giovedì 31 luglio 2014


Nemesi 
Philip Roth 
Einaudi Super ET 
pag. 192 
prezzo € 11 
ebook € 6,99

La Trama
Estate 1944. Nel «caldo annichilente della Newark equatoriale» imperversa una spaventosa epidemia di polio che minaccia di menomazione e perfino di morte i figli della cittadina del New Jersey. Bucky Cantor, l'animatore ventitreenne di un campo giochi della città, combatte la sua guerra privata contro la malattia nel tentativo di opporsi alla catastrofe. Fra le pagine di questa storia si agitano le cupe domande che ricorrono ossessive in tutti e quattro i recenti romanzi brevi di Roth: Everyman, Indignazione, L'umiliazione e ora Nemesi. Quali sono le scelte che imprimono una svolta fatale a un'esistenza?In che modo un individuo può resistere alla forza degli eventi?

Recensione
Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena letto uno: Nemesi di Roth. No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non ha necessità di ritocchi: una parola in più lo rovinerebbe, una in meno lo renderebbe zoppo. Credo sia il caso in questione. Ci troviamo, come sempre accade con questo autore, in America. Nella sua America.  Avvertiamo fin da subito un caldo opprimente, goccioline di sudore ci rigano il viso, in quell’estate del 1944. Il protagonista, Bucky Cantor, è un giovane ragazzo ipovedente,  membro di quella rosa striminzita di persone che avrebbero preferito partecipare alla guerra piuttosto che essere relegate in città. L’afa colpisce come una sferzata e fa bollire i marciapiedi, ma il vero nemico è un altro: la polio. C’è un’epidemia in città che non lascia scampo; con le sue morti, tappa le bocche e zittisce le coscienze, restituendoci le immagini di poveri bimbi che avrebbero voluto vivere. Animatore in un campo giochi, Bucky assurge al ruolo di divinità salvifica, riempiendo in modo gioioso le giornate di ragazzini vivaci, assicurandosi la benevolenza della moltitudine di genitori impauriti e convinti che uno spazio chiuso e asettico sia l’ideale per i propri figli, una specie di oasi di speranza e sicurezza. Proprio alcuni giorni prima che il campo chiuda a causa della portata imprevista che la polio sta assumendo, Bucky trova lavoro in un nuovo campo giochi, spinto dall’amore per una ragazza e dalla prospettiva di un posto migliore, più pulito.
In questo nuovo scenario di pace e serenità, nel quale i bambini scorrazzano senza pensieri, il protagonista comincia a chiedersi dove risieda la giustizia, a quale progetto il Dio cristiano si affidi per permettere un tale scempio, una tale disparità che mette in gioco vite innocenti, consapevole che si tratta in definitiva dello stesso Dio che, in quel momento, lascia proseguire senza sosta i bombardamenti aerei nei cieli d’Europa. Contratta la polio insieme ad altri giovani del nuovo campo giochi, Bucky tornerà nella sua città natale, privo di risposte e menomato, nel corpo e nello spirito. Nemesi è l’ultimo romanzo scritto da Philip Roth: siamo lontani dai tempi dell’irriverenza del Lamento di Portnoy ma quella che è rimasta intatta è la sua freschezza stilistica, la sua enorme capacità narrativa. Piaccia o no, lo scrittore riesce ogni volta a creare delle immagini e delle situazioni incisive estrapolate dall’ordinario, che colpiscono il lettore con forza e lo travolgono, lo mettono al muro. I suoi personaggi, che risultano indimenticabili perché è così che lui ha deciso, si inseriscono in un cerchio perfetto fatto di eventi e relazioni interpersonali. Credo ci sia una formula per essere in grado di creare certi memorabili pezzi miliari della letteratura, solo che a noi, finora, non è dato conoscerla…
                                                                                        Emanuele Polidori

Nessun commento:

Posta un commento