lunedì 11 settembre 2017


Samovar, una nuova libreria a Spilimbergo.
Con grande piacere diamo la notizia dell’avvenuta apertura di una nuova libreria Samovar, in piazza Primo Maggio a Spilimbergo.
Spilimbergo si arricchisce di un nuovo spazio  dedicato a chi ama leggere grazie all’idea e all’iniziativa ( lodevolissime e coraggiose) di Francesca Raffaella Guerra, autrice di Terra di Misteri la fortunata serie di gialli ambientati nella nostra Regione  e di Rudi Zamarían, editore.
Rovistando fra scaffali ed espositori, potrete trovare oltre ai libri di autori locali, i volumi della casa editrice SUR specializzata in letteratura latino americana e non solo e quelli di  L’Iguana  editore, che annovera fra i suoi autori esclusivamente scrittrici, e molto altro ancora.
Francesca e Rudi vi sapranno consigliare e suggerire titoli di sicuro interesse, vi seguiranno nella prenotazione di testi che desiderate leggere e organizzeranno inoltre incontri fra autori e lettori, presentazioni di libri, convegni. 
In definitiva Samovar è un’ulteriore opportunità, importante, per la crescita e lo sviluppo culturale di Spilimbergo.
Consociamo meglio, a questo punto, Francesca e Rudi.

Come’è nata l’idea di aprire una libreria? E perché Spilimbergo?
La libreria ha rappresentato l’incontro ideale tra l’esperienza di Francesca in campo narrativo e quella di Rudi in quello editoriale, il “passo” che mancava per sentirsi nel settore a trecentosessanta gradi. 
Per Rudi, nato e cresciuto ad Arba, Spilimbergo ha sempre rappresentato il naturale punto di riferimento socio culturale, mentre per Francesca è luogo di grande respiro sia emotivo sia intellettuale, dove le piacerebbe vivere in un futuro non troppo lontano.

Ci parlate delle vostre proposte ai lettori spilimberghesi e non? E che criteri vi guidano e ispirano al momento di scegliere i libri che Samovar ospita?

Che progetti avete per il futuro di Samovar?
Samovar è un piccolo spazio nato solo tre mesi fa che ad oggi ospita prevalentemente letture per i più piccoli, settore che va aumentando settimanalmente scegliendo fra i testi meglio recensiti su vari blog del settore e i cataloghi di case editrici che di questo tipo di letture fanno la propria missione.
 Per quanto riguarda la letteratura per i più grandi, Samovar intende dare spazio a Case Editrici di medie o piccole dimensioni (come la nostra) che abbiano qualcosa da “raccontare”, uno spaccato di mondo raccolto da vari editori e scrittori con cristallina volontà. Per cui ritroviamo la Keller, la Nonostante Edizioni, Sur, Iperborea, L’Iguana editrice, Odos, ma anche una raccolta di saggi che vanno dalla politica attuale alla filosofia, alla psicologia e cura della persona. 
Non dimenticando le mamme e i rapporti genitoriali, la crescita e salute del bambino così coma la sua alimentazione.
Samovar intende rappresentare, con la scelta dei suoi testi, uno spazio “positivo”, lo sguardo su un futuro possibile rappresentato da editori coraggiosi, scrittori impegnati, illustratori sognanti, lettori di tutte le età felici.
Samovar si allontana volontariamente dai libri provenienti dai cartoni animati e dalla grande distribuzione, per avvicinarsi piano piano a Stepan Zavrel, Marc Chagall, Gabriel Garcia Marquez, Jonathan Safran Foer e il loro “circo” volante.
E, per chiudere, questa è una scelta condivisa da altri editori che ci si stanno avvicinando chiedendoci presentazioni di libri o laboratori per i bimbi, cose che cercheremo di affrontare in tempi speriamo brevi.

martedì 29 agosto 2017


Penelope Poirot e il male inglese
Becky Sharp
Marcos y Marcos
pag. 300
prezzo € 13,50

La Trama
Penelope Poirot è ormai famosa. La sua autobiografia, "Una nipote", è in vetta alle classifiche. Le riviste più glamour si contendono i suoi reportage di costume, e Penelope ha deciso di dedicarne uno al male inglese, a quella forma atavica di malinconia che si curava viaggiando, preferibilmente in Italia, e in particolare in Liguria, nei languidi golfi della Riviera di Levante. Accompagnata da Velma Hamilton, paziente segretaria nonché vittima privilegiata dei suoi sfoghi, Penelope si appresta dunque a ripercorrere il Grand Tour. La prima tappa, a Portofino, le riserva una sorpresa: ha riaperto i battenti villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. Da dieci anni la famiglia Travers disertava la villa, dopo la scomparsa del rampollo Samuel, uscito in mare in una notte incresciosa per non fare più ritorno. E adesso invece, tovaglie stese, finestre spalancate sul mare, eccoli di nuovo lì, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina rinnovata, lungo i sentieri del parco inselvatichito: vedova, figli, amici, cognato, patriarca. Penelope e Velma possono sistemarsi nella camera verde, con il suo netto sentore di polvere e di muffa. Ben più mefitici, tuttavia, sono i residui umani, attecchiti ovunque: fumi di vecchi rancori, ceneri di passioni spente, solchi d'invidia tagliente. In un terreno così fertile, il delitto germoglia, e sboccia nell'alba come un fiore splendido e velenoso.

Recensione
Eclettica, eccentrica, pomposa, irresistibile, dalle morbide fattezze (di donna krapfen, anche se lei non lo vorrebbe mai ammettere visto che si ritiene la quintessenza del glamour), Penelope Poirot, nipote del celeberrimo Hercule scrive, si occupa di critica gastronomica e, come no, a volte incappa in qualche delitto.
In Penelope Poirot e il male inglese, seguita dalla fedele e solo apparentemente sottomessa Velma Hamilton (contraltare del capitano Hastings, l’affidabile e intellettualmente modesto collaboratore di Poirot), la nostra protagonista arriva a Portofino in una villa dal lusso decadente dove si vivono passioni proibite, si alimentano odi sotterranei e rivalità mai nascoste che culmineranno nell’omicidio di Lea, una donna odiosa, arrivista e cinica.
Penelope saprà risolvere il caso e trovare il colpevole con un aplomb  e una sicurezza degni del suo famoso e indimenticabile zio, fra feste in piscina, shopping a Portofino, piccole perfidie, alibi taciuti, dialoghi scoppiettanti e spassosissimi con la spesso irriverente Velma, nostalgie d’antan per amori svaniti nel nulla di un passato che a volte torna a volte no.
Penelope Poirot e il male inglese è un romanzo piacevolissimo e francamente divertente, dalla prosa elegante e leggera e, soprattutto, con una protagonista accattivante, non scontata e della quale si sentiva senz’altro la mancanza. Perché un giallo, se intelligente e scritto bene, può anche far sorridere. Come anche la divina Agatha Christie insegna…

lunedì 21 agosto 2017


Io sono Achille
David Malouf
Frassinelli
pag. 217
prezzo € 14,40

La Trama
Una scena di guerra impressa nella nostra memoria, il duello tra due giovani principi invincibili e possenti che Omero ci ha narrato con l'epica potenza ispirata dagli dèi, diventa con Malouf il racconto umanissimo e moderno dei sentimenti che muovono le loro anime. E tocca le nostre. Questa versione dell'Iliade si apre con Achille, fuori di sé dal dolore per la morte dell'amico Patroclo. Dalle mura di Troia Priamo lo osserva perpetrare lo strazio estremo del cadavere del figlio Ettore, trascinato inerme dietro il cocchio, nella polvere. Ma, pensa il padre affranto, deve esistere un modo per farsi restituire il suo corpo. Un modo grazie al quale le parole di un dialogo possano prevalere sulla furia sorda dell'eroe guerriero, per superare le regole ferree e immutabili della tradizione e per forzare la mano del fato. E allora Priamo, spogliatosi delle insegne regali e indossata una semplice tunica, sale su un carro tirato da muli e guidato da un vecchio come lui, e si avvia umile, ma fermamente deciso, verso l'accampamento greco. Non per incontrare il feroce nemico, l'assassino del suo stesso sangue, ma un altro giovane uomo. Che potrebbe essere suo figlio. Un guerriero che è anche padre e al cui senso paterno Priamo si appella. Ricordandogli che siamo tutti esseri umani e quindi mortali, una condizione che ci accomuna non solo nel dolore, ma soprattutto nella compassione.

Recensione
Lettura di Ferragosto: Io sono Achille di David Malouf.
L'autore si confronta col mito dell'Iliade, in particolare, con il riscatto del corpo di Ettore da parte del padre Priamo.
Ne emerge una narrazione intima, delicata e potente al tempo stesso che non tradisce il mito originario.
Priamo è il protagonista indiscusso, carico di pietas e di dignità regale.
E l'incontro con Achille ci svela un eroe stanco di combattere, che va avanti solo perché non c'è un futuro, né un mattino dopo le infinite battaglie.
E il confronto fra i due uomini è magistrale.
Da un angolo della notte, si delinea il mattino.
E l'ombra di Peleo, il padre lontano, strappa il consenso ad Achille. Strappa un briciolo di umanità in una vita di guerre.
                                                                              Giada Pauletto

sabato 12 agosto 2017


Una casa a Bali
Colin McPhee
Neri Pozza
pag. 300
prezzo € 13,60

La Trama
Bali è un'isola in cui si può passare in poche ore da una spiaggia di sabbia allo spettacolare bordo di un vulcano attivo a 1500 metri sul livello del mare, e in cui interi mesi di splendido sole e abbondandi pioggie da dicembre ad aprile fanno del suolo un verde manto rigoglioso. Ossessionato dalla bellezza della musica gamelan, McPhee capitò a Bali agli inizi degli anni Trenta. Vi visse quasi un decennio, scoprendo una società stupefacente, in cui la cultura e le arti hanno la supremazia nella vita collettiva, e tra le arti innanzi tutto la musica.

Recensione
Una casa a Bali, di Colin McPhee.
Libro singolare, un po' diario, un po' autobiografia, un po' istantanea di un mondo quasi perduto.
Bali, nel periodo fra le due grandi guerre, quando non era ancora meta turistica.
L'autore, che era un musicista, s'innamora della musica e delle danze balinesi e, tramite, le sue pagine si scopre un universo di suoni sacri, tramandato oralmente, che accompagna ogni celebrazione ed ogni ora del giorno.
Sfilano le danzatrici bambine, simili a boccioli di frangipane, le interminabili cene, le superstizioni, i bramini in meditazione e le sacerdotesse in estasi.
Sono pagine piene di gong e di tamburi, di albe vaporose e foreste fruscianti, di principi decaduti e mercanti cinesi.
Uno sguardo particolare, certo, ma ricco di originalità.
E, dopo averlo letto, di sicuro sarà un'altra cosa sedere sotto una veranda ed ascoltare un brano di jazz…
                                                           Giada Pauletto

Lezioni d’amore per amanti imperfetti
Sophie Hart
Feltrinelli
pag. 311
prezzo   € 8,42
e-book  € 6,99

La Trama
Annie ha due pesci rossi: Harry e Sally, come i protagonisti del celebre film. È fissata con le commedie romantiche, che l'hanno convinta che esista un lieto fine per tutti. Ed è abilissima a dare consigli agli altri, soprattutto in campo amoroso. Agli altri, ma non a se stessa, dato che la sua vita sentimentale è un disastro. Sessuologa di successo, persuasa che quel che succede in camera da letto non debba restare confinato lì dentro, Annie incoraggia i propri pazienti a confidarsi apertamente e li aiuta a imparare l'alfabeto del corpo e dell'amore. Così, nel suo piccolo studio accogliente, riceve coppie come Julia e Nick, alla disperata ricerca di un figlio che tarda ad arrivare, creando tensioni e insoddisfazioni. O Zoe e Simon, due giovani innamorati che vogliono prepararsi al meglio prima del matrimonio. O Linda e Ray, troppo presi dalla famiglia e dal lavoro, tanto che nel corso degli anni hanno perso slancio e intimità. Riusciranno questi amanti "imperfetti" a rimettersi in carreggiata? E come mai, se Annie è cosi brava con le vite degli altri, con la propria è una frana?

Recensione
Cercavo una lettura gradevole, frizzante e leggera per queste giornate estive. Mi sono ritrovata con un libro dalla trama banale, abbastanza scontata e piuttosto noiosa.
Tre coppie, una di mezz’età alle prese con il tedio e la routine, un’altra alla ricerca ossessiva di un figlio e la terza disposta a un periodo di astinenza dal sesso prima del matrimonio, ricorrono ad Annie, sessuologa, con una delusione sentimentale alle spalle e un presente da single. Le vicende dei vari protagonisti si incrociano fra sessioni di terapia, equivoci, incomprensioni e incontri per arrivare a un finale prevedibilmente felice.
Prosa non degna di nota, personaggi stereotipati, molti clichés … un romanzo forse appena  passabile.

martedì 8 agosto 2017


Lo Specchio Turco
Viktor Horvath
Imprimatur
pag. 600
prezzo € 16,15
e book € 8,99

La Trama
Questo romanzo trasporta il lettore in un viaggio avventuroso attraverso l'Ungheria del XVI secolo, quando una parte del Paese apparteneva al sultanato del glorioso Solimano il Magnifico, terra di confine instabile tra l'Oriente e l'Occidente. Ne è protagonista un ragazzo turco, Isa, appartenente alla più alta aristocrazia della città di Pécs. Attraverso le sue avventure, la narrazione scivola gradualmente nel mondo delle Mille e una notte, dove negli harem si celano affascinanti donne velate, nei giardini abbondano pesche e datteri, per le vie risuona il canto del müezzin, mentre i fitti boschi e le valli selvagge sono infestati da briganti pronti a tutto, anche ad attaccare i numerosi castelli ungheresi sparsi lungo la frontiera. La storia rende in maniera esemplare lo spaccato di un'epoca in cui profondi furono gli stravolgimenti degli usi e costumi apportati dagli ottomani nella regione. Centrale è la funzione della religione, in un'ottica di sincretismo davvero straordinaria: l'autore è fermamente convinto che il Corano e la Bibbia non si possano leggere separatamente.

Recensione
Lo Specchio Turco, libro dal titolo enigmatico, scritto da Viktor Horvath.
È un romanzo storico molto complesso, quasi un saggio di storia ungherese e turca, infatti parla della conquista da parte di Solimano il Magnifico di Buda e parte dell'Ungheria, con i successivi scontri di fortezza in fortezza e la complicata scacchiera delle alleanze e dei tradimenti.
Horvath sceglie come voce narrante un giovane aristocratico turco, pertanto numerose e dettagliate sono le informazioni sui costumi, la religione, l'esercito e le leggi degli Ottomani.
Dall'azione, tutto si stempera nel ritrovato sentimento religioso, che, alla fine, tutti accomuna.
E si dipana Kismet, il Destino, il Logos divino che tutto ha previsto.
                                                                                                                 Giada Pauletto
Prima indagine per l’ispettore Drago Furlan, in attivo alla polizia di Cividale, in Friuli. Un caso intricato, una trama ben costruita e soprattutto un protagonista che con i suoi modi rudi, spicci, la marcata propensione al tajut rappresenta un esempio ben riuscito del friulano concreto, burbero, efficace. 

La primavera tarda ad arrivare
Flavio Santi
Mondadori
pag. 305
prezzo  € 11
e-book € 6,99

La Trama
Che cosa ci fa un morto ammazzato nella sonnacchiosa Montefosca, sperduto paesino alle pendici delle Alpi friulane? Drago Furlan, l'ispettore incaricato del caso, ha una bella gatta da pelare: ormai abituato a prendersi cura del suo orto e a verbalizzare multe per divieto di sosta, non indaga su un omicidio da quasi vent'anni. E quello di Montefosca, in più, è un omicidio davvero strano: la vittima, uccisa con un colpo di pistola in mezzo alla fronte, è un anziano di cui nessuno sembra conoscere l'identità. Drago, fisico alla Ernest Hemingway e metodi da ispettore contadino, è costretto a indossare di nuovo i panni del detective: ma è un po' arrugginito, e i montanari ("montanari... lupi mannari", come gli ricorda sempre sua madre, la vulcanica signora Vendramina, perfetto prototipo della 'mame furlane'), con la loro aspra riservatezza, non gli rendono certo il compito facile. Tra soste in osteria annaffiate da 'tajut' di ottimo vino, partite dell'amata Udinese e gite in Moto Guzzi con l'eterna fidanzata Perla, l'ispettore scopre che quei luoghi che tanto ama, al confine tra Italia e Slovenia, custodiscono segreti inconfessabili. La primavera che scioglie le nevi comincia a far riaffiorare anche i fantasmi di un passato lontano.


Una breve chiacchierata con Flavio Santi, autore de La primavera tarda ad arrivare e L’estate non perdona.

Flavio, perché il Friuli come sfondo e cornice dei tuoi gialli?
Il Friuli è la mia terra, il luogo che amo e penso di conoscere meglio. Io sono della vecchia scuola di Ernest Hemingway (che fra l'altro amava e conosceva il Friuli!): lo scrittore scrive di ciò che conosce. E poi mancava ancora un ispettore che facesse capo alla campagna friulana!  

In due parole, vizi e pregi dei friulani e della loro terra.
Pregi: concretezza, caparbietà, curiosità, il Friuli è una terra molto varia e ricca, un vero crocevia di popoli, da sempre. Vizi? Si beve un po' troppo, forse. 

Come è nata la figura di Drago Furlan? Quanto te c’è in lui?
Drago Furlan è la sintesi di ogni friulano - con quel cognome! Drago invece rimanda all'anima slava - viene dal nome Dragan, diffusissimo. In ogni osteria, in ogni orto del Friuli c'è un Drago Furlan: alto, baffoni neri, poche parole, piglio rude. A parte i baffi (che non ho), penso che queste cose ci siano anche in me. Dimenticavo: il tifo viscerale per l'Udinese, una squadra che ha un fortissimo radicamento territoriale e culturale. 

Il Friuli Venezia Giulia è terra di lettori e autori. Credi si possa parlare di una letteratura a Nord Est?
Penso proprio di sì. C'è una grande ricchezza e varietà, da sempre. Basti pensare a quel capolavoro della letteratura italiana (ed europea) che sono "Le confessioni di un italiano" di Ippolito Nievo, che è del mio stesso paese, Colloredo di Monte Albano. E poi: Pasolini, Giacomini, Bartolini, Quarantotti Gambini, Magris... 

Come scegli le ambientazioni dei tuoi gialli? Che tipo di lavoro ne precede la stesura?
C'è un lavoro iniziale di documentazione: studio luoghi, situazioni, fatti più o meni reali. C'è uno scenario quotidiano, provinciale, su cui però inserisco uno scenario più ampio, nazionale o addirittura internazionale. Il Friuli così diventa lo specchio dell'Italia. 

Ritroveremo presto Drago Furlan?
Sto lavorando a una nuova indagine autunnale. Vini, vendemmie e chissà cos'altro!

Hai un consiglio, un’opinione da dare a chi vorrebbe veder pubblicato un suo manoscritto?
Non avere fretta. Scrivere, riscrivere, non aver paura di buttare via quanto si è scritto, lavorare di cesello, non fermarsi mai. Come dice Kipling, il vero scrittore si vede da quello che butta via.