giovedì 31 luglio 2014


Nemesi 
Philip Roth 
Einaudi Super ET 
pag. 192 
prezzo € 11 
ebook € 6,99

La Trama
Estate 1944. Nel «caldo annichilente della Newark equatoriale» imperversa una spaventosa epidemia di polio che minaccia di menomazione e perfino di morte i figli della cittadina del New Jersey. Bucky Cantor, l'animatore ventitreenne di un campo giochi della città, combatte la sua guerra privata contro la malattia nel tentativo di opporsi alla catastrofe. Fra le pagine di questa storia si agitano le cupe domande che ricorrono ossessive in tutti e quattro i recenti romanzi brevi di Roth: Everyman, Indignazione, L'umiliazione e ora Nemesi. Quali sono le scelte che imprimono una svolta fatale a un'esistenza?In che modo un individuo può resistere alla forza degli eventi?

Recensione
Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena letto uno: Nemesi di Roth. No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non ha necessità di ritocchi: una parola in più lo rovinerebbe, una in meno lo renderebbe zoppo. Credo sia il caso in questione. Ci troviamo, come sempre accade con questo autore, in America. Nella sua America.  Avvertiamo fin da subito un caldo opprimente, goccioline di sudore ci rigano il viso, in quell’estate del 1944. Il protagonista, Bucky Cantor, è un giovane ragazzo ipovedente,  membro di quella rosa striminzita di persone che avrebbero preferito partecipare alla guerra piuttosto che essere relegate in città. L’afa colpisce come una sferzata e fa bollire i marciapiedi, ma il vero nemico è un altro: la polio. C’è un’epidemia in città che non lascia scampo; con le sue morti, tappa le bocche e zittisce le coscienze, restituendoci le immagini di poveri bimbi che avrebbero voluto vivere. Animatore in un campo giochi, Bucky assurge al ruolo di divinità salvifica, riempiendo in modo gioioso le giornate di ragazzini vivaci, assicurandosi la benevolenza della moltitudine di genitori impauriti e convinti che uno spazio chiuso e asettico sia l’ideale per i propri figli, una specie di oasi di speranza e sicurezza. Proprio alcuni giorni prima che il campo chiuda a causa della portata imprevista che la polio sta assumendo, Bucky trova lavoro in un nuovo campo giochi, spinto dall’amore per una ragazza e dalla prospettiva di un posto migliore, più pulito.
In questo nuovo scenario di pace e serenità, nel quale i bambini scorrazzano senza pensieri, il protagonista comincia a chiedersi dove risieda la giustizia, a quale progetto il Dio cristiano si affidi per permettere un tale scempio, una tale disparità che mette in gioco vite innocenti, consapevole che si tratta in definitiva dello stesso Dio che, in quel momento, lascia proseguire senza sosta i bombardamenti aerei nei cieli d’Europa. Contratta la polio insieme ad altri giovani del nuovo campo giochi, Bucky tornerà nella sua città natale, privo di risposte e menomato, nel corpo e nello spirito. Nemesi è l’ultimo romanzo scritto da Philip Roth: siamo lontani dai tempi dell’irriverenza del Lamento di Portnoy ma quella che è rimasta intatta è la sua freschezza stilistica, la sua enorme capacità narrativa. Piaccia o no, lo scrittore riesce ogni volta a creare delle immagini e delle situazioni incisive estrapolate dall’ordinario, che colpiscono il lettore con forza e lo travolgono, lo mettono al muro. I suoi personaggi, che risultano indimenticabili perché è così che lui ha deciso, si inseriscono in un cerchio perfetto fatto di eventi e relazioni interpersonali. Credo ci sia una formula per essere in grado di creare certi memorabili pezzi miliari della letteratura, solo che a noi, finora, non è dato conoscerla…
                                                                                        Emanuele Polidori

mercoledì 30 luglio 2014


Lo Hobbit 
John R. R. Tolkien 
Bompiani Collana I grandi Tascabili 
pag. 417 
prezzo € 24,65 
ebook formato Kindle € 8,99 

La Trama
Protagonisti della vicenda sono gli hobbit, piccoli esseri "dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari", che vivono con semplicità e saggezza in un idillico scenario di campagna: la Contea. La placida esistenza degli hobbit viene turbata quando il mago Gandalf e tredici nani si presentano alla porta dell'ignaro Bilbo Baggins e lo trascinano in una pericolosa avventura. Lo scopo è la riconquista di un leggendario tesoro, custodito da un temibile drago. Bilbo, riluttante, si imbarca nell'impresa, inconsapevole che lungo il cammino s'imbatterà in una strana creatura di nome Gollum.

Recensione
"Questa è la storia di come un Baggins ebbe un'avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili" (J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit). 
Così inizia Tolkien il suo racconto e così conosciamo Bilbo, uno hobbit che vive tranquillo, in un bella caverna della Contea, nella Terra di Mezzo, fino al giorno in cui irrompono nella sua vita lo stregone Gandalf e tredici nani. 
Vogliono convincerlo a partecipare a una pericolosa impresa: recuperare un tesoro controllato dal feroce drago Smaug, nella lontana Montagna solitaria... 
Il protagonista si troverà così catapultato in un mondo sconosciuto, tra foreste incantate, orchi, ragni giganti, contro i quali dovrà combattere, sognando sempre la sua comoda casetta.
Ho provato simpatia per Bilbo Baggins fin dalle prime righe: la descrizione del suo aspetto fisico, del mondo che lo circonda e di tutto ciò che lo riguarda, mi ha strappato un sorriso di tenerezza che non mi ha mai abbandonato nel corso della lettura.
Il nostro piccolo personaggio, che all'inizio appare pavido e desideroso solo di stare nella poltrona della sua bella caverna, man mano che la storia prosegue, acquista sempre più forza, tanto da stupirci alla fine per le grandi dimostrazioni di astuzia con le quali sbroglia tutte le matasse.
È pur vero che l'anello dell'invisibilità fa la sua parte aiutandolo, ma egli sa utilizzarlo al meglio, mettendo in campo diverse strategie, per sconfiggere i nemici. 
Non mancano momenti divertenti: i cavalli che vanno ad avvisare Beon, il Gollum col suo "tesssoro", le canzoncine che accompagnano le missioni.
La grandezza di Tolkien, se mai vi fossero dubbi a riguardo, si è fatta apprezzare nel dialogo fluido e nella narrazione, coinvolgente e scorrevole, che mi hanno fatto vivere i luoghi del suo mondo fantastico, amare i personaggi, ben caratterizzati, ed emozionare con loro. 
Mi sono trovata sugli alberi con i nani mentre il fuoco li lambiva; ho volato con Bilbo aggrappato alla grande aquila; ho fatto il tifo per lui contro i ragni e contro i giganti, ho tremato e ho lottato a denti stretti. 
Questa lettura è risultata piacevolissima e vivace, la trama non dà un attimo di tregua: la genialità letteraria dell'autore si accompagna a una fantasia ricca di contenuti.
È un romanzo fiaba che consiglio a lettori di ogni età.

                                                                    Vittoria Nicandri

Chi è Vittoria Nicandri
Appassionata lettrice da sempre, sono cresciuta con Piccole donne, Pattini d'argento, Cuore e Topolino.
Mi sono laureata in lettere moderne, ho lavorato per una casa editrice e ho insegnato per diversi anni. 
Attualmente mi dedico alla famiglia e nel tempo libero coltivo i miei molteplici interessi. Quali sono? Fotografia, yoga, maglia, scrivere racconti per bambini...

sabato 26 luglio 2014


Full of life 
John Fante 
Einaudi Editore collana Stile Libero 
pag. 196 
prezzo € 10,63 
ebook Kindle € 6,99 

La Trama 
La trama di questo romanzo è solo all'apparenza molto semplice: John Fante, scrittore affermato, vive a Los Angeles con la moglie Joyce che è incinta del loro primo figlio. Un giorno, in cucina, si verifica un’invasione di termiti che rompono tutto il pavimento. John decide così, di chiedere aiuto a suo padre, Nick Fante, abile muratore che si trasferisce a vivere con il figlio per riparargli casa.

Recensione
La storia è autobiografica e affronta i problemi di una coppia in attesa del primo figlio, con dinamiche famigliari che fanno molto riflettere. 
John è un uomo insicuro che non si sente pronto per diventare padre e vorrebbe scappare da tutto; sua moglie Joyce è concentrata solo su se stessa e sul bambino, scarica ansie e frustrazioni sul marito e passa le sue giornate leggendo libri sull'educazione dei figli e sulla religione. 
John si sente ignorato e messo da parte sia dalla moglie che dal padre Nick Fante, una figura che ricorre spesso nei libri dell'autore. Nick è un uomo all'antica molto severo, che con gli anni è diventato più saggio e da buon italiano sempre più legato alla famiglia. 
Tra questi personaggi si sviluppa la vicenda del romanzo, con litigate, disavventure, lacrime e grandi bevute di vino.
Lo stile narrativo di Fante è semplice e lineare, riesce a far sorridere con l'umorismo della quotidianità e a commuovere senza smancerie. Full of life arriva al cuore senza essere banale o superficiale, grazie ai dialoghi e alle descrizioni precise, dettagliate di personaggi, caratteri, situazioni: un’opera che consiglio perché dà una lettura della vita intima di ciascuno di noi, tra odio e amore, facendoci immedesimare nei rapporti famigliari descritti e narrati.
Non è il primo libro che leggo di Fante, e come ogni volta, mi sono trovata immersa nella vita dell'autore così semplice e straordinaria.

                                                                                          Vanessa Mattioli

Dracula 
Bram T. Stoker 
Giunti Editore 
pag. 624 
prezzo € 7,23

La Trama
In un tetro castello tra le nebbie della Transilvania il giovane avvocato inglese Jonathan Harker è ospite del misterioso conte Dracula, con cui tratta l'acquisto di alcune case a Londra. La morte, il sangue, l'amore, sono i temi essenziali del più celebre romanzo gotico di tutti i tempi e il protagonista una delle figure più inquietanti, minacciose e sensuali della letteratura mondiale.
Recensione
Cosa accade quando l'onirico invade la realtà, quando il mito si confonde con essa?
Succede quello che capita quando il fiume, gonfiato dalla pioggia,  straripa riversandosi sulle rive, devastando tutto sul cammino, portando con sé morte, distruzione e desolazione.
Ed è quello che avviene il questo romanzo: gli incubi peggiori si riversano nella realtà e, come un veleno, si insinuano nelle vite dei protagonisti, devastandole, causando loro dolore e disperazione.
Ma l'uomo distrutto e annientato dal fiume, prima o poi reagisce e, dalle ceneri della disperazione, un nuovo seme germoglia
E così, i personaggi di questo romanzo, uniti da un filo di disperazione che li lega tutti e un dolore comune che li unisce, risorgeranno dalle ceneri come l’araba fenice, prima che l'orrore si abbatta su di loro senza possibilità di soluzione.
Dracula, però, non è solo un racconto incentrato sulla  disperazione, ma è anche la storia di un viaggio, non semplicemente fra Londra e Transilvania, ma all’interno dell'animo e verso nuove conoscenze e un nuovo sapere.
È il viaggio dei protagonisti verso una fede e una coscienza nuova, un viaggio di rinascita, in cui la lezione più importante da imparare e custodire è che mai, mai la speranza deve abbandonare il cuore, perché anche quando tutto sembra perduto, la lotta non è vana, perché c'è sempre la possibilità di una rinascita.
Così Jhonatan e Mina conosceranno una fede nuova e la vera forza del loro amore, Van Helsing  conoscerà l'amicizia, Arthur e il dottor Seward conosceranno il dolore e la difficile strada per lasciarsi dietro le sofferenze del passato. Il dottor Seward dovrà imparare a fare i conti con il suo scetticismo e con i sensi di colpa.
Dopo quest'avventura terribile i protagonisti guarderanno al mondo con occhi nuovi, porteranno nell'animo cicatrici e lezioni di vita importanti, avranno una fede rinnovata e più forte.
Dracula, dal canto suo, si scontrerà contro la vita, contro l'istinto di sopravvivenza dell'uomo, contro l'amore, contro la fede, contro la speranza.
E il fiume che esonda, per quanto grande possa esser la disperazione e il dolore che porta con sé, non potrà mai portar via la speranza all’uomo.


                                                         Simona Zarcone

domenica 13 luglio 2014


Quel che resta della vita 
Zeruya Shalev 
Feltrinelli 
pag. 373 
prezzo € 14,45 

La Trama
Hemda Horowitz è ormai arrivata all’ultimo tratto della sua vita. L’immobilità la trasporta a ricordi lontani e soprattutto la fa indulgere in riflessioni sui rapporti avuti con i componenti della sua famiglia.
La storia è ambientata in Israele e alcune problematiche, peculiari di quel paese, hanno ripercussioni sulle scelte e sull’esistenza dei protagonisti. 
Hemda è nata in un kibbutz di cui i genitori erano stati i fondatori. Ama e teme suo padre e sente la mancanza della mamma che, essendo un’attivista politica, lavora in città e viaggia spesso all’estero. Costruisce la sua famiglia con un malinconico ragazzo europeo i cui genitori avevano imbarcato su una nave alla volta di Israele per poi scomparire nel nulla. La coppia ha due figli: Dina e Avner. Mentre Dina  nasceva il padre di Hemda moriva e la donna subiva un dolore così forte tanto da trascurare la neonata. Invece Avner è quasi soffocato dall’amore della madre. Sentendosi mediocre, mai completamente realizzata né professionalmente né in famiglia, Hemda attribuisce tutta la colpa alla vita nel kibbutz e decide di portare la famiglia fuori da lì. Purtroppo non è la soluzione. Il marito muore poco dopo, i figli crescono, si allontanano e lei rimane spesso sola a osservare dalla finestra il paesaggio a lei estraneo. Con quel che resta della sua vita, Hemda vorrebbe riappacificarsi con Dina e ricostruire il legame speciale che aveva con Avner. Al capezzale della madre, ognuno dei figli porta delusioni e desideri repressi e pensa che sia giunto il momento di prendere quella decisione , a lungo rimandata, che cambierà quel che resta  della propria vita.

Recensione
Zeruya Shalev è una scrittrice israeliana molto nota nel suo paese. 
È nata nel kibbutz Kinneret e conosce le problematiche legate a quel mondo comunitario, nel quale non c’è quasi spazio per l’intimità e la vita propria di ciascuna famiglia. 
La protagonista del romanzo, Hemda Horowitz ama il kibbutz perché rappresenta la sua casa ma, allo stesso tempo, lo odia perché le sottrae gli affetti più cari e vicini. 
Come figlia è costretta a reprimere le sue paure per essere coraggiosa come suo padre desidera. Come madre sbaglia tutto: Dina, la figlia, la sente lontana mentre il figlio, Avner, fugge dal suo amore soffocante. 
Dina è una donna vibrante, dalla sensibilità acuta; si innamora improvvisamente e inaspettatamente di Ghideon e lo travolge con il suo sentimento appassionato e la sua vitalità. Insieme, comunque, costruiscono una famiglia stabile e un buon rapporto con la figlia Nitzan. 
Avner è un bravo avvocato che combatte per i diritti delle minoranze, ma, questa sua scelta lo porta a sentirsi frustrato nel lavoro e angosciato in famiglia, perché la moglie lo ritiene un illuso, un fallito.
Sebbene la struttura del romanzo appaia complessa con lunghi periodi e pochi dialoghi, la scrittura è fluida e l’introspezione dei personaggi è così accurata da risultare assolutamente coinvolgente. 
Ogni personaggio è esaminato a fondo e la sua esistenza si rivela volta per volta, in un susseguirsi di istanti frammentati che, solo alla fine, come in un puzzle, si incastrano alla perfezione in modo da dar vita alla storia nella sua interezza. 
Il sostare dei figli accanto alla madre malata permette loro di guardarsi dentro e di rinforzare il rapporto fraterno che si era indebolito nel tempo.  
E saranno proprio Hemda e Avner a sostenere Dina che sente dentro di lei il grande desiderio di adottare un figlio. 
Il tema dell’adozione viene trattato con delicatezza e competenza ed è quel valore aggiunto che rende questo romanzo una grande storia d’amore.

                                                     Pasqualina D’Ambrosio

giovedì 10 luglio 2014


Il vecchio che leggeva romanzi d’amore 
Luis Sepúlveda 
TEA Tascabili Editori Associati 
pag. 132 
prezzo € 6,00 

La Trama
Antonio Josè Bolivar Proano è un vecchio che decide di trasferirsi a El Idilio con la moglie Dolores. Dopo la morte prematura di quest’ultima, Antonio va a vivere con gli Shuar, popolazione indigena rifugiatasi nella foresta: da loro impara l'uso delle piante e a cacciare anche senza il fucile. Cacciato, in seguito, dalla tribù per una questione d'onore, ritorna a El Idilio. Nella sua capanna inizia a coltivare la passione per la lettura e dopo aver letto libri di vari generi, finisce per innamorarsi dei romanzi d'amore. Un giorno gli Shuar portano al villaggio il cadavere di un gringo e il vecchio capisce subito che a ucciderlo è stato un tigrillo femmina, alla quale sicuramente erano stati uccisi cuccioli e pertanto in cerca di vendetta. Viene così a organizzata una spedizione per stanare il felino ed eliminarlo, prima che uccida ancora.  Antonio Josè Bolivar Proano viene arruolato nella spedizione e sarà proprio lui ad affrontare la belva.

Recensione
Il vecchio che leggeva romanzi d’amore è il primo libro che leggo di Luis Sepulveda e l'ho trovato di una piacevolezza infinita: fin dalle prime pagine ci si immerge in un mondo magico, ma così reale che sembra di vivere la storia in prima persona. 
Non è specificata l'epoca in cui si svolge la vicenda, che ha un ritmo narrativo lento e pacato nel suo svolgimento.
I personaggi sono perfettamente caratterizzati e la figura di Antonio è meravigliosa: viene descritto come un vecchio saggio e orgoglioso, che nella vita ha sofferto molto ma non si è mai arreso. 
Fa molta tenerezza la sua voglia di leggere e quando scopre la passione per i romanzi d'amore (quelli veramente sentimentali, che fanno piangere) si trasforma in una persona romantica, con l’animo segnato per sempre dalla scomparsa prematura della moglie, che ha forse scarso rilievo come evento in sé nello svolgersi della narrazione, ma che rende palese e perenne il vuoto che si impossesserà dell’animo del vedovo Antonio e non l’abbandonerà mai.
Oltre l’aspetto più personale e intimo che si incentra nella figura del protagonista, il libro esprime la condanna inappellabile delle crudeltà dell'uomo, che a differenza della natura, che dona gioia e vita, porta con sé odio e morte.
Altri temi trattati sono l’ecologia e i rapporti fra diverse popolazioni.
Consiglio la lettura del romanzo a chi ha voglia di sognare insieme a un vecchio che legge romanzi d’amore.

                                              Vanessa Mattioli

mercoledì 9 luglio 2014


Nido di Nobili 
Ivan Turgenev 
Garzanti I grandi  libri 
pag.  211 
prezzo € 7,48


La Trama
Lavreskij è un aristocratico russo che, dopo molti anni di vita all’estero, ritorna in patria nella sua tenuta. A Parigi ha lasciato la moglie bellissima e infedele. In Russia, il protagonista ritrova i parenti e, fra questi, Liza una ragazza dolce e molto religiosa della quale si innamora, ricambiato. La notizia improvvisa e inattesa della morte della moglie di Lavreskij sembra rimuovere ogni ostacolo al sentimento che li unisce, ma la realtà sarà profondamente diversa.

Recensione
Nido di Nobili narra la vicenda di un nobile, che rientrato in patria, si riappropria della sua anima e identità russa.
Il protagonista che presenta numerosi tratti comuni con lo stesso Turgenev, come l’origine aristocratica, un’educazione cosmopolita, un carattere che oscilla fra pessimismo e un’ironia velata, ha alle spalle la separazione dalla bellissima moglie a seguito dell’infedeltà di questa.
In Russia, fra i parenti incontra Liza, giovane di indole dolce e religiosissima, della quale finisce per innamorarsi, prevalendo nei sentimenti della ragazza su Panlin, funzionario ambizioso e fatuo, che la corteggia.
Svolte del destino impreviste, che alternano momenti di speranza e di dolore, caratterizzeranno l’evolversi della relazione fra la dolce Liza e il pacato, a volte disincantato e disilluso Lavreskij. 
In questo breve romanzo di Turgenev, al di là e oltre la vicenda sentimentale che coinvolge i due protagonisti, sono presenti alcuni temi essenziali della grande letteratura russa.
Innanzitutto il contrasto fra l’essere intimamente russo e un certo europeismo di maniera, proprio, ai tempi di Turgenev, della classe aristocratica del suo paese.
Nel libro tale opposizione viene simbolizzata dalla figura di Varvara Petrovna, la raffinata e affascinante moglie del protagonista, parigina d’adozione alla quale si contrappone Liza meno brillante e fascinosa, ma leale, buona e profondamente religiosa.
È il caso ancora dell’antagonismo, che ha una motivazione non solo sentimentale, fra il funzionario Panlin, volubile e ipocrita, che non esita a sfoggiare un cosmopolitismo, intriso in realtà del provincialismo più ottuso e il protagonista, uomo sicuramente colto, capace di recuperare e accettare la sua più intima essenza russa.
Ritroviamo inoltre accenni a tematiche di stampo sociale quale la presenza e il trattamento della servitù della gleba e la relativa presa di posizione, seppur appena accennata e timida, della nobiltà più illuminata riguardo un’istituzione di carattere feudale.
I personaggi sono perfettamente delineati nei loro tratti caratteristici, ambientazioni e luoghi descritti con la consueta maestria.
Va peraltro rilevato che, nella versione italiana di Nido di nobili edito da Garzanti, la traduzione, scialba e poco curata, non rende affatto la prosa elegante, sobria, sottilmente ironica, di Turgenev.

lunedì 7 luglio 2014


La fattoria degli animali 
George Orwell 
Mondadori collana Oscar classici moderni 
pag. 140 
prezzo € 7,65

La Trama
Il romanzo è ambientato in una fattoria dove gli animali, oppressi e sfruttati dal padrone, il Signor Jones, decidono di ribellarsi. Lottando tutti insieme riescono a cacciare il loro oppressore e a impossessarsi della sua proprietà. Dopo essersi organizzati in base a principi di uguaglianza e libertà, iniziano a lavorare tutti insieme per il bene di ognuno di loro. Con il passare del tempo i maiali diventano i padroni della fattoria diventando sempre più simili all'uomo.

Recensione
La fattoria degli animali è una rappresentazione satirica e intelligente del totalitarismo staliniano.
Tutti i personaggi del libro possono essere identificati con figure storiche: il Vecchio Maggiore rappresenta Karl Marx con i suoi ideali di comunismo; Napoleone è Stalin, un despota senza scrupoli morali; in Palla di Neve ritroviamo Lev Trotsky, un rivoluzionario sincero che viene allontanato da Stalin. 
Tengo in modo particolare a sottolineare il “personaggio”che più mi ha emozionato: Grondano, un cavallo, che incarna nella realtà Stachanov Aleksej l’instancabile lavoratore sovietico. 
Per Grondano la vita si basa sul lavoro che dà dignità e accresce la produzione nella fattoria: lavora a ritmi sempre più serrati fino ad ammalarsi, continuando però a credere nei suoi ideali. 
Lo sfruttamento del povero Grondano fino alla fine dei suoi giorni,  simbolizza ed è metafora del completo fallimento degli ideali di uguaglianza che sono spesso alla base delle rivoluzioni.
Questi sono solo alcuni dei caratteri che si intersecano in questa favola, scritta  con una prosa semplice, diretta e con una morale di fondo che sottolinea l’utopia del comunismo e dei movimenti rivoluzionari, dato l’insopprimibile desiderio di potere insito nell’animo umano.
Ho amato molto questo romanzo, che trovo sempre attuale, con un valore universale nel suo messaggio.
Un libro che dovrebbe sempre essere letto dalle nuove generazioni.

                                                                                          Vanessa Mattioli

venerdì 4 luglio 2014


Il cielo d’Inghilterra  
Loriana Lucciarini  
Il mio libro La Feltrinelli  
pag. 118  
prezzo € 12 

La Trama
Cristina è un'adolescente italiana simpatica e disponibile, che aiuta i suoi nella gestione della piccola pensione turistica ubicata nel centro storico di Roma. Conosce un'anziana vedova inglese e tra le due nasce subito un affetto profondo. Quando, qualche anno dopo, Cristina riceve una lettera dall'Inghilterra che la nomina erede dell'anziana signora, la sua tranquilla esistenza prende una piega assolutamente inaspettata. E nulla nella sua vita sarà più come prima…

Recensione
Cristina è una ragazza vivace, estroversa che si ritroverà sorprendentemente erede di una nobildonna inglese, cliente della pensione che i suoi gestiscono a Roma.
Si recherà quindi in Inghilterra per occuparsi dell’eredità, deciderà di aprire un hotel di charme nella villa che la defunta le ha lasciato, conoscerà Marlon, un fascinoso architetto e ritroverà Steve, nipote della aristocratica benefattrice. 
Con una certa trepidazione e indubbia simpatia, ci ritroviamo così a seguire la nostra protagonista mentre, sicuramente intimidita e a disagio, entra in contatto con il mondo dell’aristocrazia inglese a lei del tutto estraneo e nel quale si troverà ad affrontare meschinità e piccinerie che di nobile non hanno davvero nulla.
La vicenda di questo romanzo ben scritto, che ci ricorda a tratti una favola moderna, ruota intorno a parole non dette o dette male, malintesi, situazioni ambigue che si prestano a interpretazioni errate, le cui conseguenze sono destinate a ricadere su Cristina e sul sentimento che prova nei confronti dell’affascinante, a volte distante e impenetrabile, Steve.
Scritto con una prosa lieve, con ottime caratterizzazioni dei personaggi che suscitano immediati sentimenti di solidarietà, simpatia o rifiuto, ricco di descrizioni efficaci, Il cielo d’Inghilterra è un libro gradevole, sicuramente interessante, che coinvolge emotivamente e intriga il lettore.

mercoledì 2 luglio 2014


Se questo è un uomo 
Primo Levi 
Einaudi Nuovi Coralli 
pag. 251 
prezzo € 14, 48 

La Trama
Catturato dall’esercito fascista il 13 dicembre 1943, all’età di soli 24 anni, Primo Levi, di origine ebraica, nonché partigiano, laureatosi in chimica qualche anno prima, viene deportato insieme ad altri  ebrei presso il campo di concentramento tedesco di Auschwitz in Polonia con un treno speciale nel quale viaggiano in pessime condizioni: privi di acqua, cibo e vestiti per ripararsi dal freddo. Una volta giunti a destinazione la prima cosa che Levi e i compagni vedono sono due gruppi di uomini che marciano come burattini, camminando tutti allo stesso modo. Ben presto anche Primo e gli altri diventano come loro cercando di adattarsi alle leggi crudeli e paradossali del campo. Sottoposti ad un duro lavoro, a patire i rigori dell’inverno e a un regime alimentare scarso, molti di loro si ammalano per poi inevitabilmente morire. Durante il periodo che Levi passa nel campo, conosce molte persone, alcune delle quali lo aiutano a sopravvivere come Alberto, il suo migliore amico all'interno del campo, un giovane venticinquenne di origine italiana, che sin dal suo ingresso nel lager, dimostra una grande capacità di sopravvivenza. Dopo circa un anno di permanenza ad Auschwitz, l'esercito russo si avvicina, e nel 1944 cominciano i bombardamenti sul campo. Così i nazisti sono costretti a fuggire portando con sé i prigionieri sani ancora in grado di camminare. Levi ed altri ricoverati nel Ka-Be, una sorta di ospedale da campo, dove a causa delle malattie che soffrono, sono lasciati al loro destino. Così per circa dieci giorni Primo, con l'aiuto di due francesi Arthur e Charles, si impegna anima e corpo per salvare se stesso e i compagni cucinando e combattendo fino allo stremo delle forze contro nemici più temibili dei nazisti: il freddo e le malattie contagiose. Questa situazione continua fino all'arrivo dell'esercito russo, il 27 gennaio del 1945, data della liberazione da parte dell’Armata rossa. 
Recensione
Accostarsi a Levi non è molto semplice e il più delle volte la sua lettura viene abbandonata dopo poche pagine, non certo per la complessità dei temi trattati, bensì per la drammaticità degli eventi narrati. Decidere di leggere Levi, significa lasciare la dimensione sicura di uomini liberi per vivere un’ esperienza senza precedenti, dalla quale ogni lettore farà ritorno profondamente segnato e di certo cosciente dell’entità di certi avvenimenti storici. Tale è stata la mia! Nato dall’urgenza di comunicare agli altri, di rendere partecipe un più vasto pubblico dei fatti vissuti, Se questo è un uomo, è la lucida descrizione, scevra di giudizi e dei più immediati sentimenti di vendetta e odio, della deportazione e della vita nei campi di concentramento dei pochi ebrei sopravvissuti, per bocca di un unico uomo, Primo Levi. Il libro, un memoriale di grande dignità, pubblicato per la prima volta nel 1947 e divenuto ormai un classico della letteratura italiana, si apre con un duro Incipit, che ha lo scopo di esortare gli uomini a non dimenticare e a tramandare i tragici eventi descritti. L’opera prosegue con la narrazione, senza un preciso ordine cronologico, della dura lotta quotidiana contro la fame, il freddo, la fatica e la perdita dell’identità umana. Se questo è un uomo è un libro inesorabile dalla narrazione asciutta e sintetica, che richiede forza, serenità d’animo e una gran voglia di conoscere le tragiche realtà della Shoah. In esso l’autore accompagna il    lettore-spettatore nei Lager nazisti, definiti dallo stesso Levi “gran macchine per ridurci a bestie”, affinché la sua vicenda si imprima nell’animo umano con tutta la sua crudezza. Il suo messaggio è chiaro e semplice: solo dalla profonda conoscenza del passato può scaturire la consapevolezza, seppur amara, che è necessario vigilare affinché ciò che è stato, non sia mai più! Questo, a mio avviso, è il più grande regalo di quest’opera.
Cinzia Manzitto
Chi è Cinzia Manzitto?
Sono nata il 14 Gennaio del 1980 in Sicilia, o come a me piace definirla, nella Terra del Sole, e da buona isolana adoro il mare! Mi sono laureata in Filosofia all’università di Catania e come tanti lavoro in tutt’altro settore. La mia passione per la lettura purtroppo è molto recente, ma faccio quel che posso per recuperare gli anni persi e il mio fidanzato sopporta pazientemente le mie incursioni e razzie in libreria. Quando leggo mi sento libera! E’ questo il bello della lettura, ogni libro è un nuovo viaggio in luoghi lontani e in epoche spesso perdute!