mercoledì 19 luglio 2017


Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità
Emma Fenu
Milena Edizioni
pag. 148
prezzo € 8,46
ebook € 2,99

La Trama
"Vite di madri" è un romanzo che si snoda attraverso storie di donne legate fra loro, apparentemente, solo da un percorso di infertilità. L'incipit e la conclusione, entrambe affidate a un io narrante che si rivolge direttamente al lettore, illustrano il progetto che l'autrice, anch'essa infertile, ha deciso di condividere creando una raccolta di centocinquanta testimonianze vere, rielaborate, che gettano luce sul lato oscuro della maternità negata o infertile nell'utero e nel cuore. Sono tredici storie. Storie di donne mortificate nella femminilità, da abusi o da malattie o da eventi imponderabili. Storie di nonne e madri, che hanno generato creature infertili nell'utero e nel cuore. Storie di bambine, ora cresciute, ma ancora bramose di una carezza. Storie di figlie desiderate, con amore indomito. Storie di guerriere vittoriose, non di vittime, che hanno saputo rialzarsi e sorridere alla vita. In verità, sono tutte storie di Madri. Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti. Madri delle proprie madri e perfino di se stesse, capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di sé.

Recensione
Un libro toccante, sincero, autentico. A volte duro, pesa sul cuore e sulla mente, a volte tenero, infinitamente tenero.
Un’opera scritta da donne che parla di donne e e alle donne, affrontando la maternità, quell’esperienza irripetibile che si può rivelare di eterna dolcezza o di autentico orrore, di speranza indomita e disillusione perfida, bruciante. 
Un libro che si rivolge alle madri: a quelle madri serene, che hanno potuto appagare il desiderio di un figlio, a quelle che lottano per coronare un sogno e a quelle che si sono viste sottrarre il proprio bambino. E alle figlie, a quelle figlie di madri che la maternità non l’hanno né cercata né voluta, semmai l’hanno subita per un destino beffardo (che regala un figlio a chi non lo vuole e lo sottrae a chi lo desidera con tutta il suo essere) e l’hanno conseguentemente rifiutata.
Così, ci sfilano dinanzi, pagina dopo pagina, donne forti, positive o negative nella loro identità mentre le storie che ci raccontano sono intense, a volte drammatiche e impietose. Nella nostra mente e nel nostro animo si viene a creare una galleria di ritratti differenti, contraddittori, complessi e a volte imperscrutabili. Come la Vita che le donne donano, tramandano e creano costantemente 
E proprio in questo dono che costituisce un legame eterno, perenne, sta l‘essenza del libro, il suo messaggio, la sua chiave di lettura positiva, rasserenante, perché Emma Fenu e le donne che hanno raccontato la loro storia ci fanno capire che madri lo siamo sempre. Di figli in carne e ossa, voluti, cercati ma non solo. La maternità si trasforma in un concetto ancora più ampio, sorprendente e autentico allo stesso tempo: noi siamo madri di noi stesse, dei nostri sogni illusioni, progetti.
Un segreto bello, profondo, da custodire gelosamente nel cuore e nella mente perché ne facciamo tesoro, perché lo possiamo ricordare ogni attimo della nostra vita. Perché ne traiamo forza, speranza, coraggio. Perché è il regalo più grande della Dea Madre.
Segnaliamo la nuova edizione rivista e corretta della raccolta di racconti Noi ancora una volta di Marie Therese Taylor. Un decamerone che permette al lettore di rivivere le esperienze di cinque donne nella Roma degli anni Settanta e Ottanta, tra rivoluzione e lotta per l’emancipazione femminile, manifestazioni e assemblee. 

Noi ancora una volta
Marie Therese Taylor
autopubblicato
pag. 186
prezzo  € 9,96 ebook  € 0,99
La Trama
Noi ancora una volta è un decamerone tutto al femminile. I racconti – irriverenti, sensuali e dai forti riferimenti culturali e letterari – ci offrono lo spaccato di una realtà ormai distante: la Roma negli anni Settanta e Ottanta, quando si parlava di rivoluzione e di emancipazione femminile, quando ancora si cercava un cambiamento nella politica e si pensava di poter fare la differenza a suon di manifestazioni e assemblee.
A far da cornice ai testi vi è la storia di cinque donne. Margherita entra in coma in seguito a un incidente, e le quattro amiche di sempre si organizzano per raccontarle del loro passato ruggente e spingerla così a risvegliarsi. Le storie personali si intrecciano con quelle delle coetanee in un mix eterogeneo. C'è chi sceglierà la classica vita borghese e chi fuggirà con un brigatista, chi si rassegnerà a una vita coniugale monotona ma sicura e chi opterà per la libertà a ogni costo. Le musiche di quegli anni Settanta e Ottanta accompagneranno la narrazione. Grazie ai link e ai qr code presenti nel testo, sarà possibile ascoltare le canzoni su Spotify mentre si legge.

lunedì 3 luglio 2017


Il weekend
Peter Cameron
Adelphi
pag. 177
prezzo € 13,60

La Trama
John e Marian, coppia di facoltosi quarantenni, attendono nella loro villa di campagna l'arrivo di Lyle, critico d'arte di New York, nell'anniversario della morte di Tony, fratello di John e compagno di Lyle per nove anni. Quest'ultimo si presenta però insieme a Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane: circostanza fatalmente destinata a trasformare il placido soggiorno che i tre avevano programmato in una sequenza di momenti imbarazzanti e carichi di tensione. Ma se l'ansiosa Marian sembra essere l'unica ad accorgersene e John si chiude in un laconico riserbo, Lyle fa di tutto per apparire disinvolto. Il suo ultimo libro, in cui descrive la pittura contemporanea come "un'arte moribonda", ha avuto un successo di pubblico inaspettato, e grazie all'adorazione del giovane Robert si è di nuovo attaccato "alla speranza, all'attesa, all'idea che la sua vita stia per cambiare". Eppure, come Lyle imparerà a proprie spese, "lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai". E infatti nelle situazioni più ordinarie - una cena in giardino, una nuotata nel fiume accanto alla casa - che l'assenza di Tony si fa insopportabile, costringendo i tre amici a sollevare il velo di falsa naturalezza che maschera ansie inespresse e antichi dolori.

Recensione
Perfettamente strutturato, con una trama ben costruita che si snoda lieve e intensa, questo romanzo di Peter Cameron analizza i sentimenti, scavando nell’animo umano con lucida consapevolezza e giusto distacco. Con la sua prosa elegante, sobria eppure così immediata, l’autore disegna personaggi complessi e ambientazioni che ben riflettono o contrastano, a seconda dei momenti della vicenda, lo stato d’animo dei vari protagonisti. Così la campagna lontana da New York, il fiume, l’orto di John, la bella casa che questi divide con Marian, diventano non solo scenario  della vicenda ma anche una specie di alter ego dei personaggi.
Il romanzo si centra sui sentimenti, quelli vissuti apertamente e quelli taciuti, svelando e rivelando quell’insieme di passioni, di cose dette e non dette, recriminazioni, paure che sono l’espressione della sofferenza causata dalla morte, avvenuta in un passato ancora recente,  del compagno di Lyle. Un dolore che incrina la serenità apparenti di un weekend fra amici, che fa esplodere dinamiche sotterranee ai rapporti fra i vari personaggi, improntati a una normalità ipocrita, forse rassegnata. Nel circolo di Marian, John e Lyle, nelle loro vite ordinate, irrompe Robert, il nuovo compagno di Lyle che né questi né Marian sapranno accettare. E irrompe anche Laura, con la sua disinvoltura, la sua passionalità, ospite a una cena durante la quale la tensione fra i vari protagonisti si farà palpabile per poi esplodere nel corso di una notte dallo svolgersi inatteso. 
Un romanzo profondo, un’analisi lucida del dolore, dell’ipocrisia, di quelle norme di comportamento non scritte che fin troppe volte ci ostiniamo a seguire o a imporci per paura di affrontare la realtà della vita.

venerdì 30 giugno 2017


Come gli scontrini in autunno: Racconti
Flavia Todisco
Formato Kindle
BLA Bookmark Literary Agency
pag. 51

La Trama
Come gli scontrini in autunno è una raccolta di cinque racconti o, meglio, “scontrini” in versione autunnale, dedicata alle metamorfosi dei singoli e alle evoluzioni sociali, invocate dal presente. 
L’autunno con le sue cadute, i suoi letarghi e il progressivo inabissarsi della luce fa da sfondo simbolico ai racconti; la metamorfosi, invece, ne tesse e unifica le trame, ammiccando a nuove fioriture. 
Alla fine della stagione e della raccolta forse si scorge un bagliore, una nuova forma di eroismo, che molti probabilmente vagheggiano e cercano. 
Ci troviamo, tuttavia, nel mondo degli “scontrini” e i loro eroi non possono che essere bislacchi e bizzarri.

Recensione
Brillanti, spassosi, in alcuni casi venati di sottile malinconia e disillusione, questi racconti di Flavia Todisco sono scritti con intelligenza, garbata ironia, sicura eleganza. E sono uniti da un filo conduttore che parla di cambiamento, evoluzione, divenire. Di un processo che a volte culmina in un esito positivo, mentre altre lascia addosso una sensazione di delusione, di occasione perduta. (come nel caso de I veli di Maya)
Gli Scontrini d’autunno sono tutto questo e altro ancora. In particolare, la loro autrice ci fa intendere che pianificare la propria esistenza, il proprio futuro, imporsi regole di condotta ben definite, osservarle con scrupolosa attenzione è un fatto probabilmente istintivo, che dà sicurezza fino a che, inesorabile e perenne, la Vita (quella profondamente vera) o, se vogliamo, il Destino, si occupano di scombinare quei piani così ragionati, di cancellare quelle regole  accettate da sempre per far spazio a un nuovo modo di essere, di vivere, di pensare. E allora avremo l’impressione che l’ombra ci avvolga ma se sapremo capire quello che accade nel nostro io più profondo, riusciremo a scorgere uno spiraglio di luce che si proietta su di noi e sul mondo che ci circonda, che impareremo a guardare con occhi nuovi e ad accettare con una mente rinnovata e pura. Per arrivare a tuto questo, però, c’è sempre un prezzo da pagare, uno scontrino da onorare, un autunno da vivere.
Scritto con una prosa raffinatamente sobria e accattivante, Come gli scontrini d’autunno conferma le doti di narratrice di grande intelligenza e sensibilità di Flavia Todisco.

martedì 27 giugno 2017


Il profumo del sud
Linda Bertasi
Create Space Independent Publishing Platform
pag. 308
prezzo € 14,56
e-book € 1,89

La Trama
Porto di Genova 1858 - Venuta a conoscenza del suo scomodo passato, Anita Dalmasso decide di partire per il Nuovo Mondo. La traversata dell’Atlantico segnerà profondi mutamenti nella sua vita: l’incontro con l’affascinante uomo d’affari americano Justin Henderson e quello con Margherita Castaldo, liberale e impavida proprietaria terriera. Giunta a New York seguirà la nuova amica nella sua piantagione a Montgomery e qui sarà conquistata dalle bianche distese di cotone, dai profumi e dai colori del profondo Sud americano, con i suoi contrasti e le sue ingiustizie. Il destino avrà in serbo per lei non solo il rosso della passione, ma anche i travolgenti venti di guerra che si profilano all’orizzonte e che porteranno un’intera nazione alla guerra civile, sconvolgendo ancora una volta il corso della sua esistenza.

Recensione
Un bel romanzo che si apprezza per la trama sicuramente coinvolgente e ben costruita, per l’accurata ricostruzione storica, per la prosa netta ed elegante.
Quello che più colpirà il lettore, peraltro, è la protagonista: una donna che si trova a fare i conti con un destino capriccioso, a volte crudele, che sa affrontare con tenacia caparbia, passione intensa, grande forza e determinazione. Perché la vita le regala tutto (una splendida casa e una piantagione nella terra che ama, un’amicizia solida e bella con Margherita Castaldo, una passione travolgente, un amore assoluto) per poi sottrarglielo beffarda.  
O almeno apparentemente, visto che Anita è una donna dalle infinite risorse e dalle infinite strade da percorrere, quelle stesse strade che la porteranno dal Sud degli Stati Uniti martoriato da una guerra feroce di nuovo in Italia e poi ancora una volta lontano, finalmente appagata, finalmente serena.
Linda Bertasi ci racconta una storia bella e complessa, ricca di avvenimenti di portata storica e personali, creando un mosaico nel quale la Storia si intreccia con le vicende dei vari protagonisti fino alle estreme conseguenze, fino al dolore più grande. E ci parla di una costante rinascita, quella di Anita, che non si arrende mai, che ama le tradizioni ma detesta le convenzioni e le falsità, che incarna con la sua bellezza, intelligenza e sensibilità una donna non comune. Che guarda in faccia al destino con i suoi occhi di onice che soggiogano e seducono. Che sa fare innamorare non solo i protagonisti del romanzo, ma i suoi stessi lettori che non la dimenticheranno facilmente come non dimenticheranno il profumo di quel Sud orgoglioso e superbo, con le sue piantagioni, le grandi ville che una guerra fratricida ha spazzato via.


Quattro chiacchiere con Linda Bertasi, per conoscerla meglio e per sapere dei suoi progetti futuri.
Linda, raccontaci di te. Della donna, della scrittrice e della blogger. Svelaci quando e perché hai sentito la voglia, la necessità di scrivere.
Ciao, è un piacere essere qui. Un saluto a tutti i lettori del tuo blog. La scrittura fa parte di me da sempre, non ricordo un periodo della mia vita che non fosse legata alla scrittura. Ho iniziato con le lettere tra amici vicini e lontani, poi sono passata alle poesie e i racconti e, infine, sono approdata al romanzo. Avevo diciassette anni. Il mio esordio avvenne nel 2010 con il romance contemporaneo “Destino di un amore” e, da allora, ho pubblicato cinque romanzi.
Scrivere mi completa, mi fa respirare, è magia e soddisfazione; non potrei vivere senza i miei mondi di carta.
La donna che è in me è molto impegnata, ma cerca di ritagliarsi almeno due ore al giorno per dedicarsi alle sue passioni, tra il lavoro, il blog e una bambina piccola.
A proposito del mio blog Linda Bertasi Blog, è nato per gioco nel 2013 e da allora non mi sono più fermata; offro servizi agli emergenti, rubriche, approfondimenti. Mi piace molto gestirlo.

Tu scrivi romanzi storici, prevalentemente. Ci racconti le motivazioni di questa scelta e che preparazione richiede la scrittura di un romanzo di questo genere?
La storia è nel mio D.N.A Chi mi conosce, mi definisce una donna nata nel secolo sbagliato. Trovo molto più semplice scrivere storico che contemporaneo. 
La storia è respiro, la storia racconta quello che siamo oggi; c’è insegnamento, potere, magia, prestigio. Trovo che le ambientazioni storiche diano quel pathos in più, quel coinvolgimento; un conflitto bellico sullo sfondo, le differenze tra classi sociali, i veti dell’epoca. Come si può non amare la storia?
Scrivere un romanzo storico è una responsabilità. Se non si vuole fare ricerca, tanto vale non iniziare nemmeno. Il primo tassello è la ricerca, tanta, fondamentale e illimitata. Conoscere molto bene il periodo, gli usi e i costumi, la poltica. Trovo che la ricerca sia la parte più bella sello scrivere storico. 
Nel caso de “Il Profumo del Sud”, tutto ciò che si legge è reale e documentato a eccezione della storia tra i protagonisti; ho impiegato 9 mesi di ricerca e 6  di stesura per scriverlo.

Una volta terminato un romanzo, che tipo di lavoro ritieni sia necessario, sia nel caso di autopubblicazione che di proposta a una casa editrice?
La prima cosa da fare dopo la stesura è un buon editing, affidarsi a professionisti del settore che “sistemino” e trovino errori, refusi e incongruenze. Armarsi di tanta umiltà è la prima regola per realizzare un buon prodotto.
Dipende, poi, da che progetto si ha per il proprio romanzo. Entrambe le strade sono validissime. Il Self va provato, ma bisogna sapersi muovere: conoscere i blog, saper impaginare, caricare l’opera, trovare un buon grafico per la cover, autopromuoversi sui Social.
Per quanto concerne la casa editrice, invece, bisogna fare una ricerca, considerare quali editori interessano: se piccoli, medi o grandi. O puntare sugli agenti. Sono tutte buone strade, ma richiedono tempo e pazienza. 

“Il profumo del Sud” è un libro emozionante e suggestivo, con una protagonista forte, determinata e direi estremamente moderna. Che cosa lo ha ispirato? 
E come nasce la figura di Anita? 
A  ispirarmi è stata come sempre Jane Austen, la mia Musa. Guardavo alla TV una rivisitazione di “Emma”, ricordo che spensi, mi sedetti al PC e vidi la Lanterna di Genova; così ebbe inizio l’avventura di Anita.
La mia è una protagonista complessa, mi sono limitata a seguirla; io considero la scrittura come una specie di magia, sono i personaggi a decidere, io mi adeguo a descrivere le loro azioni.
Anita era sul ponte del piroscafo, lasciava la penisola per un viaggio verso il Nuovo Mondo, per ricostruirsi una nuova vita. Volevo raccontare di un amore con la A maiuscola e volevo farlo all’interno di un conflitto che da sempre mi appassiona, quello della guerra di secessione americana.

Domanda impertinente, fra gli uomini che circondano la tua eroina, per chi batterebbe il tuo cuore?
Non ho un attimo di esitazione: Justin Henderson. Lo sognavo la notte, e mi accadde solo con lui. Quando scrivevo mi batteva il cuore e sentivo tutte le emozioni di Anita sulla pelle.

Due parole per chi ha un manoscritto e vorrebbe pubblicarlo.
Affidatevi a un buon editor, ascoltate i giudizi di chi ha più esperienza, non innervositevi per una recensione negativa e soprattutto non smettete mai di migliorarvi. Leggete, scrivete, correggete; non ostinatevi a creare se non avete idee, l’ispirazione arriverà quando meno ve lo aspettate.
Non siate commerciali, non cavalcate l’onda, ma scrivete di ciò che conoscete, come consigliava sempre Jane Austen.

Che cosa ci regalerai in futuro?
Al momento sto lavorando a un regency, sono in fase di editing. Una storia che mescola mistero e passione, ambientata in una zona molto suggestiva dell’Inghilterra meridionale. Un saluto a tutti i tuoi lettori e grazie infinite per questa bella intervista e per la splendida recensione.
Bio
Linda Bertasi nasce nel 1978. Appassionata di storia inglese e russa, gestisce il suo Lit-blog dove dà spazio agli emergenti con servizi gratuiti, collabora con Magazine e Case Editrici. E' una delle fondatrici di Io Leggo Il Romanzo Storico e collaboratrice di Logokrisia. Esordisce nel 2010 con il romance contemporaneo "Destino di una more" e, a oggi, ha pubblicato diversi romanzi, conseguendo diversi Premi tra cui ricordiamo l'ultimo "Penna d'Oro" del Lions Club della sua città. Sposata e con una figlia, vive nella provincia di Ferrara, dove gestisce una piccola realtà commerciale.

lunedì 26 giugno 2017


L’anello della chiave
Hella.S.Haasse
Iperborea
pag. 168
prezzo € 11,05

La Trama
L'infanzia e l'adolescenza in una Giava magica, un mondo coloniale abbandonato per sempre, l'affascinante amica del cuore perduta e scomparsa nel nulla, il marito amato che le nascondeva una passione segreta: forse è nel forziere di cui non trova più la chiave la spiegazione dei tanti enigmi della vita di Herma Warner, la preziosa cassa di ebano in cui ha rinchiuso le sue "Indie", i documenti di un lontano passato da tempo lasciato depositare nel fondo oscuro della coscienza, inaccessibile quanto l'antico forziere. Finché una lettera la spinge a far luce in quei recessi dell'anima: un giornalista le chiede notizie di una certa Mila Wychinska, nome in cui è più volte incappato nei suoi studi sugli attivisti dei diritti umani nel Sud-Est asiatico, senza trovare informazioni fondate. Basta quel nome perché l'onda dei ricordi travolga le barriere che Herma si è costruita nei suoi ordinati studi di storica dell'arte e nella quiete della casa di famiglia dove vive ritirata. Perché Mila Wychinska non è altri che Dee Mijers, l'amica della giovinezza a Batavia, uno dei nomi che aveva adottato, rinunciando a quello della sua nobile famiglia, nella sua continua ricerca di un'identità, sempre dalla parte delle vittime del potere e delle discriminazioni. A poco a poco riaffiora la storia di un'amicizia e di un amore in cui si riflette la fine di un'epoca e di un mondo, dal colonialismo alle lotte d'indipendenza, fino alla nascita della Repubblica Indonesiana.

Recensione
Hella Haasse è una scrittrice raffinatissima e potente: in poco più di cento pagine, ci regala, nel romanzo L'anello della chiave, un affresco storico, un ambiente esotico, Giava nel primi del '900, al tempo della colonizzazione olandese, una descrizione intima dell'animo umano e dell'eterna alternanza fra rivalità e sorellanza fra donne.
Giunta agli ultimi capitoli della propria vita, la protagonista ricorda, anzi viene costretta a ricordare, la giovinezza a Giava, quell'appartenere a due mondi differenti tipico di chi è nato nelle colonie, le leggende e la splendida natura, la popolazione multietnica e la più cara amica. Un'amica che diventerà nel tempo ombra specchio e rivale. Alla fine, ci si interroga sulla verità: la verità sull'amore, sull'amicizia e su tutti i rapporti umani. Quanto siamo sinceri gli uni con gli altri? E quanto siamo sinceri con noi stessi?
Giada Pauletto

Il Morso 
Simona Lo Iacono
Neri Pozza
pag. 238
prezzo € 14,03

La Trama
Palermo, 1847. Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come «due mandorle dure» e una reputazione difficile da ignorare: nella sua città, Siracusa, viene considerata una «babba», ossia una pazza. La nomea le è stata attribuita a causa del «fatto», ovvero il ricorrere di improvvise e violente crisi convulsive, con conseguente perdita della coscienza. Il «fatto» aleggia sulla vita di Lucia come un'imminenza sempre prossima a manifestarsi, un'ombra che la precede e di cui nessun medico ha saputo formulare una diagnosi, a parte un tale John Hughlings Jackson che al «fatto» ha dato un nome balordo: epilessia. Un nome che le illustri eminenze mediche siciliane hanno liquidato con una mezza alzata di spalle. Per volontà della madre, speranzosa di risanare le sorti della famiglia, Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso la casa dei conti Ramacca. Un compito che la «babba» accetta a malincuore, sapendo che il Conte figlio si è fatto esigente in tema di servitù femminile. Da quando, infatti, in lui prorompe la vita di un uomo, l'intera famiglia si è dovuta scomodare a trovargli serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d'amore. Stufo delle arrendevoli ragazze che si avvicendano nel suo letto, il Conte figlio è alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga, dandogli l'impressione che la caccia sia vera e che il trofeo abbia capitolato solo per desiderio. O, meglio, per amore. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il Conte figlio le si accosta perciò con consumata e indifferente esperienza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza. La ragazza, però, gli sferra un morso da furetto. Un morso veloce, stizzito, che lo fa sanguinare e ridere stupefatto. Un gesto di inaspettata ribellione che segnerà per sempre la vita di Lucia, rendendola, suo malgrado, un'inconsapevole eroina durante la rivoluzione siciliana del 1848, il primo moto di quell'ondata di insurrezioni popolari che sconvolse l'Europa in quel fatidico anno.

Recensione
Il Morso, di Simona Lo Iacono è un libro che sembra scritto in altri secoli.
Per il linguaggio, aulico, barocco, prezioso come perla scaramazza, capace di descrivere un maniera poetica anche gli aspetti più miseri ed infimi della vita e dell'animo umano.
C'è di sicuro la donna di Legge (l'Autrice è un magistrato), nella ricostruzione storica accurata, nei dettagli delle prigioni e degli istituti di cura coatta del 1800. E c'è l'amore per la propria terra, la Sicilia, sospesa in un tempo indefinito alle soglie del 1848, con una nobiltà quasi medievale, una campagna ubriaca di sole e calura, una torma di indovini, monache e presagi. La Sicilia, e Palermo che racchiude in sé anime sante e dannate, misteri del Levante e vagiti d'Illuminismo.  La protagonista, umile fra gli umili, travolta dalla Storia, soffre di epilessia. E la descrizione che ne viene data è splendida, attendibile dal punto di vista medico e dignitosissima. In un mondo dove ancora le crisi erano segno di magia o di follia, quando i regi accademici borbonici (ma non solo), ridevano degli articoli di Jackson e Charcot, Lucia si erge a riscattare se stessa. Nonostante la malattia, la condizione sociale ed il sesso, si dimostra capace di coraggio, audacia e sacrificio. In nome di un sogno. O di una sensazione. In nome di quell'Italia che ancora non esisteva, ma di lì a poco sarebbe nata. Anche e soprattutto grazie ai sacrifici di persone come Lucia Salvo.
                                                                                       Giada Pauletto