martedì 15 dicembre 2015

Il flop di Libri a km 0


"Mettere in circolo il sapere e creare rete tra gli editori del territorio.
Con questo preciso intento nasce l’iniziativa “Libri a KM 0.Editori piemontesi in Circolo”.
Oltre 30 editori piemontesi saranno ospiti degli spazi di via Bogino 9 a Torino: per un intero fine settimana il Circolo dei lettori si trasforma nel luogo ideale dove sfogliare, scoprire, leggere e fare proprie le meraviglie editoriali della nostra Regione.
Alla scoperta delle ultime novità editoriali e alla ricerca dei regali di Natale tra un catalogo vastissimo di proposte in grado di soddisfare tutte le età."

Questo è quanto riportato nel sito ufficiale di Circolo dei Lettori

Libri a km 0 avrebbe potuto essere una splendida manifestazione in cui dare risalto all’editoria piemontese, dal momento che proprio il Piemonte è una terra ricca di cultura e di produzioni letterarie di qualità.
Sottolineiamo avrebbe potuto perché così non è stato e le mancanze organizzative (di cui un anticipo siamo riusciti a darlo QUI) hanno inficiato in più modi non solo le vendite ma anche la possibilità di stabilire effettive relazioni con quei Lettori di cui il Circolo dei Lettori pare andare fiero.
Purtroppo noi abbiamo avuto modo di assistere a una situazione che non è solo risultata grottesca, ma anche alquanto penalizzante per tutti gli editori che hanno deciso di partecipare a questa prima edizione di Libri a km 0.
Partiamo dall’inizio, da quella dicitura che rappresenta l’identità editoriale di tutte le Case partecipanti: editori piemontesi, orgogliosi dei propri cataloghi, desiderosi di poter incontrare il proprio pubblico sul territorio, in un contesto di prestigio, patrocinato dalla Regione.
La splendida location, purtroppo, non è bastata per sopperire alle mancanze organizzative e ai disagi che editori e lettori hanno sopportato per riuscire, in qualche modo, a partecipare all’evento stesso.
Anche solo per poter accedere alle sale, in cui erano esposti i libri, il percorso era piuttosto arduo. Posto al primo piano, all’interno di una scala non segnalata, l’evento non era rappresentato in alcun modo e l’eventuale visitatore era costretto a farsi prima aprire il pesante portone in legno dello stabile, poi a indovinare in quale scala andare, arrivare al citofono e sperare di azzeccare i numeri che costituivano il codice di accesso per il Circolo (per tutti, il numero era 1115, in cui il numero 1 s’incastrava regolarmente impedendo la digitazione del 5). Una volta risolti questi primi enigmi, il livello successivo (pare un gioco da Dungeons&Dragons) si apriva con tre sale, di cui solo una decentemente illuminata, le altre due parevano l’antro del mago di turno, in cui i libri esposti erano praticamente invisibili e le scritte dei titoli illeggibili. Tuttavia, il lettore che avesse avuto la costanza di arrivare fino al termine dell’intricato percorso, poteva degustare il buffet offerto (a pagamento, ovviamente) dal Circolo e stazionare al bar interno, servito puntigliosamente dal personale (invero competente e premuroso).
C’è da sottolineare che nella mattinata di domenica, non essendoci la guardia giurata al portone, l’ingresso è stato reso inaccessibile quasi a tutti, soprattutto ai visitatori che, non riuscendo a comprendere se la mostra avesse effettivamente luogo (visto che era tutto chiuso e inarrivabile), hanno fatto dietrofront privilegiando altre passeggiate.
Se tutto questo non desse già un’idea sufficiente di quanto poco costruttivo possa essere stato questo evento, possiamo ancora sottolineare l’evidente malcontento che si è creato alle 17.40 di domenica, quando, mancando solo 20 minuti alla fine della manifestazione, gli editori hanno compreso che, per poter portare via tutti i libri esposti, avrebbero dovuto caricarsi in spalla gli scatoloni e cercare di arrivare integri ai parcheggi a pagamento, posti chissà dove, dal momento che non è stato previsto un tempo minimo per permettere a tutti il carico e lo scarico del materiale e la viuzza storica, in cui è posto il palazzo, non lascia alcuno spazio per poter sostare qualche minuto (il tempo necessario per mettere in macchina gli scatoloni), anche in seconda fila.
Ebbene, dopo questo misero tentativo fallito, in cui il libro avrebbe dovuto essere protagonista, in cui gli editori hanno impiegato tempo e risorse per poter essere presenti, in cui nessuno ha avuto il buon senso di dare visibilità all’evento e in cui nessuno ha pensato che i libri non volano, ma necessitano di percorsi per poter essere trasportati, torniamo a chiederci a chi è realmente servito tutto questo? Chi ha tratto giovamento da quanto accaduto?
Non vogliamo lasciarci andare a illazioni inutili, anche se verrebbe semplice rispondere a queste domande, ma abbiamo la netta sensazione che questo primo esperimento resterà il primo e l’ultimo della serie, a meno che non cambi qualcosa e non si pensi di agire seriamente e professionalmente nei confronti di chi la propria professionalità la dimostra tutti giorni.

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