mercoledì 10 ottobre 2018

Ritorno da Tiffany
Francesca Baldacci
Self  Publishing
pag.374
prezzo € 11,43

La Trama
Angy è tornata. 
Ha passato un lungo anno pieno d’amore tra le braccia di Renato, con cui ha vissuto una storia intensa, sia pure a distanza, e a breve si troveranno a lavorare ancora insieme, all’hotel Tiffany. Angy però, con il caratterino che si ritrova, non è disposta a scendere a compromessi nel lavoro, neppure se c’è di mezzo il sentimento. Quanto a Renato, non è da meno. Sta arrivando di nuovo l’estate, dunque: zia Camilla e zia Gisella sono felici di riaccogliere la nipote all’hotel dei sogni, dov’è “guarita” e dove ha ritrovato se stessa. Ma cos’attende Angy di ritorno al “Tiffany”? E che cosa accadrà se, a sorpresa, Giulio Rossini, alias il misterioso, affascinante Julius, dovesse riaffacciarsi, in albergo e nella sua vita di donna, con il preciso proposito di ritornare sui suoi passi? E Renato che cosa farà? Saprà rassegnarsi, o si batterà per la donna che ama? 
Sullo sfondo, di nuovo la magia della Riviera delle Palme, le zie e le loro storie, la nostalgia per i mitici anni Sessanta, la musica, i film, e soprattutto “Colazione da Tiffany”.
Se avete amato “Vacanze da Tiffany”, l’unico romanzo-omaggio al film-culto “Colazione da Tiffany”, non potete perderne il sequel. Parola di Angy!

Recensione
Ritorna Angy, la protagonista di Vacanze da Tiffany e ritorna con il suo caratterizzo pepato e deciso, le sue paturnie e dubbi d’amore, la sua mente e il suo cuore ancora divisi fra il concreto, solido, scontroso Renato e Giulio/Julius con le sue luci e ombre, i suoi momenti appassionati e i suoi vezzi da rock star.
Certo, Angy l’avevamo lasciata innamoratissima del suo Renato ma con una come lei, mai dire mai: le sorprese, le scenate, le rotture. ( e delle più eclatanti), sono all’ordine dei giorno e tutto è possibile. 
E naturalmente ritorna il Tiffany, l’hotel della Riviera delle Palme, gestito dalle simpaticissime zie di Angy e cornice ideale per momenti indimenticabili con le sue feste anni ’60 dalle musiche meravigliose, le sue proiezioni di Colazione da Tiffany, i suoi clienti e le loro vicende che si intrecciano con quelle della nostra effervescente protagonista in un romanzo che appassiona e diverte il lettore grazie alla prosa brillante, leggera ed elegante della sempre brava Franca Baldacci. 
Ritorno da Tiffany è una commedia sentimentale intelligente, scritta bene, con personaggi ben tratteggiati e un’ambientazione resa perfettamente, al punto che vi sembrerà di essere lì, con Angy e le sue zie, di soggiornare al Tiffany, di vivere un’estate davvero bella ballando al suono di musiche indimenticabili diffuse dal juke box.
E tutto questo fino a un finale che vi sorprenderà.

Una breve chiacchierata con Francesca Baldacci per saperne di più del romanzo, dell’Hotel Tiffany e dei progetti futuri di questa brava autrice.
Francesca, innanzitutto complimenti per questo tuo nuovo romanzo. Una domanda che, credo, molti tuoi lettori oltre a me si staranno facendo: Ritorno da Tiffany segna il punto finale dei tuoi romanzi ambientati nell’ormai mitico hotel della Riviera delle Palme? O ci “soggiorneremo” ancora?
Grazie! Molto dipende dalla risposta delle lettrici, se mi chiederanno un nuovo sequel oppure no. La voglia ci sarebbe, veramente, anche se ho già molti altri progetti in mente. Ma so che le affezionatissime di “Vacanze da Tiffany” non si vogliono arrendere!

Una curiosità: esiste un tuo Hotel Tiffany, dove niente di brutto può succedere e dove rifugiarti per sognare?
Indubbiamente sì, mi sono ispirata all’albergo dove ogni anno soggiorno al mare, e che si trova proprio sulla Riviera delle Palme, anche se in realtà il paese Rocca a Mare, location di “Vacanze da Tiffany” non esiste veramente. In effetti io penso che il luogo dove abitualmente si sta in vacanza, rappresenti un po’ un’oasi per rilassarsi, sognare, pensare che nulla di brutto può succedere.

Leggendo Vacanze da Tiffany e Ritorno da Tiffany è inevitabile sentire una nostalgia leggera e intensa per gli anni sessanta, le loro musiche indimenticabili, le loro estati fra balli del mattone e twist, la loro atmosfera leggera e serena. Hai mai pensato di scrivere un romanzo ambientato durante un’estate di quegli anni lontani ma sempre presenti nella nostra mente e cuore?

Certo che sì! Ti dirò che mi piacerebbe molto scrivere un prequel di “Vacanze da Tiffany”, con zia Gisella e zia Camilla ragazze che si scatenano sulle rotonde, credo che sarebbe interessante. Io adoro la musica e il cinema di quegli anni, lo spirito di ottimismo che si respirava e che oggi manca tanto. Ne abbiamo parlato anche durante l’ultima presentazione di Tiffany, proprio nell’hotel dove ho soggiornato, e alcuni presenti hanno parlato della magia di quel periodo, così creativo.

E per il futuro più immediato che cosa ci regalerà Francesca Baldacci scrittrice? 
Non voglio svelare nulla di preciso, ma dovrebbe esserci una bella sorpresa in vista tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
Intanto continuo a scrivere romanzi per le riviste, che hanno uno stile tradizionale, ma che rappresentano per me un punto di riferimento fondamentale.
Grazie!




Le nozze di Stalachti e altre storie di Corfù
Kostantinos Theotokis
Aiora Press
pag.80
prezzo € 8,10

La Trama
Theotokis nelle sue Storie ci presenta un mondo tradizionale, immobile, un mondo condizionato dalle necessità naturali, dentro il quale i sentimenti e gli impulsi si intrecciano e si sbrigliano con violenza. Sono drammi passionali nei quali il pathos dei protagonisti, te­so senza interruzione fino alla catarsi, diviene la leva motrice dell'intreccio, mentre l'eros, il senso dell'onore, la diseguaglianza sociale determinano lo svolgersi dell'azione. Luo­go, la pic­cola società agricola, chiusa e arretrata, del­­la Corfù tra la fine dell'Ot­tocento e gli inizi del Novecento.

Recensione
Tre anni fa, in una piccola deliziosa libreria a Samos (nel microscopico paesino di Manolates), mi sono imbattuta in veri e propri gioielli. Romenzi e racconti di autori greci contemporanei, tradotti in Italiano ed in Inglese. Uno di questi è Le nozze di Stalachti e altre storie di Corfù, di Kostantinos Theotokis. Dalle prime pagine, un senso di familiarità mi ha avvolta. Non solo le descrizioni degli assolati, immobili pomeriggi isolani, il canto delle cicale e la colata degli ulivi, ma anche le descrizioni, le scene nette come istantanee su un mondo ormai passato, quello contadino di fine ottocento: duro, povero, spesso spietato. Le regole ferree dell'onore e della vendetta, il destino agro degli umili e quello ancor più drammatico dei deboli, donne e bambini soprattutto. Una familiarità che ha subito aperto una finstrella nella memoria scolastica: l'opera di Theotikis è molto simile a quella del Verga, sia nei contenuti che nella forma. Cambia forse l'intento: i racconti corfioti sono una vera e propria denuncia, un tentativo di cronaca sociale finalizzata a risvegliare le coscienze. E questo affascina ancor più, se si conosce la vita dello scrittore, già di per sé un romanzo: nobile di antiche origini, progressista, europeista ante litteram, poliglotta, traduttore di Flaubert, Goethe, Shakespeare e persino dei Veda, sposato con una baronessa che aveva 17 aa più di lui, innamorato della sua Grecia e dell’Italia... insomma, un autore da scoprire, come del resto tutta la letteratura greca contemporanea!!!
                                                                                             Giada Pauletto

                                                                                    

Non lasciarmi
Kazuo Ishiguro
Einaudi
pag.298
prezzo € 9,75
e-book € 7,99

La trama
Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

Recensione
Ricordo che qualcuno è rimasto sorpreso dall’assegnazione del Premio Nobel a Ishiguro, e se ogni perplessità è lecita, altrettanto lecito spero sia il mio invito a leggere questo capolavoro, cui la definizione di distopico va stretta come la scarpetta di Cenerentola alle sorellastre.
Della trama dirò il meno possibile, certo che ogni parola in più potrebbe ossidare il piacere della lettura, mentre ne spenderò volentieri qualcuna sullo stile impeccabile dell’autore, sulla sua capacità di preconizzare un futuro spietato e utilitaristico, ormai non più così lontano, sulla caratterizzazione e sulla raffinata tridimensionalità psicologica dei suoi personaggi.
La storia di un’amicizia disperata tra tre ragazzi vissuti in una dorata cattività, tra folli speranze per un futuro ingannatore, un presente che è rimpianto già nel momento in cui è vissuto e un passato che non esiste e non è mai esistito. Un libro che è una visionaria metafora sociale e politica, pennellata con la delicatezza di un impressionista, ma anche e soprattutto un’amara allegoria esistenziale per chi abbia il ragionevole dubbio di aver visto la luce solo per meglio illuminare le case altrui.
Come i protagonisti inseguirete molte risposte, ma come loro le avrete quando ormai serviranno solo a dimostrare che l’omissione è il più caritatevole atto di vile cinismo. La timida e delicata Kathy, la prepotente e disperata Ruth, il folle e tenero Tommy si ameranno, si fronteggeranno e si separeranno, ma rimarranno indissolubilmente uniti dal sapere che quel che resta del giorno è veramente poco, e con la stessa tenacia i loro nomi si fisseranno nella vostra memoria di lettore.                                                                                         
                                                       Riccardo Gavioso

sabato 15 settembre 2018

La ragazza senza coda
Marialuisa Amodio
Fernandel
pag. 252
prezzo  € 15
e-book € 6,49

La Trama
«Bambina mia, ricorda: non fidarti di nessuno, perché il miglior amico è il peggior nemico». Queste sono le parole d'addio della nonna quando spedisce Delia a vivere da una zia, in un'altra città, lontano dalla madre, dagli amici e dalla sorella, che la piccola ama con la devozione disperata dei bambini cresciuti nelle famiglie senza amore. Parole per Delia incomprensibili, così come le ragioni del suo allontanamento. Ma negli anni successivi Delia si fiderà di tutti, tenacemente: viaggerà molto, si sposerà e andrà a vivere in Australia. E anche se è convinta di aver troncato ogni rapporto con la famiglia d'origine, questo legame oscuro continuerà a dolerle come un arto fantasma, come la coda mozzata di una lucertola o di un topo. La razionalità e l'affetto del marito solo in parte potranno aiutarla ad addomesticare il passato: la nonna maciara, la strega del paese, che somministrava punizioni corporali come fossero medicine; la madre confinata nell'infanzia da un danno subito alla nascita; i giochi che facevano da bambini, prove generali per la vita adulta in un mondo chiuso e violento. Quel passato non l'abbandona, come l'immagine di un incubo non smette di generare angoscia. Delia torna a Matera dopo vent'anni, ritrova sua sorella Silvia e i vecchi amici, Michele, Rosa, Uccio. Sono tutti lì, con le loro vite sprecate e vissute male. Sono tutti lì, tranne Tommaso. Delia non ricorda la sua fine terribile, non ricorda nulla di quell'estate lontana, finché dalla geografia distorta della memoria emerge una verità dolorosa che nel far luce brucia e distrugge, e forse, finalmente, libera.

Recensione
Un viaggio nel tempo, nella memoria. Un ricordo che si profila nella mente della protagonista, minaccioso e incombente, seppur non definito. 
La ragazza senza coda è un thriller psicologico che avvolge e avvince il lettore che si trova immerso in una realtà quotidiana nella quale modernità e credenze arcaiche convivono seppur a fatica, seppur contraddicendosi l’una con l’altra e sulla quale tradizioni obsolete proiettano ombre lunghe e spesse come il silenzio di chi sa e non vuol rivelare. Di chi ha le risposte alle domande di Delia ma si nasconde dietro un mutismo che la opprime, imprigiona la sua mente e la sua anima.
Matera, i suoi sassi, gli amici di un tempo e le loro vite buttate via, la sorella ormai pallido ricordo della bambina dalla fantasia sfrenata e la volontà di ferro che era stata, circondano e accompagnano la protagonista del romanzo in un percorso doloroso e difficile, carico di tensione e angosce che affiorano fino al momento decisivo, fino a che si troverà di fronte quel passato che non sapeva o poteva ricordare e che, finalmente, saprà affrontare e superare per ritrovare il mare, con le sue acque scintillanti, metafora di un futuro senza più ombre.
La ragazza senza coda è sicuramente un bel romanzo, ben costruito e narrato grazie a una prosa accurata, serrata e intensa quando è necessario, che rende perfettamente il senso di inevitabile che domina tutta la vicenda e proietta sul lettore la stessa ansia, le stesse paure che Delia avverte.


Marialuisa, parlaci di te come donna e autrice. Che motivazioni ti hanno portata a scrivere? Cosa fa Marialuisa quando non scrive?
Non mi considero una donna, soprattutto quando scrivo o penso o svolgo qualsiasi attività per cui il mio sesso è ininfluente, come lo è qualsiasi altra mia caratteristica fisica. Certo il colore dei capelli, ad esempio, non è culturalmente e socialmente codificato, non come il colore della pelle, almeno. O il sesso biologico. Ma io questa lingua non la parlo e non la voglio parlare. Da bambina volevo essere maschio. Pensavo che avrebbe risolto molti miei problemi. Ma quando un inserviente di un bagno pubblico, durante una gita scolastica, mi sgridò perché ero entrata nel bagno delle femmine, tra le prese in giro dei miei compagni, capii che non avevo poi tanta voglia di complicarmi la vita per recitare una parte e parlare una lingua, quella del maschio, che sentivo distante quanto l’altra, assegnatami d’ufficio alla nascita. Oggi ho un nome pure io. A-gender, così ho letto. Ma per l’ansia classificatoria dello spettro dei generi provo la stessa curiosità, appassionata ma distaccata, che mi ha portato allo studio dell’antropologia e probabilmente alla scrittura. Le prime parole che ho pronunciato sono state quelle di una fiaba, ancora prima di mamma e papà. A sette anni ho deciso che volevo scrivere, creare con le parole, e non ho più cambiato idea. Scrivo sempre, anche quando non scrivo. Alcune buone idee mi sono venute dai sogni, per esempio. Ogni momento della giornata è raccolta del materiale o rielaborazione del materiale. D’altronde, qualsiasi lavoro sano e necessario non finisce mai e coincide con la vita. Il giardino cresce anche quando il giardiniere non lo guarda.

Da dove è nata l’idea del tuo romanzo La ragazza senza coda? Che tipo di lavoro ne ha preceduto la stesura?
Un giorno, tornata a casa di mia nonna, mi accorsi che le finestre del seminterrato non erano come le ricordavo. Sicuramente non era la prima volta che qualche dettaglio della realtà disattendeva i miei ricordi. Ma quella volta mi sconvolse. Mi appassionai allo studio della memoria, in particolare dei falsi ricordi legati all’esperienza traumatica. È una parte importante del romanzo, perché ne guida la struttura. Poi si aggregarono altre idee. Una mi venne da uno studio di Lidia De Rita, antropologa e psicologa, sui Sassi di Matera. Parlava della diffidenza degli abitanti dei Sassi verso lo Stato e del vicinato come sistema autarchico. Di un delitto giudicato e punito all’interno di un vicinato. Diffidenza che trovava conferma nei racconti di mia nonna paterna. Avevo tantissimo materiale a disposizione. Mi sono laureata in antropologia culturale con una tesi sui Sassi. Il lavoro di ricerca comprendeva quasi duecento pagine di interviste agli ex abitanti, compresa mia nonna e una sua amica, una maciara che aveva continuato a esercitare anche nel quartiere nuovo. E tutto questo materiale era rimasto a riposo per sei anni, la giusta stagionatura perché fornisse da base senza appesantire il racconto.

Cosa ispira le storie che racconti? Quanto di personale c’è in loro?
Tutto le ispira e tutto è personale.
L’autobiografia è un genere la cui autenticità e valore dipendono dal talento e dalla bravura dello scrittore, come qualsiasi altro genere letterario. Un’autobiografia è un genere “personale” quanto un romanzo di fantascienza. Prendi “Io sono vivo, voi siete morti” di Emmanuel Carrère. Quanto c’era di Philip K. Dick nei suoi romanzi di fantascienza? E quanto c’è di Emmanuel Carrère nella biografia di Philip K. Dick?
La retorica del documentarismo viene dalla boria e dalla cattiva coscienza borghese. Non esiste lo sguardo neutro. L’osservatore filtra e modifica la realtà osservata. E certe “realtà” osservate sono perfettamente in grado di narrarsi da sole. L’oggetto diventa soggetto e non ha bisogno dell’antropologo colonialista per raccontare com’è fatto il proprio ombelico.

C’è qualche autore che consideri essenziale, imprescindibile per te come persona e scrittrice?
Hans Christian Andersen è stato il primo, quando ero molto piccola. Ho amato e reputo ancora molto importanti Franz Kafka, Julio Cortázar, Thomas Mann, Elsa Morante, Hugo Pratt, Philip K. Dick, Antonin Artaud, Fëdor Dostoevskij, Gregory Bateson. Sicuramente ne ho omessi parecchi. Ma questi sono, sulle dita delle mani.

Come sei arrivata alla pubblicazione di La ragazza senza coda e hai un qualche suggerimento per chi vorrebbe veder pubblicato un suo lavoro?
Ho stilato una lista di sei editori che apprezzavo e/o ritenevo adatti al romanzo. Escludendone un paio che chiedevano solo la sinossi o la sinossi e un capitolo, e che non hanno mai risposto, l’ho inviato per email al primo della lista, la Fernandel di Giorgio Pozzi. Dopo qualche giorno ho ricevuto la proposta di pubblicazione. È stato un caso, l’attesa di solito è molto più lunga.
Con Internet, il self publishing, l’esplosione del mercato editoriale, siamo nell’epoca della pubblicazione istantanea. Rispondeva Theodore Sturgeon a chi definiva “spazzatura” la narrativa di fantascienza, che il 90% di qualsiasi cosa è spazzatura. Era il 1958. Oggi siamo al 99%.
L’obiettivo primario non deve essere la pubblicazione (tanto più di questi tempi; pubblicare non è mai stato più facile), ma l’opera in sé. Anche guadagnare scrivendo potrebbe essere un ostacolo al vero obiettivo, almeno per me. Non voglio essere come quelli che diventano la cover band di se stessi o che scrivono (benissimo, per carità) come tizio perché tizio è andato bene e questo cercano gli editor. Non ci sarebbe niente di male, ma se lo facessi, avrei perso di vista il mio obiettivo.

Progetti futuri?
Ho un romanzo interrotto da riprendere e diverse idee da far maturare. Credo che la traduzione sia l’unico lavoro incompatibile con la scrittura. Dopo aver passato la giornata a tradurre, di fatto a scrivere, l’ultima cosa che voglio fare è scrivere ancora. Ho ricevuto alcune proposte di ghost writing, ma è una strada che non mi interessa. Se devo lavorare su progetti altrui, preferisco le traduzioni. Quindi il mio principale progetto per il futuro è trovare un equilibrio tra la necessità di lavorare per vivere e quella di lavorare la vita. In fondo, è un problema che hanno in molti.

Bio
Marialuisa Amodio è nata a Matera e vive a Bracciano con un marito e due gatti. Ha studiato antropologia e lavora come traduttrice. Ha pubblicato i romanzi Al buio non parliamo delle stagioni (Albus Edizioni, 2010) e L’era del Leviatano (La Penna Blu, 2012).
Tropico dei Sogni
Ambrogio Borsani
Neri Pozza
pag. 174
prezzo  € 12,32
e-book € 8,99

La Trama
Mauritius: un crocevia di personaggi straordinari. Baudelaire vi giunse dopo un fortunoso viaggio impostogli dal patrigno come punizione per i suoi debiti; Conrad vi sbarcò quando era ancora capitano di navi e sognava di fare lo scrittore; Mark Twain vi si rifugiò per sfuggire alle conseguenze di un fallimento. Seguendo le tracce di questi e altri personaggi, l'autore ha ripercorso l'isola cercando testimonianze e documenti, in un viaggio che è anche un'esplorazione delle bellezze dell'isola e della sua anima spirituale.

Recensione
Tropico dei Sogni, un piacevole saggio di Ambrogio Borsani.
L'isola di Mauritius oltre ogni possibile cliché turistico.
Uno sguardo filtrato dalle memorie degli scrittori ( Konrad, Twain, Baudelaire, Le Clezio), dei musicisti, dei pirati.
Un incrocio di genti e di destini.
Sempre sotto un cielo un po' corrucciato.
L'inverno dei tropici, la luce verde, il brivido della foresta.
Un libro per viaggiare con la fantasia e per scoprire altri libri.
Per appassionati di navi mercantili, naufragi e case coloniali.
In un angolo del mondo, dove ogni continente ha lasciato qualcosa di sé.
Masala culturale, atmosfera meticcia.
Esperimento della società che verrà.
                                      Giada Pauletto

Il racconto dell’Ancella 
Margaret Atwood
Ponte alle Grazie
pag. 398
prezzo € 12,60
e-book €  9,99

La trama
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Recensione
E se i Talebani fossimo noi?
Questa è la fastidiosa domanda che vi ronzerà nella testa dopo aver letto questo classico della Letteratura, fortunatamente per ora, solamente di quella distopica.
Se ci soffermeremo poi sulla data di edizione, saremo tentati di attribuire a Margaret Atwood le stesse doti di divinazione che abbiamo riconosciuto a George Orwell, perché, mentre noi abbiamo avuto modo di conoscere la vita, e soprattutto la morte, nei territori che hanno formato lo stato islamico, alla nostra Cassandra non dovevano essere ancora noti al tempo della stesura del romanzo.
Certo, se sembra incubo destinato a restare tale il fatto che una folle teocrazia d’ispirazione cristiana possa impossessarsi del potere nella più potente, e sedicente, democrazia del mondo, pochi dubbi possiamo nutrire sul fatto che se dovesse accadere, le donne indosserebbero le tragiche maschere create dalla Atwood, per rinverdire i fasti dell’Inquisizione e dei processi per stregoneria.
Così trasportati in un tragico Sabba di Ancelle, Marte, Zie, Custodi, Occhi, Mogli e Comandanti, non ci resterà che subire fascino e terrore di questa Danse Macabre, dove alle donne non è riservata miglior sorte di quelle islamiche sottomesse col burqa, e al libro quello di essere bandito da alcune scuole... americane, non islamiche, si noti bene.
Lo stile è perfetto e sofisticato, veste con precisione sartoriale la narrazione, e pare destinato a un lettore smaliziato e avvezzo alle pagine affilate come bisturi. Pagine che si fisseranno nella mente, pronte a suonare il campanello d’allarme contro i prodromi dei fanatismi di qualsivoglia ispirazione.
                                       Riccardo Gavioso

domenica 2 settembre 2018

Un amore veneziano
Andrea di Robilant
Corbaccio
pag. 305
prezzo € 15,81

La Trama
Venezia 1753. A casa del console inglese Riccardo Wynne, il giovane aristocratico Andrea Memmo vede per la prima volta la figlia del console, Giustiniana. I due si innamorano perdutamente, ma Andrea Memmo è destinato a un'importante carriera politica e Giustiniana non può essere una moglie adatta a causa delle voci sulla vita "dissoluta" della madre di lei. La loro storia è destinata a restare clandestina e, finché è possibile, i due si incontreranno nei luoghi più sicuri di una Venezia splendida e decadente: i palazzi di amici compiacenti, i ridotti dei teatri, stanze in affitto in campielli isolati. Ma poi la famiglia Wynne si trasferisce all'estero, e Andrea e Giustiniana sono costretti a trasformare la loro relazione in uno splendido rapporto epistolare, di cui sono testimonianza le lettere trovate per caso dal padre di Andrea di Robilant nella soffitta di palazzo Memmo e che costituiscono l'ossatura di questo libro singolare e prezioso.

Recensione
Una storia d’amore clandestina fra un aristocratico veneziano e la giovane Giustiniana nella cornice di una Venezia splendida con i suoi palazzi che si specchiano nella Laguna, le sue notti di donne e uomini coperti da maschere che ne nascondono il viso e proteggono i segreti, gondole silenziose e campielli nascosti. 
Una protagonista intensa e volitiva, che diventerà una donna indipendente, colta e raffinata e il suo amante vittima di tradizioni, quelle della Serenissima ormai in decadenza, che rispetta e venera ma che gli pesano come un giogo.
E poi le estati nelle ville sul Brenta, la Parigi elegante e voluttuosa, Londra e la sua aristocrazia, lettere appassionate fra i due amanti che intervallano la narrazione: i presupposti per un grande romanzo c’erano tutti. Tutto faceva pensare che il lettore si sarebbe sentito coinvolto e avvinto da una trama e ambientazioni superbe. Peraltro la narrazione è incolore, la prosa è piatta, corretta ma insipida e toglie a Un amore veneziano quel qualcosa che lo avrebbe reso una lettura indimenticabile.