lunedì 22 febbraio 2016


L’antibagno
Placido Di Stefano
Italic Pequod
pag. 376
€ 20

La Trama
Un ragazzo e una ragazza passano le loro serate seduti sul pavimento dell’antibagno di un Circolo di periferia, di fianco a un lavandino che gocciola di continuo, illuminati dalla luce fluorescente di un neon che ronza sopra le loro teste. È l’inizio del nuovo millennio e i due ascoltano musica da lettori cd portatili e nei loro appartamenti periferici guardano la tele da vecchi apparecchi con il tubo catodico e lo schermo bombato. La città intorno corre nelle strade nelle tangenziali nelle metropolitane mentre loro non fanno altro che starsene seduti di fianco a quel lavandino con le cuffie alle orecchie, come se fossero in attesa di qualcuno o qualcosa.

Recensione 
Con questo romanzo autentico e duro, dallo stile narrativo originale e implacabile al tempo stesso, Placido Di Stefano ci conduce nella Milano degli inizi del ventunesimo secolo. Non nella città sfavillante, degli imprenditori prestati alla politica, delle modelle e dei locali glamour, ma quella, sicuramente più reale e concreta, di un quartiere di periferia con i suoi casermoni anonimi, i suoi centri commerciali pallida e triste imitazione di empori ben più lussuosi, i suoi bar desolati.
Qui si muovono i protagonisti di questa vicenda V. e M.K., due ragazzi che dalla vita non hanno niente, se non la musica che ascoltano di continuo dai loro lettori CD, e che dalla vita, probabilmente, nemmeno si aspettano niente. 
V. soffre di disturbi della personalità, ha difficoltà relazionali e ha una sorta di alter ego, un bullo di periferia che spaccia e che gli ammonisce consigli banali, che in fondo lui né vuole né tantomeno può mettere in pratica.
MK è tossicodipendente, con una madre ammalata gravemente.
Saranno destinati a incontrarsi, a conoscersi e a innamorarsi di un amore intenso e disperato, pervaso di un’intima dolcezza e delicatezza che rimane inespressa fra loro ma che la prosa  dell’autore,  sorprendendo quasi il lettore, sa fare intuire.
Il sentimento che li unisce ha come scenario l’antibagno di un Circolo, dove i due trascorrono istanti fatti di silenzio, musica e frasi spezzettate scandite dall’eterno sgocciolare di un lavandino. Eppure lì, in quella stanzuccia squallida e disastrata, i due protagonisti riusciranno a trovare una propria dimensione differente da quella quotidiana fatta di alienazione e perfide violenze, creando un proprio spazio alternativo alla vita di sempre che ne rimane interdetta. Almeno per quei pochi momenti di sospensione nei quali la musica dei Nirvana e di altri gruppi rock sembra farsi quasi più dolce, meno disperata.
Ma quando le porte dell’antibagno si riaprono sull’esistenza di ogni giorno, V. e M.K. ritrovano la violenza di sempre (personificata nel caso di V dalla moglie del datore di lavoro che lo perseguita e tormenta e per M.K. da Ivo, lo spacciatore che la rifornisce di coca). 
Il finale della loro storia non è né poteva essere felice.
Con una prosa originale, con costanti richiami a brani musicali e a scritte pubblicitarie e no, che fanno da contrappunto all’intenso lavorio della mente dei protagonisti e ne rispecchiano e amplificano le emozioni, le paranoie, le decisioni azzardate, Placido De Stefano narra una vicenda dura e coinvolgente, di quelle che sembrano un pugno nello stomaco, che fanno pensare e fanno male allo stesso tempo. L’autore sa dipingere perfettamente la periferia di una grande città e il lettore avrà l’impressione netta, definita, di camminare accanto ai protagonisti lungo quei viali di edifici grigi, i cui muri sono ravvivati da qualche scritta come quelle che leggono i due protagonisti e, il più delle volte disperata, come loro.

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