mercoledì 14 novembre 2018


Il bistrò dei libri e dei sogni
Rossella Calabrò
Sperling&Kupfer
pag. 252
prezzo € 14,35
e-book € 9,99

La Trama
Nel cuore di Milano c'è un delizioso bistrò, con grandi librerie di legno da cui si affacciano centinaia di volumi e l'aria che profuma di torte. Il posto ideale per rilassarsi sorseggiando del tè o magari, con un calice di vino bianco in mano, chiacchierare, lavorare, e intanto lasciarsi consigliare romanzi, saggi, fumetti da Petra, la proprietaria: quarant'anni da un po' e una disordinata massa di capelli che porta con orgoglio. Ogni giovedì sera, nella luce soffusa del suo Bistrò dei Libri e dei Sogni, Petra ospita un corso di Scrittura Creativa. Con lei, Armando, medico in pensione novantenne, dall'animo frivolo e lo sguardo da bambino, appassionato di tip-tap; Blanche, boccoli in stile Shirley Temple, architetto mancato, di mestiere imbianchina e ideatrice di fiabe; Linda, domestica e babysitter dal sorriso cauto e lo sguardo saggio da divinità inca; e poi lui, Dylan Altieri, l'eccentrico e affascinante insegnante. Alto, dinoccolato, occhi azzurri, viso scarno e capelli folti, appena brizzolati, e l'aria di chi ha sempre occupato posti di comando e che ora ha scoperto la meraviglia di perdersi in un sorso di cioccolata calda, accoccolato in una poltroncina anni Venti di un bistrò. Cinque bizzarri quanto speciali protagonisti, ognuno alla ricerca del proprio sogno tra le pagine di un libro. Perché i libri, si sa, sono degli incredibili, splendidi, stupefacenti contenitori di sogni: i sogni di chi li scrive, e i sogni di chi li legge.

Recensione
Ve lo dico chiaro e tondo, senza mezzi termini, senza giri di parole: leggetelo.
Perché è un romanzo intelligente, sapientemente leggero, divertente e godibilissimo, scritto bene. Perché vi farà sognare, sospirare e commuovere, vi coinvolgerà nelle vicende degli apparentemente scombinati ma profondi e intensi personaggi che frequentano il corso di scrittura creativa tenuto dal fascinoso ed evanescente Dylan. 
Leggetelo e imparerete ad ascoltare i messaggi segreti che arrivano dai libri chiusi, le storie che sanno raccontare i muri ancora da dipingere e bambole riciclate che hanno alle spalle una loro vita tutta speciale.
Rossella Calabrò vi prenderà per mano per confermare ancora una volta quello che molti già sanno, altri intuiscono e altri ancora temono di sapere: che i sogni sono importanti, che vanno seguiti, assecondati, coccolati e viziati. Che bisogna osare sempre. E soprattutto l’autrice vi farà apprezzare la leggerezza,  quell’arte e modo di saper prendere le cose con ironia e un sorriso che ti si dipinge in viso sempre e comunque.
Un arte tanto preziosa quanto non facile, che va appresa e custodita come un tesoro e che questo libro sa rappresentare con intelligenza e raffinatezza.
In conclusione, Il bistrò dei libri e dei sogni è proprio un gran bel libro, scritto bene ( prosa elegante e accurata), con un’ambientazione suggestiva, personaggi perfettamente tratteggiati e una trama convincente che intreccia realtà e fiaba.


Facciamo una chiacchierata con la frizzante e acuta Rossella Calabrò.

Rossella, scrittrice, blogger, insegnante di scrittura, nonnastra, figlia dell’irresistibile Crudelia e che altra ancora?  Una donna poliedrica che ha deciso di scrivere: che cosa ti ha spinto a farlo?
Scrivere per me è come il pandoro: una passione irresistibile. Pandoreggio e scrivo (e leggo, altra passione) da quando avevo sei anni. Ho fatto la copywriter per vent'anni, e ora, da una decina, scrivo libri. Un'altra cosa che faccio, a cui non resisto, è spostare in continuazione i mobili di casa mia, ma questa è un'altra storia. :) 

Del tuo romanzo Il bistrò dei libri e dei sogni ho apprezzato oltre la trama che credo molto profonda e intensa, lo stile leggero, elegante, divertente.  Sono convinta che non sia facile né far ridere né far sorridere, tantomeno con un libro. Tu ci riesci. Come? Segui una tecnica peculiare, il tuo istinto, il tuo umore?
Istinto, solo istinto.  Conosco la tecnica, ma sono allergica. Dell'istinto bisogna sempre fidarsi, secondo me. In tutte le cose. E mi fido anche del mio lato infantile, caciarone, ridanciano. Che mi alleggerisce e mi tiene buona compagnia. 

Hai qualche autore di riferimento, che definiresti leggero e intelligente?
Be', Stefano Benni, soprattutto nei suoi primi romanzi, secondo me è meraviglioso. Un poeta bambino.   

Come è nata l’idea del romanzo? Quanto c’è di Rossella della sua vita quotidiana nei personaggi che frequentano sul bizzarro corso di scrittura creativa che si tiene nel bistrò?
Il bistrò, in una versione non così magica, esisteva davvero, a Milano, e io lo frequentavo ogni giorno, era un po' la mia seconda casa. E siccome è bene scrivere solo di ciò che si conosce, ho ambientato il mio romanzo lì. Aggiungendo molto, moltissimo di me (mi conosco da oltre mezzo secolo :) ) .

Quanto contano i sogni per te? Hai mai ascoltato messaggi che arrivano da libri chiusi?
Io ho sempre vissuto fantasticando sul futuro. Il passato non mi emoziona. E i sogni abitano nel futuro. Ho ascoltato libri chiusi, fusa di gatti, mobili antichi, e pandori incartati. 

Rossella e l’ironia. Rossella e la leggerezza.
L'ironia, e soprattutto l'autoironia, è un dono che coltivo con moltissima cura. Mi piace vedere il lato comico in ogni situazione, anche pesante. Magari mi piace vederlo per prendere le distanze, per codardia, può essere, ma il risultato è che sorrido. Ed è un risultato importantissimo. Lo stesso per la leggerezza. Non mi prendo sul serio, e di conseguenza tutto diventa più, appunto, leggero. E le cose leggere possono volare. 

Cosa non perdoni mai?
L'arroganza, la presunzione, la falsità. La cattiveria. Il cattivo gusto. La chiusura rispetto alle nuove idee. Ehi, non perdono un sacco di cose, alla faccia della leggerezza. :P 

Tu insegni scrittura creativa e sei un’autrice affermata, hai qualche consiglio da regalare a chi vorrebbe veder pubblicato un suo manoscritto?
Scrivetelo con la più grande cura, non siate mai sciatti, metteteci amore, siate originali, e credete nei sogni. 

In un futuro ci regalerai…
Gnon poscio dirlo, devoh tegnere la boccah chiuscia anchora per ugn po'. :) 

Bio
Rossella Calabrò, milanese come si evince dal cognome, ama i gatti, il pandoro, ballare, leggere e scrivere. Di quest'ultimo amore ne ha fatto il suo mestiere. Tra i suoi libri pubblicati, Cinquanta sbavature di Gigio, Il bistrò dei libri e dei sogni, Il balcone delle meraviglie, e un'altra decina ancora. Insegna scrittura creativa, ha tenuto una rubrica su Glamour e un blog su Vanity Fair, e frequenta un corso di danza dove non capisce niente ma si diverte tantissimo. Che è la cosa più importante.

Cronache indiane.
Storie, incontri, interviste.
Carlo Buldrini
Lindau
pag. 304
prezzo  € 19,55
e-book € 15,99

La Trama
L'Occidente si è sempre trovato in grande difficoltà nel tentativo di interpretare la realtà indiana. Per secoli, l'approccio orientalista ha posto esclusivamente l'accento sulla sua spiritualità e sulla sua cultura millenaria. Oggi si analizza l'India prendendo in considerazione il solo tasso di crescita del suo prodotto interno lordo. Entrambe le letture sono parziali e distorte. Per cercare di capire questo grande e complesso paese Carlo Buldrini vi ha trascorso più di metà della vita e ha scritto le "cronache indiane" raccolte nel presente volume. Dall'incontro con Indira Gandhi a quello con Krishnamurti, dall'assassinio di Rajiv Gandhi agli scontri tra hindu e musulmani, costellati di stragi e veri e propri pogrom, dalla vita nei villaggi rurali e nelle infernali metropoli alle architetture avveniristiche di Electronic City, la Silicon Valley indiana vicino a Bangalore, l'affresco che, pagina dopo pagina, l'autore viene delineando, è duro, violento, fitto di contrasti, e confuta lo stereotipo oggi imperante secondo il quale l'India sarebbe avviata a un radioso futuro nel segno delle tecnologie avanzate. Le contraddizioni irrisolte della società indiana proiettano infatti su ciò che verrà un'ombra lunga e minacciosa.

Recensione
È un saggio di Carlo Buldrini, non facile da leggere poiché solleva ombre inquietudini e ingiustizie dell'India contemporanea. Dalle sue pagine, infatti emerge un quadro per nulla pittoresco, spirituale o esotico (tutti termini con cui siamo abituati a pensare all'India). Le bellissime donne in sahari sono in realtà vittime di abusi e discriminazioni, la millenaria religione indù è spesso offuscata da speculazioni e superstizioni crudeli, le città sono pervase da tensioni fra comunità religiose che possono esplodere in atti di ferocia disumana. Può essere duro per chi ama questa terra piena di fascino e contrasti ma è una lettura fondamentale per liberarci dalle illusioni e dai preconcetti. La nuda verità non offusca né la bellezza, né la cultura dell'India. Mette solo in evidenza quanto difformi tortuose e spesso difficili sono le vie dell'evoluzione di pensiero che ogni popolo ed ogni terra devono autonomamente percorrere.
                                             Giada Pauletto

Morte nella steppa, Yeruldelgger
Ian Manook
Fazi
pag. 524
prezzo  € 14,02
e-book €  11,99

La Trama
Non comincia bene la giornata di un commissario mongolo se, alle prime luci dell'alba, in una fabbrica alla periferia della città, si ritrova davanti i cadaveri di tre cinesi, per di più con i macabri segni di un inequivocabile rito sessuale. E la situazione può solo complicarsi quando, poche ore dopo, nel bel mezzo della steppa, è costretto a esaminare una scena perfino più crudele: i resti di una bambina seppellita con il suo triciclo. Quello che però il duro, rude, cinico ma anche romantico commissario Yeruldelgger non sa è che per lui il peggio deve ancora arrivare. A intralciare la sua strada, e a minacciare la sua stessa vita, politici e potenti locali, magnati stranieri in cerca di investimenti e divertimenti illeciti, poliziotti corrotti e delinquenti neonazisti, per contrastare i quali dovrà attingere alle più moderne tecniche investigative e, insieme, alla saggezza dei monaci guerrieri discendenti di Gengis Khan. Sullo sfondo, una Mongolia suggestiva e misteriosa: dalla sconfinata Ulan Bator alle steppe abitate dagli antichi popoli nomadi, un coacervo di contraddizioni in bilico fra un'antichissima cultura tradizionale e le nuove, irrefrenabili esigenze della modernità. Yeruldelgger dovrà compiere un viaggio fino alle radici di entrambe, se vorrà trovare una soluzione per i delitti, e anche per se stesso. Un thriller classico, a tinte forti, con un'ambientazione unica, in cui pagina dopo pagina si susseguono le scene ad alta tensione e ogni calo di emotività è bandito.

Recensione
- Tenete calmo il vostro cane!
No, non sono impazzito, “temete calmo il vostro cane” è la formula rituale con cui, in Mongolia , ci si annuncia al proprietario della yurta in assenza di videocitofono... non sapete nemmeno cos’è una yurta!? ...allora il libro di Manook, giornalista francese di origini armene, fa al caso vostro, anche se in un impeto di generosità sono disposto ad anticiparvelo: è la tradizionale abitazione mongola, di dieci metri di diametro, rivestita di feltro e piazzata nelle steppa dai nomadi eredi di Gengis Khan. Per meglio dire, una volta era piazzata nella steppa, ora è più spesso confinata all’ombra di qualche futuristico grattacielo di Ulan Bator che pare voler evidenziare la tristezza dei palazzoni russi piantati dai vecchi padroni del paese in attesa dei nuovi conquistatori cinesi e coreani.
Vi siete di nuovo persi... cribbio!
Allora facciamo una cosa, leggetevi questo noir con protagonista Yeruldelgger. Yerul... del... gger, di gran lunga il poliziotto più pragmatico che possiate immaginare, dimenticate procedure e cavilli, sostituiteli con monaci guerrieri shaolin e cavalli, e iniziate a chiedervi cosa ci fa un pedale sepolto nella steppa... ora basta, vi ho già detto troppo di questo romanzo che riesce a coniugare antico e moderno in uno dei luoghi più ricchi di storia e tradizioni della terra.
Ora potete entrare: legate il cavallo o posteggiate il quad, infilate il frustino in una delle cinghie che fissano il rivestimento della yurta, attraversate la soglia col piede destro senza calpestarla, e accomodatevi a bere un buon tè salato col burro.
Ho detto “destro”! ...cribbio!
                                       Riccardo Gavioso

martedì 6 novembre 2018


Ritrovarsi
Loriana Lucciarini
Le Mezzelane
pag. 158
prezzo  € 7.90
e-book € 2,99

La Trama
Riusciranno Coleen e Connor ad afferrare la loro seconda possibilità? Riusciranno a fondere i colori del mare e del cielo di Australia e Irlanda?
Coleen è una donna dal carattere forte, che ha gettato alle spalle un passato infelice per riprendere in mano la propria vita. Vive con sua figlia Emily a Dublino, ha un lavoro che le piace, un’amica pazza con cui passa le serata e un matrimonio fallito alle spalle.
Quando sua figlia vince i biglietti per il concerto dei Social Review, Coleen la accompagna e qui rincontra Connor, il suo primo grande amore.
L’incontro provoca in Coleen grande emozione e la riporta indietro nel passato, alla notte delle lacrime di fata, quando lui, surfista australiano in vacanza studio in Irlanda, si era unito al gruppo composto da lei e i cugini Walsh. Quella notte lei e Connor si erano amati e per qualche ora era stato tutto perfetto, poi tutto aveva preso una piega tragica e il presente di Coleen si era trasformato in una gabbia di sofferenza. Connor, tornato in Australia, non l’aveva mai più cercata.
Ora, il nuovo incontro, a distanza di quindici anni di distanza, apre nuovi scenari e porta alla luce sentimenti mai spenti…

Recensione
Delicata e come sempre attenta ai sentimenti, Loriana Lucciarini ci racconta un amore mai sopito, mai dimenticato, una passione intensa, di quelle che marcano per sempre il cuore, la mente e il corpo.
Perché, a volte, ci sono persone che incrociamo e che diventano il nostro destino, anche se la nostra vita sembra portarci altrove, lontano, in altre direzioni. 
E al destino non si può sfuggire, nonostante tutto. Nonostante le incomprensioni, gli equivoci, i fraintendimenti, la nostra razionalità e la nostra realtà più o meno appagante.
Ritrovarsi parla di tutto questo e di molto altro ancora. 
Loriana Lucciarini ci prende per mano e ci accompagna nella vita dei suoi protagonisti, mostrandoci con il garbo di sempre i loro sentimenti, le loro emozioni più profonde. 
Personaggi credibili e profondamente umani, trama avvincente, ben costruita, che non manca di colpi di scena nella cornice di una incantevole Dublino che l’autrice descrive con grande efficacia.
Un romanzo intelligente, intenso e gradevole.

Quel treno per il Pakistan
Khushwant Singh
Marsilio
pag. 208
prezzo € 5,52

La Trama
"Protagonista del romanzo è l'India con la sua saggezza e la sua follia, il suo fascino e la sua ferocia. Un romanzo che parlando di ieri ci aiuta a capire molto dell'India di oggi, delle sue tensioni e della sua speranza di riscatto. Che si realizza nell'ultima pagina, per l'ultimo treno: in un commovente, indimenticabile finale." (Marco Restelli) 

Recensione
Quel treno per il Pakistan, di Khushwant Singh è un libro durissimo e straordinario. Pieno di poesia, la poesia dell'India, delle sue campagne immemori, dei suoi villaggi e dei suoi tramonti, delle notti fragranti e dei canti, i dolci ghazal. E, al tempo stesso, la violenza più atroce si mescola a questa poesia, la violenza che ha sconvolto il Paese alla vigilia della separazione, quando è nata l'India democratica, quando è nato il Pakistan ed improvvisamente i villaggi, le campagne, le città si sono divisi in quartieri, fazioni, parti. Si fatica a leggere che l' odio è scoppiato tra vicini di casa, i politici hanno ignorato o fomentato gli eccidi, gli intellettuali hanno fallito nel tentativo di rinnovare le coscienze. Si fatica, nonostante la prosa superba, perché siamo intimamente consapevoli che nessun luogo, nessun popolo, nessuna realtà sono immuni da questo virus ferale. E, allora, solo l'esempio del protagonista ci può aiutare. Solo la consapevolezza che l'amore può scardinare falsi miti e false ideologie. Cosi, nelle pagine finali, che invito il lettore coraggioso ad assaporare in tutta la drammaticità, si scopre come un gesto d'amore, uno solo, possa avere ripercussioni enormi e salvifiche. Mirabile butterfly effect!
                     Giada Pauletto

Ogni mattina a Jenin
Susan Abulhawa
Feltrinelli
pag. 400
prezzo € 8,50
e-book € 6,99

La trama
Un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il "Cacciatore di aquiloni" ha fatto per l'Afghanistan. Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di "senza patria". Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati di 'Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

Recensione
Se la vita è mutamento, Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa ci ricorda che per molti il mutamento non solo non è vita, ma è stata e può essere anche morte.
Un libro che ci narra di un ricordo che diviene rimpianto, di un rimpianto che diventa rabbia e della rabbia che si condensa in memoria. Perché la Shoah, dopo che i camini hanno smesso di fumare, ha continuato ad ardere, e la sua autocombustione ha continuato, e continua, a gettare, molto lontano dal cuore dell’Europa, lapilli che bruciano vite e sono diventate Nakba per un antico e pacifico popolo di agricoltori aggrappato alla terra come le radici dei suoi ulivi centenari.
E proprio dalla Nakba, La Catastrofe, parte quest’indimenticabile saga famigliare palestinese che, attraverso quattro generazioni e il loro esodo, da Ain Hod ci porterà a Jenin, a Gerusalemme, fino al mattatoio a cielo aperto di Sabra e Shatila, narrandoci di un vecchio che si arriccia le punte dei baffi con la cera indossando la sua dishdashe migliore per andare a raccogliere i frutti di quella che un tempo era la sua terra e quella dei suoi avi, di un’affascinante beduina che perderà le tintinnanti cavigliere di monete e si trasformerà da innocente ladra di cavalli a madre derubata del bene più prezioso, di una ragazza che uscirà da una buca per girare il mondo e proteggere il suo ricordo più caro, di due fratelli e della cicatrice che li renderà nemici, ma li legherà a vita.
Sono certo che amerete l’atavica dignità di Yehya, l’esuberanza di Dalia, l’ostinazione di Amal, e la saggezza del vecchio Hajj Salim che ha visto molte cose “proprio con questi occhi” e ricorda a tutti che alla nascita possediamo già i tesori più grandi che avremo nella vita, la nostra mente e il nostro cuore, e che, almeno quelli nessuno potrà sottrarceli.
Un libro che è rimpianto, rabbia e memoria anche per me.
Rimpianto per avere perduto a Gaza un caro Amico che mi esortava a “restare umano”, rabbia per la sua morte inspiegabile e insensata, e ricordo delle tante cose che Vittorio Arrigoni mi raccontava della Palestina e che ho ritrovato intatte in questo libro intriso di una poetica malinconica come solo quella che nasce dal dolore e dal rimpianto, sa essere.
Ora mi piacerebbe sapere se Vik nella sua pipa ha mai fumato tabacco di mela e miele come Hassan, magari farmelo dire dai tanti bambini di Gaza che lo veneravano come il maggiore dei loro fratelli maggiori, ma questo libro si lascia dietro molti rimpianti e molte domande che rimarranno senza risposta.
                Riccardo Gavioso

mercoledì 10 ottobre 2018

Ritorno da Tiffany
Francesca Baldacci
Self  Publishing
pag.374
prezzo € 11,43

La Trama
Angy è tornata. 
Ha passato un lungo anno pieno d’amore tra le braccia di Renato, con cui ha vissuto una storia intensa, sia pure a distanza, e a breve si troveranno a lavorare ancora insieme, all’hotel Tiffany. Angy però, con il caratterino che si ritrova, non è disposta a scendere a compromessi nel lavoro, neppure se c’è di mezzo il sentimento. Quanto a Renato, non è da meno. Sta arrivando di nuovo l’estate, dunque: zia Camilla e zia Gisella sono felici di riaccogliere la nipote all’hotel dei sogni, dov’è “guarita” e dove ha ritrovato se stessa. Ma cos’attende Angy di ritorno al “Tiffany”? E che cosa accadrà se, a sorpresa, Giulio Rossini, alias il misterioso, affascinante Julius, dovesse riaffacciarsi, in albergo e nella sua vita di donna, con il preciso proposito di ritornare sui suoi passi? E Renato che cosa farà? Saprà rassegnarsi, o si batterà per la donna che ama? 
Sullo sfondo, di nuovo la magia della Riviera delle Palme, le zie e le loro storie, la nostalgia per i mitici anni Sessanta, la musica, i film, e soprattutto “Colazione da Tiffany”.
Se avete amato “Vacanze da Tiffany”, l’unico romanzo-omaggio al film-culto “Colazione da Tiffany”, non potete perderne il sequel. Parola di Angy!

Recensione
Ritorna Angy, la protagonista di Vacanze da Tiffany e ritorna con il suo caratterizzo pepato e deciso, le sue paturnie e dubbi d’amore, la sua mente e il suo cuore ancora divisi fra il concreto, solido, scontroso Renato e Giulio/Julius con le sue luci e ombre, i suoi momenti appassionati e i suoi vezzi da rock star.
Certo, Angy l’avevamo lasciata innamoratissima del suo Renato ma con una come lei, mai dire mai: le sorprese, le scenate, le rotture. ( e delle più eclatanti), sono all’ordine dei giorno e tutto è possibile. 
E naturalmente ritorna il Tiffany, l’hotel della Riviera delle Palme, gestito dalle simpaticissime zie di Angy e cornice ideale per momenti indimenticabili con le sue feste anni ’60 dalle musiche meravigliose, le sue proiezioni di Colazione da Tiffany, i suoi clienti e le loro vicende che si intrecciano con quelle della nostra effervescente protagonista in un romanzo che appassiona e diverte il lettore grazie alla prosa brillante, leggera ed elegante della sempre brava Franca Baldacci. 
Ritorno da Tiffany è una commedia sentimentale intelligente, scritta bene, con personaggi ben tratteggiati e un’ambientazione resa perfettamente, al punto che vi sembrerà di essere lì, con Angy e le sue zie, di soggiornare al Tiffany, di vivere un’estate davvero bella ballando al suono di musiche indimenticabili diffuse dal juke box.
E tutto questo fino a un finale che vi sorprenderà.

Una breve chiacchierata con Francesca Baldacci per saperne di più del romanzo, dell’Hotel Tiffany e dei progetti futuri di questa brava autrice.
Francesca, innanzitutto complimenti per questo tuo nuovo romanzo. Una domanda che, credo, molti tuoi lettori oltre a me si staranno facendo: Ritorno da Tiffany segna il punto finale dei tuoi romanzi ambientati nell’ormai mitico hotel della Riviera delle Palme? O ci “soggiorneremo” ancora?
Grazie! Molto dipende dalla risposta delle lettrici, se mi chiederanno un nuovo sequel oppure no. La voglia ci sarebbe, veramente, anche se ho già molti altri progetti in mente. Ma so che le affezionatissime di “Vacanze da Tiffany” non si vogliono arrendere!

Una curiosità: esiste un tuo Hotel Tiffany, dove niente di brutto può succedere e dove rifugiarti per sognare?
Indubbiamente sì, mi sono ispirata all’albergo dove ogni anno soggiorno al mare, e che si trova proprio sulla Riviera delle Palme, anche se in realtà il paese Rocca a Mare, location di “Vacanze da Tiffany” non esiste veramente. In effetti io penso che il luogo dove abitualmente si sta in vacanza, rappresenti un po’ un’oasi per rilassarsi, sognare, pensare che nulla di brutto può succedere.

Leggendo Vacanze da Tiffany e Ritorno da Tiffany è inevitabile sentire una nostalgia leggera e intensa per gli anni sessanta, le loro musiche indimenticabili, le loro estati fra balli del mattone e twist, la loro atmosfera leggera e serena. Hai mai pensato di scrivere un romanzo ambientato durante un’estate di quegli anni lontani ma sempre presenti nella nostra mente e cuore?

Certo che sì! Ti dirò che mi piacerebbe molto scrivere un prequel di “Vacanze da Tiffany”, con zia Gisella e zia Camilla ragazze che si scatenano sulle rotonde, credo che sarebbe interessante. Io adoro la musica e il cinema di quegli anni, lo spirito di ottimismo che si respirava e che oggi manca tanto. Ne abbiamo parlato anche durante l’ultima presentazione di Tiffany, proprio nell’hotel dove ho soggiornato, e alcuni presenti hanno parlato della magia di quel periodo, così creativo.

E per il futuro più immediato che cosa ci regalerà Francesca Baldacci scrittrice? 
Non voglio svelare nulla di preciso, ma dovrebbe esserci una bella sorpresa in vista tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
Intanto continuo a scrivere romanzi per le riviste, che hanno uno stile tradizionale, ma che rappresentano per me un punto di riferimento fondamentale.
Grazie!