sabato 31 gennaio 2015


Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve 
Jonas Jonasson 
Bompiani 
pag. 446 
prezzo € 12,75 

La Trama
Il personaggio principale del racconto, Allan Karlson, compie cento anni e per l’occasione la casa di riposo dove vive da anni intende festeggiarlo in modo solenne. Allan, però, decide di scappare dall'ospizio senza avere alcuna destinazione in mente. Arrivato alla stazione dei pullman, durante l'attesa prima della partenza, Allan si imbatte in un giovane, biondo, strano e troppo fiducioso nei confronti del vecchietto. Non potendo entrare nella piccola cabina della toilette pubblica con un'enorme valigia da cui non si separa mai, il giovane chiede ad Allan di custodirla per pochi minuti. Arriva una corriera, Allan vi sale portando con sé la grossa valigia, senza sapere che quel biondino è un criminale affiliato ad una gang dedita al traffico della droga.
Tutta la vicenda è costellata da una girandola di equivoci e viene narrata in una sequenza cronologica lineare, ma a più riprese si intreccia con i flashback che ripercorrono la vita del protagonista in una galleria di personaggi incredibili e grotteschi.

Recensione
Il termine giusto per esprimere in una sola parola un lapidario giudizio su questo romanzo d’esordio dello scrittore svedese Jonas Jonasson è, a mio avviso, l’aggettivo “esilarante”. Difatti, ciò che accompagna il lettore dall'inizio alla fine della vicenda narrata è il sorriso, l’ilarità, tanto buonumore e spensieratezza. Si tratta di una lettura che non annoia mai, così piacevole da augurarsi di poterne presto leggere un sequel, nella speranza che l’arzillo e folle protagonista, il centenario Allan Karlson, possa vivere ancora a lungo.
Il romanzo ha una struttura ad anello: la vicenda parte e si conclude nel maggio 2005, più precisamente proprio nel giorno del centesimo compleanno di Allan.
Per l’occasione, la casa di riposo presso cui vive gli organizza una festa. Allan, però, abituato alla libertà, è stanco di vivere segregato tra quelle quattro mura e decide di scappare via poco prima che la festa abbia inizio, saltando dalla finestra della sua camera sita al pianterreno.
Da questo momento ha inizio la sua simpaticissima e divertente “ultima avventura”, caratterizzata da una serie di incontri imprevisti, malintesi, avvenimenti strani, bizzarri, spesso ambigui, ma anche da tanti colpi di fortuna.
Come si fa a non "tifare" per Allan? Nonostante gli equivoci, le magagne, gli imbrogli, lui ce la fa sempre e non si può non averlo in simpatia. E del resto come si fa a non avere in simpatia un tipo che prova per la prima volta le gioie dell'amore fisico a 100 anni!
Ad ogni modo Allan è, come si suol dire, proprio nato con la camicia, non solo perché è arrivato con lucidità ed in salute alla veneranda età di 100 anni, ma soprattutto perché per tutta la vita,  in ogni episodio, in ogni singolo accadimento, l'ha accompagnato la buona sorte,. Lui che ha conosciuto Truman, Churchill, Francisco Franco, Mao Tse Tung, Stallin, che ha vissuto ogni sorta di pericolo nella Spagna rivoluzionaria, nella Cina comunista, durante la guerra fredda, ne è uscito sempre indenne!
Il romanzo intreccia il racconto dell’avventura avente inizio il giorno in cui Allan scappa dalla casa di riposo con una serie di flashback che ripercorrono la vita del centenario: si tratta di un piacevole e ben strutturato viaggio nei fatti storici più importanti del ventesimo secolo. Le vicende, presenti e passate, sono collegate tra loro in modo impeccabile e così ben narrate che la lettura scorre gradevole.
Nonostante l’ilarità, ne Il centenario…  possiamo ritrovare anche un importantissimo messaggio: non sempre serve affannarsi, angosciarsi o preoccuparsi, tanto, come dice Allan, “le cose vanno comunque come devono andare”. Insomma, un invito ad essere un po’ più leggeri nella vita e a prenderla con meno ansia, il che ben si accorda con la generale lievità e spensieratezza del romanzo.
Concludo segnalando che dal libro è stato tratto anche un film, di recente (aprile 2014) nelle sale cinematografiche ma che, purtroppo, a mio avviso, non ne risulta all’altezza. La prima parte, pur con le necessarie riduzioni dettate dai tempi cinematografici, è molto attinente al testo e ben fatta. La seconda parte, invece, risulta molto confusa e caotica, con tagli davvero penalizzanti. Ne deriva un finale parzialmente diverso da quello del libro, il che fa perdere in parte il senso e la simpatia della storia.

                            Enza Grieci

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