lunedì 1 giugno 2015

Bijou 
Patrick Modiano 
Einaudi ( collana L’Arcipelago) 
pag. 126 
prezzo € 11,90
                        
La Trama
Un cappotto giallo, visto di sfuggita, è un flash che riporta Therése indietro nel tempo: segue questo vago indizio e, nella donna che lo indossa, crede di riconoscere sua madre. Di lei ha pochi ricordi e conserva una scatola in cui ci sono:  una sua rubrica,  un 'agenda ed una cartolina speditale da Casablanca. Ma la vera eredità che Therése ha ricevuto da sua madre è rappresentata dalle tante domande di cui lei cerca da tempo le risposte: non sa quale sia il suo vero nome, se sia davvero morta in Marocco e soprattutto quale sentimento abbia provato nei suoi confronti. Thérèse si mette quindi sulle tracce di questa donna che indossa un cappotto giallo simile a quello di sua madre, la segue nel metrò, scende alla stazione dove scende lei, la guarda a distanza, studia la sua andatura, il suo volto ma non osa avvicinarla. Eppure piano piano affronta le sue paure ed i fantasmi che hanno popolato la sua infanzia. Grazie all'aiuto di persone estranee molto sensibili, che incontra accidentalmente, deciderà di rinascere e di tagliare per sempre i ponti con il suo passato.
                
Recensione
La ricerca dei legami familiari e la profonda tristezza per sentirsi non amato dalla propria madre, sono temi che hanno segnato la vita di Patrick Modiano: lo scrittore ha affrontato personalmente questo disagio ed ha trovato nella scrittura un punto fermo per sbrogliare la matassa in cui era aggrovigliata la sua infanzia. 
In questo romanzo, scritto con una prosa lieve e lineare, a tratti poetica, la protagonista è una giovane donna, Therése, che cerca tra le vie di Parigi tracce del proprio passato. La madre era un'attrice ballerina che aveva girato con lei delle scene di un film e le aveva dato il nome d'arte di Bijou. Scappata in Marocco, aveva spedito la piccola Therése a Fossombronne-la-Foret a casa di un'amica per poi dileguarsi nel nulla. 
Tornata a Parigi una volta adulta, Therése vorrebbe dare un nuovo inizio alla sua vita ma non può farlo senza fare i conti con il proprio passato. Cercando la madre cerca se stessa ed il suo gironzolare tra le strade della città rappresenta, in modo metaforico, il girovagare disordinato fuori e dentro di sé per trovare contatti umani e degli indizi in base ai quali ricostruire il suo passato e il destino delle persone che l'hanno circondata. La protagonista, però, ha anche paura di scoprire la verità perché sua madre ha avuto una vita ingarbugliata e cambiava nome ed identità molto facilmente. 
A Parigi Therèse passa da un modesto impiego all'altro e si imbatte in una famiglia misteriosa che la incaricherà di occuparsi della piccola di casa che le ricorderà se stessa da bambina. La scomparsa improvvisa della famiglia insieme al viaggio interiore che l’inattesa ”apparizione” della madre la costringe a compiere, porteranno la protagonista ad un livello di prostrazione fisica tale da arrivare a toccare il fondo della propria desolazione ma proprio da lì Therése potrà rinascere ad una vita nuova. 
In questo romanzo molto intenso, Modiano ci accompagna in giro per i vari quartieri di Parigi, seguendo Thérese tra le tante stazioni del metrò. La città, amata ed odiata da Bijou, non è solo il palcoscenico delle sue vicende ma assume il volto umano di una vecchia signora che, all'apparenza è rimasta uguale a quando era giovane, ma che si è inaridita nei sentimenti e non riesce a comunicare alla protagonista quell'amore e quel calore di cui lei ha un disperato bisogno.

      Pasqualina D' Ambrosio
Per gli amanti del noir dall’umorismo venato di sottile cinismo, segnaliamo Il mostro dell’hinterland, il nuovo romanzo dell’autore Matteo Ferrario, edito da Fernandel.  

Il mostro dell’hinterland
Matteo Ferrario
Fernandel
pag. 176
Prezzo € 14

Riccardo Berio sta scontando un ergastolo per l’omicidio brutale degli zii, con cui divideva una villetta bifamiliare nell’hinterland milanese. All’epoca dei fatti, la movimentata vita sessuale delle due anziane vittime rendeva per contrasto ancora più ridicola e compromettente l’esistenza da fantasma di Riccardo, un quarantenne studente fuoricorso dalle molte passioni intellettuali, ma inabile al lavoro e ai rapporti umani, e in grado di mantenersi solo grazie all’eredità lasciatagli dal padre. Il movente del duplice omicidio del “mostro dell’hinterland”, come subito lo ribattezzano i media, viene individuato nella frustrazione e nell’invidia per la felicità sfacciata di una coppia di pensionati ben più vitali e socialmente inseriti di lui. Anni dopo la conclusione del processo, quando l’intera vicenda è ormai sprofondata nell’oblio, la casa dove Riccardo è cresciuto viene messa all’asta. Perso così anche l’ultimo pezzo della propria identità, sente che è arrivato il momento di raccontare come sono andate davvero le cose, e al chiuso della sua cella comincia a scrivere. Lo fa col tono caustico e l’umorismo nerissimo di chi non ha mai sperato di salvarsi, perché fin dall’inizio sapeva di essere condannato.