domenica 30 novembre 2014


L'estate di Ulisse Mele 
Roberto Alba 
Piemme
pag. 210 
prezzo € 14,5

La Trama
Una casa in cima a una collina di terra e sassi, nel cuore della Sardegna rurale. È qui che Ulisse vive insieme alla sua famiglia. Ha quasi nove anni e non sopporta la parola che la gente usa per spiegare il suo problema: sordomuto. Lo fa sembrare handicappato, invece lui è solo sordo, capisce tutto benissimo e a scuola è il più bravo. Un genio. E infatti suo papà non lo prende mai a cinghiate come invece fa con Betta e Dede, che saranno anche più grandi, ma si comportano sempre da perfetti sprovveduti. Neppure lui però immagina che andare al mare di nascosto in una torrida mattina di luglio possa essere la cosa più stupida che quei due abbiano mai fatto. Fino a quando il fratello Dede torna a casa da solo, e della sorella non c’è più traccia.Da quel momento la vita della sua famiglia è sconvolta. E mentre gli adulti cercano risposte, Ulisse ha occhi ben aperti su quel che gli accade intorno. Per lui, la scoperta della verità sarà un ingresso forzato nel mondo dei grandi.

Recensione
Ulisse è un dolcissimo pulcino di nove anni, vive con i fratelli Dede, Betta mamma e papà in campagna nella meravigliosa Sardegna.
Ulisse ha un segreto: è un non udente. Ma no! Non chiamatelo sordo muto: non ci sente, è vero, ma esser chiamato così lo fa sentire, parafrasandolo, ”handicappato” e lui non lo è, lui è un bambino normalissimo.
Il nostro pulcino ha un'intelligenza vivace, è arguto e possiede quell'ironia che riesce ad alleggerire anche i momenti più duri.
La sua, però, è una storia triste, che lo costringerà a crescere in fretta e a dover fare i conti con le brutture dalle quali, solitamente, i bambini vengono tenuti lontani.
Un giorno d'estate, un brutto giorno, Betta scappa di casa con il fratello, Dede, per andare al mare. Quel giorno Betta non tornerà a casa, né quello successivo, né quello dopo ancora.
Questa bella diciassettenne scompare, lasciando nello sconforto e nella disperazione tutta la famiglia
Vi ricordate il "Il piccolo principe"? Vi ricordate il suo viaggio e le sue scoperte? Vi ricordate come fosse difficile considerare con gli occhi dell'adulto questa storia?
Ecco! Non si può leggere L’estate di Ulisse Mele e osservare con occhi d’adulto il mondo dentro il quale ti fa scivolare: l'istinto materno, o paterno, vorrebbe poter tappare gli occhi di Ulisse perché non veda, non possa rendersi conto e non debba sopportare tutto quel dolore, ma dall'altra ecco che si sveglia il bambino che è dentro di noi e con gli occhi di quel bambino guarderemo il mondo del piccolo protagonista.
La cosa sorprendente è essere immersi nel suo silenzio, una bolla priva di qualsiasi suono, e notare come dentro essa il mondo entra senza lasciare fuori il suo caos.
Ulisse è il "piccolo principe" che affronta un viaggio ben diverso dal ragazzino biondo venuto da un altro pianeta.
Lui è sardo, viene dal pianeta terra, non incontrerà, nel suo cammino, volpi docili che gli insegneranno il significato della parola "addomesticare" e il lato bello e meraviglioso del creare legami. I legami sono delicati, sono l'amore in ogni sua declinazione, ma rappresentano anche sofferenza, sacrifici e un impegno costante. L'amore è, innanzitutto, rispetto e accettazione dell'altro, ma quello che Ulisse imparerà è che tutto questo non è semplice. 
Il nostro bimbo scoprirà la tristezza e come questa, quando è oramai inconsolabile e profonda, porta a gesti estremi, imparerà l'importanza del perdono, riscoprirà l'affetto delle zie paterne, ma, suo malgrado, imparerà anche cos'è il senso di perdita, cosa significa sentire la mancanza di qualcuno che non vedrai mai più, di cui non sentirai più l'odore, il tocco gentile, né vedrai i sorrisi e, soprattutto, non sarà lì con te nei momenti importanti.
Nel caos in cui la scomparsa di Betta getta la famiglia Mele, Ulisse apprenderà quanto il processo di crescita sia a volte doloroso. Capirà che non potrà sempre contare sul  conforto di mamma e papà, dato che a volte bisogna saper bastare a se stessi, essere forti per sé e per gli altri.
Quello che Ulisse lascerà a noi e a quanti gli ruotano intorno è che la disabilità è fisica, ma ci farà capire ancora una volta che l'handicap lo creiamo noi con le discriminazioni, il pietismo, il non rispetto per il diversamente abile. 
Leggere la storia di questo pulcino dolcissimo è come viverla, viverla è come tornare piccini per crescere di nuovo pagina dopo pagina, insieme a lui.


                               Simona Zarcone

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