme, si conoscono dall’età di sei anni. Stessa scuola, stesse avventure, stessi problemi adolescenziali. Fino a quando Barbara non incontra Andrea, un uomo più grande che ha un tale ascendente su di lei da allontanarla dalla sua migliore amica. Dopo mesi Barbara e Chiara si rivedono e comprendono gli errori commessi, promettendosi tacitamente di non separarsi mai più. Sullo sfondo della campagna pugliese, in una incantevole Ostuni con il suo mare azzurro e le sue spiagge affollate, le due ragazze diventano insieme donne, si ritrovano sposate, Chiara persino in attesa del suo primo figlio. 
Ma le cose sembrano cambiate, all’improvviso Chiara ha la sensazione che Barbara nasconda un segreto anche se non può immaginare quanto sia tragico. Con l’aiuto della sua amica, Barbara affronta quello che sembra il dolore più grande della sua vita prima che tutto all’improvviso cambi di nuovo e metta alla prova il suo equilibrio, la sua forza. Lottando per anni con i sensi di colpa, e i ricordi dolorosi che si affacciano in ogni momento della giornata, Barbara comprende quanto sia fortunata ad avere nella sua vita amore e dedizione, grazie a Chiara. 

Recensione
Un bel romanzo che parla di vita e di morte, di amore e di violenza e, soprattutto, di un sentimento vero, intenso, assoluto come può essere l’amicizia.
L’amicizia fra Barbara e Chiara, diverse fra loro eppure complementari, è la protagonista vera e autentica di questa vicenda che si legge con quell’appassionato coinvolgimento dei libri che sanno di verità, che narrano una storia che potrebbe essere la nostra  e nella quale è facile, naturale, istintivo riconoscersi e identificarsi.
Le fasi della storia di questa due ragazze, studentesse spensierate e poi donne complesse, ciascuna con una sua problematica esistenziale, sono segnate dal legame intenso che esiste fra loro che a tratti pare allentarsi ma che non si spezzerà mai, al punto di riuscire a superare e sopravvivere al più drammatico e definitivo degli addii, di rinascere e risorgere dalla morte, diventando eterno in un’esistenza nuova, nella quale Barbara e Chiara finiranno per trovare una fusione e identificazione ideale, totale.
Un romanzo che commuove, scuote, regalando speranza ma anche offrendo una risposta precisa e netta a quegli stereotipi che vorrebbero le donne in perpetua rivalità fra loro ( in particolare se c’è di mezzo un uomo) e incapaci di un’amicizia sincera e profonda.
Gradevole la prosa, a tratti profonda e toccante, ben caratterizzati i protagonisti ed efficacemente descritto l’ambiente (Ostuni, il mare e la campagna pugliese) che fa da sfondo alla vicenda, riflettendo con i suoi colori, sapori e profumi gli stati d’animo di queste due ragazze indimenticabili, che ci torneranno molto spesso in mente. E che ci sembreranno in qualche modo eterne come l’eterno movimento delle onde del mare.

lunedì 2 maggio 2016

Per chi ha letto e amato La mia Africa, per chi vuole ripercorrere la vita quotidiana di Karen Blixen nella sua piantagione, conoscerne gli stati d’animo, i numerosi e diversi problemi che la attanagliarono durante quegli anni vissuti in Africa, segnaliamo questa raccolta di lettere che l’autrice danese scrisse principalmente alla madre e al fratello. Una raccolta straordinaria e intensa, come lo fu la baronessa Blixen. Una donna dalla visione aristocratica della vita, fuori dalle convenzioni, coraggiosa e appassionata, innamorata di Denys Finch Hutton ma soprattutto dell’Africa che non la ricambierà, che la ricaccerà in Europa, sconfitta e rovinata. E Karen Blixen in Africa non tornerà mai più, ma alimenterà sempre nella sua mente, nel suo animo il ricordo di quel Continente difficile e spietato, che lei ha amato profondamente e dove ““L’aria… ha un significato ignoto in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento.”  (K.Blixen cit.)
Lettere dall’Africa è un libro che scuote, coinvolge, cambia la prospettiva, dà  coraggio, perché “I tempi difficili mi hanno aiutato a capire, meglio di prima, quanto la vita sia infinitamente ricca e bella in ogni senso, e che così tante cose per le quali uno si preoccupa non sono di importanza alcuna.” (Karen Blixen cit. )


Lettere dall’Africa
Karen Blixen
Adelphi
pag. 488
prezzo € 20,40

La Trama
Nel gennaio 1914 Karen Dinesen sbarcava nel porto di Mombasa, sposandosi il giorno stesso con il barone Bror Blixen. Nel 1931 ripartiva dall'Africa, col cuore spezzato, dopo aver perso ogni speranza di continuare a reggere la sua piantagione nel Kenya. Fra queste due date avviene un lungo dramma, con intermezzi incantati, che ben conoscono tutti i lettori de La mia Africa. Ma solo queste splendide lettere ai familiari permetteranno di ricostruirlo nella realtà di ogni giorno, nelle oscillazioni fra l'entusiasmo e lo sconforto. E si può dire che, proprio in queste lettere, la Blixen si sia scoperta e messa alla prova della scrittura. Fin dall'inizio, l'Africa fu per lei il luogo dove custodire un «pezzo del cuore, forse il più grande». E insieme era lo scenario dove, come un'eroina impeccabilmente spregiudicata, che pretendeva di essere pronta a «iniziare la tratta dei bianchi, se si aprisse uno spiraglio in quel ramo» e definiva se stessa «una snob eletta da Dio», la Blixen volle esporsi alle potenze congiunte della vita. Il risultato fu una bruciante sconfitta. Ma quella sconfitta, a sua volta, velava appena lo sprigionarsi di una nuova magia: la letteratura. Negli anni africani si compì nella Blixen una mirabile metamorfosi, che possiamo seguire passo per passo in queste pagine, dove la forma epistolare diventa spesso un tenue involucro per accogliere l'urgenza del racconto e della confessione. Per tutto quel tempo si svolse, nel fondo oscuro dei fatti, una lunga, stregonesca operazione di baratto fra la vita della Blixen e la sua arte. «Nessuno è entrato nella letteratura sanguinando più di me» disse una volta la Blixen. Ma, anche se l'esperienza africana fu lancinante di pena, la Blixen continuò a guardarla con gratitudine, assistita dal suo demone: «Di tutti gli idioti che ho incontrato in vita mia – e Dio solo sa che non sono pochi – credo di essere stata la più grande. Ma mi ha impedito di cadere a pezzi un indomabile amore per la grandezza, che è stato "il mio demone". E ho vissuto una quantità infinita di cose meravigliose. Anche se con altri l'Africa è stata più clemente, io credo fermamente di essere uno dei suoi figli prediletti. Un gran mondo di poesia mi si è dischiuso quaggiù, e mi ha fatto entrare, e io l'ho amato. Ho guardato i leoni negli occhi e ho dormito sotto la Croce del Sud, ho visto le grandi praterie in fiamme, e le ho viste coperte di sottile erba verde dopo la pioggia, sono stata amica di Somali, Kikuyu e Masai, ho volato sopra le Ngong Hills – "ho colto la più bella rosa della vita, e Freja ne sia ringraziata"».