lunedì 13 agosto 2018

Un’isola brulla del Mediterraneo, una locanda dove perdere se stessi per ritrovarsi, il mistero di una cantante scomparsa, l’intreccio eterno fra il passato e il presente, tutto questo e altro ancora ritroverete nell’ultimo romanzo di Federica Brunini Due sirene in un bicchiere che oggi vi segnalo per una lettura che sa d’estate. Un’estate di quelle importanti, di quelle che ti cambiano la vita.

Due sirene in un bicchiere
Federica Brunini
Feltrinelli
pag. 221
prezzo  € 12,75
e-book € 9,99

La Trama
Al b&b delle Sirene Stanche - quattro stanze su un'isola del Mediterraneo nascoste dietro a un portone turchese, una cucina sempre in movimento e una grande terrazza sul mare - non si arriva per caso. Non è in nessuna guida turistica né lo si prenota online o con un'agenzia di viaggio: bisogna scrivere una lettera e motivare la propria richiesta, e poi attendere che una busta azzurra con il simbolo di una sirena giunga a confermare il soggiorno. Lo sanno bene Eva, Jonas, Olivia, Lisa e Lara, i cinque nuovi ospiti che approdano sull'isola per una vacanza detox che promette di rimettere in forma corpo e anima, e di aiutarli a trovare le risposte che cercano. Ad accoglierli ci sono Dana, trent'anni e la voglia di migliorare la vita di tutti con un po' di yoga, meditazione e i suoi celeberrimi centrifugati bio, e Tamara, pittrice di mezza età che ama il mare, il silenzio e la solitudine del suo atelier. Insieme gestiscono la locanda offrendo sessioni di yogaterapia, arte, cucina, chiacchiere e tanto relax, lontano da cellulari e tecnologia. Ma cosa succede quando il passato irrompe scardinando il presente? Da cosa e da chi si nasconde Tamara, tanto da non lasciare mai l'isola? E chi sono Eva, Jonas, Olivia, Lisa e Lara? Sono davvero chi dichiarano di essere o mentono, prima di tutto a se stessi? Tra giornate di sole, avventure e una nottata drammatica che tiene tutti con il fiato sospeso, gli ospiti del b&b trasformeranno la loro vacanza in una tregua necessaria in cui riscoprire chi sono e chi vogliono diventare, perché «quello che succede è l'unica cosa che sarebbe potuta accadere» e «il momento in cui qualcosa avviene è sempre quello giusto».
Il trillo del diavolo
Paolo Morganti
Morganti Editore
pag. 272
prezzo € 16,66

La Trama
Paolo Morganti continua il genere del giallo-paranormale iniziato con il romanzo "Le forme del male". I due protagonisti sono sempre Paolo Lanfranchi, chef e moderno benandante, e Francesca Coradazzi, restauratrice e medium. Il teatro narrativo è quello della Carnia attuale, custode di misteriose storie insolute. Il libro si sviluppa in tre racconti. Nel primo, "Il trillo del diavolo", Lanfranchi è ossessionato da un'intuizione che lo spinge a trovare la relazione fra una serie di suicidi. Scorgendo in alcune foto sempre lo stesso uomo, scoprirà che questi è un violinista tutt'altro che normale. Il secondo, "Gli spettri di Verzegnis", conduce i protagonisti a rivangare il caso di presunta possessione che colpì il paese nel 1878. Paolo riceverà un carteggio creduto distrutto, in cui lo scrivente rivela la verità sulle donne indemoniate. Storia di chiusura in stile Henry James, è "La presenza perfetta", un bellissimo ma inquietante spettro di bambina, ritornato fra i vivi a Nonta di Socchieve.

Le forme del male 
Paolo Morganti
Morganti Editore
pag. 256
prezzo € 17

La Trama
Con questo nuovo libro lo scrittore presenta due nuovi personaggi in una cornice temporale moderna, all'interno della quale li muove in storie di carattere paranormale. Siamo in Carnia, il protagonista è uno chef, Paolo Lanfranchi, che risvegliatosi dopo un anno di coma scopre di essere diventato ipersensibile alle molteplici forme con cui il Male si manifesta tra gli uomini. Questo lo porterà a vivere situazioni razionalmente inspiegabili. Gli fa da spalla nelle indagini un'affascinante restauratrice, Francesca Coradazzi. La vita di entrambi si svolge con normalità e regolarità, sino a quado qualcuno o qualcosa, carico di emozioni negative, incappa nel protagonista. Come reazione lui viene 'posseduto' da una serie di disturbi fisici e psicologici, da cui può liberarsi solamente svelando il mistero o riportando alla luce colpe obliate e delitti impuniti. Il romanzo, strutturato in una serie di indagini, inizia con L'isola dei morti, in cui Paolo Lanfranchi arriva a Verzegins per prendere possesso della casa lasciatagli dalla moglie, uccisa un anno prima. Dopo una serie di strani eventi, fra cui un quadro che gli evoca strani sogni, viene attirato sulla riva del lago da un'inquetante presenza. Nel secondo, Le forme del Male, Francesca Coradazzi riceve da un cliente un dipinto da restaurare. Le foto a infrarosso scattate alla pittura rivelano una mostruosità nascosta, e Lanfranchi dovrà svelare un'antica maledizione per risolvere un caso di omicidio. Il libro si conclude con Il bastone della morte in cui il cuoco-benandante s'imbatterà, in una casa del borgo di Avàris, nello spettro infelice di una donna uccisa cinquant'anni prima. Per darle pace riporterà alla luce una storia risalente alla seconda guerra mondiale.

Recensione
È tempo di letture estive!
E se, nel caldo africano di agosto, ci si vuole rinfrescare immaginando la verde Carnia, consiglio i racconti ambientati e Verzegnis e dintorni, scritti da Paolo Morganti: Le forme del male e Il trillo del Diavolo. Entrambi i libri sono delle piccole raccolte: c'è sempre il thriller, c'è la storia locale, ci sono i piatti tipici e l'aura magica di una terra antica ed ancora inesplorata. I personaggi, secondo lo stile di Morganti, sono molto immediati, pronti alla schermaglia, credibili anche nelle situazioni più bizzarre. I racconti si leggono con piacevole velocità, come bere una sorsata di acqua fresca. E la mente corre a luoghi familiari eppure così ignoti. Poiché nulla è così remoto come ciò che abbiamo costantemente sotto i nostri occhi.
                                                         Giada Pauletto
Le otto montagne
Paolo Cognetti
Einaudi
pag.208
prezzo € 18,50
e-book € 9,99

La Trama
Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
Paolo Cognetti, uno degli scrittori piú apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.

Recensione
Mi piacerebbe non essere frainteso, proviamoci...
Il libro in questione è un ottimo romanzo e Cognetti un bravo scrittore. Si aggiunga che lo Struzzo, pur in cattività, ha fatto davvero un buon lavoro e ha ficcato la testa in finissima sabbia narrativa.
Vi invito quindi ad acquistarlo e a leggerlo, certo che rimarrete soddisfatti di entrambe le cose. Se poi amate la montagna, il libro vi porterà a salire i suoi versanti meno commerciali, saldamente assicurati a una trama non banale di amicizia. Si dice che il grande narratore sappia osservare, e certamente Cognetti ha scrutato a lungo le vette ed è dotato della capacità di restituirle così vivide da incantare anche un bagnino di Riccione. Riuscirà trasformarvi in pesce di torrente, ansioso di risalire il corso della narrazione, perché il passato di un corso d'acqua è a valle e il futuro a monte, come ben sa la gente che va per montagne.
E quando arriva il "ma"?
Eccolo!
Ma il "ma" forse sarà tale solo per chi, come me, abbia avuto la fortuna di leggere i grandi cantori dei monti del passato, penso tra gli altri a Sgorlon e Camon, e alla capacità di impreziosire le loro storie di malga e di alpeggio, con elementi storici e sociali in grado di fissarle saldamente alla nostra memoria come chiodi in parete.
Ecco, a Cognetti manca quel salto di qualità per raggiungere le vette narrative: forse col tempo lo farà o forse sono solo ubbie di chi, come me, si volta indietro brontolando di come si stava meglio…
                                   Riccardo Gavioso

lunedì 6 agosto 2018

Quando Giulio tornò single
Paolo Capponi
Triskell editore
pag.222
prezzo  €  11
e-book €  3,37

La Trama
Giulio è tornato a casa e ha trovato una sorpresa davvero poco gradita. Matteo, il suo storico fidanzato dai tempi del liceo, è nel loro letto insieme a un altro. E non stanno giocando a Risiko i due, questo è evidente. 
Come reagire? Cosa fare? È un bel problema. 
Dieci anni assieme a una persona sono tanti e dimenticare le proprie abitudini per tentare di cambiare il corso di una vita prestabilita è decisamente stressante. E caotico. 
Andare sui social e ricominciare? Rimanere da soli e attendere il principe azzurro? Oppure darsi alla pazza gioia e vedere cosa succede? Chissà Giulio cosa deciderà di fare, ora che è rimasto single…

Recensione
Quando Giulio tornò sigle racconta le vicissitudini erotico-sentimentali di Giulio, il protagonista, che, dopo aver colto il fidanzato in flagrante, si ritrova solo dopo tanto anni di vita di coppia e, in definitiva, di tante (forse anche troppe), occasioni perdute. 
Il lettore si troverà così catapultato in un vortice di avventure, disavventure e malintesi, attimi di passione infuocata, storie di sesso e d’amore, riflessioni e ripensamenti, amici un poco sconclusionati, reti sociali e messaggi WA fino a un finale inatteso e sicuramente d’effetto.
A tutto questo, fa da sottofondo la voce della mitica Cher, alter ego del protagonista nonché sua efficace e  ironica consigliera.
Un romanzo gradevolissimo, che scava con intelligenza e ironia nei sentimenti e nella vita, analizzando con disincanto affettuoso istanti, stati d’animo, problematiche che tuti noi, a prescindere dal nostro orientamento sessuale, abbiamo in qualche modo dovuto affrontare.
La prosa è lieve e accurata, venata di ironia sottile che rende la narrazione effervescente e mai volgari anche le scene più erotiche e bollenti, delle quali l’autore non nasconde nessun dettaglio. I personaggi acquistano credibilità e spessore, le descrizioni di situazioni e luoghi risultano leggere e piacevoli. In definitiva un romanzo  che vale la pena leggere e che ti lascia con un sorriso disincantato e affettuoso insieme come ogni commedia degna di questo nome dovrebbe saper fare.


Una frizzante chiacchierata con Paolo Capponi, l’autore di Quando Giulio tornò single.

Paolo, raccontaci di te. Come e perché sei diventato scrittore, cosa fai quando non scrivi…
Come sono diventato scrittore… domanda difficile! Io ho sempre scritto sin da piccolo e in modo del tutto spontaneo: inventare storie mi è sempre piaciuto tantissimo; così intorno ai sedici anni, ho scritto il mio primo romanzo fantasy e ho cominciato a informarmi per capire come pubblicare. Quel romanzo è stato cassato (giustamente, era orrendo), ma io non ho desistito e ho continuato a scrivere e ad allenarmi.
Quando non scrivo, faccio il prof d’Italiano: resto sempre in ambito letterario.

Che cosa ha ispirato l’idea di Quando Giulio tornò single e quanto di personale o autobiografico c’è nella vicenda che hai narrato e nei suoi personaggi.
L’idea di scrivere Quando Giulio tornò single è nata un po’ per gioco: una mia amica scrittrice (nonché mia editor di fiducia) mi ha consigliato di scrivere un MM. “Però usa lo stile ironico con cui scrivi i post su Facebook” mi disse. Così mi sono messo lì e ho immaginato di essere Giulio e di raccontare la sua storia come la racconterei a un amico, in maniera leggera e colloquiale.
Quanto c’è di autobiografico? In ogni romanzo c’è sempre qualcosa dell’autore, ma io non sono Giulio: ho la sua autoironia, il suo linguaggio (o forse viceversa), ma siamo due persone molto diverse: ad esempio, alcune sue scelte sentimentali per me sarebbero folli.
Le chat di Grindr invece sono vere, quella è roba che mi è arrivata sul serio e che ho semplicemente preso e incollato nel romanzo.

Nel tuo romanzo troviamo scene abbastanza spinte e rese con un linguaggio che non lascia nulla all’immaginazione. Come hai vissuto la fase di scrittura? E, nonostante tu sia molto ma molto esplicito, sei riuscito secondo me a evitare di scadere nel volgare. 
Grazie, per me è un complimento importante, perché ci vuole un attimo per scadere nel volgare, basta davvero anche solo una parola fuori posto!
Ho descritto il sesso esattamente come in altri romanzi ho descritto omicidi o paesaggi, cioè nei dettagli: questo è un romanzo di formazione e il sesso, in generale, è una delle fasi con cui un soggetto conosce se stesso e l’altro. Inoltre il sesso è qualcosa di meraviglioso, che rende felici e fa bene alla salute.

Credi che nel nostro paese il pubblico sia pronto per leggere romanzi LGBT?
Se un artista stesse ad aspettare il pubblico, non farebbe arte.
Nel caso di Giulio ho ricevuto tantissime dimostrazioni di affetto e, fra tutti i miei romanzi, è quello che è andato meglio. Lo hanno letto uomini e donne, amo ed eterosessuali, giovani e meno giovani. Consideriamo anche che il genere MM è uno di quelli che vende di più attualmente. insomma, per me il pubblico è più che pronto.

Come lavora Paolo Capponi autore? Scrivi di getto o pianifichi le tue storie?
Io vivo una lunga fase di pre-scrittura, durante la quale strutturo mentalmente il romanzo e i personaggi, cercando di chiarire a me stesso ciò di cui voglio parlare. Per questo motivo risulto spesso uno con la testa tra le nuvole: in realtà sto lavorando, ma vaglielo a spiegare!
Dopo questa fase apro il mio pc e comincio a buttar giù  la scaletta della prima metà del romanzo. La scrivo, scaletto la seconda parte e così via, finché non ritengo che la storia sia conclusa in modo soddisfacente.

Ci racconti il percorso che ha portato alla pubblicazione del tuo romanzo e hai qualche consiglio per gli autori esordienti?
Come ho detto prima, è nato tutto per gioco, non avevo mai affrontato il genere erotico, per me è stata una scommessa molto stimolante.
Il consiglio che do agli esordienti… posso darne due? Uno: cibatevi di tante storie e siate onnivori (libri, film, serie TV e fumetti di qualunque genere): è la benzina che mettiamo dentro e che ci permette di creare. Due: fate rete, conoscete gente, scrittori, editor, editori, chiunque! Il nostro è un mestiere solitario ed è facile smarrirsi: ogni tanto c’è bisogno di confrontarsi e darsi una mano.
Il tuo futuro di autore é

Nel 2019 ho due romanzi in uscita, un thriller (anche questo MM) e un chick-lit a dicembre, ma non dirò i titoli perché sono scaramantico!
Inoltre la storia dii Giulio non è finita come credevo, forse c’è ancora qualcosa da raccontare…

Bio
Paolo Capponi è un marchigiano trapiantato a Bologna, classe 1985.
Appassionato di giochi di ruolo e serie tv, dal 2011 pubblica racconti fantasy e sci-fi in diverse antologie di genere (I mondi del fantasy).
Nel 2014 pubblica il racconto storico “La strada del re” nell’antologia Strade, edita da Fernandel. Sempre nello stesso anno si aggiudica il Premio Letterario Diverso sarò io? indetto da Uaar col racconto storico “Atto terzo”. Il 2016 segna il suo esordio come romanziere con il thriller La quarta inquilina (Caracò editore) e l’erotico Quando Giulio tornò single. È del 2017 il suo ultimo romanzo, l’horror Kurnugia (Antonio Tombolini Editore).
Tra i progetti paralleli alla scrittura, un blog sperimentale di racconti da cento parole, “Il contagocce” (www.ilcontagocce.com).
Per altri dettagli: www.paolocapponi.com.
Viaggio in Albania
Joseph Roth
Passigli
pag. 69
prezzo € 6,80

La Trama
"Viaggio in Albania", qui per la prima volta tradotto in italiano nella sua interezza, raccoglie l'insieme dei reportages che il grande narratore scrisse in occasione del suo viaggio in Albania nel 1927 in veste di corrispondente della "Frankfurter Zeitung". Scritti con l'humour e la sensibilità ben noti ai suoi lettori, gli articoli sono penetranti descrizioni di quei luoghi: la terra e la natura aspra; il popolo albanese con le sue peculiarità e tradizioni, i suoi cerimoniali nazionali e lo stile di vita; le antiche città dalle suggestioni bibliche e quelle più moderne protese faticosamente al raggiungimento di una qualche forma di progresso: il tutto senza rinunciare mai alla notazione pittoresca, né ad un'attenta analisi storico-politica. L'autore è colpito soprattutto dagli elementi ancora arcaici che caratterizzano il popolo e i costumi albanesi in quei primi decenni del Novecento; a paragone del grande e ormai smembrato impero da cui Roth proveniva, questa ex provincia dell'impero ottomano non poteva non apparirgli ben distante dalla 'civilizzata' realtà che aveva conosciuto, sebbene con la consueta ironia Roth non risparmi nemmeno gli stessi 'europei', osservando che molto spesso tradizioni e costumi occidentali non risultavano poi così differenti, e a volte neppure superiori…

Recensione
Joseph Roth scrisse Viaggio in Albania tra il 1927 ed il 1939. È un reportage giornalistico ante litteram. Infatti, l'Autore non si limita a descrivere paesaggi, costumi ed abitudini che, all'epoca, sembravano esotiche, ma descrive anche gli avvenimenti politici, le relazioni con l'Italia fascista, la Jugoslavia pre-Tito e l'Europa dove cresceva, nel l'indifferenza generale, la gramigna del Nazismo.
Con uno sguardo disincantato ed uno stile caustico capace di improvviso lirismo, Roth ci trascina tra montagne imponenti e città che si aprivano alla modernità, austeri villaggi di pietra e scure foreste. L'Autore regala descrizioni etnografiche impareggiabili ma non si abbandona al folklore del racconto di viaggio. E non mancano note di ironia verso i costumi ed i valori cosiddetti occidentali, riflettendo, con profetica amarezza, sul fatto che sì, in Albania, si praticava la vendetta di sangue, ma, in Baviera, gli scrittori finivano in carcere senza sapere bene il perché…
                                         Giada Pauletto
Il peso della farfalla
Erri De Luca
Feltrinelli
pag.70
prezzo €10,96
e-book € 3,99

La trama
Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l'odore dell'uomo, dell'assassino di sua madre. Anche l'uomo, quell'uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell'uomo porta, impropriamente, il nome di "re dei camosci" - per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l'abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l'imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l'immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l'attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. "In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove," dice De Luca. E qui si racconta, per l'appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.

Recensione
Capita, a volte, che la prosa esca dal bozzolo e spicchi il volo con le ali della poesia.
Questo racconto lungo vi ruberà al massimo un paio d'ore. È necessario, quindi, scegliere con cura momento e luogo della sua lettura, perché non si presta a essere interrotto dalla fermata della metropolitana o dalle priorità di un dentista.
Scegliete una notte di pioggia o di neve, se ne avete la possibilità in montagna, magari davanti al fuoco di un camino, se, fortunati, avete anche questa possibilità.
Dicevamo racconto, ma sarebbe più corretto chiamarlo favola, vista la presenza di ben due Re, uniti dallo stesso nome, dallo stesso regno e condannati da un fatto di sangue a esistenze rese parallele dall'inconsistente traversina rappresentata da una bianca farfalla.
Quanto al regno, si contendono quello dei silenzi, dei grandi spazi e della solitudine, e si accompagnano ai sudditi solo per potersene subito distaccare e tornare, dopo opportuna catarsi, a meglio godere delle loro ricchezze.
Ma, siccome la monarchia è sistema di governo perfetto, con il correttivo del regicidio, non potranno procrastinare ulteriormente il loro confronto e si troveranno al cospetto di un Imperatore che, per farsi beffe di corone, avrà bisogno di una misera manciata di grammi.
Consigliato, mi chiedete? … imperdibile.
Un ago prezioso nel pagliaio della letteratura italiana di questi anni.
                                     Riccardo Gavioso

domenica 22 luglio 2018

L'albicocco, la vite, il melograno. A piedi attraverso l’Armenia.
Pierpaolo Faggi
Guerini e Associati
pag. 142
prezzo  € 11,50
e-book € 9,99

La Trama 
Con stile a volte ironico altre più riflessivo, l'autore racconta un viaggio a piedi attraverso l'Armenia, effettuato da nord a sud, dalle pianure centrali al confine iraniano. La narrazione è l'occasione per confrontarsi con la geografia, la storia e la cultura del paese, di analizzarne le caratteristiche fondamentali e di ripercorrerne alcune vicende nodali. «In ogni capitolo ti presenta nuovi paesaggi, e insieme ti rivela i tipi umani che li abitano, perché la sua affascinante prospettiva 'dal basso' parte sì dalle persone che incontra, ma si inserisce in un'accurata preparazione alla lettura e alla comprensione del paese: le sue pagine sono esaurienti e sistematiche anche quando sembrerebbero seguire una libera casualità» (dall'Introduzione di Antonia Arslan).

Recensione
L'albicocco, la vite, il melograno, di Pierpaolo Faggi, racconta di un viaggio in Armenia.
E di un amore.
Per l'Armenia.
Dalle pagine si comprende che l'Autore è di casa. Si porta dentro i maestosi paesaggi, le pianure ed i frutteti, gli snodi centro asiatici, le croci di pietra. Come un pellegrino medievale, si sposta a piedi, cercando fonti d'acqua, riparo, ospitalità. Ci restituisce un mosaico di persone, sorrisi, situazioni, sogni e disillusioni. E, oltre ogni cosa, la presenza dell'Ararat, come una bussola, un faro nella notte. Simbolo di ogni identità. Ogni lotta. Ogni volontà.
                                                     Giada Pauletto