mercoledì 4 luglio 2018

Le signorine di Concarneau
Georges Simenon
Adelphi
pag. 136
prezzo   € 13,60
e-book  € 9,99

La Trama
Jules Guérec - quarant'anni, celibe, proprietario di due pescherecci - è sempre vissuto nella cittadina bretone in cui è nato, nella casa adiacente all'emporio che la sua famiglia gestisce da generazioni, nello stesso odore "di catrame, cordami, caffè, cannella e acquavite", insieme alle due sorelle rimaste nubili, che lo accudiscono con una sollecitudine benigna, occhiuta e possessiva. A loro Guérec deve rendere conto di come spende ogni centesimo. Persino quando gli capita di andare a Quimper, e di non resistere alla tentazione di tornare in quella certa strada dove un paio di signore "arrivate da Parigi" passeggiano "gettando agli uomini sguardi provocanti", il pensiero di come farà a giustificare i cinquanta franchi mancanti gli rovina il piacere. Sono loro, le sorelle, a sorvegliare tutto, a provvedere a tutto. Anche quella volta che lui, da giovanotto, ha messa incinta una ragazza, è stata Celine - che delle due è la più penetrante e la più spiccia, e che afferma di conoscere il fratello come fosse un figlio suo - a prendere in mano la situazione. Una notte, però, Guérec, senza quasi accorgersene, sarà la causa di un evento tragico, le cui paradossali conseguenze potrebbero forse spingerlo a uscire dal bozzolo soffocante, ma anche tiepido e rassicurante, dei legami familiari.

Recensione
E dopo tanti libri orientali (di ispirazione, autore o ambientazione) ecco un classico occidentale: Georges Simenon, Le signorine di Concarneau.
Non è un giallo, ma un romanzo intimista.
Un romanzo sulle relazioni familiari, sul troppo amore che non fa crescere, sulla responsabilità negata, sui piccoli peccati quotidiani. Troppo miseri per fare davvero il male, ma, al tempo stesso, capaci di avvelenare lentamente l'anima.
E, come scenografia, la Bretagna d'inverno, le brume, il mare agitato, le donne con la cuffia inamidata, il traghetto, il vecchio selciato ed i tetti d'ardesia. Una bellezza selvaggia e libera che contrasta con l'universo ora povero ora piccolo borghese della cittadina.
E infatti, gli unici attimi di assoluto respiro sono le uscite dei pescatori, in alto mare, verso scogliere frastagliate. Immensità.
                                       Giada Pauletto
 Il pazzo dello Zar
Jaan Kross
Iperborea
pag. 433
prezzo € 16,15
e-book € 9,99

La Trama
Dopo nove anni di prigionia nella fortezza di Schlüsselburg, il barone Timo von Bock, dichiarato pazzo, viene confinato con la famiglia nei suoi possedimenti baltici, sotto la stretta sorveglianza di spie governative. Che crimine ha commesso questo brillante aristocratico e colonnello dell'Impero russo, ammirato da Goethe e amico intimo dello stesso zar Alessandro? Nato nella culla dei privilegi, Timo è colpevole della follia di non riuscire a scendere a patti con i propri ideali rivoluzionari, un liberale troppo avanti con i tempi, che rifiuta una principessa per sposare una contadina, che libera i suoi servi e tratta da pari i domestici, fino a scrivere allo zar, con la schietta lealtà che il sovrano esige da lui, un'infuocata denuncia contro il regime. Come un "chiodo piantato nel cuore dell'impero", con la purezza pericolosa di un bambino, Timo ingaggia una lotta a distanza con il sovrano, che tenta ogni genere di lusinga e di persecuzione per "guarirlo", in un confronto tra l'intellettuale e il potere, lo spirito libero e il conformismo, e tra due eroi tragici fatalmente legati da un'impossibile amicizia. Jaan Kross si ispira a una reale vicenda storica per scrivere il suo grande romanzo contro l'oppressione, la stessa che i suoi Paesi Baltici continuavano a subire, non più dai Romanov ma dall'Unione Sovietica, e che l'aveva condannato a otto anni di prigionia.Postfazione di Goffredo Fofi.

Recensione
Come recensire questo capolavoro in dieci righe? ...so bene che se ne scorgete di più, scappate gambe in spalla! 
Inizierò col dirvi che questo libro è il libro degli "invece".
Per poi dirvi che ritroverete la Russia dei primi anni dell'800, narrata da una penna d'oca appartenuta a quegli anni, e invece... Che scoprirete che la periferia dell'Impero è osservatorio privilegiato per scrutare il cuore dell'Impero. O che la dinastia dei Romanov, invece di giungere fino a noi, non ha fatto in tempo a vedere la Rivoluzione, anzi non ci è andata nemmeno vicina. Potrei scommettere che sarete scettici sul fatto che nella più dura delle prigioni degli Zar a qualcuno fosse dato di suonare un pianoforte a coda, e caustici sui nomi dei secondini, manifesta esagerazione dell'autore, per poi scoprire, se leggerete il libro fino in fondo, compresa la parte delle fonti, che avrete pensato di leggere un incredibile romanzo, e invece…
                                                          Riccardo Gavioso

domenica 24 giugno 2018


I cani e i lupi
Irene Némirovsky
Adelphi
pag. 240
prezzo  € 5,50
e-book € 2,99

La Trama
Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l'invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzine Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: "come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l'ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi". Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.

Recensione
I cani ed i lupi di Irene Némirovsky mi è stato regalato da una carissima amica. In questo modo, mi ha iniziato allo stile soave, evocativo ed estremamente intimistico dell'Autrice. Uno stile unico, nato dalla sensibilità di tre anime: russa, francese, ebraica. Il romanzo ha di per sé una trama semplice, mentre complessa è la gamma dei sentimenti e delle emozioni che descrive: l'amore, un amore che è anche ossessione, paura, rinuncia; il riscatto sociale; l'inquietudine; le ambizioni; le invidie; l'odio (razziale, verso il ricco capitalista, verso il rivale in amore...). La protagonista, Ada, si libra sopra ogni sventura ed ogni svolta del destino. Libera, artista, ostinata, in un qualche modo selvatica, ella ci offre un bocciolo di speranza. 
Quella speranza che, da li a poco (il romanzo si conclude nel 1939), sarebbe stata divelta da una tempesta inimmaginabile. 
Quella tempesta si è portata via Irene Nemirovsky. 
Ada, alla fine, è rimasta con noi, perennemente giovane, perennemente simbolo di speranza. 
                                                         Giada Pauletto
Follia
Patrick McGrath
Adelphi
pag. 296
prezzo € 10,20

La Trama
Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta.

Recensione
Difficile parlare di Follia di McGrath senza rovinarne la lettura. Proviamoci...
Iniziamo col dire che il libro, per merito di autore e traduttore, è scritto in modo impeccabile, cosa tutt'altro che scontata di questi tempi. I personaggi sono tratteggiati con mina leggera, ma si ha subito l'impressione che rimarranno indelebili, e un raffinato lavoro di cesello psicologico, a tratti psichiatrico, dona loro ulteriore rilievo. I fondali, pur ricchi di scorci aperti, sembrano voler accentuare una sensazione claustrofobica che l'autore dichiara necessaria alla comprensione dei fatti e richiamano nella mente del lettore cupe atmosfere vittoriane pur se l'epoca è sensibilmente diversa. Originale e accattivante, la scelta di un narratore in prima persona, retroattivamente onnisciente.
E la trama...
Il libro ci proporrà due balli, tanto solenni quanto anomali, che segneranno l'arco temporale della storia e faranno da contrappunto alla sua evoluzione. Anomalia che si concretizza nell'aggiungere alla solita collaudata coppia Eros e Thanatos un terzo incomodo: la Follia del titolo. Follia che finirà per pestare i piedi a tutti i ballerini fino a conseguenze imponderabili per gli stessi e per il lettore. E se desiderate sapere chi alla fine delle danze potrà uscire in terrazza e mettersi una sigaretta tra le labbra, dopo averle usate per disegnare un sorriso di beffardo trionfo, solo voi potrete stabilirlo e spezzare un triangolo maledetto, ma geometricamente perfetto, con i tre lati identici e misurabili solo sotto il profilo patologico.
Ho visto qualcuno scuotere la testa pensando all'amore come patologia... leggete questo libro e poi ne riparliamo!  
                                              Riccardo Gavioso                                                                                                     

venerdì 15 giugno 2018

Nelle stanze della soffitta
Tahereh Alavi 
Brioschi
pag. 142
prezzo   € 10,20
e-book  € 5,99

La Trama
"Chi sono e cosa mi porto dietro del mio passato?" Questi sono gli interrogativi che accompagnano la protagonista di questa storia, una studentessa iraniana che si trasferisce a Parigi per iscriversi a Medicina, ma che finisce per cambiare i propri progetti e lavorare, quasi per caso, in un obitorio musulmano. La città si rivela una fonte inesauribile di scoperte, a partire dalla soffitta in cui la ragazza vive insieme ad altri inquilini provenienti da tutto il mondo. Nel microcosmo etnico dell'appartamento si covano incertezze, si intrecciano amicizie e si coltivano nuove consapevolezze: nella protagonista l'incontro con gli altri suscita prima di tutto un giudizio tagliente e sarcastico che non risparmia nessuno, poi una lenta scoperta delle proprie debolezze, infine la maturazione di una personalità più completa, cosmopolita e capace di far intimorire anche il più caparbio dei nostri cliché. Nelle stanze della soffitta è un interessante tassello nel panorama della letteratura di migrazione nata in Iran negli ultimi decenni.

Recensione
Per la serie, abbiamo tutti dei pregiudizi, ecco il romanzo di Tahereh Alavi Nelle stanze della soffitta!
Siamo a Parigi, un edificio per studenti: iraniani, americani, spagnoli, indiani, afgani, africani… studenti universitari e dottorandi, tutti stranieri a condividere spazi e speranze. Eppure ciascuno guarda l'altro con sospetto, talora con sottile disprezzo, con malcelata tolleranza. 
La scrittura è corrosiva, tagliente, d'una ironia caustica e tutto appare diverso da come realmente è. Per scoprire quanto è difficile l'incontro con l'altro, anche quando aspetti culturali religiosi o sociali sembrano accomunare. E dietro le parole della protagonista che, in raffinato Farsi, dice sorridendo al Portoghese un po' sbruffone: "non ti darei un ceffone, figurati se ti offro un caffè", si apre un'incredibile voragine di incomunicabilità.
Alla fine si riflette. Su come vediamo il mondo attorno a noi e come il resto del mondo ci guarda. Si riflette sulle interpretazioni, le somiglianze e le differenze. 
Sui silenzi e sul non detto che, a volte, pesa più di ogni parola.
                                                  Giada Pauletto
Se una notte d’inverno un viaggiatore
Italo Calvino
Mondadori
pag. 322
prezzo   € 11,50
e-book. € 7,99

La Trama
«Se una notte d’inverno un viaggiatore è un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro. Più che d’identificarmi con l’autore di ognuno dei dieci romanzi, ho cercato d’identificarmi col lettore: rappresentare il piacere della lettura d’un dato genere, più che il testo vero e proprio. Ma soprattutto ho cercato di dare evidenza al fatto che ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri.» Italo Calvino.

Recensione
“Se una notte d'inverno un viaggiatore...
fuori dell'abitato di Malbork...
sporgendosi dalla costa scoscesa...
senza temere il vento e la vertigine...
guarda in basso dove l'ombra s'addensa...
in una rete di linee che s'allacciano...
in una rete di linee che s'intersecano...
sul tappeto di foglie illuminato dalla luna...
intorno a una fossa vuota...
quale storia laggiù attende la fine?”
La pretesa di recensire Calvino è dissennata come quella d’abbracciare un ulivo millenario. Meglio arrampicarsi, come sarebbe piaciuto al Barone Cosimo Piovasco di Rondò, scegliere una comoda biforcazione, sedersi e accontentarsi di dire “dieci” parole.

Iniziamo dall’inconsueta scelta stilistica: il libro è un mirabile esempio di letteratura combinatoria, un narrato in seconda persona che utilizza a piene mani la tecnica della meta-narrazione. Premessa ampollosa che vuole verificare la vostra disponibilità a vestire i panni de “Il Lettore”, frustrato nel tentativo di leggere l’ultimo romanzo di Calvino da una serie d’eventi che vanificheranno la sua pur legittima aspirazione. Italo però non vi abbandonerà al vostro destino, offrendovi l’opportunità d’incontrare “La Lettrice”, al secolo Ludmilla, donna che non vuole conoscere gli autori di persona perché non corrispondono mai all’immagine che ci siamo fatti di loro leggendo i libri, e che diventerà la vostra compagna di ventura. E, come in ogni romanzo che si rispetti, vi fornirà anche un’antagonista di tutto rispetto, tale Marana, formalmente traduttore, in realtà, e per amore, interpolatore, falsificatore e inesauribile creatore di apocrifi.
Se sarete disposti ad accettare, vi attenderà un lungo viaggio, tra loschi figuri e figure retoriche. Un viaggio che vi farà girare il mondo in cerca di parole, e vi condurrà fin dentro un vecchio e polveroso luna-park, nel bel mezzo di un labirinto di specchi che moltiplicherà per dieci la storia, senza lasciavi la possibilità di afferrare un solo finale che non sia il vostro, finché capirete che, in definitiva, quel che conta del viaggio sono il viaggio e i vostri compagni, non la meta.
Qualcuno potrebbe accusare Calvino di autocompiacimento, di crogiolarsi nella sua impeccabile scrittura, ma commetterebbe un errore, perché questo libro è anzitutto un attestato d’amore e di stima nei confronti dei suoi lettori, con cui Calvino, maturo e ludico bambino, è disposto a giocare, per dimostrare l’impossibilità della letteratura di farsi realtà. Compagni di gioco di cui si fida a tal punto da delegare loro lo svolgimento e la conclusione di ben dieci romanzi, sapendo che senza la fantasia del lettore, quella dell’autore è ben poca cosa, albero Rampante, ma Dimezzato dal fatto di aver radici fuori da un terreno Invisibile.
Allora, lettrice o lettore, cosa sono i libri?
” ...un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso essi... forse un codice tra voi lettori, un mezzo per scambiarvi segnali e riconoscervi, per conoscervi... forse un amplesso, perché l’amplesso e la lettura s’assomigliano, visto che al loro interno s’aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili.”
Concludendo, un capolavoro che consiglio a lettori avventurosi e sconsiglio a quelli in cerca d’avventura.
Se al termine di queste dieci parole ti ho convinto, comportati di conseguenza e... “Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.”
                                                                    Riccardo Gavioso

domenica 10 giugno 2018


Voglio vederti danzare
Emilio Sarli
Bonfirraro
pag. 124
prezzo € 15,90

La Trama
Un biglietto, last minute, per la Sicilia e la vita di Cinzia, quella giovane ragazza partenopea innamorata della superba bellezza di un passato storico che ancora la incanta, è destinata a cambiare radicalmente. Giunta nel trapanese con l'obiettivo di dare un volto al Satiro Danzante di Mazara del Vallo, l'opera dall'antica armonia classica che tanto l'aveva piacevolmente ossessionata, l'incontro con lo scultore di sabbia, prima, e poi con un personal trainer piacione - che scolpisce corpi come fossero statue -la farà immergere in un viaggio estatico e coinvolgente, in cui si alternano e si confondono storie di satiri, danzanti, pugnanti, festanti, gradienti, dormienti, che evocano l'universo mitologico di Dioniso, Eracle e di altri dèi, semidei, demoni, sileni, menadi, folletti, etère, eroti, efebi, ierofanti, guerrieri. Il percorso storico e visionario prosegue dalla Sicilia verso la Lucania sulle tracce del satiro pugnante di Armento, per scoprire i legami cangianti tra gli assetti dei paesaggi e quelli dei sentimenti, fino a capire il senso ultimo di una fascinazione senza tempo e senza eguali, quella del Meridione d'Italia, che ognora seduce, interroga e tormenta.

Recensione
Voglio vederti danzare è un romanzo particolare che potremmo definire come un viaggio nella bellezza. 
Innanzitutto quella senza tempo di Prassitele e della Grecia classica con i suoi miti e ideali, con la sua perfezione e inarrivabile equilibrio e poi quella fatta di movimento impetuoso e plasticità dell’Ellenismo di Lisippo: scultori la cui arte, eterna e senza uguali, ha tramandato fino ai nostri tempi le due particolari figure di satiro alle quali dedica i suoi studi e le sue ricerche Cinzia, la protagonista.
Dalla inimitabile eccellenza dei canoni greco-ellenistici, la bellezza si incontra con uno dei suoi aspetti più evidenti, marcati dei tempi attuali: alle movenze e forme dei satiri si aggiungono e uniscono i corpi statuari e scolpiti dei tronisti, uno degli emblemi dell’estetica (che non rappresenta solo forma esteriore ma autentico modus vivendi),  odierna.
Il contrasto è chiaramente intenso, forse drammatico e l’autore, a mio parere, lascia al lettore la possibilità di scelta, di decidere se un’opposizione così stridente può in ogni caso comporsi in nome di un ideale superiore ed eterno di armonia di forma e sostanza.
Il romanzo di Emilio Sarli, al di là e oltre il viaggio cui si è appena detto, tocca anche argomenti di estrema attualità e urgenza, come la necessità di intervento a salvaguardia di quei tesori d’arte, storia e cultura che l’Italia possiede e che fin troppo spesso trascura e omette di proteggere e denuncia vicende storiche passate che hanno sottratto al loro ambiente naturale opere d’arte ormai irrimediabilmente perdute.
In definitiva, un libro originale, raffinato, contraddistinto anche da una prosa di elegante ricchezza.


Una chiacchierata con l'autore di Voglio vederti danzare.
Emilio, avvocato e scrittore. Come e perché hai pensato di dedicarti alla scrittura? E come è nata la scelta dei temi che tratti?
Intanto, anche per motivi professionali e lavorativi, mi occupo di questioni storiche, giuridiche ed ambientali e questo mi porta a contatto con vicende locali e nazionali, dalle quali derivo spunti per la scrittura. Poi, la mia propensione al viaggio, specie tra borghi e centri storici della nostra stimolante penisola, mi spinge ad esperienze e riflessioni su luoghi, comunità, paesaggi, monumenti, opere d’are, personaggi che, talvolta, mi ispirano trame per racconti o approfondimenti per ricerche storiche. La mia passione per la scrittura è risalente negli anni ed ho dedicato i miei primi scritti a saggi giuridici per riviste di diritto. La mia prima pubblicazione, di ricerca storica, è avvenuta nel 2001. Scrivere per me significa ricostruire storie esemplari e recuperare parole e contesti perduti o dimenticati per trasmettere, se possibile, qualche messaggio : considero la scrittura una delle forme di impegno civile.

Ci sveli che cosa ha ispirato il tuo romanzo Voglio vederti danzare che è un libro molto originale quanto a tematica e sviluppo della trama?
Nel corso di uno dei viaggi dei quali parlavo, mi sono trovato al cospetto di opere d’arte che mi hanno affascinato e delle quali ho voluto approfondire le vicende. Così è stato per il satiro danzante di Mazara del Vallo, una scultura in bronzo di straordinaria bellezza, la quale mi ha fatto pensare che non esistono limiti alla creatività ed alla maestria di un artista. Così è stato per il satiro pugnante di Armento, che ha stuzzicato la mia voglia di conoscere il rapporto dell’opera con la terra di Lucania. Entrambe le sculture hanno cominciato ad ispirarmi una trama che ho via via inquadrato nelle coordinate di storie millenarie. Nel romanzo ho intrecciato la prosa con i versi per meglio evocare i miti che abitano la trama del libro; ed ho utilizzato un determinato registro linguistico per raccontare contesti arcaici: ovviamente, ai lettori il giudizio sulla bontà della narrazione e della sua struttura.

Il tuo libro è un omaggio alla bellezza, all’arte, alla cultura. Ê possibile trovare una conciliazione per quanto azzardata possa essere, una linea di continuità fra i satiri scolpiti da Lisippo e Prassitele e i tronisti che incarnano uno dei possibili ideali di bellezza dei giorni nostri?
Mi ha stimolato l’aggancio delle storie arcaiche con le vicende attuali: l’armonia artistica del satiro danzante e delle altre sculture classiche richiama l’armonia dei corpi dei tronisti e delle cubiste che allietano le nostre discoteche; è la bellezza di ieri che si specchia nella bellezza di oggi: a ciascuno il relativo giudizio in merito, tenendo conto che la bellezza delle autentiche opere d’arte viaggia sul tempo, quella di un corpo sfiorisce con passare del tempo. 

Che lavoro ha richiesto la stesura del romanzo?
Il lavoro è stato, soprattutto, quello di acquisire una compiuta documentazione e consapevolezza dei contesti nei quali inquadrare la narrazione delle vicende dei satiri; questo per scrivere una trama “verosimile”, ossia disposta ed articolata nelle giuste coordinate storiche, mitologiche e culturali. Ho cercato di trasformare le creazioni artistiche in racconto letterario per farle uscire dai loro musei, rappresentarne l’estrema bellezza ed il carico dei pregnanti significati culturali che possiedono; anche con l’obiettivo di veicolare sempre più la rilevanza del nostro patrimonio storico, artistico ed archeologico, rispetto al quale siamo, talvolta, distratti o indifferenti.
Come concili la tua professione di avvocato con la scrittura?
Allorché si nutre una passione per un’attività, tutto diventa più semplice e non si fatica a conciliare le cose, magari rinunziando ad altro. Poi, il piacere di viaggiare per scrivere e di scrivere per viaggiare, costituisce uno stimolo straordinario.
Hai un consiglio da dare a chi vorrebbe veder pubblicato un suo manoscritto?
Il consiglio è quello, intanto, di mantenere tra le proprie mani il manoscritto il più possibile, prima di inviarlo alle case editrici: per leggerlo, rileggerlo e riflettere tanto sulla sua trama e cifra stilistica. Quando si ha la sensazione che il manoscritto possa essere condiviso con altri, il consiglio è di inviarlo a quegli editori che trattano il genere di libro che si è scelto di scrivere: non importa se trattasi di grandi o piccoli editori, l’importante è che credano davvero in ciò che si è scritto. 

I tuoi progetti futuri in ambito letterario.
Spero di avere i giusti stimoli per continuare a scrivere , sia saggi storici che racconti archeo-mitologici, che prediligo in questo momento.
Bio
Emilio Sarli (Padula, www.emiliosarli.it), membro della Società Salernitana di Storia Patria e del Centro Studi e Ricerche Vallo di Diano Pietro Laveglia, ha pubblicato diverse opere di narrativa e saggistica: Leucothea, una storia di acque nella Valle del Tanagro; Le parole dell’ambiente; La moresca e la pantera; Precipizi; La bonifica nella Valle del Tanagro; La decima musa del Parnaso Maria de Cardona; Giulio Cesare Lagalla, un aristotelico che dialogava con Galilei (coautore). Il sodalizio con Bonfirraro inizia nel 2015 con La dea di Morgantina, il ritorno della Madre Terra.