venerdì 21 dicembre 2018

Innamorarsi un po’
Simona Frio
Literary Romance
pag. 118
prezzo € 0,99

La Trama
Possono una valigia e un libro causare scompiglio nella vita di una persona? Eccome! Portia lo sa benissimo, soprattutto quando si trova a dover scambiare il proprio trolley con quello di un certo Sirk Meyer, residente niente meno che nel castello di Ludovico II di Baviera... Ma, mancano pochi giorni al Natale, il tempo non fa che peggiorare e lei si trova costretta ad accettare ospitalità proprio a Hohenschwangau, bloccata da un diluvio universale. Complice il libro, un romanzo alquanto piccante, Portia e Sirk saranno costretti a stringere un patto pur di salvare Charlotte. 
Ma, chi è Charlotte?

Recensione
Dopo aver letto questo romanzo, probabilmente avrete una gran voglia di scambiare nel prossimo viaggio per errore la vostra valigia con quella di un altro viaggiatore. Soprattutto se quest’ultimo è un tipo affascinante, interessante, dalla risposta pronta e virile quel tanto che basta come il protagonista del libro.
Ci sono molti ingredienti interessanti e frizzanti in questa gradevolissima commedia romantica di Simona Frio: un’ambientazione magica come il castello di Ludovico di Baviera, una tempesta di neve, il clima natalizio, dialoghi brillanti, situazioni esilaranti e un tocco sottile di erotismo che non guasta.
E soprattutto ci sono loro, i due protagonisti, Portia e Meyer che hanno alle spalle un passato sentimentale non facile, che proietta le sue ombre nel loro cuore e li rende diffidenti, scontrosi, restii a lasciarsi andare… eppure come spiega l’autrice, il Destino, che  sa giocare bene le sue carte, saprà mescolare perfettamente anche quelle dei due che, in nome di una stana alleanza a favore di una misteriosa Charlotte e grazie ai consigli della madre di Portia (autrice di romanzi non proprio casti), finiranno dopo una serie di situazioni alquanto stravaganti e nonostante la resistenza … ma non vi svelerò altro, perché Innamorarsi un po’ va letto e gustato, proprio come una bella tazza fumante di cioccolato al peperoncino, come quella che i due protagonisti sorseggiano durante pomeriggi nevosi e incantati.
Personaggi ben delineati, prosa accurata, ironia sottile, una trama vivace e coinvolgente per un romanzo divertente, intelligente, romantico al punto giusto e sicuramente da leggere.


Incontriamo Simona Frio, autrice di Innamorarsi un po’.

Simona, autrice, editrice e che altro ancora? Come e perché hai iniziato a scrivere?
Sono abbastanza poliedrica, lo ammetto. Non riesco a inquadrarmi in un solo ruolo, soprattutto nel mondo della scrittura/editoria, che scopro anch’io di volta in volta. Mi reputo un tipo creativo ed essere etichettata non mi piace molto, sono onesta, soprattutto perché in questo campo è un continuo evolversi e rischiare, chi si ferma, stantia, e come tutte le cose che si fossilizzano, smettono di crescere e imparare. Scrivere è una passione che coltivo fin dai tempi della scuola primaria così come il disegno, non a caso il mio indirizzo di studio è stato artistico. Ero in grado di inventare storie disegnandole, a fumetto, poi via via imparando a scriverle su una vecchia Olivetti rossa che custodisco con affetto.
Il tuo romanzo Innamorarsi un po’ è una commedia romantica brillante e spiritosa. Come è nata l’idea di scriverlo? 
Dopo un periodo di solo editing avevo bisogno di scrivere qualcosa di mio e cosa se non un bel testo natalizio ambientato in un castello circondato da tanta neve? Volevo una sorta di favola e avendo visitato quei magici luoghi, l’idea si è a mano a mano concretizzata e ne sono nati i protagonisti, Portia e Sirk.
C’è qualcosa di Simona e della sua vita in Portia, la protagonista del romanzo? E, più in generale, nei personaggi dei tuoi libri?
Sono molto diversa da Portia, a parte quel suo senso materno nei confronti dei nipotini di Sirk. Per il resto siamo due donne agli antipodi. Sarcastica e pungente lei, composta e disponibile io. Forse c’è più di me nei personaggi maschili che, chissà perché, amo di un amore assoluto. Per il resto metto un pizzico di Simona ovunque: nei gesti, nel vestire, nel prendere decisioni. 
Il romance è un genere che spesso viene dileggiato se non disprezzato. Io noto, invece, che ci sono ottime autrici romance e che le trame sono gradevoli, intelligenti, romantiche senza essere sdolcinate. Cosa ne pensi tuo come autrice e come editrice?
Concordo su tutta la linea. Checché se ne dica, il romance funziona e vende, vende parecchio. Oggi, tra l’altro, sono nati diversi filoni del rosa come il Young Adult, il New Adult, il Dark, il Comedy, il Paranormal… Questo dimostra quanto aperto sia il mercato verso tale genere. L’unica pecca in cui cascano in molte, purtroppo, è il classico cliché, una vera e propria spina nel fianco perché data la varietà di testi è davvero difficile, oggi, creare qualcosa di veramente originale.
Le scrittrici romance che apprezzi di più?
Amabile Giusti, Jennifer Donnelly, e tutte le mie autrici della Literary Romance!
Veniamo a Simona Friio editrice. Come nasce la Literary Romance e perché hai voluto crearla? A che autori e a che pubblico si rivolge?
Negli anni ho fatto davvero una lunga gavetta, formandomi da sola, leggendo molto, inviando manoscritti a destra e a manca. Sono caduta e mi sono rialzata. Ho sempre preso di petto questa carriera e ho continuato a guardare avanti, senza troppi rimpianti. Se inciampavo, mi rialzavo. Ho combattuto contro porte in faccia, contro i NO delle Case editrici. Finché, grazie alla vittoria di un concorso letterario, non ho vinto con il romanzo Nontiscordardime (che a breve ripubblicherò). Data la mia esperienza ho voluto creare la Literary Romance per dare l’opportunità ai molti autori emergenti, quel supporto e affiancamento che a me è mancato. I sogni non devono essere distrutti, ma coltivati e penso che molti autori abbiano solo bisogno di un vero e proprio confronto con una figura professionale onesta.
La collana si rivolge prettamente a un pubblico femminile, ma molti dei nostri romanzi sono letture idonee per tutti, a prescindere dal sesso. I gusti non devono mai essere messi in discussione.
Che consiglio, come autore e come editore,  daresti a chi vorrebbe veder pubblicato il suo manoscritto?
Come autore consiglio tanta, tanta lettura, di tutti i generi. Come editore dico solo di non avere fretta perché arrivano anche a noi testi poco curati e incompleti e questo non è proprio un bel biglietto da visita…
Progetti futuri?
Tanti... A giugno saremo presenti al Festival del Romance italiano. E poi... Vorrei di più per i miei autori e per la Literary stessa...

Bio
Simona Friio, vive in provincia di Milano. Amministra un gruppo Facebook dal nome “Gaskell e altri rimedi” e collabora con diverse case editrici (Edizioni Croce, Jo March, Fazi, Iperborea, Sonzogno). È co-admin del blog “Romance e altri rimedi”.
Nontiscordardime, è il romanzo con il quale ha esordito e vinto la prima edizione di un concorso letterario indetto da Aiep editore nel 2014, sezione Narrativa Femminile, e pubblicato nell’ottobre del 2015. Ad aprile 2016 l’opera è presentata al BookPride di Milano.
Per Triskell edizioni si fa notare con L’amore ti ha trovato, luglio 2016
Nel dicembre 2016 esce il suo romanzo storico Magar Mulieres – La seduzione del male - Amazon.
Ad aprile 2017 esce il secondo romanzo storico Il Re degli inganni – Amazon
A giugno 2017 esordisce per Rizzoli – collana YouFeel – con il contemporaneo Taxi Love
Da aprile a luglio 2018, insieme all’autrice Amanda Foley, pubblica Una mail di troppo e C’era una volta… ma anche no! Esilaranti commedie chick-lit in vetta alla classifica Amazon.
Nuovo progetto per la campagna di crowdfunding per la casa editrice BookRoad con l’opera Segreti al profumo di acqua di rose.
Novità editoriale natalizia Innamorarsi un po’, disponibile su Amazon.
Fa servizio di editing e valutazioni di lettura per diverse case editrici.
Ha fondato la Literary Romance www.literaryromance.it


Il silenzio della verità
Simona Luibicich
Kindle edizioni
pag. 263
prezzo € 0,99

La Trama
Italia, Dolomiti 1962-1985. 
Un fatto inquietante sconvolge la pigra amenità di un paesino tra le Dolomiti al confine con l'Austria. 
Due ragazzine del posto vengono date per disperse; solo una di loro — Patrizia Montaldo — viene ritrovata dopo tre giorni, in stato confusionale e con un'amnesia che durerà ventitré anni, fino a che i fantasmi del passato, forse reali presenze spiritiche, torneranno a chiedere giustizia svelando segreti inconfessabili e una verità sconcertante.

Recensione
La maestosità delle Alpi, la quieta bellezza di un borgo di montagna fanno da cornice a questo thriller che segna l’esordio di Simona Liubicich in questo genere. Un esordio degno di nota, perché Il silenzio della verità è un romanzo dalla trama incalzante e ben costruita che alterna momenti di grande tensione emotiva a suspense e drammaticità.
Leggendolo, vi sentirete sempre sull’orlo dell’abisso, come in attesa di un qualcosa di irreparabile, definitivo che vi faccia scoprire una verità da fin troppo tempo taciuta e che si rivelerà in tutta la sua inattesa, sorprendente tragicità.
Gli ingredienti per un ottimo thriller ci sono tutti e l’autrice li sa dosare a amalgamare al meglio: una morte misteriosa avvenuta durante l’adolescenza della protagonista, ricordi che riaffiorano improvvisi e prepotenti, eventi e apparizioni inspiegabili, il sospetto strisciante di una latente follia, verità nascoste e segreti inconfessabili.
Personaggi ben tratteggiati e approfonditi, vicenda interessante e ben sviluppata, prosa attenta ed efficace per un libro sicuramente da leggere.


Due chiacchiere con l’autrice de Il silenzio della verità.

Simona, complimenti per Il silenzio della verità un thriller ben scritto che tiene incollato il lettore fino all’ultima riga. Tu sei un’affermata autrice di romanzi erotici e rosa: cosa ti ha spinta a scrivere un thriller?
Ciao Laura, diciamo che con la “Signora degli spiriti” e “Oltre ogni limite” avevo già sperimentato una sorta di ‘prova’ del genere. Mi sono decisa quando mi è balenata in mente questa trama un po’ diversa dalle altre, ambientata in Italia e in un luogo come le Dolomiti, decisamente inconsueto, un paesino non specificato che all’apparenza pare un gioiello incastonato tra le rocce, ma che nasconde segreti impensabili, orrendi. Non è mancato l’appoggio di colleghe come Raffaella Poggi, quella che più mi ha spinto a fare questo salto, e Laura Gay, che si è occupata con minuziosità dell’editing aiutandomi a smussare gli angoli.

Che differenza hai notato nella stesura de Il silenzio della verità rispetto ad altri tuoi libri? Che tipo di lavoro ha preceduto la scrittura di questo tuo ultimo romanzo?
È un lavoro completamente differente. Il genere è così particolare che ha stravolto tutto ciò che facevo prima, mettendomi di fronte a una realtà nuova, intrigante, molto difficile. Tenere il lettore sul filo del rasoio per trecento pagine, non annoiarlo, regalargli un finale che non si aspetta è una grande responsabilità. Ho faticato per sei mesi cambiando, cancellando, migliorando il testo. Insomma, una salita ripida

Hai qualche autore del genere thriller che preferisci e consideri per te essenziale?
Be’, partendo da Edgar Allan Poe, passando per Hitchcock e Agatha Christie, arrivo sino a Giorgio Faletti. 
Stephen King? Sì, ma non sempre. Alcuni suoi libri mi hanno deluso molto, li ho trovati noiosi e stiracchiati, come se fossero scritti solo per un fine commerciale. Altri, come ‘IT’, un capolavoro único.

In futuro, Simona Liubicich cosa ci regalerà?
Non rinnegherò mai il romance storico: sono a metà di un vittoriano erotico e desidero finirlo al più presto.
Spero, a San Valentino, di presentarvi un romanzo breve contemporáneo paranormal e ho la bozza del nuovo thriller che inizierò durante le vacanze di Natale. Insomma, lavoro ne abbiamo da fare.

giovedì 6 dicembre 2018

A.D. 1324. Alice Kyteler. La strega di Kilkenny
Lorena Marcelli
Le Mezzelane
pag. 312
prezzo 
e-book

La Trama
Richard de Ledrede, vescovo di Kilkenny, accusa la prima nobildonna della storia, Dame Alice Kyteler, di essere a capo di una setta eretica dedita alla stregoneria e alla magia nera. Dame Alice Kyteler, doveva essere una donna bella e avvenente, e questa supposizione è avvalorata dal fatto che si sposò per ben quattro volte e, ogni volta, con uomini ricchissimi e importanti, oltre che nobili. All'inizio del 1300 Alice decide di trasformare l'ostello di famiglia, il Kyteler's Inn, in un punto di ritrovo per uomini e donne dediti all'Antica Religione. Presto si comincia vociferare che nella locanda si svolgessero riti satanici e che all'interno della stessa fossero nascosti oggetti "molto importanti e pericolosi". Quando l'anziano quarto marito della nobildonna inizia a perdere peli e unghie, una serva lo convince a denunciarla al vescovo, che già dal suo arrivo in Irlanda sta raccogliendo prove contro di lei, e, soprattutto, sta cercando di entrare in possesso di un importante segreto che la donna conserva. Una storia mozzafiato, tratta dagli atti originali del processo redatti personalmente dal vescovo de Ledrede.

Recensione
Basandosi su fatti realmente accaduti, Lorena Marcelli tesse un arazzo storico riccamente intrecciato che ha per protagonista Alice Kyteer, aristocratica irlandese accusata di stregoneria.
C’è molto in questo romanzo interessante, coinvolgente e dalla prosa elegante che ci riporta indietro nel tempo, ad anni drammatici e crudeli la cui atmosfera di terrore e oppressione l’autrice sa rendere in modo magistrale.
C’è innanzitutto la nobildonna Alice, bella, intelligente, colta, capace di imporsi in un mondo spietato dominato dagli uomini. Una donna e soprattutto una wiccam dedita a una religione antica, visceralmente legata con l’Irlanda e le sue tradizioni e che il vescovo di Kelkenny perseguiterà in nome di una supremazia religiosa che nasconde la smania di potere e l’arroganza ottusa di chi si dice baciato dalla verità assoluta, da utilizzare, in ogni caso,  per brame e fini del tutto secolari e terreni.
A fare da cornice alla vicenda, l’Irlanda, altra protagonista del romanzo: una terra dove si scatenano guerre fratricide e di religione, preda della miseria, della fame e orgogliosamente, visceralmente legata proprio a quei riti che il cattolico Richard de Ledrede si impegna a sradicare.
Leggendo avremo l’impressione che l’altera e fiera Alice si fondi con la terra da cui proviene, che ama profondamente e che rappresenta in tutta la sua essenza, diventandone una sorta di alter ego.
A.D. 1324. Alice Kyteler.La strega di Kilkenny è un romanzo impeccabile che coinvolge e affascina grazie a un’accurata e precisa ricostruzione storica, al sapiente intreccio fra realtà e mito, a personaggi tratteggiati con grande acutezza e alla scrittura raffinata dell’autrice. 
E ci ricorda che i dogmi, l’oscurantismo, l’ignoranza cinica e meschina vanno combattuti e superati. in ogni epoca.


Una breve chiacchierata per conoscere meglio Lorena Marcelli, la nostra ospite di oggi.

Buongiorno, Lorena. innanzitutto voglio farti i complimenti per il tuo romanzo A.D. 1324. Alice Kyteler. La strega di Kilkenny che ho trovato interessante, coinvolgente e molto ben scritto. E ti chiedo subito perché la scrittura, cosa ti ha portato a diventare autrice.
Ciao Laura, e grazie per le belle parole che hai avuto nei confronti del mio romanzo. Entriamo subito nel vivo dell’intervista con la tua bellissima domanda. Ti rispondo raccontandoti una storia: da piccola amavo giocare con le bambole e, ogni giorno, inventavo una storia diversa. Forse iniziai in quegli anni a scrivere le mie storie, o forse iniziai anche prima, quando, leggendo i libri, mi accorsi che c’erano mille storie da vivere e mille posti da visitare, pur restando seduti su una poltrona o sul letto. Raccontare storie mi è sempre piaciuto, così come mi è sempre piaciuto inventare personaggi e farli muovere intorno a me. Non potevo diventare qualcosa di diverso, credimi. Io volevo diventare un’autrice e lo sono diventata perché scrivere mi rilassa, mi diverte e mi fa sentire sempre in compagnia.

Come è nata l’idea di scrivere A.D. 1324. Alice Kyteler. La strega di Kilkenny?
A.D. 1324. Alice Kyteler. La strega  di Kilkenny è nata subito dopo il thriller storico “L’enigma del Battista”. Anni fa lessi un trafiletto che parlava della famosissima strega di Kilkenny, e mi innamorai letteralmente di quella donna. Da quel momento in poi, quasi in maniera ossessiva, mi misi alla ricerca di documenti storici sulla sua figura, visto che erano stati pubblicati solo un paio di romanzi in inglese. Riuscii a trovare gli atti originali del processo e iniziai, insieme a un professore di latino, la traduzione dello stesso.  A un certo punto il professore mi abbandonò e io decisi di scrivere L’enigma del Battista dove, in parte, riportai la storia di Alice Kyteler. Il romanzo ebbe molto successo e io decisi di tornare alla traduzione per raccontare il resto della storia della “strega”. Dopo altri due anni di lavoro e di studio avevo fra la mani tutti gli elementi necessari per raccontare la storia fino alla fine. Come potevo non farlo?

La ricostruzione storica del romanzo è molto accurata e precisa. Che tipo di lavoro hai affrontato? Cosa suggeriresti a chi vorrebbe impegnarsi nella stesura di un romanzo storico?
Come ti dicevo sopra, ho affrontato anni di traduzione degli atti del processo e anni di ricerche sul periodo storico, sugli usi e costumi del tempo, sulla guerra contro l’Inghilterra e sulla stregoneria. Scrivere un romanzo storico non è uno scherzo; ogni dettaglio deve essere preciso e facilmente riscontrabile. Ci vuole molto tempo, per scrivere un romanzo storico, e bisogna armarsi di pazienza e di voglia di imparare ogni giorno qualcosa di più. Per scrivere in maniera credibile si deve conoscere ogni minimo dettaglio dell’epoca storica che si vuole narrare, al fine di evitare non solo errori, ma anche una mera elencazione di elementi ritenuti importanti per la vicenda. Il lettore deve avere l’impressione di trovarsi in quel luogo e in quella epoca, e non sempre è facile creare il giusto equilibrio narrativo. 

Ritrovi qualcosa di Lorena nella fascinosa, altera, colta e intelligente Alice? O è scattata in qualche istante della stesura del libro una i identificazione con la tua protagonista o con qualche aspetto della sua personalità?
Se ti dicessi che mi sento proprio Alice mi prenderesti per matta? Eppure io sono convinta di essere stata lei, altrimenti molte cose non si spiegano, così come non si spiega l’odio profondo che nutro nei confronti di Richard de Ledrede, il vescovo di Kilkenny. E, per avvalorare la mia tesi, ti racconto una vicenda che mi è accaduta proprio a Kilkenny, nel giugno scorso, e della quale ho già parlato sulla mia pagina Facebook.
Ero andata a presentare il romanzo nella Cattedrale di St. Canice, dove è sepolto Richard de Ledrede, e, dopo la presentazione, scattai molte foto con il mio cellulare. Una volta salita sull’autobus, che mi avrebbe riportata a Dublino, controllai le foto che avevo scattato e… erano tutte capovolte. Nessuno ha capito il perché di quella stranezza e, nonostante io le abbia raddrizzate diverse volte, le foto si capovolgono di nuovo tutte. Forse, mi dico, quando le riguardo, non sono del tutto matta e in me c’è molto di Alice. In ogni caso io e lei ci assomigliamo molto: entrambe indomite ed entrambe caparbie e coraggiose. Sono molto contenta di assomigliarle così tanto.

Secondo me, il tuo romanzo implica una condanna netta del dogma assoluto rappresentato dal vescovo de Ledrede  e che viene strumentalizzato per ottenere una posizione di supremazia politico-temporale, che con la fede autentica non ha molto a che fare.
Sì, è proprio così. In realtà il vescovo mirava solo a impossessarsi di tutti i beni di Alice (e lei possedeva mezza Irlanda), proprio perché la Chiesa, in quel tempo, spogliava gli eretici di ogni bene. Per Richard de Ledrede mandare Alice sul rogo significava poter ambire a un vescovado importante a Parigi, come lui desiderava da sempre.  Il suo accanimento era dettato dall’avidità e dalla sete di potere e non dalla fede autentica, poco ma sicuro.

Una curiosità: hai frequentato una scuola di scrittura creativa. Cosa puoi dirci di questa tua esperienza? 
Grazie alla scuola di scrittura, frequentata presso il Circolo Virtuoso “Il nome della rosa” di Giulianova, una cittadina qui vicino, ho riscoperto il piacere di scrivere (avevo lasciato da un po’), e la voglia di rimettermi in gioco. In realtà devo tutto a Roberto e Domenico, i due artefici del corso di scrittura, se poi la mia vita ha preso la strada che avevo sempre desiderato intraprendere, quindi ti posso dire che questa è stata un’esperienza non solo utile, ma proprio “magica”.  

Hai pubblicato con diverse case editrici: hai un consiglio per chi vorrebbe pubblicare il suo manoscritto?
Uno in primis: evitare le case editrici a pagamento. 
Subito dopo consiglierei di individuare le CE che hanno, in catalogo, il genere a cui appartiene il romanzo scritto, di cercare di capire quali sono i generi che i lettori apprezzano particolarmente, e di scrivere un romanzo che abbia una struttura solida, oltre a una storia interessante. In ultimo, ma non per importanza, presentare un manoscritto che rispetti le regole basilari: cartelle editoriali standard, testo giustificato, font Times New Roman 12, tanto per citarne qualcuna. Poi è necessario leggere le regole dettate dalle case editrici per inviare i manoscritti. In poche parole bisogna essere professionali e allegare una sinossi ben scritta e una breve biografia scritta in terza persona. In questo modo ci si presenta in maniera giusta e si ha la possibilità di non essere cestinati subito.

Veniamo a Lorena e ai suoi progetti futuri. Cosa puoi anticiparci al riguardo?
Ho quattro romanzi in uscita e una nuova edizione di L’enigma del Battista. Il primo che verrà pubblicato sarà un nuovo romance ambientato in Abruzzo, regione dove abito e che amo moltissimo. Poi ho due romanzi da finire di scrivere e un nuovo thriller che ho già scritto nella mia mente. Per il momento basta così, oserei dire.

Bio
Lorena Marcelli nasce nel 1965, vive in Abruzzo e lavora in un Ente pubblico. Laureata in Giurisprudenza scrive dal 2011 e ha vinto diversi concorsi nazionali.   Al suo attivo ha diversi romanzi e raccolte di racconti, è curatrice di antologie a scopo benefico e con la sua Associazione culturale ha finanziato tre Centri antiviolenza abruzzesi, una raccolta di medicinali per il Venezuela e un corso di ippoterapia per minori portatori di handicap. Da sempre appassionata dell’Irlanda e di storia medievale irlandese, ma anche dell’Abruzzo, non manca mai di ambientare i suoi romanzi in queste due terre, perché è convinta che la promozione turistica di un territorio passi anche attraverso la letteratura. 
Bibliografia
2010- MG Editore “Intramontabili inquietudini quotidiane”- Raccolta di racconti; - MG Editore “Le figlie della Terra” - Romanzo di narrativa
2014 - “Uno strano scherzo del destino” –(tradotto  in inglese e tedesco)  e “Per Averti” - romanzi erotici - Pubblicati con pseudonimo Laura Fioretti 
2014 “L’enigma del Battista” - Thriller Storico - Marcelli Editore
2015 - “Avrò cura di te” –romanzo erotico- Pubblicato con pseudonimo Laura Fioretti - 
2015 - “La Collina dei Girasoli” - Romanzo di narrativa -  Edizioni Esordienti Ebook
2016  - “Un’altra direzione”- Romanzo di narrativa - Edizioni Esordienti Ebook
2017 - “Un battito di ciglia” Emma Book - romance -- “Silver Rose”  romance - collana You Feel Rizzoli- Pubblicati con pseudonimo Laura Fioretti

2018 - “A.D. 1324 Alice Kyteler, la strega  di Kilkenny”- Romanzo storico - - “Sposami per un anno e un giorno” - Romance - Le Mezzelane Casa Editrice - 
Arcipelago. Isole e miti del mar Egeo
Giorgio Ieranò
Einaudi
pag. 283
prezzo  € 17
e-book. € 10,99

La Trama
Le isole greche sono terre del mito. Sono palcoscenici di epifanie divine, fondali per avventure di eroi e divinità. L'Egeo è un mare di prodigi, un paesaggio di labirinti e di colossi, di vulcani e di palazzi. Ospita terre sacre, come la divina Delo, isola-ninfa che ha propiziato la nascita miracolosa di Apollo. Accoglie luoghi arcani, come Santorini, spezzata in due da un cataclisma, in tempi remoti, ma anche patria, secondo il folklore moderno, dei primi vampiri. Ogni isola ha la sua mitologia: a Creta è cresciuto Zeus, a Naxos si sono amati Arianna e Dioniso, a Serifos è apparsa la testa di Medusa. Mare mitologico, l'Egeo è però da millenni anche lo scenario della grande storia europea: sulle sue onde, hanno veleggiato le triremi ateniesi, le galee dei veneziani, i vascelli dei sultani di Istanbul. In tempi più recenti, anche viaggiatori curiosi e stravaganti come Alexandre Dumas, Herman Melville, Hans Christian Andersen, Mark Twain sono approdati sulle rive del mare greco.

Recensione
Arcipelago. Isole e miti del mar Egeo, di Giorgio Ieranò è un saggio da leggere prima, durante e (in questo caso) dopo un viaggio nelle isole greche. L'Autore ci conduce in un Islands hopping letterario, navigando tra leggende, storia, tradizioni e curiosità. C'è molto mito, ma c'è soprattutto tanta storia bizantina, veneziana, contemporanea. E questo e' estremamente interessante poiché, in genere, siamo sempre inclini a pensare che la Grecia sia rimasta cristallizzata all'epoca classica, scotomizzando le numerose vicende che l'hanno scossa nei secoli successivi e, ancor più in epoca moderna e contemporanea.
Ieranò analizza anche il mito moderno della vacanza, partendo da viaggiatori illustri e letterati sino ad arrivare ai villaggi all inclusive, senza falsa retorica e con un pizzico di ironia.
È bello scorrere la pagine e ritrovare le isole visitate, lasciarsi ispirare per le prossime vacanze oppure per una lettura autunnale… infatti tantissimi sono gli spunti letterari da Omero ai lirici, da L. Durrell a Leight Fermor e naturalmente poeti e scrittori greci contemporanei, come Seferis ed Elytis che vengono ampiamente citati e meritano di essere letti e conosciuti esattamente come i loro Pari dell’antichità!
Giada Pauletto
Uccellino del Paradiso
Joyce Carol Oates
Mondadori
pag. 494
prezzo   € 9,45
e-book  € 7,99

La Trama
1983: un efferato delitto sconvolge la cittadina di Sparta, nella provincia americana. L'affascinante Zoe Kruller, cameriera in una gelateria e cantante di bluegrass che insegue la celebrità, viene brutalmente strangolata nella casa dove vive con un'amica dopo aver lasciato il marito, di origine pellerossa, e il figlio Aaron. I sospetti cadono sull'avvenente Eddy Diehl, che aveva una relazione con lei. E nell'ambiente torbido e soffocante di Sparta l'accusa mette in moto un meccanismo perverso che distruggerà il ménage familiare e la vita di quest'uomo. Testimone silenziosa della vicenda è Krista, la figlia di Eddy, profondamente legata al padre e convinta della sua innocenza. È lei a rievocare sul filo della memoria la figura paterna e gli anni trascorsi sotto il segno d'un terribile trauma. Ma la sua esistenza si intreccia anche con quella di Aaron, ragazzo difficile e problematico che reca nei tratti e nell'indole l'impronta del suo retaggio indiano. Accomunati dalla dolorosa perdita dei genitori che ha posto bruscamente fine alla loro infanzia, si ritroveranno coinvolti in un amore acerbo e inespresso, con il quale riusciranno a confrontarsi solo da adulti. "Uccellino del Paradiso" è un romanzo di formazione che combina sensualità e violenza, un racconto dove la tenerezza si intreccia indissolubilmente con la crudeltà. Ambientato nella regione settentrionale dello Stato di New York che è per la Oates un autentico "luogo dell’anima".

Recensione
Quante Americhe ci sono?
Forse tante, forse nessuna o solo una, e se ce ne dovesse essere una sola, non sarebbe certo quella di Time Square o quella di Tiffany, sarebbe l’America narrata dalla Oates. Quella che unisce idealmente il Capote di “A sangue freddo” al McCharty di “Non è un paese per vecchi”. Un paese che si specchia nella sua provincia fatta di roulotte, d’immondizia, di discriminazione razziale, di alcool, droga e degrado, materiale e morale, e soprattutto di violenza, sempre banale o troppo sofisticata, che lega chi vive ai margini a chi vive negli ordinati villini inseguendo non il sogno della famiglia perfetta, ma quello della perfetta famiglia americana.
Zoe Kruller, carismatica dispensatrice di coni gelato di giorno e di bollenti aspettative erotiche di notte, sogna in grande, troppo in grande. Così il suo sogno finirà per diventare incubo per chi le sta accanto e per chi le è stato accanto, per quelli che hanno amato e per quelli che hanno odiato questa Bocca di Rosa dei monti Adirondack, perché nel paese del Grande Sogno, i sogni non possono tramontare, possono solo deflagrare. Un’esplosione che risparmierà solo gli uccellini, la delicata Krista e il ribelle Aaron, ma avranno ali tarpate, incapaci di accettare l’amore e ansiosi di saltellare verso un quotidiano la cui monotonia sia in grado d’esorcizzare sogni e incubi.
Le tematiche della Oates possono affascinare come sconcertare, e lo stesso dicasi per la sua scrittura anticonvenzionale, i suoi continui salti temporali e ribaltamenti di prospettiva. Ma Joyce Carol non è scrittrice da quadretti, ma da affreschi potenti, e un affresco è fatto di particolari e di giochi di luce, in cui lo spettatore, che qui è lettore, si deve perdere per ritrovare una straordinaria visione d’insieme.
Riccardo Gavioso

mercoledì 14 novembre 2018


Il bistrò dei libri e dei sogni
Rossella Calabrò
Sperling&Kupfer
pag. 252
prezzo € 14,35
e-book € 9,99

La Trama
Nel cuore di Milano c'è un delizioso bistrò, con grandi librerie di legno da cui si affacciano centinaia di volumi e l'aria che profuma di torte. Il posto ideale per rilassarsi sorseggiando del tè o magari, con un calice di vino bianco in mano, chiacchierare, lavorare, e intanto lasciarsi consigliare romanzi, saggi, fumetti da Petra, la proprietaria: quarant'anni da un po' e una disordinata massa di capelli che porta con orgoglio. Ogni giovedì sera, nella luce soffusa del suo Bistrò dei Libri e dei Sogni, Petra ospita un corso di Scrittura Creativa. Con lei, Armando, medico in pensione novantenne, dall'animo frivolo e lo sguardo da bambino, appassionato di tip-tap; Blanche, boccoli in stile Shirley Temple, architetto mancato, di mestiere imbianchina e ideatrice di fiabe; Linda, domestica e babysitter dal sorriso cauto e lo sguardo saggio da divinità inca; e poi lui, Dylan Altieri, l'eccentrico e affascinante insegnante. Alto, dinoccolato, occhi azzurri, viso scarno e capelli folti, appena brizzolati, e l'aria di chi ha sempre occupato posti di comando e che ora ha scoperto la meraviglia di perdersi in un sorso di cioccolata calda, accoccolato in una poltroncina anni Venti di un bistrò. Cinque bizzarri quanto speciali protagonisti, ognuno alla ricerca del proprio sogno tra le pagine di un libro. Perché i libri, si sa, sono degli incredibili, splendidi, stupefacenti contenitori di sogni: i sogni di chi li scrive, e i sogni di chi li legge.

Recensione
Ve lo dico chiaro e tondo, senza mezzi termini, senza giri di parole: leggetelo.
Perché è un romanzo intelligente, sapientemente leggero, divertente e godibilissimo, scritto bene. Perché vi farà sognare, sospirare e commuovere, vi coinvolgerà nelle vicende degli apparentemente scombinati ma profondi e intensi personaggi che frequentano il corso di scrittura creativa tenuto dal fascinoso ed evanescente Dylan. 
Leggetelo e imparerete ad ascoltare i messaggi segreti che arrivano dai libri chiusi, le storie che sanno raccontare i muri ancora da dipingere e bambole riciclate che hanno alle spalle una loro vita tutta speciale.
Rossella Calabrò vi prenderà per mano per confermare ancora una volta quello che molti già sanno, altri intuiscono e altri ancora temono di sapere: che i sogni sono importanti, che vanno seguiti, assecondati, coccolati e viziati. Che bisogna osare sempre. E soprattutto l’autrice vi farà apprezzare la leggerezza,  quell’arte e modo di saper prendere le cose con ironia e un sorriso che ti si dipinge in viso sempre e comunque.
Un arte tanto preziosa quanto non facile, che va appresa e custodita come un tesoro e che questo libro sa rappresentare con intelligenza e raffinatezza.
In conclusione, Il bistrò dei libri e dei sogni è proprio un gran bel libro, scritto bene ( prosa elegante e accurata), con un’ambientazione suggestiva, personaggi perfettamente tratteggiati e una trama convincente che intreccia realtà e fiaba.


Facciamo una chiacchierata con la frizzante e acuta Rossella Calabrò.

Rossella, scrittrice, blogger, insegnante di scrittura, nonnastra, figlia dell’irresistibile Crudelia e che altra ancora?  Una donna poliedrica che ha deciso di scrivere: che cosa ti ha spinto a farlo?
Scrivere per me è come il pandoro: una passione irresistibile. Pandoreggio e scrivo (e leggo, altra passione) da quando avevo sei anni. Ho fatto la copywriter per vent'anni, e ora, da una decina, scrivo libri. Un'altra cosa che faccio, a cui non resisto, è spostare in continuazione i mobili di casa mia, ma questa è un'altra storia. :) 

Del tuo romanzo Il bistrò dei libri e dei sogni ho apprezzato oltre la trama che credo molto profonda e intensa, lo stile leggero, elegante, divertente.  Sono convinta che non sia facile né far ridere né far sorridere, tantomeno con un libro. Tu ci riesci. Come? Segui una tecnica peculiare, il tuo istinto, il tuo umore?
Istinto, solo istinto.  Conosco la tecnica, ma sono allergica. Dell'istinto bisogna sempre fidarsi, secondo me. In tutte le cose. E mi fido anche del mio lato infantile, caciarone, ridanciano. Che mi alleggerisce e mi tiene buona compagnia. 

Hai qualche autore di riferimento, che definiresti leggero e intelligente?
Be', Stefano Benni, soprattutto nei suoi primi romanzi, secondo me è meraviglioso. Un poeta bambino.   

Come è nata l’idea del romanzo? Quanto c’è di Rossella della sua vita quotidiana nei personaggi che frequentano sul bizzarro corso di scrittura creativa che si tiene nel bistrò?
Il bistrò, in una versione non così magica, esisteva davvero, a Milano, e io lo frequentavo ogni giorno, era un po' la mia seconda casa. E siccome è bene scrivere solo di ciò che si conosce, ho ambientato il mio romanzo lì. Aggiungendo molto, moltissimo di me (mi conosco da oltre mezzo secolo :) ) .

Quanto contano i sogni per te? Hai mai ascoltato messaggi che arrivano da libri chiusi?
Io ho sempre vissuto fantasticando sul futuro. Il passato non mi emoziona. E i sogni abitano nel futuro. Ho ascoltato libri chiusi, fusa di gatti, mobili antichi, e pandori incartati. 

Rossella e l’ironia. Rossella e la leggerezza.
L'ironia, e soprattutto l'autoironia, è un dono che coltivo con moltissima cura. Mi piace vedere il lato comico in ogni situazione, anche pesante. Magari mi piace vederlo per prendere le distanze, per codardia, può essere, ma il risultato è che sorrido. Ed è un risultato importantissimo. Lo stesso per la leggerezza. Non mi prendo sul serio, e di conseguenza tutto diventa più, appunto, leggero. E le cose leggere possono volare. 

Cosa non perdoni mai?
L'arroganza, la presunzione, la falsità. La cattiveria. Il cattivo gusto. La chiusura rispetto alle nuove idee. Ehi, non perdono un sacco di cose, alla faccia della leggerezza. :P 

Tu insegni scrittura creativa e sei un’autrice affermata, hai qualche consiglio da regalare a chi vorrebbe veder pubblicato un suo manoscritto?
Scrivetelo con la più grande cura, non siate mai sciatti, metteteci amore, siate originali, e credete nei sogni. 

In un futuro ci regalerai…
Gnon poscio dirlo, devoh tegnere la boccah chiuscia anchora per ugn po'. :) 

Bio
Rossella Calabrò, milanese come si evince dal cognome, ama i gatti, il pandoro, ballare, leggere e scrivere. Di quest'ultimo amore ne ha fatto il suo mestiere. Tra i suoi libri pubblicati, Cinquanta sbavature di Gigio, Il bistrò dei libri e dei sogni, Il balcone delle meraviglie, e un'altra decina ancora. Insegna scrittura creativa, ha tenuto una rubrica su Glamour e un blog su Vanity Fair, e frequenta un corso di danza dove non capisce niente ma si diverte tantissimo. Che è la cosa più importante.

Cronache indiane.
Storie, incontri, interviste.
Carlo Buldrini
Lindau
pag. 304
prezzo  € 19,55
e-book € 15,99

La Trama
L'Occidente si è sempre trovato in grande difficoltà nel tentativo di interpretare la realtà indiana. Per secoli, l'approccio orientalista ha posto esclusivamente l'accento sulla sua spiritualità e sulla sua cultura millenaria. Oggi si analizza l'India prendendo in considerazione il solo tasso di crescita del suo prodotto interno lordo. Entrambe le letture sono parziali e distorte. Per cercare di capire questo grande e complesso paese Carlo Buldrini vi ha trascorso più di metà della vita e ha scritto le "cronache indiane" raccolte nel presente volume. Dall'incontro con Indira Gandhi a quello con Krishnamurti, dall'assassinio di Rajiv Gandhi agli scontri tra hindu e musulmani, costellati di stragi e veri e propri pogrom, dalla vita nei villaggi rurali e nelle infernali metropoli alle architetture avveniristiche di Electronic City, la Silicon Valley indiana vicino a Bangalore, l'affresco che, pagina dopo pagina, l'autore viene delineando, è duro, violento, fitto di contrasti, e confuta lo stereotipo oggi imperante secondo il quale l'India sarebbe avviata a un radioso futuro nel segno delle tecnologie avanzate. Le contraddizioni irrisolte della società indiana proiettano infatti su ciò che verrà un'ombra lunga e minacciosa.

Recensione
È un saggio di Carlo Buldrini, non facile da leggere poiché solleva ombre inquietudini e ingiustizie dell'India contemporanea. Dalle sue pagine, infatti emerge un quadro per nulla pittoresco, spirituale o esotico (tutti termini con cui siamo abituati a pensare all'India). Le bellissime donne in sahari sono in realtà vittime di abusi e discriminazioni, la millenaria religione indù è spesso offuscata da speculazioni e superstizioni crudeli, le città sono pervase da tensioni fra comunità religiose che possono esplodere in atti di ferocia disumana. Può essere duro per chi ama questa terra piena di fascino e contrasti ma è una lettura fondamentale per liberarci dalle illusioni e dai preconcetti. La nuda verità non offusca né la bellezza, né la cultura dell'India. Mette solo in evidenza quanto difformi tortuose e spesso difficili sono le vie dell'evoluzione di pensiero che ogni popolo ed ogni terra devono autonomamente percorrere.
                                             Giada Pauletto