venerdì 30 dicembre 2016


L’attentato 
Yasmina Khadra
Sellerio Editore
pag. 256
prezzo   € 11,90
e-book  €   9,99

La Trama
"L'attentato" non è un romanzo sul terrorismo, per quanto ne sia pervaso dall'inizio alla fine: non è sulle circostanze ideologiche o storiche di esso; sulla giustizia o il torto di una causa, benché alcune pagine incancellabili pongano il lettore nel mezzo della tragedia palestinese. È un romanzo, lucido e lacerante, sulla paranoia che il terrorismo genera quando diventa orrore quotidiano; quando non è esterno ed estraneo, ma si pone come alternativa esistenziale con cui ciascuno deve, nessuno escluso, fare i conti. Amin Jaafari è un chirurgo di Tel Aviv, figlio di beduini naturalizzato israeliano, ottimamente integrato nel successo di una carriera costruita per mezzo del "sedurre e rassicurare", in cui "ogni successo era un'offesa al loro rango". Un attentato di kamikaze vicino al suo ospedale conduce alle sue cure feriti su feriti e arrivano, insieme ad essi, gli agenti dei servizi segreti che arrestano Amin e cominciano a interrogarlo per giorni. Sihem, la bella, intelligente, ammirata moglie di Amin è tra le vittime ma porta sui resti i segni di essere lei l'attentatrice. Pressioni degli investigatori e intimidazioni della gente non convincono il medico. Liberato, giorni dopo, scopre a casa la prova dell'incredibile: è lei l'attentatrice. Così inizia un'indagine personale: "voglio sapere chi ha indottrinato mia moglie, l'ha bardata di esplosivo" ma soprattutto perché "non sono stato capace di farle preferire la vita". Già pubblicato con il titolo “L'attentatrice".

Recensione
Un libro che è un pugno nello stomaco. Non solo per la drammatica attualità, ma anche perché parla dell'odio e delle sue terribili profondità. L'odio insanabile, che ristagna negli angoli più bui dell'essere, che è in agguato, pronto a scatenarsi al primo sospetto, alla prima caduta, alla prima esitazione. Il dramma del protagonista si svolge ad un livello duplice: come palestinese naturalizzato israeliano (odiato da entrambe le parti) e come marito che perde per due volte la moglie. La prosa è meravigliosa, con punte di lirismo che riescono a rendere poetico anche l'orrore. E quando il protagonista ritorna al villaggio e, per un solo attimo, ritrova i propri ricordi ed un pizzico di gioia, una goccia di speranza finalmente brilla.
                                                                 Giada Pauletto
Segnaliamo una piccola gioia da cercarsi con attenzione e cura frugando  in negozietti d’antiquariato o bancarelle che vendono libri scatalogati usati.
Una guida insolita, ricca di humour: i due fratelli Mann, Erica e Klaus, i chiacchierati e controversi figli di Thomas Mann, vi condurranno con humour e grande charme attraverso la glamourosa Costa Azzurra fra casino, hotel di gran classe, pensionino equivoche, taverne di porto, negozi eleganti, caffetterie e bordelli e vi spiegheranno come riuscirono a vivere da principi, circondati dal lusso più sfrenato, spendendo il minimo. Un’autentica piccola gioia, che profuma di un passato di splendore che non tornerà.


Riviera
Il libro della riviera
Erika Mann, Klaus Mann
Editore: Biblioteca del vascello (Viaggi N.s. 18)

Perché la Cote d'Azur rimane dopo vari decenni la spiaggia del divertimento e del riposo del mondo? La riviera: leggenda di lussi, splendori, pellicce di ermellino e beatitudine da champagne. Un viaggio nel sole, tra viali di palme, casinò e alberghi di lusso, lungo una costa "flessibile" che sa sempre offrire ad ognuno quello che cerca, e questo fa parte del suo mistero.

domenica 11 dicembre 2016


La Spartizione del Cuore
Bapsi Sidhwa
BEAT
pag. 333
prezzo   € 9,35
e-book  € 7,99

La Trama
1947 a Lahore Lenny, la piccola voce narrante di questo libro, ha compiuto otto anni. Nella bella casa dei suoi genitori, Lenny si interroga sulle nubi che offuscano la sua infanzia. Perché Gelataio, Sher Singh, Massaggiatore e Macellaio, i corteggiatori di Ayah, la sua giovane tata, non scherzano più e si accapigliano con cattiveria e foga su Gandhi, Nehru, Tara Singh e altri misteriosi nomi? Perché tutti sembrano diventati altri? in queste pagine la terribile spartizione dell'India del 1947, che generò il più grande esodo di popolazioni che la storia ricordi, appare sotto sembianze tragicomiche: una commedia domestica annuncia l'orrore, e la catastrofe si cela dietro uno spettacolare e divertente assortimento di piccoli orgogli e pregiudizi.

Recensione
La Spartizione del Cuore, di Bapsi Sidhwa, un affresco sulla separazione fra India e Pakistan, descritto attraverso gli occhi di una bambina. Lessico familiare, piccole e grandi crudeltà di quartiere, amici che improvvisamente di scoprono avversari perché indù musulmani o sikh. Tutto scorre nella vita di Lenny, costretta a diventare grande in fretta, anche se appartiene ad una famiglia privilegiata. Eppure l'innocenza non scolora del tutto ed anche attraverso il fumo degli incendi e il sangue dei massacri, affiorano il colore dei giardini in fiore, il suono di una ghazal, gli antichi palazzi mogul. Perché la grazia e la bellezza a lungo sopravvivono e rendono tutto più sopportabile.
                                                                                     Giada Pauletto

India
Mircea Eliade
Bollati Boringhieri
pag. 192
prezzo  €15

La Trama
Da Ceylon a Benares, dal Tempio d'oro di Amritsar ai conventi dello Himalaya, passando per Madras, Jaipur, Darjeeling, il giovane Eliade - che sarà autore di romanzi oltre che di fondamentali studi di storia delle religioni - ci introduce con grande abilità di scrittura a un'India sottratta alle convenzioni e ai cliché della "letteratura di viaggio". Né diario né libro di impressioni, questi frammenti, scritti in gran parte sul posto tra il 1928 e il 1931, e pubblicati per la prima volta nel 1934, conservano la spontaneità della cronaca e la freschezza del racconto non ancora rielaborato nel ricordo. Evitando accuratamente il patetico e il pittoresco, Eliade sa farci partecipi di una esperienza che è già fin d'ora una ricerca: la ricerca di quel "umanesimo" indiano, profondamente iscritto nei luoghi e nelle persone, di cui egli riesce a rendere il senso attraverso la personalissima descrizione di una realtà dove la scena di strada e l'incontro occasionale possono presentare la stessa straordinaria ricchezza di suggestioni della cerimonia religiosa e della conversazione di un Tagore.

Recensione
Lo so. È un tema che ricorre spesso nelle mie recensioni… e molti di voi penseranno: "un altro libro sull'India!". Tuttavia "India" di Mircea Eliade è molto di più di un diario di viaggio. Innanzitutto per il lessico aulico, elevato, assolutamente immaginifico dello scrittore romeno. E poi perché Eliade viaggiava in India per motivi di studio, conosceva il Sanscrito ed il Pali e ci trascina in esperienze che difficilmente il viaggiatore può sperimentare. Eliade conversa coi bramini, disserta con i monaci buddisti, vive in diversi monasteri, studiando lo yoga ed i Veda. Assiste, impotente, alla carica dell'esercito inglese contro i dimostranti a Calcutta, viene ospitato da Tagore e ne condivide l'utopica e meravigliosa scuola, ascolta i sostenitori di Gandhi… storia, storia delle religioni, ermeneutica e poesia. Tutto s'intreccia nelle pagine di questo libro. Concetti molto criptici diventano lievi, comprensibili ed un senso di profonda religiosità si sparge dalle pagine. L'India di un tempo. Non così lontana, in spirito, dall'India odierna.
                                                             Giada Pauletto

sabato 3 dicembre 2016


La faccia delle nuvole
Erri De Luca
Feltrinelli
pag. 88
prezzo  € 7,65
e-book € 6,99

La Trama
Continua il dialogo tra Miriàm e Iosèf. Continua con il loro esilio in Egitto, il bambino carico di doni e di pericoli. Oro, incenso, mirra e scannatori di Erode, il Nilo e il Giordano, la falegnameria e la croce: la famiglia più raffigurata del mondo affronta lo sbaraglio prestabilito. In ogni nuova creatura si cercano somiglianze per vedere in lei un precedente conosciuto. Invece è meravigliosamente nuova e sconosciuta. Ogni nuova creatura ha la faccia delle nuvole.

Recensione
La faccia delle nuvole, di Erri De Luca è un libro da leggere a Natale. Perché parla proprio della Natività. E lo fa in maniera dolce, intima, senza scivolare nel sentimentalismo. De Luca offre numerose interpretazioni che derivano dalla conoscenza della lingua ebraica e dal significato profondo di nomi e costrutti linguistici, in una descrizione che mette d'accordo sia il credente che l'ateo. La Natività si colora di umanità: anche quando arrivano i pastori ed il rischio del 'presepe' da canto natalizio si delinea, l'Autore scava nei propri ricordi partenopei e ci regala un pezzettino di teatro squisito, coi pastori che parlano in dialetto napoletano e si complimentano con la Madre, vezzeggiano il Bambino, lo coccolano, cercano somiglianza col Padre e con tutto il parentado. A ricordarci che ovunque c'è una culla, ovunque c'è un ideale di giustizia e d'innocenza, di fatto, si perpetua la Natività.
                                                                                   Giada Puletto

Segnaliamo a tutti gli autori una iniziativa a cura de Il Mondo Dello scrittore interessante e divertente nonché utile ed efficace per far conoscere se stessi e il loro lavoro in un modo originale.

Gioca con noi e promuovi il tuo libro
Le giornate uggiose e il freddo incombente portano a pensare al calduccio domestico, alle serate tranquille e al modo per passare il tempo senza fare congelare il naso fuori di casa. Quindi perché non giocare con noi? I giochi sono il veicolo con cui, in modo divertente, si possono fare “cose” che altrimenti potrebbero risultare noiose se non, addirittura, avvilenti. Per questo motivo abbiamo pensato di proporre ai nostri autori tre semplicissimi schemi che possono utilizzare per promuovere il proprio operato.


La mia postazione
Fate una foto alla vostra scrivania o al luogo in cui create i vostri personaggi, le trame e le ambientazioni. Il posto in cui ogni atto di fantasia prende corpo e diventa un romanzo, un racconto o una poesia, ma anche un saggio o altro ancora. La postazione in cui, in definitiva, tutto il vostro essere creativi si esprime al meglio. Alla foto abbinate un testo in word o odt con un minimo di 300 parole (attenzione, che siano parole e non battute) che possa raccontare un aneddoto, un episodio o un particolare ricollegabile a un vostro scritto. Predisponete una mail a cui allegare anche la cover del libro che avete preso in esame (al quale volete dare risalto) e un link dal quale è possibile effettuare l’acquisto. A questo punto spedite il tutto a writers@email.it
Scarica qui il tuo facsimile per partecipare a La mia postazione


Libri da gustare
Seconda possibilità: abbinate il vostro libro a una pietanza. Avete scritto un erotico? Allora la portata sarà piccante. Un giallo? Molto probabilmente il piatto da accostare potrebbe riservare delle sorprese. Gli accoppiamenti sono infiniti e possono far scaturire dalla vostra fantasia delle associazioni davvero interessanti, quindi non ponetevi dei limiti e spaziate fra tutto quello che l’arte culinaria mondiale è in grado di offrire. Nella email che ci invierete dovrete allegare la copertina del libro da gustare, la ricetta e il link dal quale quest’ultima è stata tratta. Se la ricetta è vostra, specificatelo in modo che possiamo apporre un copyright alla stessa. Mandate il tutto sempre a writers@email.it
Scarica qui il tuo facsimile per partecipare a Libri da gustare.


Gioco di Libri
Anche per questo gioco vi chiediamo di fare uno sforzo d’immaginazione. Provate a chiedervi: Se il mio libro fosse una città, quale sarebbe? E se fosse una canzone? Un quadro? Ebbene, provate a rispondere dando, ovviamente, una motivazione anche molto personale alle scelte che effettuerete. Come nei precedenti casi, nella email che manderete al solito indirizzo (writers@email.it) allegate il file che abbiamo preparato per voi (non dovrete fare altro che compilare gli spazi appositi), inserite gli eventuali link alle fonti che avete usato per immagini o testi, scrivete le vostre motivazioni, allegate la cover e il link d’acquisto al vostro libro e mandateci il tutto.
Scarica qui il tuo facsimile per partecipare a Gioco di Libri
http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/gioca-con-noi/

domenica 27 novembre 2016


Il tramonto birmano
Inge Sargent
ADD Editore
pag. 283
prezzo  € 15,30
e-book €  7,99

La Trama
Inge Sargent scrive un'autobiografia che celebra la forza dell'amore e l'impegno politico. L'ultima principessa dello Stato shan di Hsipaw accompagna il lettore in Birmania con i suoi occhi di giovane austriaca cresciuta durante il nazismo e profondamente innamorata di un giovane straniero, l'ingegnere minerario Sao Kya Seng. Si erano incontrati negli Stati Uniti, dove entrambi studiavano e dove si sposeranno. È all'approdo del piroscafo a Rangoon con un popolo in festa che Inge scopre che Sao Kya Seng è un principe regnante. Inge è impreparata a tutto ma è curiosa, coraggiosa, forte d'animo. Come Aung San Suu Kyi, è una donna che attraversa più mondi e costruisce un ponte tra la nostra cultura e l'Asia. A Hsipaw, alla prova di un mondo ancora feudale, i due giovani si rivelano per quello che sono: innovatori radicali, sostenuti dalla forza degli ideali e di un grande sentimento. Per attuare la rivoluzione sociale necessaria a passare da feudalesimo a democrazia si dedicheranno totalmente al miglioramento della vita del loro popolo. Finché il sogno di cambiamento non viene interrotto dal colpo di stato militare del 1962 che porterà la Birmania a chiudersi al resto del mondo per cinquant'anni. Quel giorno il principe scompare e insieme tutta la loro vita, il loro progetto sociale.

Recensione
Un romanzo autobiografico, intenso, dalla trama importante. 
A Inge la protagonista, la vita darà tutto e toglierà tutto.
La sua vicenda, narrata con una prosa scarna, forse fin troppo essenziale in alcuni passaggi, è il racconto di un amore grande, intenso e bello, di un incontro e scontro di culture, abitudini, caratteri e persone profondamente diverse, del tentativo di una sintesi fra due mondi apparentemente inconciliabili, delle vittorie riportate con grande sforzo e delle sconfitte numerose che culmineranno in quella finale, definitiva.
Un libro attuale, il ritratto di una donna vibrante e forte che ha saputo battersi e resistere in nome dell’amore per un principe e per il suo popolo. Che ancora combatte, ostinata e mai rassegnata, senza mai far tacere il desiderio di verità che porta nel cuore. 

La mia Trieste Meravigliosa
Fabiana Redivo
editore Fabiana Redivo
pag. 106
prezzo  € 8,32
e-book € 2,99

La Trama
Sorpassati a sinistra da un cassonetto delle immondizie in fuga. Usare nomi in codice per chiedere un caffè al bar. Scattare una foto ricordo a braccetto con James Joyce. Il giallo della pipa scomparsa di Saba. A Trieste, ordinaria amministrazione. Una città stravagante, irriverente e nostalgica, dove puoi trovare Claudio Magris seduto a un tavolino dello storico Caffè San Marco, e incontrare “la contessa” mentre fa la sua promenade quotidiana, impeccabilmente vestita in abiti di fine ottocento o primo novecento. Tutta colpa della Bora. Forse. Forse è questo il segreto del “morbin” triestino, della capacità dei suoi abitanti di camminare contro vento e di affrontare ogni avversità con la battuta pronta. Una Trieste elegante e anticonformista, dal sapore mitteleuropeo e orientale, raccontata in una sorta di guida turistica fatta di ricordi, sensazioni, emozioni e fatti di cronaca.

Recensione
Un libro gradevolissimo, ben scritto, dalla prosa lieve e fluida che da un lato ne rende la lettura piacevole e che dall’altro svela, seppur con elegante riservatezza, il grande amore dell’autrice per la sua Trieste.
Una città particolare, attraverso la quale Fabia Redivo vi condurrà facendovi percorrere piazze che si affacciano sul mare, castelli, chiese di diversi credo religiosi, bei teatri frequentati da un pubblico riconosciuto come il più colto e preparato d’Italia, ampi viali spazzati dalla bora, caffè letterari illustri, negozietti dimenticati.
Vivrete e vedrete questo estremo lembo a nord est  dell’Italia con gli occhi dell’autrice che, con un pudore orgoglioso e fiero, vi saprà mostrare la Trieste passata e quella di adesso, ve ne farà cogliere e assaporare l’atmosfera peculiare perennemente sospesa fra passato e presente, fra Italia e Mitteleuropa e vi svelerà i segreti del carattere dei suo abitanti e del loro particolare linguaggio, quel triestino scoppiettante e allegro che nasconde misteri e trappole nelle quali il turista ignaro potrà cadere quando ordina un cappuccino o quando rimane in attesa di essere servito in un negozio dopo che la commessa gli avrà detto, cortese, “volentieri”.
Un bel libro che definirei una guida nell’anima e dell’anima di una città che meriterebbe sicuramente un interesse più attento da parte di tutti.


Fabiana, da cancelliera del Tribunale di Trieste a scrittrice. Un bel cambio, ce ne spieghi le motivazioni?Bella domanda, dalla risposta non facile. In buona sostanza i motivi fondamentali sono due. 
Il primo è che, avendo maturato un numero di anni sufficienti ad avere un giorno la pensione, ho preferito migliorare la qualità della vita dedicandomi a un lavoro che amo, piuttosto che ostinarmi a trascinare i miei giorni dietro a una scrivania. E questo pur sapendo che uno scrittore difficilmente riesce a vivere della sua arte. Però oggi sono molto più serena. Il secondo motivo è personale. Chi mi frequenta più da vicino, lo conosce. Si tratta di qualcosa che non racconto a tutti. Sarà il lato "friulano" che spunta fuori quando meno me l’aspetto.

Leggendo le biografie di scrittori noti e meno noti, si osserva che parecchi di loro hanno una laurea in Giurisprudenze e che, a un certo punto, hanno abbandonato il lavoro in ambito giuridico per dedicarsi alla scrittura. Esiste un legame fra diritto e letteratura o forse potremmo dire che la facoltà di legge attira con la prospettiva di un lavoro possibile chi comunque nutrirebbe il sogno e il desiderio di diventare scrittore?Non ne ho assolutamente idea, anche perché non sono laureata. Ho chiuso la mia attività lavorativa con la qualifica di funzionario giudiziario, per cui è necessario essere laureati in giurisprudenza, ma ero entrata a far parte della pubblica amministrazione come segretario giudiziario (la vecchia figura del cancelliere), per cui era sufficiente il diploma di quinta superiore. Il resto l'ho imparato sul campo. Personalmente credo che la scrittura sia qualcosa che prescinda dal tipo di studio. Stiamo parlando della capacità di narrare in modo empatico, di trascinare il lettore nel sogno narrativo. C'è un bellissimo testo di John Gardner (medievalista e scrittore) in proposito, dal titolo "Il mestiere dello scrittore". Secondo lui lo scrittore racconta un sogno fatto a occhi aperti, vivido, avvincente e carico di significati quanto quello che si fa di notte. Le parole gli permettono di fissarlo sulla carta in modo da poterlo riprodurre nella sua pienezza. Durante la lettura, il sogno rinasce in tutta la sua efficacia solo se l'autore ha attinto al misterioso nucleo delle cose, alla stanza segreta in cui vagano i sogni. Solo così il lettore viene trascinato nel libro, al punto da desiderare quella realtà anziché un'altra. Mi è successo più volte di chiudere a malincuore le pagine di un romanzo. No, io non credo che l'inclinazione alla scrittura sia maggiore tra laureati in giurisprudenza, in letteratura o storia. È una capacità speciale. Chiamiamolo talento, se vuoi, a cui sono necessariamente abbinate la volontà e il piacere di usarlo. Quando andavo alle superiori, avevo un compagno di classe che suonava il pianoforte in maniera superlativa. La tastiera sembrava l'estensione della sua anima. Dopo la matura si iscrisse alla facoltà di matematica. Questione di scelta.

Veniamo al tuo bel libro, dedicato a una città peculiare e molto bella come Trieste. Come e perché è nata in te l’idea di scriverlo?
Qualche anno fa fui contattata da un editore, Stefano Giovinazzo, con cui avevo già lavorato partecipando a un'antologia fantasy. La sua casa editrice (Edizioni della Sera), aveva fatto uscire una collana dal titolo Radici. Ogni autore nato e cresciuto in una città d'Italia, la raccontava dal punto di vista soggettivo. Alle nozioni storiche si sovrapponevano quelle biografiche, quelle legate al vivere quotidiano, i fatti di cronaca e così via. Fino a quel momento avevo scritto solo libri di genere fantastico, non ero sicura della riuscita. Invece il risultato è stato più che soddisfacente. Scaduto il contratto di due anni con la casa editrice, ho preferito pubblicare in autonomia. Questo mi ha permesso di aggiungere al testo delle fotografie in bianco e nero scattate da mio marito e da me, oltre a un racconto che l'editore aveva scartato. Anche questa seconda edizione mi sta dando molte soddisfazioni.

Credi che Trieste occupi il posto che merita nel cuore, nell’animo e nella mente degli Italiani? Che prospettive vedi per la tua città dal punto di vista economico, sociale, culturale?
Negli ultimi anni ho visitato molte città italiane. Sono innamorata di Roma, Siena, Firenze, Assisi, Orvieto, Sorrento. E sto facendo un gran torto a molte altre, nominando solo queste. Anche dal punto di vista naturalistico l'Italia è spettacolare. Pensiamo alle Alpi, ai nostri laghi, alle isole, ai parchi. Possediamo un patrimonio enorme, che tutto il mondo ci invidia. Trieste ne fa parte, rimanendo in disparte (scusa il bisticcio di parole). È una della città più mitteleuropee d'Italia. O forse la più mitteleuropea. Questo le conferisce una marcia in più per un verso, e la penalizza dall'altro. È difficile capirla. Forse non lo desidera nemmeno. A causa della sua posizione geografica, l'Italia intera è crocevia di mondi. Trieste ne è, a mio avviso, l'emblema. Probabilmente i tratti nordorientali più marcati, la mettono in disparte. Per quanto attiene le prospettive, mah... viviamo momenti difficili. Ovunque nel mondo. Seguo le notizie di cronaca come tutti, ma questo non fa di me un'esperta in materia economica, sociale e culturale. Mi sento di consigliare questo alle nuove generazioni, triestine e non, di prepararsi a tempi ancora più duri. Di studiare, certo, ma anche di vivere informati. Di vivere, soprattutto. E di leggere. E di non smettere mai di sognare.

Cosa ha permesso, secondo te, a Trieste di diventare una città delle più colte d’Italia, se non la più colta?
Forse il fatto di essere così "raccolta". Scherzi a parte, non so se sia la città più colta d'Italia. Però è vero che ha accolto e accoglie ancora molti scrittori, pensatori, scienziati. Sono una scrittrice, non una sociologa o una storica, perciò non so proprio darti una risposta. 

Quanto deve la città all’Impero Austro Ungarico e quanto all’Italia?
Trieste è cresciuta all'ombra dell'Impero, anche se ha sempre avuto molti cuori – uno per ogni etnia che la compone – che l'hanno resa ciò che è, una città multiculturale. Uno di questi cuori è indubbiamente italiano. Rigore nordico, fantasia mediterranea, tenacia balcanica, anima mediorientale. È l'unica risposta che mi sento di darti. Empatica. Dal cuore.

Come definiresti i tuoi concittadini? E il loro rapporto con i seri, riservati (e forse un po’ noiosetti),  furlani?
I miei concittadini? Matti! Di una follia magica, contagiosa. Sei davvero convinta che i friulani siano noiosi? Sarà perché le mie radici affondano in Friuli, ma non me la sento di darti ragione. Sono legati alla terra almeno quanto i triestini al mare. E quando il mare incontra la terra, accadono cose incredibili. Non tutte idilliache, ma uniche. 

Inviteresti un amico a Triste perché…
... è meravigliosa! 

Venendo a Fabiana autrice, come lavori? Di getto, seguendo l’ispirazione di un attimo o con metodo, organizzando trame, personaggi, situazioni?
Di solito tutto parte da un sogno a occhi aperti, una sorta di trailer cinematografico. Se il trailer mi intriga, cerco di comprenderne i motivi ed elaboro la trama. Punto su alcuni personaggi, ne creo il profilo, li calo nel contesto e determino il finale a cui mi attengo senza possibilità di appello. Sembra incredibile, ma durante la stesura la storia tende a prendere la mano, e personaggi che non avevi preso in considerazione o che non avevi ancora “incontrato”, hanno il sopravvento. Per questo è bene ancorarsi solidamente allo schema prefissato e al finale. Naturalmente per curare le ambientazioni devo effettuare delle ricerche. La coerenza interna ed esterna è fondamentale, perfino in un fantasy. La costruzione di un mondo che non esiste è più difficile di quanto si immagini. La geografia dei luoghi deve essere determinata in modo accurato. Stessa cosa per quanto riguarda situazioni politiche, economiche, tipi di civiltà, caratteristiche somatiche delle popolazioni, abbigliamento, architettura, divinità, armamenti... non sono che una piccola parte di ciò che si deve prendere in considerazione. Un mondo costruito comporta un passato storico in cui inserire le vicende da narrare. Una storia inventata all'interno di una storia inventata. 
A volte invece mi vengono fatte delle proposte editoriali specifiche con determinate caratteristiche, come quella che mi ha portato a scrivere “La mia Trieste meravigliosa”. In questo periodo sto collaborando con la DRI Editore, che si occupa di libri per ragazzi e per le scuole. Ho già scritto per la DRI un romanzo fantasy con viaggio nel tempo, ambientato a Cividale, dal titolo “Lo Spadone rubato”. Prima della stesura mi sono documentata al meglio delle mie possibilità per ricostruire l'ambientazione medievale. Ho fatto delle scoperte molto interessanti. Dove mancava l'informazione corretta o avevo dei dubbi, ho inserito la magia. Ora dovrò mettermi sotto con il seguito, perché naturalmente si tratta di una trilogia, nel pieno rispetto della tradizione fantasy. E anche perché ogni volume è ideato per adeguarsi al programma di storia delle scuole medie. Nel frattempo la DRI sta dando alle stampe un nuovo romanzo avente per oggetto il rapporto della nostra civiltà con l'ambiente. Il titolo è “Selvaggio a chi?” ed è ambientato in Amazzonia. Parla naturalmente delle battaglie di Greenpeace, della deforestazione e di molto altro ancora. Temi trattati in modo ludico e nel contempo serio. Mi piace molto far parte di questi progetti, perché mi permettono di incontrare i ragazzi nelle scuole. Parlo loro del mio lavoro, di come sono arrivata alla stesura del romanzo e di come ho raccolto le informazioni. Un'attività che mi sta dando grandi soddisfazioni.

Fai leggere, correggere, editare da qualcuno i tuoi lavori?
Certo, il lavoro di editing è fondamentale. Impossibile agire da soli. Ho il mio editor di fiducia. Ci conosciamo da molti anni e lavoriamo bene assieme. 

I tuoi progetti futuri e qualche consiglio a chi vuole pubblicare un suo manoscritto.
Ho alcune incompiute nel cassetto. Una riguarda l'esperienza dell'adozione. Mio marito e io abbiamo adottato un bambino. Scusa, mentre scrivevo la parola bambino mi si è aperto un sorriso divertito, perché il “bambino” ha ormai diciotto anni suonati. Come potrai immaginare, è piuttosto impegnativo ripescare tra le emozioni. Prima o poi vedrà la luce. E c'è anche il seguito della saga di Derbeer (che nella sua prima edizione era uscita per la Fantacollana della Nord), già progettata e pronta alla stesura. In questo momento sto ampliando un racconto che ha fatto parte di un'antologia vampirica dal titolo “I vampiri non esistono” (scritto proprio così, con quel “non” interlineato) edito dalla Domino che ha chiuso i battenti. È ambientato a Trieste e il tono è semiserio. Per certi versi demenziale. L'ironia è sempre stata nelle mie corde, tanto quanto la capacità di reinventarmi. Così, giusto per reinventarmi, la settimana scorsa ho terminato la stesura di un copione teatrale in dialetto triestino dal titolo “La vita xe un carneval”. Andrà in scena nel febbraio del prossimo anno al teatro “La Barcaccia”, con protagonista indiscussa la mia amica attrice Michela Vitali. Incrociamo le dita.
Un consiglio per chi si accosta alla scrittura e vuol pubblicare? Credere nel proprio lavoro. Perché scrivere è a tutti gli effetti un lavoro. Senza tenacia, non arrivi in fondo a un manoscritto. Crederci con umiltà, accettare i consigli di un buon editor. Scrivere e riscrivere, documentarsi, rielaborare, buttare via interi capitoli per ricominciare da capo, fino a quando il sogno non sarà raccontato al meglio delle possibilità. Mai accettare contratti di editoria a pagamento (io non l'ho mai fatto), molto meglio il print on demand. Oggi come oggi, la casa editrice è relativa. Nel senso che i manoscritti sono così tanti che un editore fatica a tenere il passo. Le liste di attesa sono lunghissime. Un tempo l'autopubblicazione veniva guardata con sospetto, se non addirittura con disprezzo. Oggi non è più così. Accade spesso che un romanzo “self” uscito in ebook su una piattaforma, attiri l'attenzione di una grande casa editrice. L'importante è, come dicevo, affidarsi sempre a un buon editor e, perché no, anche a un agente letterario serio. L'ultimo consiglio che mi sento di dare, è quello di accettare le critiche costruttive e credere nei propri sogni.

Bio
Autrice della saga fantasy “Derbeer dei Mille Anni” edito dalla Nord e vincitrice, con il sesto volume della saga, del Premio Italia nel 2005. Oltre a numerosi racconti usciti per case editrice di genere e per ragazzi, pubblica il romanzo fantasy Aghjkenam, il segreto della Città Perduta, l'antologia personale La mia Trieste meravigliosa e i romanzi Vento sulla scogliera, Lo Spadone rubato e Selvaggio a chi (gli ultimi due per DRI Editore). Esegue lavori di editing e tiene corsi di scrittura creativa. Fa parte del progetto “Laboratorio Provinciale Permanente di Scrittura creativa” per le scuole medie di Trieste.

domenica 20 novembre 2016

Una commedia romantica, aggraziata, dalla trama forse non originalissima ma sicuramente intrigante e di piacevole lettura. Prosa accurata, scorrevole e lieve.


La donna dal taccuino rosso
Antoine Laurain
Einaudi
pag. 164
prezzo   € 14,45
e-book  €   6,99

La Trama
Una molletta per capelli, una boccetta di profumo Habanita, qualche vecchia fotografia, una bottiglia di Evian da mezzo litro, un fermaglio con un fiore di stoffa azzurro, una penna a sfera Montblanc nera, un paio di dadi rossi, tre sassolini sicuramente raccolti in luoghi significativi, un romanzo di Patrick Modiano con dedica, un portachiavi dorato con incisi alcuni geroglifici, un accendino, una ricetta delle animelle di vitello strappata da una rivista femminile, un burrocacao, una bustina di Efferalgan, un taccuino rosso con annotata una lunga lista di "Ho paura..." e una di "Mi piace..." Ecco cosa può esserci nella borsa di una donna, ed ecco cosa c'è in quella color malva che, un mattino, il libraio Laurent trova abbandonata su un marciapiede nelle strade di Parigi. La proprietaria, aggredita e rapinata da un ladro la notte precedente, si è rifugiata in un albergo poco distante. Prende una camera e si addormenta, convinta di non aver bisogno di cure. Il giorno successivo, però, il concierge la trova in coma e chiama subito i soccorsi. Contemporaneamente, Laurent comincia a sfogliare il taccuino della donna misteriosa. Rimane affascinato dai suoi pensieri, si perde fra annotazioni, sogni e ricordi. Gli sembra una pazzia, ma decide di cercarla. Da dove cominciare, però? L'unico indizio a sua disposizione è la dedica di Modiano, un vago "A Laure, in ricordo del nostro incontro sotto la pioggia" scarabocchiato sul frontespizio.
Il matrimonio degli opposti
Alice Hoffman
Neri Pozza
pag.  425
prezzo   € 15,30
e-book  €  9,99

La Trama
Il matrimonio degli opposti è una ricostruzione storica della vita di Rachel Pomie e di quella di suo figlio Jacob Camille Pissarro. Alice Hoffman, l’autrice, ripercorre la fanciullezza spensierata di Rachel nella sua terra nativa, la bella isola di St Thomas e poi la sua vita adulta fino al trasferimento a Parigi. 
Rachel appartiene ad una famiglia ebrea di origine francese che, dopo un lungo vagabondare, ha trovato asilo nell’isola di St Thomas grazie ad un editto del re di Danimarca che permetteva libertà di culto nel suo regno incluse le colonie. La comunità ebraica di St Thomas è un microcosmo chiuso dove i matrimoni e le amicizie nascono e si sviluppano solo nel suo interno. Sentendosi sempre minacciata e mai completamente al sicuro e sempre estranea nel paese che la ospita, questa comunità cerca in tutti i modi di tenersi ligia ai propri principi ed alle leggi interne che si è imposta. La cosa più importante è salvaguardare una esteriorità fatta di rispettabilità ed onorabilità impedendo che venga alla luce tutto il marcio che avviene nel segreto. Gli ebrei sono considerati sull’isola una classe ricca e privilegiata mentre i neri provenienti dall’Africa e le poche persone indigene rimaste sono servi o schiavi. Rachel vive in una grande casa con i genitori e stringe un rapporto di fiducia ed amicizia con la serva Adelle  e sua figlia Justine che ha solo nove mesi meno di lei. Trascorre l’infanzia e la giovinezza in modo libero e spensierato. Viene educata dal padre nella grande biblioteca di famiglia, studia francese e le lingue straniere insieme all’amica Justine. La biblioteca è il suo paradiso e lì si rifugia durante le ore di calura, durante le liti dei genitori e durante le notti insonni. Moses Pomì, il padre di Rachel, è un commerciante benestante e, nonostante Rachel in quanto donna non sia destinata ad ereditare la sua attività, le insegna anche a gestire la contabilità e gli affari. Di questo insegnamento Rachel va molto fiera perché dimostra la fiducia che il padre ripone nella sua intelligenza. Tanto profondo è il rapporto con il padre, quanto è freddo e distante quello con la madre Sara, una persona molto dura che incute paura e rispetto all’ interno della sua casa e della comunità di cui è un membro molto attivo. È costretta a chiudersi nella sua corazza perché ha il cuore dilaniato da una ferita profonda che la riempie di amarezza e risentimento e la porta a piangere nelle sue notti solitarie. A dispetto della volontà della madre che vorrebbe che fosse una ragazza educata e sottomessa, Rachel è uno spirito libero. Le piace vagabondare sull’isola in compagnia dell’inseparabile Justine. Le due ragazze coltivano un sogno comune: andare a vivere a Parigi. La spensieratezza finisce nella vita di Rachel quando il padre le propone il matrimonio con un commerciante ebreo Monsieur Petit, vedovo e con tre figli. Rachel accetta per amore verso il padre in quanto questo matrimonio porterà alla ripresa dell’attività familiare. Considera questo impegno matrimoniale come un accordo d’affari. Sebbene tra lei ed il marito non nasca mai l’amore, il vedovo è un uomo perbene che non le renderà mai l’esistenza difficile. Rachel si affeziona ai figli del marito e con lui ha altri quattro figli. Nella casa di Monsieur Petit stringe un rapporto d’amicizia con Rosalie la serva-schiava che si prendeva cura degli orfani prima del suo arrivo. Rimasta improvvisamente rimane vedova, in quanto donna Raquel non può gestire l’attività di famiglia;  i parenti francesi di Monseur Petit decidono pertanto di mandare da Parigi il giovane nipote Frederique Pizzarro  perché se ne assuma la responsabilità e cura. Tra Rachel e Federique scoppia un amore travolgente ed intenso che darà loro la forza di schierarsi contro la comunità ebraica per ottenere il diritto di amarsi alla luce del sole. Dal loro matrimonio nascerà Jacobo Camille che diventerà il bravissimo pittore impressionista Pissarro. Mentre Rachel cercava di appropriarsi dell’anima dell’isola attraverso le storie popolari che si faceva raccontare e che scriveva nel suo quaderno, Jacobo Camille cerca di catturare l’anima dell’isola attraverso  i suoi colori. Madre e figlio, a causa del loro carattere passionale e molto simile, sono portati a scontrarsi ma alla fine Rachel riconoscerà ed accetterà la genialità del figlio.
Recensione
Il romanzo ripercorre la vita di Rachel Pomì e la gioventù di suo figlio Camille. La protagonista nasce e cresce sull’isola di St Thomas: è una ragazza ebrea la cui famiglia, originaria della Francia, si è rifugiata sull’isola caraibica per sfuggire alle persecuzioni europee in Spagna e Francia. Grazie alla fornitissima biblioteca di suo padre, la lettura diventa per Rachel la sua vita ed il suo rifugio: le storie di Perrault la incuriosiscono e le spiegano la vita anche se in quel periodo non riesce a coglierne tante sfumature. L’amore per i libri, inoltre, le fa dimenticare per qualche attimo il rapporto non facile con la madre, una donna distante dalla quale Rachel si sente quasi respinta soprattutto perché non si comporta come quest’ultima vorrebbe: invece di trascorrere le ore in compagnia delle ragazze della comunità ebraica o si chiude in biblioteca o vagabonda per l’isola con la sua cara amica Justine alla ricerca della tartaruga metà donna, sognando Parigi. A parte il conflitto con la madre, l’ambiente familiare è contrassegnato da una relazione tra i genitori pressoché  inesistente a causa di un segreto mai rivelato. Raquel sa cogliere e intuire la sofferenza della madre ma non riesce ad andare oltre la cortina di freddezza che si è costruita nel tempo tra di loro. La lettura la porta inevitabilmente a guardare la realtà con un occhio più critico ed a formarsi una mentalità più aperta: Adelle la sua cuoca e sua figlia Justine, rappresentano un universo più spontaneo, più ricco di storie rispetto al mondo ingessato della comunità ebraica. La curiosità e l’amore per il racconto inducono Raquel a farsi narrare dalle donne del mercato le leggende dell’isola: lupi mannari che si aggirano rapendo le persone, bambini che scompaiono misteriosamente e donne che si struggono d’amore sono i protagonisti di varie leggende popolari che nascondono delle verità taciute o sussurrate che avvolgono di mistero la vita di varie persone. (Justine, l’amica della protagonista, per esempio, non sa chi sia suo padre.) La vita della protagonista si sviluppa quindi sul confine tra due culture: quella ebraica, rigida, e quella locale più tollerante e diretta in bilico tra il cristianesimo e le credenze popolari.
Rachel diventa donna all’improvviso quando è costretta ad abbandonare l’amata casa paterna per sposare Monsieur Petit un vedovo molto più vecchio di lei. Ad un matrimonio scialbo e di convenienza farà seguito una travolgente storia d’amore con Frederique appena giunto da Parigi. Per lui e con lui, Raquel combatterà per vedersi riconosciuto il suo diritto a sposarsi ed i due subiranno l’ostracismo della comunità ebraica. In un mondo in cui le relazioni non “ortodosse” proseguono di nascosto protette da matrimoni di facciata, l’intensa eroina creata da Alice Hoffman si batte per il suo diritto di donna innamorata e in questo suo stato di dolore e di solitudine, si renderà conto delle sofferenze nascoste tra le parole delle storie popolari. Rachel ha molti figli ma tra loro preferisce Jacobo Camille un bambino che si addormenta al suono della sua voce affabulatrice. Spirito libero anche lui, va alla ricerca dei colori dell’isola per catturarli e dipingerli. Camille vive un conflitto tra la sua vocazione artistica ed il senso del dovere verso gli affari di famiglia; osservando e dipingendo penetra nell’animo umano mostrandone le pene ed il disagio, sentendosi in colpa in quanto privilegiato perché il lavoro del padre gli permette una vita agiata. Il matrimonio degli opposti è un romanzo di ampio respiro, la cui protagonista rappresenta, suo malgrado. l’anima ebraica sempre in conflitto tra il luogo in cui è costretta a vivere per sfuggire alle persecuzioni ed il luogo a cui sente di appartenere nonostante non l’abbia mai visto ma che viene trasfigurato dal ricordo tramandato dai racconti delle generazioni precedenti. Lo stile narrativo è scorrevole ed accattivante, il lettore si trova completante immerso nell’intreccio sapiente della trama al punto da non riuscire facilmente a staccarsi dalle pagine di questo bel romanzo. La voce narrante di Rachel si alterna con quella del figlio Camille che racconta un momento cruciale della sua vita mentre Alice Hoffman racconta come narratore esterno le vicende di altri personaggi che incrociano la loro vita con quella di Rachel e con la sua penna agile e penetrante porta alla luce i sentimenti, le paure e le speranze che ne agitano gli anim.
                                                                                                  Pasqualina D'Ambrosio

Terra di Guido Cavani premia gli e-book.
Il Premio Letterario Terra di Guido Cavani apre la Sezione dedicata agli ebook, cercando fra le produzioni nostrane, self publishing compreso, i migliori tre dell’anno 2016.
Nella sua terza edizione il TDGC riserva una bella sorpresa per tutti gli autori che pubblicano in digitale, soprattutto per chi approda su Amazon senza una qualsiasi CE dietro alle spalle: la sezione C completamente dedicata agli ebook editi nell’anno 2016.
Per ovvie ragioni, benché le altre sezioni siano altrettanto interessanti (A per i racconti inediti, B sezione giovani, D i cortometraggi), la selezione prevista per i formati digitali ha un che di innovativo, non solo per il fatto di essere l’unica nel suo genere, ma anche perché, per la prima volta, anche il self publishing viene posto allo stesso livello dell’editoria tradizionale, offrendo una nuova dignità all’auto pubblicazione: chi ne uscirà vincitore, fra i self, saprà di essere passato attraverso lettori esigenti e giudici inflessibili. Ovviamente non solo self ma chiunque abbia pubblicato in formato digitale!
Vi ricordiamo che la scadenza per l’invio è prevista entro le 23:59 del 28 gennaio 2017, inoltre i soci MDS potranno usufruire della conversione gratuita del libro in entrambi i formati previsti dal bando.
Le iscrizioni si possono effettuare anche qui.
Quindi, di seguito, vi riportiamo la scheda riassuntiva:
Sezione C – e-book Editi – Responsabile: Marina Atzori
e-book ammessi: editi nell’anno solare 2016, dotati di ISBN o ASIN,
Età di partecipazione: dai 18 anni in su,
Montepremi totale: € 900,00 in contanti,
Premiati: primi 7 della Classifica Assoluta (primi 3 in denaro) e i vincitori dei premi Speciali,
Premio Vincitore Assoluto: € 500,00 + Targa,
Quota di iscrizione: € 16,00 per ogni iscrizione (parte della quale andrà nel Fondo Beneficenza Annuale del Premio Letterario),
Per le specifiche di partecipazione a questa sezione vedere l’allegato C del presente Bando. Il Bando integrale si può visionare qui